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Acrostici
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Due giochi in uno: così potrebbe essere definito, neanche troppo scherzosamente, l'esercizio di puro equilibrismo verbale dal quale sono nati i componimenti che qui presentiamo. Essi sono, infatti, prima di tutto degli acrostici (ovverosia poesie in cui le iniziali dei singoli versi, lette nell'ordine, formano una o più parole); ma sono anche contemporaneamente centoni (cioè testi ottenuti accostando parole o frasi originariamente estranee fra di loro). In questo caso non si tratta, però, di parole o frasi qualsiasi: sono parole, frasi, versi di Giuseppe Ungaretti, ovviamente estrapolati dal loro contesto originario e riassemblati in modo da formare altre poesie (anche le parole che formano gli acrostici sono titoli di componimenti ungarettiani, di cui i testi qui proposti rappresentano un nuovo svolgimento)... Cocci, lacerti, frammenti, dunque, ma, come si vedrà, ancora capaci di "coinvolgere suoni ed immagini, analogie e ricordi, significati e sogni". Sono, questi, i termini con i quali, in "Grammatica della fantasia", Rodari definiva il concetto di "binomio fantastico": se le parole sono fra di loro "estranee, spaesate, gettate l'una contro l'altra in un cielo mai visto prima... allora si trovano nelle condizioni migliori per generare una storia". O una poesia. Anche queste "poesie al quadrato", credo, lo dimostrano.
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