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Marco Biagi socialista dagli anni '70, docente
all'Università di Modena e consulente del ministro del Welfare, aveva
scritto "Il libro bianco sul lavoro" e aveva collaborato con i governi di
centrosinistra. Vigliaccamente ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo
2002.
(*) Marco Biagi: "sono convinto che il Libro
Bianco del Governo sul mercato del lavoro possa davvero costituire un
punto di svolta per il diritto del lavoro prossimo venturo".
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LIBRO BIANCO
SUL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA
LibroBianco.pdf
Link Le
reazioni politiche all'uccisione di Marco Biagi sul Forum
di Socialisti.net
Il
tragico destino dei riformisti
"L'assassinio di Biagi oggi, di D'Antona ieri, per non
tradursi nella radiazione dei riformisti dalla sinistra italiana chiede
ora ai leader della sinistra, politica e sindacale, una scelta netta"
(Franco Debenedetti, senatore DS) |
Note
e considerazioni sul libro bianco del lavoro
1. Premessa
Il "Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia", pregevole studio di analisi e proposte, elaborato nell'ambito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, costituisce indubbiamente - dopo anni di approssimazione, di mancanza di visione prospettica globale, di interventi di segno opposto, discontinui e scarsamente legati o integrati in materia di politiche del lavoro - uno strumento organico che disegna un ventaglio di percorsi, di criticità e di leve da utilizzare per un approccio strutturale ai problemi del M.d.L. in linea con gli orientamenti e gli indirizzi comunitari in tema di strategia dell'occupazione e per interventi di sistema.
Larga parte delle analisi e delle proposte, a giudizio del Presidente del Gruppo Parlamentare Misto Nuovo PSI, risultano condivisibili, sia come approccio generale alla problematica del lavoro sia come schema di massima per misure di intervento e di regolazione delle principali distorsioni o strozzature.
Pur tuttavia, alcune prime riflessioni scaturenti da una lettura, certamente non esaustiva e quindi necessariamente incompleta, vanno fatte nell'ambito di una visione delle politiche attive e nel merito di alcuni strumenti che si pongono l'obiettivo ambizioso di ridurre il divario Nord - Sud, la marginalità del lavoro di vaste aree, il sommerso e l'esclusione sociale e che dichiaratamente puntano sull'elevamento della stabilità, flessibilità e qualità del lavoro nelle sua molteplici e differenziate tipologie.
Nell'esprimere, pertanto, apprezzamento per l'impostazione complessiva e sulle proposte in genere - nonché per la metodologia seguita, del confronto con tutti i soggetti ai vari livelli - si aderisce all'invito dell'On. Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali sottoponendo alla Sua attenzione alcune notazioni su enunciazioni significative, contenute nel testo, suscettibili di ulteriori specificazioni o motivazioni per non generare interpretazioni o equivoci che si discostino dalla schema complessivamente disegnato.
2. Annotazioni e considerazioni
- Si afferma a pag. 14 - § 2.5, dopo aver asserito che il costo medio del lavoro nel Mezzogiorno si è avvicinato a quello del Nord mentre il Clup medio nella stessa area è aumentato ulteriormente in termini relativi, che" In questo quadro, nelle regioni settentrionali l'aumento del tasso di occupazione appare conseguibile attraverso un aumento di offerta di lavoro. Un aumento dell'offerta di lavoro al nord ed una significativa riduzione della disoccupazione al sud possono richiedere, fra le altre cose, una più accentuata differenziazione dei rispettivi salari reali."
Anzitutto, ci si chiede, si tratta proprio dell'offerta di lavoro, o della domanda, o di ambedue assieme?. E attraverso quali strumenti, se ci si riferisce realmente all'offerta di lavoro ( cioè, all'offerta della forza lavoro da parte del lavoratore, secondo la terminologia macroeconomica)? O deve invece desumersi che una più accentuata differenziazione dei salari, a parità di lavoro - che in atto già accentua il divario di trattamento retributivo fra Nord e Sud - sia da ritenersi la soluzione ottimale proposta per risolvere il problema del costo del lavoro?
Se questo è l'assioma e, conseguentemente, lo strumento con cui si ritiene di intervenire:
a) intanto è tutta da dimostrare l'esistenza di un automatismo di tal genere, e tantomeno di quello proposto, che possa agire sulla dispersione territoriale della disoccupazione e sulla produttività con effetti perequativi sul costo medio del lavoro;
b) si sottovaluta d'altra parte il nesso fra de-fiscalizzazione degli oneri sociali ed elementi endogeni ed esogeni che contribuiscono a rendere poco competitive le imprese meridionali e a disincentivare le iniziative imprenditoriali nel Sud (poca informazione, poca conoscenza del mercato, marginalità del sistema imprenditoriale, rigidità del sistema bancario e difficoltà di accesso al credito, costo dei trasporti, carenza di servizi e di dotazioni infrastrutturali, ecc).
Altrove, sullo stesso argomento peraltro, pag.44 - § II.1.2, dopo aver ribadito che "le componenti strutturali della nostra disoccupazione (…..) vanno affrontate con un opportuno mix di tutti gli strumenti di politica del lavoro" , a conclusione del ragionamento si ripropongono ancora i differenziali retributivi come soluzione di efficacia.
Soluzione, questa dei differenziali retributivi, che invece a pag.74 - § II.4.1 - Pari opportunità ed inclusione sociale - viene totalmente rigettata, riaffermando, come sembra più corretto, l'esigenza di "interventi diretti ad abolire ogni pratica discriminatoria e quindi qualsiasi tipo di differenziale retributivo, a parità di lavoro svolto". (sic.!)
A questo punto non ci si rende conto del perché ciò che è considerato come pratica discriminatoria nel campo delle pari opportunità e ai fini dell'inclusione sociale debba invece essere considerato e riaffermato come l'unico elemento, dopo la dichiarata inefficacia della de-fiscalizzazione, in grado di correggere le distorsioni sul costo del lavoro per unità di prodotto tra Nord e Sud.
In relazione a quanto evidenziato, il Gruppo Parlamentare Misto Nuovo PSI, pur riconoscendosi nelle analisi e nelle considerazioni peraltro già espresse nel Libro Bianco per un approccio di natura globale, attraverso una molteplicità di strumenti convergenti di politica attiva, ritiene più coerente con l'impostazione complessiva del disegno regolatore il ricorso a forme diversificate ed integrate di interventi, quali ad es. incentivazioni alla produttività o fissazione di parametri omogenei ed unitari per ore lavorate/unità di prodotto - da riservare alla competenza della contrattazione decentrata territoriale o settoriale - tali da avvicinare gradualmente il Clup medio fra le diverse aree territoriali del Paese.
Contestualmente ritiene che siano da attivare misure di sostegno alle PMI, di accesso al credito agevolato e di snellimento burocratico/procedurale sulle forme di finanziamento, incentrate su garanzie tecnico/progettuali a favore della nuova imprenditorialità (in particolare giovanile o femminile) piuttosto che sulla consistenza finanziaria delle stesse. Vanno inoltre incentivate le detrazioni fiscali, la flessibilità nei contratti atipici, come in più parti del Libro Bianco è sostenuto, ed i servizi informativi, consulenziali e di sostegno all'autoimprenditorialità, con larga diffusione nelle aree ad alta concentrazione di forza lavoro inoccupata, disoccupata e inattiva.
- Pag. 23 - § 3.3 .- Va ribadita con forza l'esigenza di sperimentare nel più breve tempo possibile un prototipo di SPI condiviso a livello regionale, provinciale e circoscrizionale, in accordo con gli standard del SIL e con protocolli uniformi di comunicazione in rete, per la costituzione, l'utilizzo e l'implementazione delle banche dati finalizzati ad una efficace ed immediata rispondenza dell'incrocio domanda/ offerta sul M.d.L.
- Pag. 25 - § 3.4. - Si sostiene che le imprese non sempre" sono disposte ad effettuare investimenti che sarebbe invece utile fare, proprio per il timore di fare un investimento che sarebbe sfruttato da altri". Ciò corrisponde in parte al vero e riguarda in specie le imprese ad alta intensità di tecnologia o situate in settori di avanguardia o ad alta concorrenzialità. Più in generale, le imprese sono poco disponibili ad investire nella formazione:
· perché i costi di formazione sono molto onerosi ed inoltre distraggono temporaneamente i lavoratori dal ciclo produttivo, rivelandosi di fatto la formazione, nel breve periodo, come una doppia perdita ( spese per la formazione e mancata produzione)
· perché spesso l'impresa non ha la capacità (spazi, laboratori, risorse umane) di organizzare nel proprio ambito attività di formazione e specializzazione, attesocchè queste intralcerebbero o ritarderebbero il ciclo produttivo.
· perché, nel caso di imprese non ancora consolidate o in condizioni di precarietà sul mercato, o anche ad alto investimento di capitale, la formazione aggiuntiva e specialistica può provocare effetti distorcenti e/o richieste di incentivazione salariale a livello individuale o di categoria.
A fronte di tale situazione, vanno sostenute ed incoraggiate forme di partenariato locale, impresa - scuola - ente di formazione professionale- università, che prevedano rapporti ciclici di cooperazione e di collaborazione o anche di diffusione di metodologie e di tecniche produttive settoriali (modellizzazione), o infine di ipotesi progettuali innovative e ad hoc, a valere - come in parte avviene - sui Fondi Strutturali.
- Pag. 48 e segg. § II.1.5 - Si condivide totalmente la posizione del Governo, sollecitando la predisposizione normativa e la revisione degli ordinamenti didattici e formativi per la diffusione delle esperienze di percorsi integrati scuola-formazione-impresa, con canali percorribili in entrata ed in uscita in forme automatiche, in qualunque momento delle vita scolastica e lavorativa, sulla base di certificazione delle esperienze o bilancio delle competenze acquisite. Particolare impegno va inoltre profuso, in accordo col M.P.I e le Regioni, per le fasce di età che risultano non aver assolto l'obbligo formativo a causa dell'elevamento dell'età per il conseguimento dell'obbligo scolastico. Nel quadro normativo, quale misura di raccordo del circuito scuola, formazione ed impresa, va inoltre previsto e reso obbligatorio l'espletamento di tirocini in imprese certificate, già largamente utilizzato a livello europeo, come momento qualificante e professionalizzante del percorso scolastico formativo.
Altra misura che si propone, nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, concerne la definizione negli ordinamenti didattico-formativi degli standard professionali corrispondenti a ciascuna qualifica, per rendere omogeneo su tutto il territorio nazionale il sistema di certificazione delle professionalità acquisite presso ogni sistema formativo regionale o presso le aziende. Si ridurrebbe notevolmente per questa via, il deficit di professionalità spesso riscontrato in tipologie di qualifiche simili per certificazione, ma estremamente differenti per contenuti di professionalità e performances lavorative, ridando certezza e validità alle qualifiche .
- Pag. 67 - § II.3.3 - Nel caso del lavoro interinale tramite agenzia privata (L. n.196/97), sembra importante tenere separati i due ruoli, privato e pubblico, attraverso la distinzione esclusiva dell'oggetto sociale; limite che appare non pregiudizievole ai fini della invocata flessibilità del sistema. E ciò nella considerazione che l'agenzia privata che offre lavoro interinale interviene contrattualmente come parte contraente nel rapporto con l'impresa, assumendo obblighi ed oneri. Diversa sarebbe la posizione dell'agenzia nel caso in cui, oltre ad essere soggetto contraente assumesse anche la veste di servizio pubblico, derivante dall'esercizio di attività di intermediazione tra domanda e offerta. Non si tratta di una distinzione puramente formale o di principio, poiché tale duplicità di funzioni potrebbe ingenerare confusione di ruoli a detrimento di una sostanziale parità di condizioni dei soggetti contraenti e dell'imparzialità di trattamento nella gestione dei rapporti di garanzia tra lavoratore interinale ed impresa, con il rischio di una iper-tutela dei soggetti iscritti presso l'agenzia interinale, a discapito di altri lavoratori, o di condizioni limitative e poco appetibili per l'impresa che vi ricorre. Nulla osta altresì che l'agenzia interinale privata possa invece attuare anche attività di ricerca e selezione del personale per conto di imprese o aziende che intendano rivolgersi alla medesima per fornitura di lavoro temporaneo, purchè regolati e acclarati attraverso i Servizi Pubblici per l'Impiego.
Più in generale e conclusivamente, dalla lettura del Libro Bianco, a fronte delle esigenze di regolamentazione e riforma del Mercato del lavoro, di adeguamento e miglioramento del quadro normativo di riferimento in materia di politiche del lavoro (T.U. o raccolta di leggi), con la connessa incentivazione e attualizzazione di nuove tipologie normative ed applicative in ambito contrattualistico, si conferma un orientamento di deburocratizzazione e di semplificazione normativa, nonché di interrelazione pubblico/privato più aderente alle necessità del mercato del lavoro.
Pur con queste linee di tendenza, e nonostante il supporto di uno studio analitico del mercato come il Libro Bianco, permangono però nel testo e nella filosofia complessiva dell'approccio integrato alcune opacità che è necessario dissipare riguardando esse, ad avviso del Gruppo Parlamentare Misto Nuovo PSI, aspetti non marginali o di pura e semplice tecnica di intervento, ma di natura sostanziale per un disegno riformatore a tutela e sviluppo del lavoro in tutte le sue forme e a garanzia del lavoratore - associato o meno - che rimane pur sempre, a causa della perdurante ed eccessiva precarietà del mercato, l'anello più debole del sistema lavoro.
Al giudizio, sostanzialmente positivo, del lavoro svolto da codesto On.le Ministero, segnatamente con riferimento agli elementi innovativi ed al ventaglio di criticità - su cui si chiede un fattivo contributo ed il concorso collaborativo dei soggetti istituzionali e delle parti sociali -, non può infatti sfuggire l'incongruenza e l'insita difficoltà di equilibrio tra la ribadita necessità di sconfiggere il precariato mirando alla trasformazione graduale dei rapporti di lavoro in situazione di stabilità e/o tempo indeterminato e la dichiarata ridefinizione su base puramente contrattualistica del rapporto di lavoro, lasciato in larga misura all'autoregolamentazione ed all'autonomia contrattuale delle parti.
In specie quando ( pag. 65 e segg. § II.3.2), dalle affermazioni di principio sulla sostanziale conclamata parità dei contraenti in un libero mercato, ci si spinge a mettere in discussione la fondatezza o meno del lavoratore a "denunciare" la formula delle c.d. "clausole elastiche" nel rapporto di part-time; mentre d'altro lato, per converso, si dichiara non condivisibile il vincolo sulla durata della prestazione dedotta in contratto, posto dal legislatore a tutela e garanzia del lavoratore part-time che rappresenta, come è notorio, une delle figure più precarie nell'ambito dei rapporti di lavoro.
Risulta infatti pacifico e giurisprudenzialmente consolidato che qualunque contratto ha vigenza fino al raggiungimento dell'obiettivo e/o finchè le parti contraenti trovano in esso reciproca ed equa soddisfazione degli interessi in base all'obbligo contratto. Senza la quale viene meno, per sopravvenuta onerosità, la motivazione a sottostare agli obblighi. Nel qual caso non può negarsi a ciascuna delle parti contraenti, ed in particolare al lavoratore precario, il diritto di denunciare o rivedere la propria posizione rispetto agli obblighi contrattuali.
Si rimettono, pertanto, alla valutazione dell'On. Ministro le considerazioni sopra esposte, nello spirito di collaborazione istituzionale e come modesto contributo al confronto avviato, ricco di spunti e di proposte suggestive, ma che tuttavia vanno trasposte e raccordate in una visione unica e strettamente aderente all'evoluzione del mercato del lavoro, in un contesto europeo e di crescente interdipendenza nell'ambito del dinamismo imperante della globalizzazione, salvaguardando i principi della coesione sociale e della giustizia distributiva (nella ricerca di pari opportunità lavorative per tutti), della sana competitività e dello sviluppo armonico del sistema economico-sociale del Paese.
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