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Due Politiche:una Cultura

di Walter Falciatore

 
DOPO IL 13 MAGGIO 2001


 

 


Sembra ormai da tutti accettato il principio secondo cui il sistema politico italiano vada assestandosi entro le due differenti aree di centrosinistra e centrodestra che si sono affrontate nella recente campagna elettorale in un quadro il cui maggiore o minore grado di conflittualità ideologica di fondo si vedrà nei giorni a venire, mentre, tuttavia, già il contrasto sul protocollo ambientale di Kyoto appare di natura piuttosto radicale.

A molti sembra poi che non si possa trovare contrapposizione più evidente ancora tra le differenti "culture" dei due schieramenti; quella dell'intellettuale organico simbolo della sinistra Moretti e quella dalla comicità intrisa di arguzia agreste di Benigni in opposizione a quella dell'universo Fininvest, magazzino a sua volta organico di sottocultura governato dal narcisismo del parvenu fattosi protagonista, in perfetta consonanza con l'immagine di sé che il leader Berlusconi ha proiettato sul paese. Forse però non è del tutto chiaro come questo nuovo principio estetico-sociale dell'autoriflessione e persino della spettacolarizzazione dell'intimità dell'io costituisca in fondo la stessa trama sottesa all'immaginario degli esponenti, registi, autori, artisti, della sinistra e della loro "sottocultura". Si veda ad esempio il testo della lunga intervista rilasciata da Moretti ai Chaiers du Cinema e tradotta sul numero di Maggio di Internazionale.
Da parte dell'intellettuale che si è incaricato di farsi portavoce della delusione del centrosinistra e anche della deplorazione-accusa al nemico interno, il solito "comunista" di turno, ci si sarebbero aspettati dei commenti circa la sua opera che potessero rivestire un qualche interesse in merito alla analisi del sociale, se non proprio che dicesse "qualcosa di sinistra". Invece niente di tutto questo; Moretti ci propina null'altro che sé stesso, "il suo cuore messo a nudo" come nella più ordinaria tradizione romantico-ottocentesca. Tantomeno egli si attarda in lezioni di regia alla Ejzenstein, alla Losey o alla Renoir, ma ci fornisce invece un campionario di sensazioni e sentimenti impressionistici e individualistici quanto mai, uniche guide, a quanto pare, alla scelta di una scena, di una inquadratura. del lavoro di un attore, convinto come sembra essere, nonostante le autosmentite, che il diario della sua privata esistenza si possa ergere a parametro della condotta etico -politica di ciascuno.
La sua tendenza moraleggiante ha attraversato canonicamente, nella sua filmografia, i ruoli più classici della sinistra cosiddetta colta, da quello del figlio reso inquieto e insieme compiaciuto del proprio inevitabile imborghesimento. a quello del prete confessore, per approdare finalmente, nell'arco del grande evento del figlio appena nato che già muore, al ruolo in fondo predestinato, quello ideale per la sua concezione della società, del padre psicoanalista alle prese con eterni dolori e ancora più eterne fumisterie.
L'ideale per il grande pubblico che a Cannes gli ha decretato la gloria, conferendo la Palma d'Oro alla tranquillizzante innocuità del suo ultimom parto, premio che lo schivo e ieratico regista ha accettato tra i balbettamenti e il confuso entusiasmo di un vincitore di tappa dopato il giusto.
In un articolo comparso in questi giorni sulla Repubblica. Michele Serra, un altro moralista esimio e fustigatore anch'egli di quell'imborghesimento di cui sottotraccia non è difficile intuirlo a sua volta campione, rileva come a suo parere all'origine del decadimento degli ideali della sinistra vi sia una tendenza alla perdita del gusto dell'avventura: ci sembra che sia la richiesta eroica di un recupero ormai impossibile, sarebbe forse sufficiente che gli intellettuali che affermano di aderire a idee di fattivo progresso ricominciassero a trattare del mondo con tono epico, rivolgendosi all'esterno piuttosto che al proprio paradigmatico intimo, evitando di apparire in troppi delle madame Bovary in costante contemplazione del proprio ombelico.

Su questo piano saranno sempre sconfitti dal Grande fratello dell'ultima ora.



 

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