|
Epistole
fuori bordo
|
|
 |
P R O L O G O
2001:
la ruota, il timone e il sole
si trovarono sotto il cielo
della California messicana.
Odisseo, il figlio di Achab e la
zingara
riuniti sulle coste del Portogallo.
Ma si incontreranno più
"poeti, santi e navigatori"
in questa nostra penisola
della balena bianca?
|
|
|
|
|
24 Dicembre
... il tuo vecchio lupo di mare, accesa la
sigaretta, è salpato prima che giungesse il Natale ed ora sta
cacciando tra le acque fredde il cibo che mangerete.
Lo vedo al largo che ti saluta, Leda, agitando il braccio con la
bandiera francese ben stretta nel suo pugno.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
27 Dicembre
Quel lupo di mare continua a navigare e pescare, seduto sul ponte
della sua imbarcazione. Le acque si sono fatte ghiacciate, ma non si
copre troppo. Dice che patire un po' di freddo fa bene alla salute,
sempre, anche quando si dorme tiene l'attenzione leggermente desta.
Del resto il tuo amico è uno che i pericoli preferisce percepirli in
anticipo, piuttosto che farsi trovare impreparato al caldo delle
coltri.
Va procedendo tra le acque di un mare ricchissimo, si dice che la sua
pesca sia particolare. Molto del pescato lo rigetta là dove si
trovava, anche il poco pesce consumato è un po' come se lo rigettasse
al mare dopo averne assorbito il fosforo. Fissato com'è, egli lega e
immerge sulla sua rete degli stani disegni per richiamare i pesci.
Presta poi molta cura nell'annodare le maglie rotte di quella stessa
rete. Sembra infatti che cerchi delle specie rare e molto forti,
soggetti acquatici capaci di decifrare i segni dei suoi disegni e in
grado di ingaggiare dure lotte con la sua rete imbrigliante.
Mi ha detto che spera di rivederti presto, ed ha aggiunto, quasi
volendosi scusare con te di qualcosa: <<La mia è un'odissea
viva di cui i più forse non capiscono molto il senso>>.
Io, che lo conosco bene, credo però che non sappia mai bene se vada
per mare a cercare il suo branco disperso tra le acque o a cercare un
rotta di navigazione che conduca al tuo porto. Quando a Natale
qualcuno mi ha riferito che vuole fare entrambe le cose insieme, ho
pensato che forse egli sia solo un marinaio ubriaco o un capitano
fuori di testa.
In ogni caso, ti saluta e ti pensa, Leda, anche se non si commuove
più come un volta (dev'essere un po' invecchiato).
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
28 Dicembre
Cara amica,
Il tuo capitano fuori di testa, vorrebbe far rotta al più presto
verso il tuo porto, rientrare dall'Atlantico al Mediterraneo.
Delle volte - lo sai anche tu - rischia di perdersi. Certe sirene
vorrebbero indurlo a mollare la caccia alla balena. Mentre il capitano
sa che anche Moby Dick lo ha riconosciuto e accettato. Sta solo
aspettando un segno dal cielo - forse una cometa - che gli permetta di
girare lesto il timone verso il punto dove ella si trova.
Lo vedo dannarsi col timone del suo grande gozzo nero; forse anche tu,
Leda, ti stai dannando con qualcosa... quel lumino intermittente che
vedi al largo ti segnala la sua imbarcazione, priva di ormeggi con la
terra.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
29 Dicembre
Carissima Leda!
L'altra notte il tuo capitano ha attraccato al molo, pare solamente
per una breve sosta. Lo incontrai che si aggirava furioso nel porto
tra le nebbie, mentre dava calci a tutti i lampioni che incontrava.
Pareva furibondo. Brontolava come un vecchio, agitando le braccia, su
qualcosa che non trovava o aveva perso, ma non ho capito bene con che
cosa o con chi ce l'avesse.
Quando mi fu vicino e gli chiesi: <<Qual'è il
problema?>>, sembrò che non mi avesse né visto né udito e non
rispose nulla. Pensai allora che Moby Dick gli fosse sfuggita un'altra
volta e la rabbia gli stesse rodendo acida le viscere.
Poi si accorse della mia presenza e mi disse: <<Ah, se tu!
Dimmi: hai notizie di Leda?>>. Iniziai a farfugliare su
qualcosa, ma subito girò sui tacchi e se ne andò. Lanciata lontano
la sigaretta, tornò ad incamminarsi nella nebbia, mentre coi pugni
alzati riprendeva a bestemmiare.
Così sparì alla mia vista, ma ancora adesso odo nelle orecchie l'eco
di quella sua reiterata bestemmia:
<<Numi, che vita!>>... <<Numi, che vita!>>...
<<Numi, che vita!>>.
Per questo, cara amica, ti rivolgo - da parte sua - la domanda:
<<Come va?>>.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
31 Dicembre
Amica cara,
non sono più riuscito a vedere né te, né il capitano, in queste
ore. Sul porto non vi è traccia di lui, ma la sua baleniera è sempre
ancorata ben salda sul molo.
E' probabile che si trovi in coperta a trafficare con i disegni e le
reti.
Qualcuno l'ha udito nottetempo gettare a mare dei pesanti fardelli.
Chi me lo ha riferito non è riuscito però a scorgere di che cosa si
trattasse con precisione, poté solo desumere dal greve tonfo in
acqua, la loro pesantezza.
Mi domando se partirà prima di capodanno, o se verrà a festeggiare
con noi al Caffè Oporto. Per quanto a lungo abbia navigato con lui,
è sempre difficile sapere cosa gli passa per la testa.
Una volta, mi ricordo che stavamo per scendere a Marsiglia ad
imbarcarci, quando lo trovai che stava pensieroso con la pipa in
bocca, seduto sul gradino di una strada di Parigi. Pareva aspettasse
il passaggio di qualcuno, ma poi vidi che poggiò la pipa sul selciato
e inizio a giocherellare con un tappo di bottiglia. Il suo sguardo da
pensoso si fece vacuo. Mi parve come immerso nel nulla, quando
attaccò a pigolare senza fine una cantilena incomprensibile. La sua
mano continuava a muovere quel tappo con movenze insensate, quasi
fossero dettate dall'ordine di un oscuro motore. Quello spettacolo mi
gelò la vista e il cuore, non potrò dimenticarlo. L'unica
impressione fu che egli fosse perso per sempre.
Non so veramente cosa riuscì a destarlo da quello stato pietoso,
quale sia stato il richiamo capace di ricondurlo alla vita. L'unica
cosa che osservai fu che da quel giorno non fumò più la pipa: sono
le sigarette a gestire il ritmo del suo affanno.
Non chiedermi ora, Leda, il motivo per cui ti ho raccontato
quest'episodio della vita del capitano, perché potrebbe esser stato
solo quello di riempire meglio questo foglio di carta.
Non so lui, ma io ti mando gli auguri di un lieto Capodanno e di un
prospero anno nuovo.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
1 Gennaio
Dolce Leda,
poche danze e poco bere hanno caratterizzato questa fine d'anno.
Ho sentito molti parlare del capitano come di uno 'scemo'. E' infatti
saltato fuori, dal passaparola tra i moli fino al Caffè Oporto, che
quel che aveva gettato a mare qualche notte fa, altro non erano che
delle nuove reti. Puoi immaginare il sarcasmo e l'ironia che si è
scatenata tra i pescatori. "Il capitano pesca nel porto!":
può essere questo il titolo di questa storiella comica di fine
millennio. Eravamo tutti abituati a vederlo partire per lidi lontani a
caccia di grossi cetacei, immerso in pensieri profondi quanto l'acqua
dei pesci che cercava. E adesso ce lo troviamo qui rimbecillito a
gettare le reti nel porto, nelle cui acque basse non si trova altro
che qualche acciuga, medusa o mollusco.
Passati i brindisi conditi da questa barzelletta, decisi di andare a
trovarlo. Quel po' di alcool bevuto mi scaldava dalla notte fredda e
mi scioglieva quel timore che comunque siamo tutti abituati a sentire
quando si parla a lui seduti nella sua cabina.
Mi avviai, così, sul molo verso la sua imbarcazione, tra il cielo
terso pieno delle stelle del nuovo anno e il vecchio mare che si
ghiacciava scuro. Quando attraversai la passerella per saltare sul
ponte, quel glorioso gozzo mi parve meno cupo di come lo ricordavo. Mi
accorsi allora che il grigio antracite dello scafo e delle paratie
aveva subito dei ritocchi. Dei sottili filetti e delle onde rosse
correvano adesso lungo tutti i loro perimetri.
Non pensai più a quel dettaglio perché dopo iniziai a chiamarlo,
gettando voci in coperta e verso la cabina di comando. Lo trovai
invece nella cambusa, curvo ad accudire una tartaruga. Mi salutò con
un gesto che mi indicava il posto dove sedermi, mentre proseguiva a
imboccare di piccoli pezzi di gambero la tartaruga che nel frattempo
si era posto sul grembo. Mi accesi il sigaro ad assistetti a
quell'operazione in muto silenzio, mentre lui mi raccontava dei
problemi di quella testuggine. Poi mi alzai e iniziai a girellare per
la cambusa, facendo solo qualche accenno di assenso verso le sue
precise affermazioni sull'animale; ma passando il tempo maturai un
imbarazzo sempre crescente. Ad un certo punto volevo solo più
andarmene. Mi sentii io un animale, ma in gabbia e non capivo più
cosa fossi andato a fare là. Iniziai allora a cercarmi in testa una
scusa per salutarlo.
Spero che non si sia offeso il tuo capitano, cara amica, perché da
lì a poco l'unica cosa che riuscii a compiere fu una fuga tanto
precipitosa, quanto grossolana. Balbettai, infatti, solo qualcosa sul
mio sonno e sugli occhi che si chiudevano, quindi presi la porta della
cambusa quasi di corsa, sussurrando: <<Alla prossima>>.
Il mattino seguente mi svegliai confuso e rimasi sonnolento tutto il
giorno. Solo adesso, dopo molti caffè, e al calar della sera, presi
mano alla penna di queste due righe a te.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
3 Gennaio
Ieri ero al Caffè Oporto, quando entrò il
capitano. Mi fece un sorriso di saluto e poi venne a sedersi al mio
tavolo con la pinta di birra chiara in mano.
Dopo brevi convenevoli, fui subito incerto. Non sapevo se chiedere
della tartaruga o dei suoi progetti. Mi sentii ridicolo all'idea di
domandare: "Come sta la sua testuggine, capitano?", così
optai per i secondi. <<Nessun progetto, amico mio, cerco di
vivere>>, fu la sua risposta. Subito rimasi stupito; mi vennero
in mente tutte le volte che a domande del genere rispondeva con quella
specie di motto che recitava: <<Barra a dritta e poi
lottare>>. Mi sovvenne in seguito di collegare quella strana
risposta alle nuove decorazioni rosse che notai la notte di Capodanno
sulla sua imbarcazione. Quel 'vivere', per un istante, mi parve,
seppur confusamente, acquistasse un senso.
Gli parlai, quindi, io dei miei progetti circa il varo di una nuova
nave scuola per giovani di belle speranza. Percepii, però, presto
della vergogna e il mio discorso iniziò a sfuggire a me stesso. Credo
se ne accorse, perché, poggiata la birra sul tavolo, iniziò a
chiedermi di te. Felice dell'interruzione, gli dissi che ti sapevo
molto occupata nella tua attività di "volontariato".
Non commentò se non alzando un sopracciglio, come può fare un
vecchio professore di antichità latine al cospetto di un studente
irriverente che citi un film nella sua interrogazione.
Si accese quindi una sigaretta e si alzò mentre mi salutava
cordialmente, mandando anche a te, Leda, i suoi migliori auguri
d'inizio anno.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
4 Gennaio
Ciao Leda!
Questa mattina ho trovato nella posta, un biglietto del capitano. Te
lo invio perchè credo che non ti abbia trovata e che sia a te
rivolto. In verità sul retro c'è solo scritto: "Canto di
piazza".
Scendi giù, baby!
Vieni al porto,
a sporcarti con le mie parole,
che sian vele, reti o pesce.
Scendi giù a ballare, baby!
E' qui la musica delle onde
e dei venti tra i fuochi
d' una lacrima o un sorriso.
Lascia quelle acque ferme, baby!
Mille specchi aspettan solo le tue cure
per rifletterti e brillare:
clown e domatori teniamoli al largo.
E' duro, lo so.
E' da meticci, lo so pure.
Ma è qui la vita, baby!
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
5 Gennaio
L'Arianna è salpato, bordeggiando le strette insenature della
costa.
Stamani dalle vetrate delle officine "Max Fabius" dove
lavoravo a qualche chilometro dal porto, l'ho visto spuntare nelle
acque tra i vapori dissolvendi della nebbia.
Lento e inesorabile coprì l'ansa del golfo. Giunto al punto a me
prossimo, mi accorsi meglio dei suoi nuovi colori. Quel grigio canna
di fucile solcato dai tratti di un rosso garofano mi parve rendessero
quel natante più piccolo del ricordo che ne serbavo. Pensai:
<<Così è ripartito. Senza grandi spiegazioni>>. Il
capitano ha ripreso il mare sull'asse orizzontale dei perimetri di
terra.
Cara Leda, credo proprio che non ci sia da preoccuparci per lui: con
quella navigazione non sta certo andando lontano. Nè le stelle, nè
Moby Dick sono oggi al suo orizzonte.
Ti ringrazio, or che mi sovviene, del suo canto che mi inviasti la
vigilia di Natale: quella "Corona di stelle" che dà nome e
senso alla sua Arianna.
Reagisco
A ogni tuo
Lieve movimento:
Mi incanti
Mi turbi
Mi accechi
Mi annienti.
Sono fuori
Di me e di te:
Ti osservo
Vicina e lontana
Costellazione
Nel cielo
Dei miei sogni.
Aspettando di immergere
La testa nel mare d'oggi
Là dove sei riflessa.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
6 Gennaio
Carissima Leda,
non c’è stato bisogno di mobilitare i piccioni viaggiatori, per far
giungere al capitano il tuo messaggio. Ieri, prima ancora del calar
della sera l’Arianna era gia rientrato in porto. La brezza non
pungente e la luce invitante ci permise di prendere insieme un
aperitivo sulla terrazza del Caffè Oporto. Non mi disse dove fosse
stato durante la giornata, ma iniziò a raccontarmi cosa capitò il
giorno di Natale e quello seguente, quasi dovesse darmi delle
spiegazione per come lo incontrai furioso alcuni giorni dopo nella
nebbia sul molo. Non per te, Leda, ma quello che segue può avere dell’incredibile
per chi non sia consapevole dei pericoli della caccia alla balena.
Il capitano stava facendo rotta verso le Americhe, quando a
mezzogiorno del giorno Natale, si trovava al largo di Madera. Avvistò
allora col binocolo un enorme cetaceo bianco. Non riusciva ancora a
distinguere se si trattasse di una balena o di un capidoglio. Non gli
parve proprio fosse Moby Dick: il suo capo - nonostante la distanza -
gli risultava troppo grande rispetto a quello che ben conosceva.
Così, trangugiato un boccone ed una tazza di tè, si decise, quasi
solo per curiosità, a ruotare il timone in direzione del candido
animale. Gli servì tutto il pomeriggio per avvicinarlo. Nello
svolgersi di quell'inseguimento, man mano percepì che non stava
scappando da lui, ma nuotava concitato verso l’isola con una rara
foga. Era a pochissime miglia dalla costa, quando all’imbrunire,
impugnato nuovamente il binocolo, ebbe l’impressione che si
trattasse proprio di Moby Dick. Nel mare scuro dal freddo, i colori
del sole si spegnevano all’orizzonte rendendo la sua identificazione
assai ardua. Alla difficoltà della luce si andò affiancando un
rifiuto d’istinto a riconoscere, quando capì che non avrebbe
svoltato prima di arenarsi sulla spiaggia. Lo spaziò si concentrò,
prima di quella svolta ormai impossibile: il dubbio gli fu
atroce.
Era ormai buio quando il capitano fermò L'Arianna, gettando
bruscamente l’ancora prima delle secche, a un centinaio di metri
dalla riva. Di quella stana balena riusciva solo a intravedere dal
biancore la sagoma enorme agonizzante sul bagnasciuga. Non gli restò
altro da fare che gettare due lanterne sul piccolo naviglio di
soccorso e salpare con remate automatiche verso riva. Sapeva di dover
cercare il segno delle sue ferite.
Quando accese la luce, a pochi metri dal quel gigante dei mare
arenato, restò di sasso. Sotto l’occhio sinistro, la macchia nera
solcata dai ferri della sua imperizia era immobile sopra la fiamma
tremula della sua lanterna. Si voltò di scatto, quasi a provare a
gettare lo sguardo altrove. Le ombre sulla sabbia lo condussero solo a
riconoscere le lignee strutture di uno stabilimento balneare. Davanti
alle palme nere sul cielo, casupole e steccati senza fine si
stagliavano chiudendo quel lembo di terra davanti all’oceano. Per un
momento gli parve fosse stata la rete di qualcun’altro ad aver
accolto Moby Dick.
Della notte passata sulla spiaggia, il capitano non mi disse nulla.
Solo il nome del luogo letto su un cartellone: "Ilhas
desertas". Mi raccontò invece che il dì seguente scovò una
lattina di vernice rossa in una bungalow di attrezzi e la portò sull’Arianna.
Fu allora che passò il tempo a decorare la sua imbarcazione. Per la
prima volta, invece dei disegni sui fogli delle reti da profondità,
usò il pennello per segnare la sua barca esteriormente. Il
significato di quei filetti e di quelle onde non me lo chiedere, dolce
amica mia: per come mi raccontò il suo giorno di Santo Stefano, posso
solo capire la necessità urgente di esprimersi con quel fare profili
e perimetri col rosso caldo sul grigio freddo.
Terminato il suo narrare, non ebbi le parole per commenti. Così,
prima che mi chiedesse di te, ho tirato fuori dalla mia borsa il tuo
messaggio: lo spartito di quella vecchia canzonetta.
Partirà, la nave partirà/ Dove arriverà?/ Questo non si sa/Sarà
come l’arca di Noè/Cane, gatto, io e te/...
Quando l’ebbe letto, il tuo capitano sorrise sornione. Non si
capacita mai che tu conosca certe vecchie ballate. Ti posso assicurare
che l’hai sicuramente costretto a pensare al suo contrabbasso chiuso
in custodia nella stiva dell’Arianna.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
7 Gennaio
Nella tarda mattinata di ieri, rientrando da dei controlli di
qualità su una barca appena varata in porto, passai sull’Arianna a
salutare il capitano. Lo trovai in piedi che osservava la testuggine
nuotare nel pozzetto di prua. Mi spiegò che l’acqua era
sufficientemente calda per lei a quell’ora; quindi mi invitò a bere
qualcosa in coperta. Erano mesi che non entravo nella sua cabina e non
potei fare a meno di notare che qualcosa era mutato. Le pareti erano
assai più spoglie, vi era appeso solo più un planisfero terracqueo
del mondo. Gli schizzi dei disegni erano spariti. Ti farà piacere,
Leda, sapere che in un angolo notai la custodia nera del contrabbasso
ancora sporca della muffa della stiva. <<Ho fatto un po’ d’ordine>>
fu la sua preventiva spiegazione, mentre si accingeva a prendere il
vermut e due bicchieri.
Iniziò poi a raccontarmi del suo rientro da Madera.
La notte tra il 27 e il 28 dicembre si scatenò una discreta tempesta
all’entrata delle “Colonne d’Ercole” che lo indusse a deviare
verso il porto di Gibilterra in cerca di riparo. Attraccò l’Arianna
che era quasi mezzanotte e, nonostante la pioggia e il vento sferzanti,
si incamminò per le vie strette della città. Aveva fatto pochi passi
nell’interno di un budello, quando un gruppo di pellegrini diretti
in Africa, lo fermarono. Il responsabile di quella composita comitiva
di questuanti, con il fare certo di chi avesse incontrato la persona
giusta, gli chiese la via dell’imbarco del traghetto “Santa
Esperanza” per Orano. Li vedeva quei vecchi, quelle donne e quei
bambini; tutti accalcati nella via: c’era chi già pregava tra altri
che urlavano sommessi o piangevano di sonno. Rispose loro con tutto il
garbo che naturalmente gli uscì, ma non riuscì ad aiutarli non
avendo alcuna idea di quale fossa la strada per il molo dei traghetti.
In quel momento il capitano mi allungò sul tavolino un foglio di
gazzetta. L’occhio non poté non cadermi nel cerchietto rosso sulla
notizia che riportava del naufragio del “Santa Esperanza” al largo
del Marocco.
<<E così ha visto per ultimo sia Moby Dick che quei pellegrini.
Cosa ne pensa, capitano?>> chiesi io.
La sua risposta fu telegrafica: << Osservo solo che dei
mammiferi vanno a morire fuori dall’acqua mentre altri dentro,
probabilmente entrambi per l’imperizia di qualcuno>>.
Finito il vermut nei bicchieri, si rallegrò dicendomi che quella sera
sarebbe andato con te a cena, su nei locali della città vecchia. Mi
sfuggì una battuta: <<Si ricordi, prima di stasera, di pulire
il contrabbasso!>>. Rise e mi salutò.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
8 Gennaio
Non dirmi niente, amica mia.
Di come è andata la serata di ieri, so già tutto! All’alba di oggi
il capitano mi buttò giù dal letto. Nello stordimento lo sentivo
ripetere solo: <<Questa è bella!>>...<<Questa è
bella!>>...<<Questa è proprio bella!>>...
Avevo dormito poche ore, dopo che ieri sera, ascoltando il fado,
mi ero attardato nella notte con i miei mille ricordi di nostalgia. Mi
ripresi solo dopo il caffè nero. Seduto di fronte a me il capitano
aveva già acceso un’altra sigaretta.
Il succo del suo discorso, se non m’inganno, fu questo: “Mi ero
appena ritirato nel porto a vivere e adesso viene Leda a chiedermi
progetti per riprendere il largo”. La domanda sottintesa, cui
cercava risposta, me la pose in mano sotto forma di questa notarella a
te rivolta.
Negli abissi d’acqua e vapore
Di un naufragio
Tra vele invisibili,
Esprimi necessità
Che cozzano dure
Con le mie urgenze.
Ci troveremo mai
sulla isola eletta,
in questo Caos?
Non comprenderei il perché sia venuto proprio da me a porre un
quesito del genere, se non fosse che conosce bene la nostra
amicizia.
Così gli raccontai di te, cara Leda.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
9 Gennaio
M'hai chiesto con la solita soverchia vanità cosa dissi di te al
capitano. Spero di non deluderti, Leda, se ti anticipo subito
che non parlai dei tuoi capelli, dei tuo occhi o della tua bocca. Mi
limitai a descrivere la tua attività di "volontariato".
Anche tu, come noi, viaggi, racconti e ti tieni vicina la musica, ma
mentre il capitano insegue le balene ed io le navi, tu insegui cigni.
Il tuo seguirli per acqua, cielo e terra non è per condurli in
qualche luogo, ma per farti condurre dove quelli vanno. Si può dire
che li osservi, conseguendo i loro viaggi.
Quello che risposi al capitano fu insomma, solo questo: <<Per
come conosco il suo lavoro, quando chiede "Dove vai?",
non è per far mutare rotta al cigno, ma semplicemente per conoscere
la sua "volontà">>.
Non so se lo persuasi. Bevuto il secondo caffè, si alzò sforzando un
sorriso pieno di dubbi. Quanto fossero rivolti a te o a se, proprio
non saprei.
Perdona la brevità di questa mia, cara Leda. Devo proprio andare: mi
aspettano al cantiere.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
11 Gennaio
Ho saputo da un giovane marinaio delle "Ville blanche"
proveniente da Lisbona, cosa fece il capitano il giorno 5, quando
lasciò la prima volta questo porto con la 'nuova' Arianna. Mi ha
detto di averlo incontrato alla sede della compagnia di primo
pomeriggio, mentre aspettava che tornasse dal pranzo il direttore capo
del progetto "Azzorre". Proseguì narrandomi di averlo
trovato torvo e silenzioso mentre nell'attesa si passava da una mano
all' altra una lettera intestata.
E' facile desumere, cara amica, che fosse andato là in relazione a
Moby Dick.
Per il resto non ho grandi novità. Ieri sera mi chiedevo se si
potesse suonare il fado al pianoforte.
Ma tu, l'hai più sentito il capitano? E hai più cantato pensando a
noi?
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|
19 Gennaio
Avrai letto forse anche tu, cara amica, che sulla gazzetta parlano
del fallimento del progetto "Azzorre". Quella grandiosa
impresa di recintare quelle isole per riunire in una bacino naturale
di proporzioni enormi tutti i cetacei da salvare è stata
definitivamente abbandonata per mancanza di fondi e conseguentemente
la compagnia per la salvaguardia dei cetacei ha chiuso i battenti,
lasciando disoccupati centinaia di pescatori convertiti
all'ecomarineria.
Sappiamo noi, cara amica, che forse il motivo è stato un'altro: Moby
Dick doveva costituire il numero di maggior richiamo.
E' andata così.
Forse non son più tempi per salvare stelle, ma solo per bordeggiare
sulla costa, come fa il tuo capitano.
Lo vedo sull'Arianna ormeggiata subito fuori dal porto, che traffica
con reti sempre più affilate.
Mi ha detto che ti aspetta, Leda. Non si sposta dai paraggi: sta
vegliando col terrore folle di vedere i clown sopraggiungere dal mare.
Quei domatori che urleranno di chiudere questo porto inquinato dalla
tua bellezza.
Ti saluta, ed io con lui, suonando insieme quel "Canto di
piazza" affinchè il tuo volontariato non si faccia mai coatto
diventando schiavitù e i tuoi lavori non si privino mai della cura
necessaria.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§ |
|

EPILOGO
20 gennaio
Queste feste parrebbero finite. Il capitano ti aspetta
agognando il tuo incenso per la nave ed il tuo tè per scaldarsi il
cuore. D’altro canto, il sottoscritto ha finito i suoi turno al faro.
Come sai mi è venuto, in sorte, per queste vacanze natalizie, il lavoro
aggiunto di far la guardia al mare dall’alto della torre sul porto. I
miei due soci volontari sono andati al caldo a respirare l’odore di
acque meno agri, ed io restai qui a scrivere queste lettere nel buio
delle notti insonni con la luce rotante del faro sulla testa. Questa
torcia sempre uguale dalla sera alla mattina, che ho accudito da guasti
ed incidenti. L’ho fatto pensando a te, cara Leda, che invece a
Marsiglia sarai forse tornata adesso a curar cigni malati.
Toccò così a me, adesso, andare a cena con lui.
L’altra sera in piedi, consumammo un breve aperitivo parlando solo del
passato appena prossimo, cioè di quelle occupazioni che ci avevano
riempito la giornata. Solamente quando fummo seduti al ristorante i
tempi si allungarono remoti ed io iniziai:
<<Perché non ha salvato quell’orfana arenata sul bordo della
strada?>> , chiesi a lui. <<Reti e funi, paranchi e
travicelli non mancavano di certo sull’Arianna!>>
<<Fu quella per me una notte di veglia. Dalla sera alla mattina,
restai là sull’arena che si faceva rossa ad assistere la carne
esangue di quella mole immensa>>, iniziò il capitano.
Quindi s’azzittì per un momento e poi riprese un passo indietro,
raccontandomi di quando accettò con entusiasmo la missione dalla
compagnia, e prese l’Arianna, quel gozzo mercantile che aiutai pur io
a convertire dai commerci a baleniera 'verde'. Mi ricordò di quando,
sull’orlo della fosse delle Marianne, incontrò Moby Dick la prima
volta. Settimane di inseguimenti e dure lotte passò fino ad
imbrigliarla. Ma siccome ella presto iniziò ad agitarsi selvaggiamente
strappandogli le reti, mi confessò che prese mano all’arpione come
arma. Quasi la volesse persuadere, finita la retorica, affinché
restasse docile nella sua rete.
<<No, amico>>, proseguì. <<Non fu reiterata
imperizia. E’ che ognuno ha il suo destino, non si può mai chieder
troppo. Le ferite di una volta le osservai letali per ripartire da
Madera alle Azzorre>>.
Non aggiunse altro. Quando uscimmo dal locale, si offrì di
accompagnarmi al faro per i miei controlli sulla sicurezza dell’impianto
luce. Salivamo le scale verso i pannelli di comando, quando si rivolse a
me dicendo: <<Lo sa, caro Ulisse, cosa ho sentito al bollettino
radio del Mediterraneo?... Il “Santa Esperanza” non è affondato per
la codardia di fronte alla tempesta del solito equipaggio inglese, neppure
proveniva da lontano quel S.O.S. lanciato alla marineria di
Melilla. Salpati che furono, i guardacoste marocchini si accorsero del
faro spento e trovarono il traghetto rovesciato nelle secche fuori
porto>>.
Gli chiesi allora io dei suoi disegni, quella specie di carte
geografiche che issava nella rete a rinforzo di ogni nodo, quando
cacciava Moby Dick.
<<E’ il mio Atlante, con le mappe del mare che conosco e che
solo oggi ho ripreso a disegnare, dopo che vi segnai viaggi immaginati
con troppa fantasia che mi condussero alle infime Marianne e che, a
Natale, parvero condurmi alle sommità di Atlantide >>.
Cara amica, quella notte il tuo capitano riconobbe Moby Dick, questo
solo fece veramente. Per come potrebbe dirla lui: <<Tra Atlante e
Atlantide, così come tra Arianna e Marianne, ci son piccole differenze
che un pesce però coglie fino a farsi gonfiare il capo, come un
mammifero folle, indotto a volare sulla spiaggia del deserto>>.
Addio, Leda! Sull'Arianna cangiante in chiaro, un giorno andremo tutti
insieme a fare i guardacoste nel mare dove tu ti trovi, cantando e
suonando, con in pugno bandiere di rivolte aggettivate da un nome antico
o prossimo a venire. O almeno, se sconfitti come schiavi, in viaggio a
Orano sulla tomba di Camus.
[Ulisse]
|
|
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
§
|