La Politica e-Mail

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di Elena Varriale
CREATIVITÀ, PERSONE, LIBERTA' ALTRUISMO
- nell'era di internet -

"Sono tra gli uomini amo gli uominiamo l'azioneamo il pensieroamo la mia lottasei un essere umano nella mia lottati amo." (Nazim Hikmet)



LA POLITICA E-MAIL


Intelaiature di cavi, di stazioni radio base e di cabine elettriche attraversano e modificano gli spazi urbani creando campi magnetici e nuovi scenari iper-metropolitani. Antenne sempre più potenti ed alte diffondono interferenze e diffrazioni. Monitor, computer e modem si connettono. Telefonia mobile ed antenne paraboliche si lanciano segnali. Dietro ogni clic si nasconde un messaggio.
Il futuro è già iniziato. Comunichiamo di più e meglio. L' uso dei cellulari, dell' e-mail e della chat si diffondono sempre più velocemente. È un fenomeno trasversale, senza età e senza status sociale, democratico ed accessibile.
Realtà virtuale e mondo reale spesso si sovrappongono. Il cyberspazio convive con gli atomi di idrogeno ed ossigeno dei nostri azzurri cieli, ma lentamente, comincia a contaminarli: senza rumore, senza fumo nero, con discreta ed implacabile velocità. Oltre agli idrocarburi, respiriamo anche raggi X, raggi gamma, microonde, siamo sempre più immersi nell'oscillazione di campi elettromagnetici.
Elettrosmog: così è stato definito dagli ambientalisti il processo di irradiazione e di diffusione delle onde elettromagnetiche nell'aria che respiriamo. Le conseguenze dell'assorbimento delle onde ad alta frequenza, sul e nel fisico umano, sono devastanti: tumori alla pelle, leucemia, neoplasie linfatiche.
La rivoluzione tecnologica ha vincoli, oltre che possibilità. E' una sfida ipertecnologica che ci pone innanzi ad un bivio: dobbiamo scegliere, pensare e ridefinire il nostro futuro. Dobbiamo riempire di qualità le nostre prospettive e i nostri progetti. Dobbiamo costruire un nuovo presente, senza distruggere o mortificare le opportunità di vita e di benessere di chi verrà dopo di noi.
Dobbiamo capire cosa sta veramente cambiando nel nostro modo di essere e di pensare.
Velocità, diffusione e flessibilità caratterizzano la trasformazione tecnologica in atto e ci consentono di tracciare o di tentare di definire, dopo la condizione dell'uomo post moderno, la sua dimensione on line.
Innanzitutto, la velocità. Un microprocessore raddoppia la sua potenza ogni 18 mesi, diventa cioè obsoleto nel giro di poco più di un anno. Nessuna tecnologia aveva raggiunto questa velocità di trasformazione e di potenza acquisita. Un chip è, inoltre, capace di effettuare un miliardo di operazioni al secondo. Per comprendere esattamente le sue potenzialità e la sua dinamicità, basta dire che il cuore di un uomo, per riuscire a battere un miliardo di volte, ha bisogno di 30 anni.
Tra l'invenzione di Internet ed il suo uso più diffuso è trascorso un tempo relativamente breve: a metà del 1995 erano, infatti, già interconnessi, sul World Wide Web, ben 2 milioni di siti attivi con oltre 28 milioni di utenti. In Italia, si calcola che, a fine anno, saranno 10 milioni gli utenti collegati ad Internet.
Nel prossimo futuro, infine, si prevede la trasformazione di Internet in un "ciberspazio tridimensionale" come quello descritto nei racconti fantascientifici di Gibson. Il linguaggio di programmazione necessario, detto VRML, è già stato creato.
La Rete è un mondo in continua evoluzione, fluttuante, flessibile e da tempo ci ha abituato alle trasformazioni, ai cambiamenti improvvisi, alle novità.

È la dimensione on line dell'uomo contemporaneo il cui consumo di chat, newsgroup e marketing telematico sta accrescendo, giorno dopo giorno e allo stesso tempo, sia il bagaglio personale di informazioni che la capacità di scegliere la propria singolare, solitaria o comunicativa, "navigazione".
È un uomo non alla deriva nel flusso dell'informazione, ma cosciente delle proprie possibili direzioni di marcia nel lungo ed affascinante viaggio tra i bits multimediali.
Nella dimensione on line, l'uomo digita parole, pensieri. Sogna, desidera, s'interroga. Partecipa a dibattiti, manda risposte, riceve domande. Cancella l' anomia con un soffio delle dita sulla tastiera. Si diverte. Comunica, partecipa, prende posizione.In fondo, non è mai solo. Masterizza emozioni, le trattiene nei file, le invia in questa grande rete di desideri che è Internet. Un reticolo di umanità che pulsa, si cerca e si vuole. Come ha scritto W.R. Johnson: "everyone and everything is on the net". Un chiunque che abbraccia virtualmente un altro o un'altra chiunque. Una comunità di chiunque. E il chiunque non ha un profilo: non ha un volto, né uno sguardo, nessuna mano da stringere. Si è complici senza bisogno del corpo. Finalmente, è possibile realizzare il sogno di vivere più vite parallele. Sfidare cioè la propria identità e la propria storia facendo finta di essere altro. Bisogna solo attraversare il "fiume virtuale" della Rete, fatto di nuove e molteplici possibilità. Poi, sceglierne una e indossarla, prima ancora di viverla.
Non è neanche più necessario dover fantasticare tanto. Una voce risponderà. Dal buio qualcuno afferrerà le parole solo per seguire o rubare un sogno. Lealtà insperate e verità mai dette scorreranno nei file: mai le "anime" avevano avuto tanto spazio per esprimersi. Nessun pudore può più trattenerle dal dire e dall'osare. Sono vere perché sono in comunicazione. Forse, sono il risveglio di uno spirito creativo e nomade.
Nella dimensione on line, l'uomo acquista consapevolezze, comincia a progettare, insegue sogni accantonati, scopre solidarietà, si ritrova incuriosito e motivato. Naviga nei pensieri, impara ad ascoltare i fruscii, i sospiri. Dipinge la realtà con i colori presi in prestito dall'immaginario. A volte, ha paura di non saper più controllare i suoi ricordi digitali, di essere forse vittima di una dipendenza troppo virtuale per essere vera. Sono i momenti in cui comprende fino in fondo la "sacralità" del corpo. Lo spazio della carne che si trasforma in carezza o quello dello sguardo che si racconta. L'altra e fondamentale faccia della comunicazione. Il corpo. Ma dov'è il corpo?
Dietro la tastiera, il corpo riprende la sua dignità: è il mezzo per il contatto. Sono le mani, le mie mani a premere sui tasti, è la voce, la mia voce che legge il messaggio, sono i miei occhi infine che cercano, tra le parole, quelle giuste per rispondere alle nuove e più difficili domande.
"Voi che ci accusate" ha scritto Luther Blisset "di autoesiliarci nel virtuale, mettetevelo bene in testa: a noi interessa solo la pelle".
Nonostante l'appello di Blisett, teorico collettivo della net-generation, esiste una teoria molto dibattuta, secondo la quale un grande difetto dell'e-mail consisterebbe nell'impossibilità di comunicare emozioni, e poi i toni della voce. In sostanza, mancherebbe nella comunicazione on line la possibilità di sentire attraversoso i soli sensi, senza bisogno di parole.
Per ovviare a questa mancanza i "navigatori" hanno però creato un sistema di simboli detto emoticon o ciberfacce che consente di trasformare semplici segni tipografici in faccine dall'imprevedibile espressività. Alcuni esempi sono la gioia J o il dispiacere L o ancora la J, che sostituisce il sorriso o la :-I che indica lo stato d'animo in cui si trova chi è senza parole. Naturalmente, alcune faccine vanno lette facendole roteare di 90°.
È una comunicazione infantile, fatta di segni e convenzioni arbitrali, un modo semplice e creativo per riempire il vuoto, l'assenza degli sguardi. Una sorta di "oralità scritta" che, come ha scritto Paccagnella, riesce a "coniugare l'immediatezza dell'oralità con la permanenza e la ponderatezza della scrittura all'interno di quello che sembra essere un nuovo registro linguistico".
Forse, il prezzo che i frequentatori di chat e di newsgroup pagano alla velocità delle relazioni e dello scambio d'informazioni e sensazioni.Resta in ogni caso affascinante e densa di problematicità la definizione sulle potenzialità intrinseche della parola e della comunicazione data da Roland Barthes: "Il linguaggio è un'epidermide. Il mio linguaggio sfiora quello dell'altro. È come se avessi parole al posto delle dita, oppure dita sulle punte delle mie parole."
Un vortice infinito di lettere, numeri e punteggiature naviga in Internet. Insegue file, diverte gli hachers, i pirati informatici; raggiunge e scova i crakers, i nuovi "ladri" di codici e programmi, inganna i clueless, i navigatori inesperti e maldestri; intercetta virus, solitudini e voglia di comunicare. La parola ritorna sovrana in Internet. Osa sempre di più. Diventa un' epidermide. Lussuriosa compagna di ogni viaggio, apre scenari, li memorizza o li dimentica, senza mai smettere di essere una possibilità. Scrivere ed inviare messaggi, sorprendere e regalare emozioni, erotizzare pensieri, riscaldare sensi assopiti dalla quotidianità, cercare trasgressioni, piuttosto che normalità: questo è il "cuore" della chatmania. S'inventa, per essere altro. S'incontra per demolire pregiudizi o tabù.
La chatmania lascia alla parola scritta ciò che gli sguardi e i silenzi non sanno più raccontare. La parola è "abitata": inventata, costruita, sentita o menzognera. Dice, e nel dire, riconosce se stessa e gli altri. Occupa gli spazi propri della letteratura, crea feeling e plot, metafore ed allitterazioni. È il racconto del racconto. Biografia dei molti. Brusio, leggero, digitale e veloce, di lettere e di anime.
Baud, così è definita l'unità di misura della velocità di trasmissione di un modem. Lo standard attuale è di 14.400 baud, ma si sta già diffondendo l'uso di un modem che ha 28.800 baud. Lo scopo è di rendere più fluido l'uso di Internet, raccorciando sempre più i tempi di trasmissione e ricezione.La velocità. Un'ossessione che nasce agli inizi del XX secolo ed arriva fino ai giorni nostri. Era Marinetti nel 1920 ad elogiare le potenzialità tecniche e sociali delle macchine e della tecnologia: gli uomini moderni, si legge nel Manifesto Futurista: "posseggono il senso del mondo; hanno mediocremente bisogno di sapere ciò che facevano i loro avi, un bisogno assiduo di sapere ciò che fanno i loro contemporanei di ogni parte del mondo. Conseguente necessità, per l'individuo, di comunicare con tutti i popoli della terra. Conseguente bisogno di sentirsi centro, giudice e motore dell'infinito esplorato e inesplorato".
Velocità e comunicazione, liberazione e rivoluzione: Marinetti come Blissett, il futurismo come la net-genera tion. Un inno all'autodeterminazione della persona mul tipla, con l'ottimismo della profezia e la cieca fede nelle infinite possibilità della comunicazione, della tecnologia e della velocità.
Mr. Wolf, personaggio pulp di Tarantino ed idolo della net-generation dice: "Se sono brusco con voi, è perché il tempo è importante. Io penso veloce e ho bisogno che voi altri facciate in fretta, se volete uscirne fuori."
Pensare veloce, attraversare i confini del sensibile e sprofondare nell'autentico virtuale creato dai nostri sogni ed incubi: sono queste le chiavi di lettura fondamentali per comprendere le pulsioni della Rete, gli umori dei "navigatori" e l'essenza dell'Interfaccia. All'orizzonte non s'intravede nessuna utopia. Internet libera solo prospettive, nessuna certezza o indeterminatezza. Nessun "ismo" e nessuna ideologia. Solo flessibili-tà e molteplicità.
Lo stesso cyberspazio, così ricco ed accessibile quanto intangibile, a volte si trasforma, nell'immaginario dei suoi più assidui frequentatori, in un enorme buco nero della comunicazione. Succede ogni volta che ingoia, senza possibilità di dargli corpo o materia, la trama dei desideri e delle passioni dei suoi viaggiatori. Ma la Rete non distrugge, semplicemente lascia scorrere il flusso di parole, le accantona senza mai poterne dimenticare completamente l'esistenza. Vivono nella sua grande memoria: aspettano solo di essere richiamate dal loro silenzioso fluire digitale.
Nelle cavità scure della Rete, le vele dei "surfisti" inseguono una sola filosofia, la stessa del poeta Nazim Hikmet:
"Il più bello dei mari
è quello che non navigammo (…)
I più belli dei nostri giorni
Non li abbiamo ancora vissuti. E quello
Che vorrei dirti di più bello
Non te l'ho ancora detto
".
Nella Rete tutto scorre, in un fluido denso di sensazioni e di sfide. Quello che cerca disperatamente l'uomo on line è la qualità dell'esistenza, vuole il meglio da se stesso e dagli altri. Ed è per questi motivi che diventa, giorno dopo giorno, viaggio dopo viaggio, sempre più flessibile, libero e lontano da facili conclusioni. Uno spirito laico soffia sulle vele dei surfisti, li porta lontano, nello spazio della convivenza tollerante e sognante delle molteplicità.
Provider di comunità elettive, Internet alimenta passioni, le asseconda e le nutre. Il può essere sostituisce l'incerto ed alienante forse. Provare, osare, piuttosto che reprimere o dimenticare. L'uomo on line si riscopre:
"Essere e non esistere è un'ambizione comune in questa Babele liberatoria che è la Rete". (Blissett 1996)
La libertà innanzitutto. Liberi di mettere in discussione ogni certezza, liberi di inseguire solo parole, liberi di dire e di fare, di continuare o di fermarsi. Liberi di raccontare o solo di ascoltare. Liberi di incontrarsi nella realtà o di fermarsi nel virtuale. Liberi di mentire senza provare vergogna e liberi di dimenticare senza rimorsi. La realtà on line giustifica ed accoglie tutto. È lo specchio più fedele dell'umanità. Vizi e virtù, creatività e stupidità, straordinario e perverso navigano tutti nel cyberspazio, leggeri ed immateriali come una passeggiata siderale.
Ciò che conta è il feeling comunicativo. La voglia e la capacità di continuare a scambiarsi parole per il piacere di sentire e sentirsi vivi. Dire per dirsi, ascoltare per a-scoltarsi, fantasticare per immaginarsi. Sono tutte trame possibili e ciascuno di noi il probabile regista. È qui il fascino più suadente della Rete. Quello che sprigiona libertà e volontà insperate. Quello che rivitalizza alienazioni, marginalità e depressioni di inizio secolo. Prendono corpo le "anime multiple" immaginate e descritte dallo psicologo William James. Ciascuna dona un pezzo di sé, ciascuna accoglie parti espressive di altre, nessuna è data per sempre. Sono anime interconnesse, aperte, pronte a rigenerarsi. Si raccontano sfidando freddi tasti e la luce artificiale di un video acceso. A volte, per farlo, si nascondono dietro un nome di dominio, rendendo superfluo, per la comunicazione, il nome anagrafico. L'identità si frantuma, si dilata e poi si ricompone nel dominio dell'e-mail. Come direbbe Derek Parfit gli individui diventano persone-sequenze di esperienze. Se questo è vero, l'identità personale, nella Rete, è data dalla "connessione psicologica e/o la continuità psicologica" di chi fa l'esperienza.
Un esempio riportato da molti studiosi della comunicazione on line (Stone 1991, Withley 1997, Danet1998) è quello di Alex, psichiatra di mezza età che, all'inizio degli anni '80 su un sistema di chat di un servizio commerciale statunitense, viene scambiato per una donna. Lo psichiatra inizia così alcune discussioni private con donne e scopre che l'universo femminile di comunicazione è molto differente da come lo aveva immaginato e pensato. Affascinato dalla possibilità unica di essere in vera comunicazione con l'universo femminile si nasconde dietro un nome di donna, Joan.
Inventa per lei una vita: costretta sulla sedia a rotelle do po un incidente automobilistico è sofferente ma disponi-bile ad ascoltare e ad aiutare gli altri. In breve Alex-Joan conquista la fiducia di molte altre donne e si trasforma in un'amica a cui confidare segreti e delusioni. Alla fine però Alex viene scoperto: delusione, disgusto ed imbarazzo sono le reazioni delle donne che hanno creduto in lui/lei.
Da allora, la Rete ha continuato a creare persone "ingannevoli", i cosiddetti trolls il cui compito è creare reazioni o processi su cui riflettere. Nascosti dietro la tastiera i trolls sfidano luoghi e senso comuni, pudori. Aprono possibilità di confronto e di comprensione. Sperimentano realtà.Nel complesso scenario del virtuale, privato e pubblico navigano insieme, si nascondono e poi s'incontrano su siti disponibili, sostano un po', solo per recuperare pezzi dimenticati di sé, infine riprendono il viaggio attraverso la lunga, infinita autostrada informatica.
"Telepolis", la città cablata, sta prendendo corpo; sta diventando la nostra realtà. La sua forma è pluridimen-sionale, sferica. La sua essenza è il flusso telematico, reticolare, interconnesso all'infinito. L'ambito domestico in Telepolis si dilata fino a contenere il mondo intero: è il dono dell'ubiquità che la globalizzazione regala a ciascun individuo. Di conseguenza è e sarà multirazziale, multiculturale e multilinguistica. Una città in cui intelligenza, creatività e cultura avranno più valore di qualsiasi specializzazione. Razze, culture, lingue e religioni diverse si incontreranno nell'agorà telematico, ci saranno nuove "contaminazioni" tra generi:
musica, arte, letteratura, teatro, televisione, moda, scienza, tecnologie, architetture, filosofie conosceranno interessanti e affascinanti sperimentazioni. Grappoli di idee rica dranno nella Rete cablata di Telepolis e la molteplicità trascina sempre con sé ricchezza, quella spirituale e quella economica. Regala a tutti nuove libertà, concede a chiunque un'opportunità.
Spesso, invoglia a cambiare.
Il libero accesso alle Banche dati rende, già oggi, tutti più liberi di sapere e di usare le informazioni. Ciò che invece la Rete non può proprio dare è la capacità indivi- duale di elaborare in modo originale le informazioni. La curiosità e la capacità di sintetizzare creativamente gli apprendimenti. In una parola, "ripensare il pensiero", imparare ad imparare.
Spirito d'iniziativa, responsabilità, flessibilità, disponibilità a lavorare in un gruppo: sono queste le competenze richieste dalla new economy. Nessun titolo di studio garantisce un'adeguata preparazione e sono ancora troppo poche e ristrette le esperienze educative finalizzate a sviluppare lo spirito creativo richiesto dalla dimensione on line.
Diventa perciò sempre più necessaria una nuova formazione che apra le porte al futuro tecnologizzato, che sappia individuare ritardi e mancanze del sistema formativo, che sappia incentivare e favorire lo sviluppo della ricerca tecnologica. La new economy ha bisogno di menti e non di mani. Ha bisogno di "teste ben fatte" che sappiano rispondere, come suggerisce Morin, alla domanda fondamentale di Eliot: "Qual è la conoscenza che noi perdiamo nell'informazione e qual è la sapienza che perdiamo nella conoscenza?"
Una vera rivoluzione è in atto, prevederne gli sviluppi non è facile perché la velocità dei cambiamenti è tale da non consentire lunghe pause di riflessione o di attese.
Bisogna sfidare luoghi comuni, paure ed incertezze. Bisogna investire sulla cultura e sull'educazione, su una riforma del pensiero che sappia coniugare umanesimo e scienza, complessità e localismi, differenze ed unicità, letteratura e politica, storia e poesia. La percezione globale del mondo non può più avere confini: il fine e i mezzi del nostro agire hanno bisogno di un nuovo linguaggio ed approccio multidisciplinare. L'ipertesto multimediale ha, infatti, aperto le porte ad un "iperpensiero" che procede per libere e creative associazioni mentali. Un verso, un film, un quadro, una formula matematica o una semplice visione possono stimolare pensieri, idee, soluzioni a problemi. Tutto diventa cultura e tutto è interdipendente, una rete complessa di stimoli cognitivi. Investire nell'educazione significa, perciò, "accogliere" il futuro che già c'è.
Ma il nostro Paese è in grande ritardo. Le survey degli Stati Uniti e del Giappone hanno, invece, già dagli anni '70 orientato le politiche economiche e quelle della formazione. Non è un caso che siano i Paesi trainanti della new economy.
Nel breve periodo, assicurano gli esperti, gli studi di prospezione tecnologica consentiranno di valutare con più precisione il probabile impatto delle nuove tecnologie sull'economia, sulla società e sulla scienza. Tutto questo grazie all'uso del metodo di ricerca Delphi che mette in opera un gruppo di pilotaggio incaricato di suddividere la ricerca scientifica e tecnologica in aree-chiave. Per ciascuna delle suddette aree verranno individuati e selezionati esperti eminenti provenienti dalle industrie, dalle università e dalle amministrazioni pubbliche. Una rete di esperti valuterà cioè l'impatto complesso della Rete tecnologica sulla vita degli individui.
Nel frattempo, l' e-business diventa il nuovo modo di operare delle aziende nella new economy. Si basa sulle tecnologie digitali e su Internet. Le aziende vengono definite anche ".com" ed operano prettamente sul Web. Non hanno bisogno della fisicità del cliente perché producono essenzialmente prodotti o servizi digitalizzabili. La loro filosofia è stata sintetizzata, dal Vicepresidente del Gartner Group, Paolo Magrassi, in quattro punti:
- centralità del cliente anziché del prodotto.
- flessibilità della forza lavoro.
- prevalenza della conoscenza (dei clienti, dei non clienti, della concorrenza e dell'innovazione) rispetto al valore dei cespiti fisici.
- la dinamicità delle catene di valore.
Sono piccole e medie aziende, con personale altamente qualificato ed una struttura organizzativa decentrata, orizzontale. Aziende leggere come il digitale, flessibili come il flusso della Rete, intelligenti per fronteggiare con destrezza l'immensa mole d'informazioni messa in movimento da Internet. Sono il presente, ma potrebbero anche essere il futuro dell'economia.
A smorzare, però, gli entusiasmi sulle aziende "tutte Internet" è sempre il rapporto del GartnerGroup, secondo il quale entro due anni, il 95% di queste aziende sono destinate a fallire. I motivi sono imputabili alla sottovalutazione dell'importanza del profitto ed alla conseguente sopra valutazione delle quote di mercato, nonché ai sovra-investimenti fatti su portali che probabilmente resteranno vuoti perché, alle loro spalle, mancherebbe un'autentica comunità-mercato.
La soluzione vincente prospettata dal GartnerGroup per il futuro è, invece, una nuova generazione di imprese dette "ibride", un po' tradizionali e un po' new economy:
"Bricks and clicks, mattoni e mouse, testa su Internet masolide radici in fabbrica". Il mercato del web, secondo il sopra citato Rapporto, sarebbe ormai saturo ed è facile prevedere una parabola discendente, selettiva, delle scommesse virtuali non sostenute da concreti fatturati e profitti. Nel prossimo futuro, quindi, un'economia bricks and clicks con la stessa vecchia logica del profitto e del mercato, ma capace di sfruttare al meglio, senza illusioni, le sfide di Internet.
Il profilo del mondo si sta trasformando, sempre più interdipendente ed immateriale, travolge molte certezze e riaccende, per paradosso, localismi dimenticati. Si sa tutto o quasi, si può raggiungere chiunque ed in qualunque luogo, c'è già una comunità di uomini e donne on line che sperimenta nuove comunicazioni, attraversa fiumi virtuali, cambia progetti e prospettive, coglie opportunità. La società è in fibrillazione, gli individui in movimento e la forza delle idee in primissimo piano.
Eppure, nonostante tanto entusiasmo e voglia di costruire un futuro qualitativamente migliore per tutti, mai come adesso, la politica appare paralizzata, incapace di proiettarsi nelle aspettative e nei nuovi bisogni che nascono nella e dalla società.

Nel nostro Paese, la politica è gravemente in ritardo: alla leggerezza della Rete, contrappone ancora rigidità organizzative e comunicative.
La politica fotografa l'esistente, lo rassicura senza riflettere, interrogarsi su ciò che più profondamente sta cambiando nel modo di essere e di sentire degli individui.
È una politica senza anima. Un mestiere, come tanti, da cui trarre benefici personali o di gruppi ristretti. Di preferenza, élite economiche o finanziarie. Conformata nel conformismo, la politica dimentica di mettersi in di- scussione, di individuare percorsi ed "orizzonti" condivisibili. Diventa stagnante come una pozzanghera e, nel fango, trovano sempre posto, i trasformismi, le tentazio-ni clientelari e i burocrati di partito di turno.
"Con un po' di fortuna," ha scritto R. Carver "imparerete anche voi a tenere la rotta orientandovi con le stelle".
La politica e-mail vuole interpretare e sfidare i tempi. Cerca stelle per orientarsi ed amici per seguirle. È una politica altruista, non un mestiere. Diventa arte quando riesce ad essere creativa e comunicativa. È leggera, molteplice e flessibile come il pensiero. Predilige il dialogo, il confronto e il gioco di "squadra". Aspira a diventare una comunità pensante, in comunicazione con i molti e capace di trovare ed indicare prospettive.
È una politica che guarda con tolleranza e rispetto tanto all'emarginazione sociale quanto alla sfida individualistica del libero mercato. Sa che bisogna osare per riuscire, ma riconosce, s'indigna e condanna ogni forma d'ingiustizia o di emarginazione. Vuole rimuovere tutti gli ostacoli e i vincoli che non consentono il libero sviluppo dello spirito critico e delle attitudini personali. S'interroga sul significato più profondo della qualità della vita e sul rispetto e la cura di ogni esistenza a prescindere dal sesso, dalla razza e dalla metodologia di concepimento. Accetta ogni forma di dissenso e non censura le trasgressioni. È libera e laica. Rispetta le scelte individuali e quelle collettive. Non crede nei sospetti, si nutre solo di ragionevoli dubbi.
Non è paternalistica né assistenzialistica: crede profondamente nel valore della dignità umana. Non è anarchica, perché riconosce la necessità di uno Stato deidiritti che limiti la libertà, ma il meno possibile e nel modo più giusto. Rispetta l'amore, quello di chiunque e di qualsiasi coppia. Aspira alla pace, ma è pronta a combattere al fianco di chi subisce prevaricazioni o limitazioni della libertà. Non ha capi, ma leaders generosi, leali e coraggiosi. Si orienta con i valori e le idee della sua comunità. Ama le tradizioni culturali della sua terra, ma è sempre tentata dal confronto con le sfide e i prodotti multiculturali. Conosce la multimedialità e le sue possibilità di comunicazione e di creazione. Riconosce il valore dell'educazione e della formazione permanente. Si diffonde on line attraverso i siti R.A.M. e si apre al dialogo telematico. Accetta spunti, riflessioni, critiche. Aspira a migliorarsi e a migliorare. Non vuole rappresentare un élite ristretta, ma neanche un movimento di massa de-individualizzato. È fatta di "uomini in movimento", di libere persone che aderiscono ad un manifesto e che si riconoscono nelle "stelle" che la orientano. È una politica dei molti. È una politica proiettata nel mondo reale e in quello virtuale. È una politica brick e click.
Come ha scritto Blissett: "non è più questione di ideologia, è questione di Mondo".


 

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