Il filo della sinopia

   Capitolo Quinto
 

di Stelvio Mestrovich

 
 

 

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Aldo Rampani, nonno di Tullia, patrizio veneto e ricchissimo antiquario, uomo di lettere e di spiccata sensibilità artistica, dal momento in cui la figlia prediletta Ottavia decise di farsi monaca, si rese benefattore di alcuni conventi, tra i quali quello delle Carmelitane Scalze dove la primogenita prese i voti, poco distante dal suo palazzo. L' altro figlio, Rinaldo, si dette alla politica, divenne senatore, fece qualche investimento azzardato, perse più della metà del patrimonio paterno, perdita che compensò con un matrimonio azzeccato, sposò infatti una Gritti. Dalla loro unione nacquero Faustina, Eugenio e Tullia. La prima, tanto per mantenere la tradizione dei Rampani, finì suora nel convento delle cappuccine di Castello. A Eugenio il destino serbò una sorte atroce : ventenne, morì pazzo in manicomio. L' unica a salvarsi fu Tullia che, bene o male, riusciva a condurre una vita tranquilla. Avendo perso i genitori, l' ultima a morire fu la madre che volle essere sepolta a San Michele nella tomba di famiglia, le era rimasta soltanto la sorella Faustina, che però vedeva di rado.
Se non bizzarra, quanto mai estrosa, almeno nel limite in cui glielo concedevano lo stile e la sua posizione, la Rampani si sentiva benefattrice come il nonno, amando e permettendo agli altri di amare l' arte tutta, non per questo si era mai lasciata abbindolare in affari poco chiari. Era una donna decisa, che spendeva cento ma se aveva prima incassato centouno, si fidava di pochi e da questi esigeva il massimo della disponibilità, per lei l' amicizia era ( parole sue ) la più bella delle estremità.
Al contrario di moltissimi aristocratici veneziani costretti a vendere le avite abitazioni, Tullia aveva mantenuto il palazzo della sua casata e di ciò andava fiera.
Rifiutò sempre il matrimonio dopo la morte del fratello Eugenio. Con la scomparsa dell' ultimo maschio era venuta meno la discendenza dei Rampani. Faustina chiusa in un convento, Tullia che poteva sì congiungersi con qualche nome illustre veneziano, ma prolungando solo l' agonìa di una fine sicura. Decise quindi di non sposarsi, nonostante il travolgimento sentimentale che l' aveva colpita, anni addietro, durante le celebrazioni della Sensa, l' Ascensione, considerata a Venezia una delle feste liturgiche più sentite. Fu in quell' occasione che conobbe il cugino di Camilletta, Marco, innamorandosene pazzamente. La loro storia durò soltanto pochi mesi. Per lui, tenente pilota dell' aviazione, si trattò di un' avventura che seppe giostrare magnificamente per i suoi scopi goderecci. Condì il piatto con l' illusione e ciò che rimase in bocca a Tullia fu il sapore amaro di una presa in giro. Approfittando poi della missione italiana nella guerra del Golfo, alla quale partecipò come volontario, Marco non si fece più vedere e di lui si perse ogni traccia. Camilletta, è vero, riceveva ogni tanto qualche lettera o cartolina del cugino, spedite dalle basi della NATO, evitava però di farne il benché minimo acceno a Tullia per non dispiacerle.
Il mecenatismo era un po' il pretesto, per la Rampani, per catturare uomini interessanti che cadevano fitti nella sua tela aracnea. Venivano tutti sedotti in nomine Marci e poi lasciati in balìa di se stessi. Di fascino Tullia ne aveva sempre da vendere. Oltre che ricca e disposta ad aiutare poveri cristi di talento, era una donna di classe e dotata di sex appeal, che metteva poi in pratica saggiando la vittima di turno e assegnandole - a fine prova - un ruolo nella sua corte. Particolarmente seducente appariva il collo, di una estrema bianchezza, sottile da risultare perfetto e così vivo da incantare. Ma Tullia possedeva anche la grazia del movimento, il ritmico periodare delle labbra carnose, lo sguardo violento degli occhi bruni e audaci, tipicamente zingareschi, infine il capriccioso mistero del vestire, elegante sì eppure talmente ricco di trasparenti insidie da sbalordire. Cordiale con tutti, paziente con la servitù, tollerante con gli amministratori del suo patrimonio, non metteva mai la sua persona al centro dell' attenzione, anche se ciò le spettava di diritto. Amava definirsi una nobile democratica e non, come una volta un invitato malignamente l' apostrofò, una democratica nobile. Il suo palazzo era aperto a chiunque amasse l' arte e rispettasse il passato. Se queste due regole venivano osservate, la presenza di un lattaio che amava la musica di Mozart o di Vivaldi era più gradita di quella di un rampollo di una famiglia magari blasonata che snobbasse entrambe.
Con Tartini la partita era sempre aperta, lo aveva stabilito lei, con il pretesto dei concerti tutto doveva essere ancora giocato. Quel pomeriggio Tullia lo aveva chiamato e lui non si era fatto attendere. Un domestico molto anziano precedette l' ispettore nella Sala delle Stampe. ' La signora viene subito, nel frattempo si accomodi pure. ' disse con voce ansimante. ' Grazie, ma preferisco rimanere in piedi. ' gli rispose Giangiorgio. E si mise a curiosare tra le stampe, tutte antiche e raffiguranti i castelli della Baviera, impreziosite da splendide cornici dorate, alcune delle quali ostentavano persino la corona principesca. Si soffermò particolarmente su una rarissima carta di Norimberga, sul cui sfondo compariva un disegno.
- E' la Pilatushaus - parlò la Rampani avvicinandosi all' ospite.
Tartini le andò incontro e le baciò la mano.
- Lieto di rivederti. - le disse dolciastro.
Tullia accennò al divano veneziano ricoperto di raso a disegni. Vi si misero a sedere. ' Che cosa ti attirava di quella carta ? ' ' La cura dei particolari ' ' Mio padre l' ha avuta in dono da un ministro tedesco.'
Giangiorgio sentiva il profumo dell' amica provenire dal suo collo seducentissimo. Ella indossava uno dei suoi vestiti abituali, che nascondevano tutto facendo vedere tutto, con un décolleté che faceva onore alla bellezza del nudo. Il seno, piccolo, ben fatto, sodo, era un gioiello di introduzione al resto dell' opera. Si alzava e si abbassava come se scandisse, al pari di un metronomo, l' esattezza di un tempo di minuetto.
- Sembra che a Venezia qualcuno abbia dichiarato guerra alle prostitute - la informò Tartini - Nel giro di poche ore ne hanno fatte fuori due e a me sono toccate le indagini. -
Tullia lo guardò interessata.
- Oh, che bello - e si allungò per dargli un bacetto sulla guancia - Finalmente di nuovo in azione il grande ispettore. Avrai già fatto passi da gigante, immagino. -
Non gli dette tempo di rispondere.
- Offrimi una sigaretta - aggiunse riscaldandosi - Mi è venuta voglia di fumare. Ho mal di testa, ma un paio di boccate che vuoi che siano. -
Lui tirò fuori il pacchetto, quindi disse :
- Tu scherzi, il caso però è serio. Abbiamo a che fare con una coppia di mostri che uccide e squarta. -
Fece una pausa per accendere le sigarette. Ne porse una a Tullia. Prevenne la sua domanda e continuò :
- Sembra che operino in due, parlo degli assassini, perchè in due sono stati visti scaricare in canale il corpo dell' ultima vittima, una puttana di alto bordo. La prima, invece, una ragazzina slovena non si sa ancora bene se era del mestiere oppure no. Fatto sta che è stata macellata in casa sua. -
Aspirò più volte il fumo, poi narrò alla Rampani il resto dei particolari acquisiti.
- Quello che lascia perplessi è la totale mancanza di violenza carnale. - concluse.
Tullia era impallidita.
- Scusami, sono davvero imperdonabile. Averti distolto così dalle indagini, io però non sapevo ... -
- Figurati ! - esclamò Giangiorgio - Mi fa bene un poco di evasione. -
Poi con aria galante :
- E' sempre una bella emozione godere della tua presenza. -
E lei :
- Troppo carino, come al solito. Volevo invitarti alla serata musicale di dopodomani e comunicartelo di persona. -
- Magnifico - disse lui - Queste sì che sono belle notizie ! -
E l' espressione del viso di Tartini, prima dura, tirata, si trasformò subito in un aspetto più rilassato, quasi dolce.
- Mi anticipi qualcosa del programma ? -
- Volentieri. Solo musiche di Anton Diabelli. Non mi sono scordata che è tra i nostri compositori preferiti. Verranno eseguite la grande sonata brillante, due sonatine e una selezione dai pezzi facili per chitarra e pianoforte. -
- Stupendo - fece Giangiorgio - Ci sarà anche Camilletta ? -
Tullia alzò le spalle con indifferenza, si vedeva però che la domanda non le era piaciuta.
- E' importante per te ? - lo provocò.
Lui fece finta di non capire.
- Intendi dire lei o il fatto che ci sia ? -
- Mi riferisco alla sua presenza. - corresse il tiro la Rampani.
- Se c'è è meglio - disse sornione l' ispettore - La trovo una giovane molto interessante e utile alle indagini. -
Tartini aveva omesso di raccontare a Tullia la faccenda del libro. Per uscire dal ginepraio in cui si era cacciato, ritenne giunto il momento di informarla in merito.
- Senti, senti ... - rimuginò tra sé la nobildonna.
- Le Terze rime della Franco mi ossessionano - le confessò l' uomo - Eppure c' è un nesso logico, ci deve essere, capisci, tra quel maledettissimo volume e il filo della sinopia, essi vanno legati insieme, ma ogni volta che ci provo si slegano, non combinano, fottuti che non sono altro ! -
- Forse è un puritano o una coppia di puritani - azzardò un' ipotesi Tullia - che vuole liberare la città dal peccato e come biglietto da visita lascia, sul luogo del delitto, la pubblicazione di Veronica, la quale, di classe o meno, poetessa o non, pur sempre una cortigiana era, che si prostituiva per soldi. -
- Tu li definisci puritani - osservò Tartini - Io li chiamerei pazzi maniaci. -
- Tra il pazzo e il maniaco v'è una notevole differenza, io propenderei più per il fanatico religioso, una setta insomma, idea peraltro da non sottovalutare, in considerazione del fatto che gli assassini operano in due. Il maniaco, di solito, agisce da solo. - sostenne la donna.
L' ispettore si complimentò con la Rampani.
- Brava - le disse - Una congettura, la tua, che ha del buono. Da appurare, naturalmente, ma da non scartare. -
- Io, lo sai, sono amica del procuratore - non ebbe timore di confessare Tullia - Se posso agevolarti in qualche maniera, non hai che da chiedermelo. -
Lui tossicchiò, le assicurò che se si fosse trovato alle strette, avrebbe approfittato di quell' opportunità, si alzò con l' intenzione di accomiatarsi. ' Che sciocca circostanza ' pensò estraendo una sigaretta dal pacchetto. ' Andrò a fumarla fuori ' .
Confusa, Tullia borbottò :
- Vuoi già sbarazzarti di me ? -
Giangiorgio le baciò la mano.
- Non mi è possibile trattenermi più a lungo - si scusò - Ho un paio di tracce da seguire e il tempo mi sta alle costole. -
Lei chiamò Edoardo, il vecchio domestico, che accompagnò l' ispettore sino al portone del palazzo.
Prima di uscire, Tartini gli rivolse alcune domande.
- La tua padrona legge molto ? -
- Assai, anche se ultimamente non più con l' intensità di qualche anno fa. -
- Sei tu che ordini la sua biblioteca ? -
Edoardo fece una strana smorfia.
- Naturalmente - disse con orgoglio.
- Ebbene, ti risulta che recentemente la signora abbia acquistato le Terze rime della poetessa Veronica Franco ? -
Il domestico non ebbe dubbi.
- Ma certo. Un paio di esemplari. -
E aggiunse con aria disgustata :
- In un' edizione di poco pregio. Tanto che non volevo inserire quei libri nella biblioteca che vanta tomi rarissimi e volumi di tutto rispetto per quanto riguarda la veste tipografica. Ma tant' è. La signora Rampani ha così insistito che sono stato costretto ad assecondare quel suo capriccio. -
Tartini ringraziò il domestico delle informazioni.
Finalmente fuori, accese la sigaretta e si concesse una pausa di rilassamento.
Era sicuro di aver fatto qualche passo in avanti nelle indagini.


 

   
 
   
 

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