Politica liquida

[Storia e Politica]

di Carmela Riccardi

La partecipazione nell'era della “modernità liquida”

Bologna 6/06/2005 

Da una parte, “ghe pensi mi”, dall'altra “ci pensiamo noi”.  Ma NOI chi?


Racconti dall'IO al NOI 2

Oggi c'è chi pensa di avere dei diritti, e chi non ha l'opportunità né di poterli immaginare, né di poterli rivendicare. C'è anche chi i diritti se li pensa da solo e pensa anche di esigerli sbattendo i piedi, e chi più abilmente prima ne parla nei salotti che contano, poi costruisce le alleanze giuste e poi cerca di ottenere quello che vuole. Ed è così che qualcuno a modo suo riesce a partecipare, ma a questo punto i diritti si sono trasformati in privilegi per alcuni, per quelli che si fanno da soli e sanno trovare le opportunità.

Pensare alla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è una questione di diritti civili. Ma i diritti civili, come afferma Hannah Arendt, sono ”una questione di principi costituzionali, che per definizione esulano dal problema dell'utilità e delle decisioni della maggioranza.”.

I diritti civili non si promuovono, né si costruiscono nei salotti, né dovrebbero essere di diritto questioni per le quali solo le forze progressiste e/o di centro-sinistra riescono a dare gli unici e significativi contributi.

Le Istituzioni sono l'unico garante credibile, per la promozione, facilitazione e/o gestione di processi partecipativi dei cittadini finalizzati alla costruzione di diritti civili, ed all'individuazione del BENE COMUNE. La promozione e la costruzione del diritto dei cittadini a partecipare alla vita pubblica delle città, ha una unica e possibile Istituzione garante: il Comune, il Consiglio Comunale. Non può esistere nella forma e nella sostanza un diritto pensato e costruito solo da una coalizione politica, o dalla maggioranza, così come non è credibile alcun servizio di informazione al cittadino, a tutti i cittadini, delegato da una Pubblica Amministrazione ad un privato, o ad un'organizzazione politica. Certo, se alle Istituzioni non interessa promuovere questi processi, o i governi di turno intendono far partecipare a tali processi solo i loro amici, e se alcuni cittadini, associazioni e movimenti, pensano di imporre a tutti gli altri le loro idee sulla partecipazione e sui diritti civili, il futuro democratico delle nostre città e dei nostri governi ha prospettive poco rassicuranti.

Oggi si scambiano spudoratamente i diritti con i privilegi, e si accetta, senza aver problemi con la coscienza, neppure con quella democratica, che l'unico modo per avere diritti, o meglio opportunità, è parlare con la persona giusta, nel salotto giusto, ed essere in qualche modo utile al salotto. Se non sei di bazzichi i salotti giusti e le persone giuste, al massimo puoi avere uno spazio sulle lettere al direttore del giornale progressista, sui media, se ti dai fuoco in Piazza San Pietro, o su “la vita in diretta” di Cucuzza.

Massimo Cacciari, all'epoca dei fastosi salotti socialisti degli anni '80/'90 con nani e ballerine, per chiarire i suoi costumi nella ricerca delle opportunità precisava che LUI era “ricco di famiglia”. Cacciari era ed è pure intelligente e non ha avuto bisogno di compiacere, anche perché piaceva e sapeva di piacere.

Tornando alle nostre miserie individuali, c'è da prendere atto che i salotti, buoni e meno buoni, hanno esaurito i posti. Data la difficoltà ad entrare nei salotti buoni ed a trovare posto, c'è chi pensa che essere creativo e lanciare un tuo salotto, anzi, una tua lobby, sia l'unica possibilità rimasta. Hanno avuto molto successo e ne hanno ancora le lobby di genere e di generi. Offrono sempre spazi, grazie anche alla crisi delle vocazioni, le antiche lobby, di derivazione confessionale. Le lobby dei single agiati poi, tirano molto, sono di grande interesse per i mercati di consumo, e non sono chiuse basta potersi permettere un alto tenore di vita, o piacere a qualcuno della lobby.

Ma oggi se non hai la tua lobby perché non riesci ad essere neanche un “creativo”, che fai? Fai ancora il rampante stile anni '80? Sgomiti? Ma dove puoi sgomitare oggi? Anche per sgomitare ci vuole spazio, almeno un po', altrimenti l'azione può arrivare ad essere assassina: “mors tua vita mea”. Per quelli che sgomitavano negli anni '70 e '80 gli spazi alla fine si sono trovati……….. Intere generazioni di ex sessantottini, ex autonomia, ed ex lotta-continua responsabilizzate con offerte accattivanti nella politica, nelle università, nei media e nella nascente era della comunicazione e dei suoi esperti…………Ma oggi non c'è rimasto nulla e poi siamo in piena “recessione economica” - dicono. Oggi le “opportunità” di un tempo non ci sono, come fai a dire la tua, a rivendicare diritti, ad essere presentato, accolto, ascoltato. Come fai oggi in Italia ad avere opportunità, nel paese più corporativo dell'Unione Europea e con una classe dirigente sbadata? Ormai tutto si gioca al ribasso e l'attuale classe dirigente quando tace non può che essere degna di questo gioco. Ciascun schieramento, centro-sinistra e centro destra, pensa solo a campare ed a mantenere riservate le proprie sedie. Tutte le coalizioni che si candidano a governare sembrano avere un solo problema ed una sola soluzione: ci vuole unità…….restiamo uniti, uniti si vince………pensiamo dopo a dividerci. Ma quando si vince senza idee, senza passione e senza programma, dove possiamo andare? Nell'Isola che non c'e! Non si intravede nessuna cultura di governo e rispetto del bene comune. Questo non dovrebbe la soglia minima che tutti i rappresentanti eletti dovrebbero garantirci, per sentirci in una democrazia non solo formale? Esiste un'accettazione disarmante del gioco dei ruoli, che porta a dire ed a far fare quasi le stesse cose, sia ai governi di centro destra e sia a quelli di centro-sinistra. Se le idee, ed anche i principi che dovrebbero sostenere una democrazia cambiano a seconda che ………Es. : se stai all'opposizione dici che un Piano per il futuro della città, che riguarda il suo destino per almeno vent'anni, devi farlo coinvolgendo tutti: l'intero Consiglio Comunale, i Cittadini…., se governi dici che data la straordinarietà, dati i tempi, le risorse……….le emergenze, devi prendere delle decisioni poco partecipate. Naturalmente questi sono i discorsi sulla partecipazione fatti da uomini e donne del centro sinistra, perché quelli di centro destra, quando sono all'opposizione non ci pensano proprio a chiedere di partecipare, non hanno bisogno di fingere. Tutti dicono di fare un'opposizione costruttiva, ma tutti quando si trovano a governare, disfano e rifanno tutto. Quindi l'opposizione costruttiva non la fa nessuno e ci sorbiamo le nostre dittature della maggioranza di turno.

Giuliano da Empoli in un editoriale della rivista “Zero”: “Zero si chiama così perché parte dal presupposto che l'Italia sia arrivata al grado zero della capacità di innovazione politica e culturale. Il nostro è diventato il paese degli Arafat: singoli individui e collettività organizzate che, al di là dei loro meriti storici, soffocano ogni possibilità di rinnovamento.”

Caro amico, quando soffocano le mie speranze di cambiamento, ti scrivo

Carmela Riccardi


 

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