|
Intelaiature di cavi, di stazioni radio base e di cabine
elettriche attraversano e modificano gli spazi urbani creando
campi magnetici e nuovi scenari iper-metropolitani. Antenne sempre
più potenti ed alte diffondono interferenze e diffrazioni.
Monitor, computer e modem si connettono. Telefonia mobile ed
antenne paraboliche si lanciano segnali. Dietro ogni clic si
nasconde un messaggio.
Il futuro è già iniziato. Comunichiamo di più e meglio. L' uso
dei cellulari, dell' e-mail e della chat si diffondono sempre più
velocemente. È un fenomeno trasversale, senza età e senza status
sociale, democratico ed accessibile.
Realtà virtuale e mondo reale spesso si sovrappongono. Il
cyberspazio convive con gli atomi di idrogeno ed ossigeno dei
nostri azzurri cieli, ma lentamente, comincia a contaminarli:
senza rumore, senza fumo nero, con discreta ed implacabile
velocità. Oltre agli idrocarburi, respiriamo anche raggi X, raggi
gamma, microonde, siamo sempre più immersi nell'oscillazione di
campi elettromagnetici.
Elettrosmog: così è stato definito dagli ambientalisti il
processo di irradiazione e di diffusione delle onde
elettromagnetiche nell'aria che respiriamo. Le conseguenze
dell'assorbimento delle onde ad alta frequenza, sul e nel fisico
umano, sono devastanti: tumori alla pelle, leucemia, neoplasie
linfatiche.
La rivoluzione tecnologica ha vincoli, oltre che possibilità. E'
una sfida ipertecnologica che ci pone innanzi ad un bivio:
dobbiamo scegliere, pensare e ridefinire il nostro futuro.
Dobbiamo riempire di qualità le nostre prospettive e i nostri
progetti. Dobbiamo costruire un nuovo presente, senza distruggere
o mortificare le opportunità di vita e di benessere di chi verrà
dopo di noi.
Dobbiamo capire cosa sta veramente cambiando nel nostro modo di
essere e di pensare.
Velocità, diffusione e flessibilità caratterizzano la
trasformazione tecnologica in atto e ci consentono di tracciare o
di tentare di definire, dopo la condizione dell'uomo post moderno,
la sua dimensione on line.
Innanzitutto, la velocità. Un microprocessore raddoppia la sua
potenza ogni 18 mesi, diventa cioè obsoleto nel giro di poco più
di un anno. Nessuna tecnologia aveva raggiunto questa velocità di
trasformazione e di potenza acquisita. Un chip è, inoltre, capace
di effettuare un miliardo di operazioni al secondo. Per
comprendere esattamente le sue potenzialità e la sua dinamicità,
basta dire che il cuore di un uomo, per riuscire a battere un
miliardo di volte, ha bisogno di 30 anni.
Tra l'invenzione di Internet ed il suo uso più diffuso è
trascorso un tempo relativamente breve: a metà del 1995 erano,
infatti, già interconnessi, sul World Wide Web, ben 2 milioni di
siti attivi con oltre 28 milioni di utenti. In Italia, si calcola
che, a fine anno, saranno 10 milioni gli utenti collegati ad
Internet.
Nel prossimo futuro, infine, si prevede la trasformazione di
Internet in un "ciberspazio tridimensionale" come quello
descritto nei racconti fantascientifici di Gibson. Il linguaggio
di programmazione necessario, detto VRML, è già stato creato.
La Rete è un mondo in continua evoluzione, fluttuante, flessibile
e da tempo ci ha abituato alle trasformazioni, ai cambiamenti
improvvisi, alle novità.
È
la dimensione on line dell'uomo contemporaneo il cui
consumo di chat, newsgroup e marketing telematico sta accrescendo,
giorno dopo giorno e allo stesso tempo, sia il bagaglio personale
di informazioni che la capacità di scegliere la propria
singolare, solitaria o comunicativa, "navigazione".
È un uomo non alla deriva nel flusso dell'informazione, ma
cosciente delle proprie possibili direzioni di marcia nel lungo ed
affascinante viaggio tra i bits multimediali.
Nella dimensione on line, l'uomo digita parole, pensieri.
Sogna, desidera, s'interroga. Partecipa a dibattiti, manda
risposte, riceve domande. Cancella l' anomia con un soffio delle
dita sulla tastiera. Si diverte. Comunica, partecipa, prende
posizione.In fondo, non è mai solo. Masterizza emozioni, le
trattiene nei file, le invia in questa grande rete di desideri che
è Internet. Un reticolo di umanità che pulsa, si cerca e si
vuole. Come ha scritto W.R. Johnson: "everyone and
everything is on the net". Un chiunque che abbraccia
virtualmente un altro o un'altra chiunque. Una comunità di
chiunque. E il chiunque non ha un profilo: non ha un volto, né
uno sguardo, nessuna mano da stringere. Si è complici senza
bisogno del corpo. Finalmente, è possibile realizzare il sogno di
vivere più vite parallele. Sfidare cioè la propria identità e
la propria storia facendo finta di essere altro. Bisogna solo
attraversare il "fiume virtuale" della
Rete, fatto di nuove e molteplici possibilità. Poi, sceglierne
una e indossarla, prima ancora di viverla.
Non è neanche più necessario dover fantasticare tanto. Una voce
risponderà. Dal buio qualcuno afferrerà le parole solo per
seguire o rubare un sogno. Lealtà insperate e verità mai dette
scorreranno nei file: mai le "anime" avevano avuto tanto
spazio per esprimersi. Nessun pudore può più trattenerle dal
dire e dall'osare. Sono vere perché sono in comunicazione. Forse,
sono il risveglio di uno spirito creativo e nomade.
Nella dimensione on line, l'uomo acquista consapevolezze, comincia
a progettare, insegue sogni accantonati, scopre solidarietà, si
ritrova incuriosito e motivato. Naviga nei pensieri, impara ad
ascoltare i fruscii, i sospiri. Dipinge la realtà con i colori
presi in prestito dall'immaginario. A volte, ha paura di non saper
più controllare i suoi ricordi digitali, di essere forse vittima
di una dipendenza troppo virtuale per essere vera. Sono i momenti
in cui comprende fino in fondo la "sacralità" del
corpo. Lo spazio della carne che si trasforma in carezza o quello
dello sguardo che si racconta. L'altra e fondamentale faccia della
comunicazione. Il corpo. Ma dov'è il corpo?
Dietro la tastiera, il corpo riprende la sua dignità: è il mezzo
per il contatto. Sono le mani, le mie mani a premere sui tasti, è
la voce, la mia voce che legge il messaggio, sono i miei occhi
infine che cercano, tra le parole, quelle giuste per rispondere
alle nuove e più difficili domande.
"Voi che ci accusate" ha scritto Luther Blisset
"di autoesiliarci nel virtuale, mettetevelo bene in testa:
a noi interessa solo la pelle".
Nonostante l'appello di Blisett, teorico collettivo della
net-generation, esiste una teoria molto dibattuta, secondo la
quale un grande difetto dell'e-mail consisterebbe
nell'impossibilità di comunicare emozioni, e poi i toni della
voce. In sostanza, mancherebbe nella comunicazione on line la
possibilità di sentire attraversoso i soli sensi, senza bisogno
di parole.
Per ovviare a questa mancanza i "navigatori" hanno però
creato un sistema di simboli detto emoticon o ciberfacce che
consente di trasformare semplici segni tipografici in faccine
dall'imprevedibile espressività. Alcuni esempi sono la gioia J
o il dispiacere L
o ancora la J,
che sostituisce il sorriso o la :-I che indica lo stato d'animo in
cui si trova chi è senza parole. Naturalmente, alcune faccine
vanno lette facendole roteare di 90°.
È una comunicazione infantile, fatta di segni e convenzioni
arbitrali, un modo semplice e creativo per riempire il vuoto,
l'assenza degli sguardi. Una sorta di "oralità scritta"
che, come ha scritto Paccagnella, riesce a "coniugare
l'immediatezza dell'oralità con la permanenza e la ponderatezza
della scrittura all'interno di quello che sembra essere un nuovo
registro linguistico".
Forse, il prezzo che i frequentatori di chat e di newsgroup pagano
alla velocità delle relazioni e dello scambio d'informazioni e
sensazioni.Resta in ogni caso affascinante e densa di
problematicità la definizione sulle potenzialità intrinseche
della parola e della comunicazione data da Roland Barthes: "Il
linguaggio è un'epidermide. Il mio linguaggio sfiora quello
dell'altro. È come se avessi parole al posto delle dita, oppure
dita sulle punte delle mie parole."
Un vortice infinito di lettere, numeri e punteggiature naviga in
Internet. Insegue file, diverte gli hachers, i pirati
informatici; raggiunge e scova i crakers, i nuovi
"ladri" di codici e programmi, inganna i clueless,
i navigatori inesperti e maldestri; intercetta virus, solitudini e
voglia di comunicare. La parola ritorna sovrana in Internet. Osa
sempre di più. Diventa un' epidermide. Lussuriosa compagna di
ogni viaggio, apre scenari, li memorizza o li dimentica, senza mai
smettere di essere una possibilità. Scrivere ed inviare messaggi,
sorprendere e regalare emozioni, erotizzare pensieri, riscaldare
sensi assopiti dalla quotidianità, cercare trasgressioni,
piuttosto che normalità: questo è il "cuore" della
chatmania. S'inventa, per essere altro. S'incontra per demolire
pregiudizi o tabù.
La chatmania lascia alla parola scritta ciò che gli sguardi e i
silenzi non sanno più raccontare. La parola è
"abitata": inventata, costruita, sentita o menzognera.
Dice, e nel dire, riconosce se stessa e gli altri. Occupa gli
spazi propri della letteratura, crea feeling e plot, metafore ed
allitterazioni. È il racconto del racconto. Biografia dei molti.
Brusio, leggero, digitale e veloce, di lettere e di anime.
Baud, così è definita l'unità di misura della velocità
di trasmissione di un modem. Lo standard attuale è di 14.400
baud, ma si sta già diffondendo l'uso di un modem che ha 28.800
baud. Lo scopo è di rendere più fluido l'uso di Internet,
raccorciando sempre più i tempi di trasmissione e ricezione.La
velocità. Un'ossessione che nasce agli inizi del XX secolo ed
arriva fino ai giorni nostri. Era Marinetti nel 1920 ad elogiare
le potenzialità tecniche e sociali delle macchine e della
tecnologia: gli uomini moderni, si legge nel Manifesto Futurista:
"posseggono il senso del mondo; hanno mediocremente
bisogno di sapere ciò che facevano i loro avi, un bisogno assiduo
di sapere ciò che fanno i loro contemporanei di ogni parte del
mondo. Conseguente necessità, per l'individuo, di comunicare con
tutti i popoli della terra. Conseguente bisogno di sentirsi
centro, giudice e motore dell'infinito esplorato e inesplorato".
Velocità e comunicazione, liberazione e rivoluzione: Marinetti
come Blissett, il futurismo come la net-genera tion. Un inno
all'autodeterminazione della persona mul tipla, con l'ottimismo
della profezia e la cieca fede nelle infinite possibilità della
comunicazione, della tecnologia e della velocità.
Mr. Wolf, personaggio pulp di Tarantino ed idolo della
net-generation dice: "Se sono brusco con voi, è perché
il tempo è importante. Io penso veloce e ho bisogno che voi altri
facciate in fretta, se volete uscirne fuori."
Pensare veloce, attraversare i confini del sensibile e sprofondare
nell'autentico virtuale creato dai nostri sogni ed incubi: sono
queste le chiavi di lettura fondamentali per comprendere le
pulsioni della Rete, gli umori dei "navigatori" e
l'essenza dell'Interfaccia. All'orizzonte non s'intravede nessuna
utopia. Internet libera solo prospettive, nessuna certezza o
indeterminatezza. Nessun "ismo" e nessuna
ideologia. Solo flessibili-tà e molteplicità.
Lo stesso cyberspazio, così ricco ed accessibile quanto
intangibile, a volte si trasforma, nell'immaginario dei suoi più
assidui frequentatori, in un enorme buco nero della comunicazione.
Succede ogni volta che ingoia, senza possibilità di dargli corpo
o materia, la trama dei desideri e delle passioni dei suoi
viaggiatori. Ma la Rete non distrugge, semplicemente lascia
scorrere il flusso di parole, le accantona senza mai poterne
dimenticare completamente l'esistenza. Vivono nella sua grande
memoria: aspettano solo di essere richiamate dal loro silenzioso
fluire digitale.
Nelle cavità scure della Rete, le vele dei "surfisti"
inseguono una sola filosofia, la stessa del poeta Nazim Hikmet:
"Il più bello dei mari
è quello che non navigammo (…)
I più belli dei nostri giorni
Non li abbiamo ancora vissuti. E quello
Che vorrei dirti di più bello
Non te l'ho ancora detto".
Nella Rete tutto scorre, in un fluido denso di sensazioni e di
sfide. Quello che cerca disperatamente l'uomo on line è la
qualità dell'esistenza, vuole il meglio da se stesso e dagli
altri. Ed è per questi motivi che diventa, giorno dopo giorno,
viaggio dopo viaggio, sempre più flessibile, libero e lontano da
facili conclusioni. Uno spirito laico soffia sulle vele dei
surfisti, li porta lontano, nello spazio della convivenza
tollerante e sognante delle molteplicità.
Provider di comunità elettive, Internet alimenta passioni, le
asseconda e le nutre. Il può essere sostituisce l'incerto
ed alienante forse. Provare, osare, piuttosto che reprimere
o dimenticare. L'uomo on line si riscopre:
"Essere e non esistere è un'ambizione comune in questa
Babele liberatoria che è la Rete". (Blissett 1996)
La libertà innanzitutto. Liberi di mettere in discussione ogni
certezza, liberi di inseguire solo parole, liberi di dire e di
fare, di continuare o di fermarsi. Liberi di raccontare o solo di
ascoltare. Liberi di incontrarsi nella realtà o di fermarsi nel
virtuale. Liberi di mentire senza provare vergogna e liberi di
dimenticare senza rimorsi. La realtà on line giustifica ed
accoglie tutto. È lo specchio più fedele dell'umanità. Vizi e
virtù, creatività e stupidità, straordinario e perverso
navigano tutti nel cyberspazio, leggeri ed immateriali come una
passeggiata siderale.
Ciò che conta è il feeling comunicativo. La voglia e la
capacità di continuare a scambiarsi parole per il piacere di
sentire e sentirsi vivi. Dire per dirsi, ascoltare per
a-scoltarsi, fantasticare per immaginarsi. Sono tutte trame
possibili e ciascuno di noi il probabile regista. È qui il
fascino più suadente della Rete. Quello che sprigiona libertà e
volontà insperate. Quello che rivitalizza alienazioni,
marginalità e depressioni di inizio secolo. Prendono corpo le
"anime multiple" immaginate e descritte dallo
psicologo William James. Ciascuna dona un pezzo di sé, ciascuna
accoglie parti espressive di altre, nessuna è data per sempre.
Sono anime interconnesse, aperte, pronte a rigenerarsi. Si
raccontano sfidando freddi tasti e la luce artificiale di un video
acceso. A volte, per farlo, si nascondono dietro un nome di
dominio, rendendo superfluo, per la comunicazione, il nome
anagrafico. L'identità si frantuma, si dilata e poi si ricompone
nel dominio dell'e-mail. Come direbbe Derek Parfit gli individui
diventano persone-sequenze di esperienze. Se questo è vero,
l'identità personale, nella Rete, è data dalla "connessione
psicologica e/o la continuità psicologica" di chi fa
l'esperienza.
Un esempio riportato da molti studiosi della comunicazione on line
(Stone 1991, Withley 1997, Danet1998) è quello di Alex,
psichiatra di mezza età che, all'inizio degli anni '80 su un
sistema di chat di un servizio commerciale statunitense, viene
scambiato per una donna. Lo psichiatra inizia così alcune
discussioni private con donne e scopre che l'universo femminile di
comunicazione è molto differente da come lo aveva immaginato e
pensato. Affascinato dalla possibilità unica di essere in vera
comunicazione con l'universo femminile si nasconde dietro un nome
di donna, Joan.
Inventa per lei una vita: costretta sulla sedia a rotelle do po un
incidente automobilistico è sofferente ma disponi-bile ad
ascoltare e ad aiutare gli altri. In breve Alex-Joan conquista la
fiducia di molte altre donne e si trasforma in un'amica a cui
confidare segreti e delusioni. Alla fine però Alex viene
scoperto: delusione, disgusto ed imbarazzo sono le reazioni delle
donne che hanno creduto in lui/lei.
Da allora, la Rete ha continuato a creare persone
"ingannevoli", i cosiddetti trolls il cui compito
è creare reazioni o processi su cui riflettere. Nascosti dietro
la tastiera i trolls sfidano luoghi e senso comuni, pudori. Aprono
possibilità di confronto e di comprensione. Sperimentano
realtà.Nel complesso scenario del virtuale, privato e pubblico
navigano insieme, si nascondono e poi s'incontrano su siti
disponibili, sostano un po', solo per recuperare pezzi dimenticati
di sé, infine riprendono il viaggio attraverso la lunga, infinita
autostrada informatica.
"Telepolis", la città cablata, sta prendendo
corpo; sta diventando la nostra realtà. La sua forma è
pluridimen-sionale, sferica. La sua essenza è il flusso
telematico, reticolare, interconnesso all'infinito. L'ambito
domestico in Telepolis si dilata fino a contenere il mondo intero:
è il dono dell'ubiquità che la globalizzazione regala a ciascun
individuo. Di conseguenza è e sarà multirazziale, multiculturale
e multilinguistica. Una città in cui intelligenza, creatività e
cultura avranno più valore di qualsiasi specializzazione. Razze,
culture, lingue e religioni diverse si incontreranno nell'agorà
telematico, ci saranno nuove "contaminazioni" tra
generi:
musica, arte, letteratura, teatro, televisione, moda, scienza,
tecnologie, architetture, filosofie conosceranno interessanti
e affascinanti sperimentazioni. Grappoli di idee rica dranno nella
Rete cablata di Telepolis e la molteplicità trascina sempre con
sé ricchezza, quella spirituale e quella economica. Regala a
tutti nuove libertà, concede a chiunque un'opportunità.
Spesso, invoglia a cambiare.
Il libero accesso alle Banche dati rende, già oggi, tutti più
liberi di sapere e di usare le informazioni. Ciò che invece la
Rete non può proprio dare è la capacità indivi- duale di
elaborare in modo originale le informazioni. La curiosità e la
capacità di sintetizzare creativamente gli apprendimenti. In una
parola, "ripensare il pensiero", imparare ad imparare.
Spirito d'iniziativa, responsabilità, flessibilità,
disponibilità a lavorare in un gruppo: sono queste le competenze
richieste dalla new economy. Nessun titolo di studio garantisce
un'adeguata preparazione e sono ancora troppo poche e ristrette le
esperienze educative finalizzate a sviluppare lo spirito creativo
richiesto dalla dimensione on line.
Diventa perciò sempre più necessaria una nuova formazione che
apra le porte al futuro tecnologizzato, che sappia individuare
ritardi e mancanze del sistema formativo, che sappia incentivare e
favorire lo sviluppo della ricerca tecnologica. La new economy ha
bisogno di menti e non di mani. Ha bisogno di "teste ben
fatte" che sappiano rispondere, come suggerisce Morin,
alla domanda fondamentale di Eliot: "Qual è la conoscenza
che noi perdiamo nell'informazione e qual è la sapienza che
perdiamo nella conoscenza?"
Una vera rivoluzione è in atto, prevederne gli sviluppi non è
facile perché la velocità dei cambiamenti è tale da non
consentire lunghe pause di riflessione o di attese.
Bisogna sfidare luoghi comuni, paure ed incertezze. Bisogna
investire sulla cultura e sull'educazione, su una riforma del
pensiero che sappia coniugare umanesimo e scienza, complessità e
localismi, differenze ed unicità, letteratura e politica, storia
e poesia. La percezione globale del mondo non può più avere
confini: il fine e i mezzi del nostro agire hanno bisogno di un
nuovo linguaggio ed approccio multidisciplinare. L'ipertesto
multimediale ha, infatti, aperto le porte ad un "iperpensiero"
che procede per libere e creative associazioni mentali. Un verso,
un film, un quadro, una formula matematica o una semplice visione
possono stimolare pensieri, idee, soluzioni a problemi. Tutto
diventa cultura e tutto è interdipendente, una rete complessa di
stimoli cognitivi. Investire nell'educazione significa, perciò,
"accogliere" il futuro che già c'è.
Ma il nostro Paese è in grande ritardo. Le survey degli Stati
Uniti e del Giappone hanno, invece, già dagli anni '70 orientato
le politiche economiche e quelle della formazione. Non è un caso
che siano i Paesi trainanti della new economy.
Nel breve periodo, assicurano gli esperti, gli studi di prospezione
tecnologica consentiranno di valutare con più precisione il
probabile impatto delle nuove tecnologie sull'economia, sulla
società e sulla scienza. Tutto questo grazie all'uso del metodo
di ricerca Delphi che mette in opera un gruppo di pilotaggio
incaricato di suddividere la ricerca scientifica e tecnologica in
aree-chiave. Per ciascuna delle suddette aree verranno individuati
e selezionati esperti eminenti provenienti dalle industrie, dalle
università e dalle amministrazioni pubbliche. Una rete di esperti
valuterà cioè l'impatto complesso della Rete tecnologica sulla
vita degli individui.
Nel frattempo, l' e-business diventa il nuovo modo
di operare delle aziende nella new economy. Si basa sulle
tecnologie digitali e su Internet. Le aziende vengono definite
anche ".com" ed operano prettamente sul Web. Non
hanno bisogno della fisicità del cliente perché producono
essenzialmente prodotti o servizi digitalizzabili. La loro
filosofia è stata sintetizzata, dal Vicepresidente del Gartner
Group, Paolo Magrassi, in quattro punti:
- centralità del cliente anziché del prodotto.
- flessibilità della forza lavoro.
- prevalenza della conoscenza (dei clienti, dei non clienti, della
concorrenza e dell'innovazione) rispetto al valore dei cespiti
fisici.
- la dinamicità delle catene di valore.
Sono piccole e medie aziende, con personale altamente qualificato
ed una struttura organizzativa decentrata, orizzontale. Aziende
leggere come il digitale, flessibili come il flusso della Rete,
intelligenti per fronteggiare con destrezza l'immensa mole
d'informazioni messa in movimento da Internet. Sono il presente,
ma potrebbero anche essere il futuro dell'economia.
A smorzare, però, gli entusiasmi sulle aziende "tutte
Internet" è sempre il rapporto del GartnerGroup, secondo
il quale entro due anni, il 95% di queste aziende sono destinate a
fallire. I motivi sono imputabili alla sottovalutazione
dell'importanza del profitto ed alla conseguente sopra valutazione
delle quote di mercato, nonché ai sovra-investimenti fatti su
portali che probabilmente resteranno vuoti perché, alle loro
spalle, mancherebbe un'autentica comunità-mercato.
La soluzione vincente prospettata dal GartnerGroup per il futuro
è, invece, una nuova generazione di imprese dette
"ibride", un po' tradizionali e un po' new economy:
"Bricks and clicks, mattoni e mouse, testa su Internet
masolide radici in fabbrica". Il mercato del web, secondo
il sopra citato Rapporto, sarebbe ormai saturo ed è facile
prevedere una parabola discendente, selettiva, delle scommesse
virtuali non sostenute da concreti fatturati e profitti. Nel
prossimo futuro, quindi, un'economia bricks and clicks con
la stessa vecchia logica del profitto e del mercato, ma capace di
sfruttare al meglio, senza illusioni, le sfide di Internet.
Il profilo del mondo si sta trasformando, sempre più
interdipendente ed immateriale, travolge molte certezze e
riaccende, per paradosso, localismi dimenticati. Si sa tutto o
quasi, si può raggiungere chiunque ed in qualunque luogo, c'è
già una comunità di uomini e donne on line che sperimenta nuove
comunicazioni, attraversa fiumi virtuali, cambia progetti e
prospettive, coglie opportunità. La società è in fibrillazione,
gli individui in movimento e la forza delle idee in primissimo
piano.
Eppure, nonostante tanto entusiasmo e voglia di costruire un
futuro qualitativamente migliore per tutti, mai come adesso, la
politica appare paralizzata, incapace di proiettarsi nelle
aspettative e nei nuovi bisogni che nascono nella e dalla
società.
Nel
nostro Paese, la politica è gravemente in ritardo: alla
leggerezza della Rete, contrappone ancora rigidità organizzative
e comunicative.
La politica fotografa l'esistente, lo rassicura senza riflettere,
interrogarsi su ciò che più profondamente sta cambiando nel modo
di essere e di sentire degli individui.
È una politica senza anima. Un mestiere, come tanti, da cui
trarre benefici personali o di gruppi ristretti. Di preferenza,
élite economiche o finanziarie. Conformata nel conformismo, la
politica dimentica di mettersi in di- scussione, di individuare
percorsi ed "orizzonti" condivisibili. Diventa stagnante
come una pozzanghera e, nel fango, trovano sempre posto, i
trasformismi, le tentazio-ni clientelari e i burocrati di partito
di turno.
"Con un po' di fortuna," ha scritto R. Carver
"imparerete anche voi a tenere la rotta orientandovi con
le stelle".
La politica e-mail vuole interpretare e sfidare i tempi. Cerca
stelle per orientarsi ed amici per seguirle. È una politica
altruista, non un mestiere. Diventa arte quando riesce ad essere
creativa e comunicativa. È leggera, molteplice e flessibile come
il pensiero. Predilige il dialogo, il confronto e il gioco di
"squadra". Aspira a diventare una comunità pensante, in
comunicazione con i molti e capace di trovare ed indicare
prospettive.
È una politica che guarda con tolleranza e rispetto tanto
all'emarginazione sociale quanto alla sfida individualistica del
libero mercato. Sa che bisogna osare per riuscire, ma riconosce,
s'indigna e condanna ogni forma d'ingiustizia o di emarginazione.
Vuole rimuovere tutti gli ostacoli e i vincoli che non consentono
il libero sviluppo dello spirito critico e delle attitudini
personali. S'interroga sul significato più profondo della
qualità della vita e sul rispetto e la cura di ogni esistenza a
prescindere dal sesso, dalla razza e dalla metodologia di
concepimento. Accetta ogni forma di dissenso e non censura le
trasgressioni. È libera e laica. Rispetta le scelte individuali e
quelle collettive. Non crede nei sospetti, si nutre solo di
ragionevoli dubbi.
Non è paternalistica né assistenzialistica: crede profondamente
nel valore della dignità umana. Non è anarchica, perché
riconosce la necessità di uno Stato deidiritti che limiti la
libertà, ma il meno possibile e nel modo più giusto. Rispetta
l'amore, quello di chiunque e di qualsiasi coppia. Aspira alla
pace, ma è pronta a combattere al fianco di chi subisce
prevaricazioni o limitazioni della libertà. Non ha capi, ma
leaders generosi, leali e coraggiosi. Si orienta con i valori e le
idee della sua comunità. Ama le tradizioni culturali della sua
terra, ma è sempre tentata dal confronto con le sfide e i
prodotti multiculturali. Conosce la multimedialità e le sue
possibilità di comunicazione e di creazione. Riconosce il valore
dell'educazione e della formazione permanente. Si diffonde on line
attraverso i siti R.A.M. e si apre al dialogo telematico. Accetta
spunti, riflessioni, critiche. Aspira a migliorarsi e a
migliorare. Non vuole rappresentare un élite ristretta, ma
neanche un movimento di massa de-individualizzato. È fatta di
"uomini in movimento", di libere persone che
aderiscono ad un manifesto e che si riconoscono nelle
"stelle" che la orientano. È una politica dei molti. È
una politica proiettata nel mondo reale e in quello virtuale. È
una politica brick e click.
Come ha scritto Blissett: "non è più questione di
ideologia, è questione di Mondo".
|