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La libertà è grammatica delle parole assenti. Imprevedibile
metafora della trasgressione creativa. Richiamo, rievocazione di
spazi e tempi dilatati. È pensiero vitale, deriva dei corpi,
irrinunciabile passione laica. E' ritmo interiore. Passo, danza
dell'indicibile, tallone di Achille di ogni certezza e di ogni
sapere. È un lembo di cielo ricurvo sull'asfalto, visione
inaspettata di cirri in tumulto, profumo di zefiro nelle notti che
non hanno risposte.
Definire la libertà è un po' come cercare di fermare in un'unica
immagine le acrobazie in volo di ali spiegate nel vento. Le parole
non riescono a riempire la leggerezza degli spazi mentali e
sociali che la libertà rievoca o trasforma. Le immagini o le
metafore si ingrigiscono tutte, innanzi alla carica emotiva che
ogni essere umano prova quando indossa le ali della libertà.
Senza libertà un uomo difficilmente saprà cosa è e cosa
vuole. Senza le libertà non ci sarebbero scelte, errori,
progressi, inevitabili cambiamenti.
Il cammino dell'uomo per affermare il suo diritto alle libertà è
stato lungo e denso di consapevolezze acquisite. Lo stesso senso
della storia umana, a volte, si è sovrapposto al solo desiderio
di poter esprimere liberamente un pensiero o un punto di vista
soggettivo. Tra roghi, inquisizioni, ghigliottine e carceri, la
libertà, nell'età moderna, è diventata un valore
inalienabile.Storia dell'umanità e libertà sono dunque concetti
e realtà sovrapponibili. Ha scritto H. Arendt :" L'uomo
è libero perché è un inizio, così creato quando l'universo
esisteva già. (…) E proprio in quanto è un inizio, l'uomo può
dare inizio a cose nuove: umanità e libertà coincidono".
La libertà è sempre un inizio di qualcosa, naturalmente
l'accompagnano dubbi, sconfitte e passioni. È sempre visionaria,
anche quando oscilla come un pendolo tra il bene e il male, tra il
si può fare e l'inarrestabile, incontenibile domanda: se non
fosse così?
È una porta che apre altre porte, una finestra che guarda in
altre finestre, una strada in salita attraversata da biforcazioni,
un fiume che insegue il mare. È laica, non conosce dogmi. Sa che
ogni certezza trascina con sé la sua possibile ed auspicabile
falsificazione. La libertà, come la vita, si trasforma, si
evolve, si disperde e si rigenera. Non conosce la parola fine. È
sempre un'alba.
Le libertà danzano con le verità, il sole che le riscalda è la
passione umana. Ogni loro passo è accompagnato dalle carezze del
dubbio e dai soffi della curiosità. L'umanità rincorre una meta
che, da sempre, è nascosta e protetta dal mistero: comprendere il
senso del suo esistere e del suo divenire. Sono le domande che
spesso trascinano le verità e le libertà nel cielo, nel punto
più alto, dove fede e religioni sono, da sempre, di
"casa". Una volta erano le pendici dell'Olimpo, poi
quelle del Wahalla, infine la bianca vegetazione del Paradiso. Da
lì, inoltre, partono le Illuminazioni del Buddha e l'animismo
delle ultime tribù primitive esistenti.
Le libertà e le verità cercano certezze. Come piccole foglie
d'edera si arrampicano sulle pareti lisce di ragionamenti e di
dimostrazioni; ad ogni scoperta si sentono più vicine alla meta.
Poi un dubbio cancella tutto. E ricomincia la salita. Ma il
desiderio di aggrapparsi resta.Papa Giovanni Paolo II, nella sua
Enciclica "Fides et ratio", ha scritto: "L'uomo
si trova in un cammino di ricerca, umanamente interminabile:
ricerca di verità e ricerca di una persona a cui affidarsi".
L'uomo, ci spiega il Pontefice, ha un desiderio enorme di
conoscenza, insito nella sua stessa natura. Vuole sapere, capire,
spiegare. Ma nel mondo della globalizzazione, della comunicazione
veloce, delle conoscenze sempre più numerose e specialistiche, si
ritrova nella condizione di non poter conoscere tutto. Egli deve,
pertanto, affidarsi necessariamente alle conoscenze degli altri.
"L'uomo" scrive il Papa "è colui che
vive di credenza".
Affidamento
e Verità rivelata rappresentano, dunque, la risposta fondamentale
del pensiero cattolico alle più significative domande dell'uomo,
sul senso del suo essere e della sua esistenza: "Chi
sono?Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Cosa
ci sarà dopo questa vita?"
La
filosofia, sempre secondo il Pontefice, nata per dare queste
risposte, si è limitata a legittimare verità parziali e a
garantire "parità delle posizioni", dimenticando
lo scopo per cui era nata. Della verità ha preferito " sottolinearne
i limiti e i condizionamenti", ha escluso
definitivamente, dal suo campo d'indagine, la Verità Rivelata.
Ma
l'idea di compendiare l'uomo nell'endiadi verità
rivelata-affidamento provoca, negli spiriti laici, smarrimento e
protesta contro un'ipotesi data e definitiva sul senso dell'uomo,
della sua vita e del mondo. Quello che manca, infatti, nelle
parole del Pontefice, è il senso ultimo e più profondo
dell'individuo, e cioè il suo bisogno di dubitare e
problematizzare, la sua vocazione, tutta umana, di conoscere
sbagliando.
Non c'è
uomo che, travolto da uno specchio di cielo azzurro, non abbia
sognato, almeno una volta, di essere libero dai condizionamenti
materiali (il bisogno), da quelli affettivi (i desideri) o da
quelli professionali (frustrazioni, dipendenza, compromessi).
L'uomo sogna di essere libero, è disposto a pagare anche il
prezzo della solitudine pur di percorrere un suo proprio cammino
verso la verità. È un uomo che non si affida all'altro ma lo
cerca per meglio comprendere se stesso, illuminato dalla
consapevolezza che mai potrà giungere adessere se stesso senza
entrare in comunicazione con l'altro e che, inesorabilmente, non
potrà mai entrare veramente in comunicazione con l'altro, senza
essere solo.
La
scoperta dell'altro e delle sue motivazioni, la capacità di
comprenderne i pensieri e i desideri: gli psicologi definiscono
"immagine mentale" il lungo processo in cui
ciascun essere umano impara a riconoscere se stesso in rapporto
agli altri. Un processo che comincia verso i tre anni di vita e
che si caratterizza per la trasgressione agli ordini e alle
regole, nonché dal conseguente bisogno. Bisogno di mentire sulla
trasgressione compiuta per evitare punizioni. O richiami. È il
modo in cui, ciascuno di noi, da bambino, ha imparato a
riconoscere l'esistenza degli altri e i limiti alla propria
libertà.Comunicare con l'altro significa, quindi, riconoscere le
individualità di ciascuno, accettare e tollerare le differenze,
promuovere sempre e comunque il libero pensiero.
"Se
tutta l'umanità meno uno fosse della stessa opinione, e solo un
individuo dell'opinione contraria, l'umanità non avrebbe maggior
diritto di ridurre al silenzio quell'uomo, di quanto ne avrebbe
questo, se lo potesse, di ridurre al silenzio l'umanità".
Le
parole di J.S. Mill rappresentano, per ogni laico, un manifesto
politico culturale sul diritto di ciascuno individuo ad esprimere
il proprio pensiero e a tollerare quello degli altri. Ed è
proprio in questa duplice ricerca di sé e dell'altro che si
sviluppa e si snoda la storia dell'uomo.
L'uomo
che ricerca non si affida all'altro, alle verità già rivelate,
al senso della storia già dispiegato. L'uomo che ricerca esplora
le " frontiere" del possibile e le sfida. Sa che la
verità non è mai il luogo del non-ritorno, dell'immutabile,
dell'imperscrutabile perché se così fosse non avrebbero senso
l'arte, la creatività, la scienza ed il coraggio. La verità, per
poter essere "una torcia che brilla attraverso la nebbia
senza dissolverla" va, laicamente, considerata solo come
possibile.
Alle domande fondamentali dell'uomo, il laicismo risponde con una
pluralità di intenzioni, di riflessioni, di valori e di credenze.
Nessuno più giusto dell'altro, nessuno più vero dell'altro, ma
tutti egualmente tollerati come possibili. La libertà, per un
laico, è un "demone" che spinge oltre i limiti sanciti
dal senso comune. È il margine, l'orlo, la linea di demarcazione
tra il possibile e l'impossibile. È signora delle tentazioni,
licenziosa complice di avventure, meta di ogni viaggio.
È quel " so di non sapere" di Socrate, padre spirituale
di ogni laico, che con il suo dubbio sistematico inietta
salutaridosi di scetticismo nel cuore dei luoghi comuni e così
procedendo, incoraggia consapevolmente, una logica emancipatrice
dell'uomo e della sua storia.
Un uomo libero è, infine, un uomo che non nasconde, ma asseconda
gli istinti del corpo, i desideri della carne, le passioni più
nascoste, con il solo fine di arricchire i pensieri e di coniugare
in modo creativo il desiderio del bello (estetica) con quello del
vero (etica).
Le sue verità sono leggere, perché falsificabili in qualunque
momen to e con qualunque argomentazione. Sono le verità di chi ha
un profondo rispetto di quel dono fantastico che è il poter
vivere ed immagi re la propria esistenza come un'avventura che
vale la pena di rischiare.In un delizioso dialogo immaginario di
Johnny Hart, Peter chiede a Wiley: "Qual è la cosa più
importante per l'uomo?"
E Wiley
risponde: "Conoscere se stesso." Ma dopo un
attimo di esitazione, Wiley aggiunge: "Tu però lascia
stare. Potresti avere una brutta sorpresa".
La
leggerezza del pensiero, la trasgressione delle parole e dei
comportamenti nonché l'ironia della comunicazione verbale sono
chiavi fondamentali per avvicinare l'uomo alla verità.
Trasgredire
o superare i limiti imposti dal "senso comune", il
sentirsi fuori-legge, quando la norma o la legge soffocano
le possibilità e le occasioni di crescita e di miglioramento
dell'individuo, nonché la pratica leggera dell' autoironia,
diventano presupposti necessari per affermare, in modo laico, il
senso compiuto di sé e degli altri. Accompagnano e sorreggono il
desiderio di verità, insegnano a comprendere e a rispettare le
ragioni di tutti.
Ma il
laicismo in quanto filosofia politica che garantisce le libertà
individuali, non può e non deve trasformarsi, a sua volta, in una
"religione laica". Non può e non deve sostituire
ad una verità, un'altra; il laicismo non è semplice dialettica
tra due verità. È' un progetto più ambizioso. Mira a
determinare gli spazi e le occasioni in cui sia garantito il
libero e leale confronto tra tutte le possibili verità o, secondo
gli insegnamenti di Popper, tra tutte quelle meno falsificabili.
Scopo
fondamentale di un pensiero autenticamente laico è quello di
favorire sempre e comunque "il consenso sul dissenso".
Libertà, fraternità ed uguaglianza erano i valori laici
dell'illuminismo e della Rivoluzione Francese. Valori che ponevano
l'uomo di fronte a se stesso e alla possibilità, tutta terrena,
di realizzare la giustizia sociale. Ma qualunque giustizia
perseguita con le armi, con la violenza o con la morte non può
che generare odi e risentimenti da una parte e dall'altra. Da chi
ha subito e da chi ha colpito. Non c'è nessun fine giusto che
può giustificare mezzi sbagliati. Questa è la più importante e
fondamentale lezione della modernità.
Ogni
volta, infatti, che la dignità umana viene mortificata, i valori
del laicismo, impongono a tutti noi di protestare in nome di un
senso più alto della civiltà che non trova nessuna accettabile
giustificazione ideologica od utopistica, alla violenza ed alla
prevaricazione.
Il vero
dispotismo, per il pensiero laico anglosassone è, infatti, quello
che distrugge l'individualità, qualunque sia la bandiera sotto
cui si presenta, tanto se pretende d'imporre la volontà di Dio,
come quella degli uomini.
Nessun
uomo può essere perseguitato per le sue idee, per il suo sesso,
per la sua religione, per la sua razza: così, la Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo ha sancito la dignità di
ciascun individuo, il suo diritto inalienabile ad essere
liberamente ciò che desidera essere. Sono i principi fondamentali
di un moderno laicismo, ma da soli non bastano a tracciare le
linee teoriche e un'azione politica autenticamente laica.
Vale
allora la pena riflettere e cercare di "riaccendere"
laicamente il dibattito sulle libertà e sul senso
dell'emancipazione umana.Cosa significa essere liberi nell'era di
Internet? Quali sono gli "spazi" in cui il concetto
stesso di libertà personale si dispiega, si confronta e si
evolve? E ancora, il "surplus" di informazioni e di
comunicazione, inaugurato da Internet, determina, come sostiene il
Papa, più bisogno di certezze e di verità o, al contrario,
s'intravede all'orizzonte, la possibilità di una nuova
"stagione" di libertà, di pluralismo, di democrazia e
di tolleranza reciproca?
Sono
domande di inizio millennio e si portano dietro tutti gli
interrogativi non risolti dei secoli che l'hanno preceduto. Ma un
buon ragionamento, per essere tale, deve, innanzitutto, cominciare
con delle buone domande.
Ha
scritto il poeta Alexander Pole:
"Osserva
come qualche strano conforto assista ogni condizione,
Come sia
comune amico l'orgoglio a tutti donato:
Vedi
come qualche acconcia passione ad ogni età provveda,
La
speranza è con noi durante la vita intera, né ci lascia alla
morte".
Il
conforto e l'orgoglio, la passione e la speranza: denominatori
comuni della vita di tutti, ma anche "ingredienti"
importanti per comprendere il senso più profondo delle libertà.
La
libertà personale è, infatti, una "miscela" di
individualismo ed altruismo, di sentimenti e di ragioni, di sogni
e di realtà, di verità e di menzogne. La sua essenza è
molteplice, un ossimoro del sentire e del fare. Libertà positiva
e negativa, direbbe Isaiah Berlin, libertà di e libertà da.Ma la
new economy ha stravolto, ancora una volta, il significato
liberale della libertà. Nell'era dell'accesso, il capitalista non
deve più necessariamente possedere i "mezzi di
produzione" per entrare nel mercato ed essere quotato in
borsa. Gli basta possedere i "mezzi di ideazione",
immaginare un processo produttivo o parte di esso per poter essere
un e-business man. Le materie prime sono state sostituite
dalla materia grigia, gli archivi dalle banche dati, le fabbriche
dal telelavoro.
Un'idea,
sostenuta dal capitalist venture, entra nella Rete e produce
subito consumi e guadagni. Il mondo si velocizza e si
"intellettualizza". Oggi non basta più conoscere,
bisogna inventare.
Uno
spirito creativo soffia sull'occidente, disegna nuovi contorni
sociali ed economici, ma soprattutto amplifica il senso ed il
valore della libertà. Internet è una nuova "frontiera
virtuale" da conquistare e sognare. Password di ogni
avventura digitale e di ogni possibile incontro. La libertà, nel
Web si trasforma: è un reticolo. Avvolge, precede, segue,
comunque si esprime. È un ragno virtuale che tesse e gestisce
reti di servizi e di informazioni. È fatta di parole, di
interfacce, di internauti in cerca di senso. Lo spazio entro cui
si dispiega è scuro ed intangibile come un buco nero. Le luci che
la illuminano sono digitali ed artificiali. È una libertà che
perde tutte le possibili metafore naturali che l'hanno sempre
accompagnata. Nessun cielo, nessun volo di gabbiano a
rappresentare o a guidare il suo cammino. Nel web, la libertà è
un'ipotesi, un laboratorio mai soddisfatto di possibilità. È
trama complessa e leggera di anime stanche di mediocrità. È un
urlo. Forse, l'ennesimo tentativo di dare sostanza a quelle che
Pascal definiva come "le ragioni del cuore che la ragione
non sa spiegare."
Sono
tecnologie di libertà, come le ha definite Ithiel de Sola Pool. E
per restare tali, deve essere garantito e salvaguardato il diritto
di accesso libero alle reti; è necessario, infine, studiare nuove
leggi che regolino il diritto di proprietà intellettuale: "a
minacciare la libertà non sono i computer ma la politica.
L'instaurazione della censura che seguì la diffusione della
stampa non era implicita nella tecnica di Gutenberg, fu una
reazione ad essa". Vietare poco e diffondere le nuove
tecnologie, ampliare l'uso delle bande larghe e sviluppare,
infine, le trasmissioni via cavo e i satelliti garantirà, secondo
Ithiel de Sola Pool, lo sviluppo di "una pluralità di
voci oggi inimmaginabile".
Il
navigatore solitario che accede ad Internet può indossare "ali
virtuali", può riplasmare o ripensare se stesso e la sua
vita. Può scrivere messaggi o dialogare, può inventare o
ascoltare biografie immaginate o vissute. Prende, lentamente,
coscienza che inventare ed osare, nell'era on line, è più
importante che scoprire. Basta pensare allo sviluppo delle
biotecnologie, alla realizzazione degli animali e dei vegetali
transgenici, alla clonazione e alle varie fecondazioni
artificiali.
L'umanità
più sviluppata del pianeta sta conoscendo una stagione di
creatività che non aveva mai conosciuto prima.
Tutto
sembra possibile e gli spiriti appaiono più liberi. oggi la sfida
è con se stessi e con le proprie capacità. L'individuo può
forse, liberarsi dall'oppressione di un destino che lo voleva
massificato, alienato e programmato. Può seguire vocazioni,
talenti, visioni e passioni. Può, finalmente, chiedersi: cosa
voglio?
Ha
scritto J.
Hillman: "Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la
sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa
strada. Alcuni di noi questo "qualcosa" lo ricordano
come un momento preciso dell'infanzia, quando un bisogno pressante
e improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze,
ci ha colpiti con la forza di un'annunciazione: Ecco quello che
devo fare, ecco quello che devo avere. Ecco chi sono."
Ciò che
ciascuna persona può realizzare nell'era di Internet è la
riscoperta della "ragione per cui si è vivi". Il segno
che tutti, prima o poi, desideriamo lanciare nell'infinito mare
dell'immortalità: il senso del nostro esistere, il fine verso il
quale proiettare la nostra vita. Ciò che riscalda i nostri
silenzi e che precede i frettolosi passi del quotidiano. Il ventre
che accoglie ed indirizza le nostre più segrete passioni. La mano
che sfiora le incertezze del nostro cuore. Le gambe che ci portano
nella giusta direzione.
Il senso
della libertà cambia perché cambia profondamente il senso
dell'esistenza, la sua ragione d'essere e le sue aspettative.
Qualità e benessere, nati nel mercato per accompagnare freddi
prodotti, hanno conquistato le nostre anime. Vogliamo di più da
noi e dagli altri. Dalla sfera privata e da quella pubblica.
Chiediamo, in fondo, che i nostri desideri privati possano
incontrare serie opportunità sociali. Ci auguriamo che la nostra
maturata capacità di proiettarci e programmare la nostra
esistenza nella flessibilità digitale, incontri laleggerezza
delle prospettive aperte da una politica rinnovata nei suoi fini e
nella sua organizzazione. Il mondo è cambiato e le tradizioni
vanno rinnovate. Bisogna inventare e liberare vocazioni, nel Nord
come nel Sud del mondo. La formazione di un élite culturalmente e
tecnicamente preparata, è uno dei presupposti necessari per
trascinare l'economia di un Paese verso mete più avanzate di
sviluppo e di benessere. Un vincolo può trasformarsi in
possibilità. Se questo è vero, allora, è necessario pensare ad
una filosofia politica che unisca e non divida l'umanità, che
faccia crescere insieme libertà ed equità, benessere e
giustizia, individualismo ed altruismo, creatività ed
opportunità, memoria e prospettive.
Il
20% della popolazione mondiale dispone dell'83% del reddito
mondiale: è un'ingiustizia che non può più essere taciuta.
Oggi, più di ieri, è necessario riformulare un pensiero
autenticamente laico e riformista, ma soprattutto altruista. Un
pensiero senza dogmi e senza inutili compromessi. Un pensiero
positivo, vitale e creativo. Un pensiero per noi, ma anche per chi
verrà dopo di noi. Un pensiero senza esegeti o profeti. Un
pensiero plurale, ricco di interpreti, libero e "caldo"
come la prima consapevolezza, quella che per mano, ci porta dentro
di noi.
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