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La velocità e il pensiero veloce, l'essere che prevale
sull'esistere, la velocità del pensiero come essere: en archè
en o logos, in principio era la parola, il pensiero.Nell'era
di internet si realizza una "vera rivoluzione" scrive
Elena Varriale, i cui sviluppi "non è facile prevedere,
perché la velocità dei cambiamenti è tale da non consentire
lunghe pause di riflessione o di attesa".
Questo saggio tocca il punto cruciale dell'era del progresso
tecnologico, il confine oltre il quale l'uomo storicamente moderno
va oltre se stesso, cessa di possedere il mondo e inizia a
crearlo.
Nella tecnologia l'uomo diviene immanente nella natura, in una
forma che è data alla creatura, ovvero imitando in forma umana
l'immanenza di Dio.
La morale umana diviene allora una responsabilità non più
storica, ma globale e la plasticità della natura nelle mani
dell'uomo crea un universo in cui i pericoli senza misura
corrispondono alle possibilità senza misura.
Oggi è l'uomo stesso che è divenuto "creatore", è
l'uomo stesso a determinare la natura e la tecnologia umana può
essere considerata come la continuità della creazione divina.
Se ciò è vero la "rivoluzione in atto" è innanzitutto
una rivoluzione dello spirito, il destino umano può andare oggi
per la prima volta oltre la storia nella natura verso il suo
inizio come storia della natura, resa umana dall'uomo.
Il tema della libertà s'intreccia così con quello della verità
e giunge ad un bivio. La nuova libertà che si apre difronte
all'uomo è consentita dall'assenza di una verità ultima e
assoluta? È la libertà umana la necessità di continuare a
cercare? Oppure una verità c'è ed è la persona umana stessa o,
se si vuole, l'individuo "laico?"
Il saggio evita il pericolo del nihilismo e di una terribile
metafisica dell'uomo nuovo" anche nello stereotipo del
"liberale assoluto" privo di certezze, isolato ed
infelice.
"Bricks and click", invece, "mattoni e mouse",
un principio che vale per le aziende della new economy ma che, a
maggior ragione, può valere per l'individuo, testa creativa con
salde radici nelle relazioni umane possibili. La politica non può
passare indenne attraverso tutto questo: "c'è oggi una
politica senza anima", scrive l'autrice, "conformata nel
conformismo", "stagnante come una pozzanghera".
Si arriva così alla questione chiave del principio di
rappresentanza, alla delega.Oggi la rappresentanza politica è una
professione, domani la delega forse non sarà come l'abbiamo
conosciuta dall'illuminismo, ma autodelega o delega reversibile.
Nessuno spazio separato entro il quale si svolge la dinamica
democratica ma uno spazio aperto, "accessibile" in modo
diretto da ciascuno, delegato di se stesso o tutt'al più delegato
per temi specifici, da gruppi specifici per un tempo determinato
in relazione agli scopi.
L'opposto del nihilismo, insomma, che nasce nella politica laddove
la democrazia ha smentito le sue promesse lasciando sul campo
un'immensa povertà civile, quando nella sua forma estrema di
democrazia diretta si è separata dai cittadini e si è risolta,
come è accaduto nell'esperienza comunista, nel suo contrario. Il
nihilismo, in sostanza, non è altro che una categoria della
religione, perché pone nella forma della negazione il problema
del senso ultimo della realtà. Ma quando il senso del destino
dell'uomo e della natura coincide con il suo inizio quando infine
(l'essere) coincide con il mezzo (l'esistere), il nihilismo si
dissolve di fronte al sorgere di una verità vera, l'unica
verità, la persona umana.
Questa è la base di un nuovo conoscere che fa del pensiero una
forma dell'agire secondo il principio che potrebbe essere chiamato
di logica "modale", dove il "modo" è la
combinazione degli elementi reali e dove le differenti
combinazioni di tali elementi determinano altrettante realtà.
Più modi per lo stesso oggetto creano altrettante realtà di
quell'oggetto.
Il movimento di questa logica che non è altro se non l'analisi
delle possibili realtà dello stesso oggetto è assai simile a
quello della mistica (non intesa come esperienza di sensazioni e
percezioni) ma come pensiero razionale che conosce l'uno come
molteplice e nelle differenze, infine, trova sempre l'unità. Non
è questa la logica che crea la Rete?
Claudio
Martelli |