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Racconti
dall'IO al NOI 2
Oggi c'è chi pensa di avere dei diritti, e chi non ha
l'opportunità né di poterli immaginare, né di poterli
rivendicare. C'è anche chi i diritti se li pensa da solo e pensa
anche di esigerli sbattendo i piedi, e chi più abilmente prima ne
parla nei salotti che contano, poi costruisce le alleanze giuste e
poi cerca di ottenere quello che vuole. Ed è così che qualcuno a
modo suo riesce a partecipare, ma a questo punto i diritti si sono
trasformati in privilegi per alcuni, per quelli che si fanno da
soli e sanno trovare le opportunità.
Pensare alla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è
una questione di diritti civili. Ma i diritti civili, come afferma
Hannah Arendt, sono ”una questione di principi costituzionali,
che per definizione esulano dal problema dell'utilità e delle
decisioni della maggioranza.”.
I diritti civili non si promuovono, né si costruiscono nei
salotti, né dovrebbero essere di diritto questioni per le quali
solo le forze progressiste e/o di centro-sinistra riescono a dare
gli unici e significativi contributi.
Le Istituzioni sono l'unico garante credibile, per la
promozione, facilitazione e/o gestione di processi partecipativi
dei cittadini finalizzati alla costruzione di diritti civili, ed
all'individuazione del BENE COMUNE. La promozione e la costruzione
del diritto dei cittadini a partecipare alla vita pubblica delle
città, ha una unica e possibile Istituzione garante: il Comune,
il Consiglio Comunale. Non può esistere nella forma e nella
sostanza un diritto pensato e costruito solo da una coalizione
politica, o dalla maggioranza, così come non è credibile alcun
servizio di informazione al cittadino, a tutti i cittadini,
delegato da una Pubblica Amministrazione ad un privato, o ad
un'organizzazione politica. Certo, se alle Istituzioni non
interessa promuovere questi processi, o i governi di turno
intendono far partecipare a tali processi solo i loro amici, e se
alcuni cittadini, associazioni e movimenti, pensano di imporre a
tutti gli altri le loro idee sulla partecipazione e sui diritti
civili, il futuro democratico delle nostre città e dei nostri
governi ha prospettive poco rassicuranti.
Oggi si scambiano spudoratamente i diritti con i privilegi, e
si accetta, senza aver problemi con la coscienza, neppure con
quella democratica, che l'unico modo per avere diritti, o meglio
opportunità, è parlare con la persona giusta, nel salotto
giusto, ed essere in qualche modo utile al salotto. Se non sei di
bazzichi i salotti giusti e le persone giuste, al massimo puoi
avere uno spazio sulle lettere al direttore del giornale
progressista, sui media, se ti dai fuoco in Piazza San Pietro, o
su “la vita in diretta” di Cucuzza.
Massimo Cacciari, all'epoca dei fastosi salotti socialisti
degli anni '80/'90 con nani e ballerine, per chiarire i suoi
costumi nella ricerca delle opportunità precisava che LUI era
“ricco di famiglia”. Cacciari era ed è pure intelligente e
non ha avuto bisogno di compiacere, anche perché piaceva e sapeva
di piacere.
Tornando alle nostre miserie individuali, c'è da prendere atto
che i salotti, buoni e meno buoni, hanno esaurito i posti. Data la
difficoltà ad entrare nei salotti buoni ed a trovare posto, c'è
chi pensa che essere creativo e lanciare un tuo salotto, anzi, una
tua lobby, sia l'unica possibilità rimasta. Hanno avuto molto
successo e ne hanno ancora le lobby di genere e di generi. Offrono
sempre spazi, grazie anche alla crisi delle vocazioni, le antiche
lobby, di derivazione confessionale. Le lobby dei single agiati
poi, tirano molto, sono di grande interesse per i mercati di
consumo, e non sono chiuse basta potersi permettere un alto tenore
di vita, o piacere a qualcuno della lobby.
Ma oggi se non hai la tua lobby perché non riesci ad essere
neanche un “creativo”, che fai? Fai ancora il rampante stile
anni '80? Sgomiti? Ma dove puoi sgomitare oggi? Anche per
sgomitare ci vuole spazio, almeno un po', altrimenti l'azione può
arrivare ad essere assassina: “mors tua vita mea”. Per quelli
che sgomitavano negli anni '70 e '80 gli spazi alla fine si sono
trovati……….. Intere generazioni di ex sessantottini, ex
autonomia, ed ex lotta-continua responsabilizzate con offerte
accattivanti nella politica, nelle università, nei media e nella
nascente era della comunicazione e dei suoi esperti…………Ma
oggi non c'è rimasto nulla e poi siamo in piena “recessione
economica” - dicono. Oggi le “opportunità” di un tempo non
ci sono, come fai a dire la tua, a rivendicare diritti, ad essere
presentato, accolto, ascoltato. Come fai oggi in Italia ad avere
opportunità, nel paese più corporativo dell'Unione Europea e con
una classe dirigente sbadata? Ormai tutto si gioca al ribasso e
l'attuale classe dirigente quando tace non può che essere degna
di questo gioco. Ciascun schieramento, centro-sinistra e centro
destra, pensa solo a campare ed a mantenere riservate le proprie
sedie. Tutte le coalizioni che si candidano a governare sembrano
avere un solo problema ed una sola soluzione: ci vuole unità…….restiamo
uniti, uniti si vince………pensiamo dopo a dividerci. Ma quando
si vince senza idee, senza passione e senza programma, dove
possiamo andare? Nell'Isola che non c'e! Non si intravede nessuna
cultura di governo e rispetto del bene comune. Questo non dovrebbe
la soglia minima che tutti i rappresentanti eletti dovrebbero
garantirci, per sentirci in una democrazia non solo formale?
Esiste un'accettazione disarmante del gioco dei ruoli, che porta a
dire ed a far fare quasi le stesse cose, sia ai governi di centro
destra e sia a quelli di centro-sinistra. Se le idee, ed anche i
principi che dovrebbero sostenere una democrazia cambiano a
seconda che ………Es. : se stai all'opposizione dici che un
Piano per il futuro della città, che riguarda il suo destino per
almeno vent'anni, devi farlo coinvolgendo tutti: l'intero
Consiglio Comunale, i Cittadini…., se governi dici che data la
straordinarietà, dati i tempi, le risorse……….le emergenze,
devi prendere delle decisioni poco partecipate. Naturalmente
questi sono i discorsi sulla partecipazione fatti da uomini e
donne del centro sinistra, perché quelli di centro destra, quando
sono all'opposizione non ci pensano proprio a chiedere di
partecipare, non hanno bisogno di fingere. Tutti dicono di fare
un'opposizione costruttiva, ma tutti quando si trovano a
governare, disfano e rifanno tutto. Quindi l'opposizione
costruttiva non la fa nessuno e ci sorbiamo le nostre dittature
della maggioranza di turno.
Giuliano da Empoli in un editoriale della rivista “Zero”:
“Zero si chiama così perché parte dal presupposto che l'Italia
sia arrivata al grado zero della capacità di innovazione politica
e culturale. Il nostro è diventato il paese degli Arafat: singoli
individui e collettività organizzate che, al di là dei loro
meriti storici, soffocano ogni possibilità di rinnovamento.”
Caro amico, quando soffocano le mie speranze di cambiamento, ti
scrivo
Carmela Riccardi
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