Vincenzo Aiello

L'uccello addormentato

I PARTE

 

"Il potere logora chi non ce l'ha" (G. Andreotti)
Sì, ma...
"L'appartenenza al potere è già follia e morte (I. Silone)" 

 

  


Ubaldo si destò deluso e non per il sogno erotico che era andato smaterializzandosi come le altre mattine, ma per quella strana sensazione che provava ogni giorno quando era costretto a fare i conti con la sua realtà. Non c'era tempo per la colazione l'avrebbe fatta al ritorno, ora c'erano le lodi mattutine da intonare al Dio di giugno.
Entrò in Chiesa trafelato cercando di dare il meno possibile nell'occhio. Ma i ragazzi dell'AC che animavano la prima Messa l'avevano notato ancora più chiaramente. Era sempre stato il primo della classe ed il vanto della sua famiglia: giuristi pratici da generazioni. Alla fine del Liceo avrebbe preferito iscriversi a Lettere: ma si sa le parole non hanno mai dato da mangiare a nessuno. Aveva optato quindi per lo sbocco più naturale, quello di Giurisprudenza all'Ateneo federiciano. Erano stati sette anni passati tra pandette e codici senza un amico, senza una donna. L'unico incontro che gli aveva cambiato l'esistenza era stato quello con una sigla universitaria di seguaci di Maria: ambienti borghesi con la malattia della politica e delle sagrestie. Tutti figli di democristiani illustri. Ma il tempo era cambiato, ora, le parole d'ordine erano legalità, trasparenza, partecipazione. Bisognava spendersi per colpire le collusioni tra mafia, ambienti imprenditoriali e politici: bisognava colpire il regime...



Il canto di Zaccaria era ancora nell'aria, le vecchie iniziavano la loro coroncina al Cuore di Gesù. Ubaldo uscì di corsa e sbattè letteralmente in faccia a Roberta: assonnata, in disordine, gli occhi gradi come tutto il resto. "Tesoro ho fatto tardi, non sono riuscita a levarmi in tempo... Ma tu sei pallido, scommetto che ancora devi fare colazione. Al bar in piazza fanno dei cornetti da Gambero rosso. Forza svegliati che dopo hai studio!".
Anche Roberta era figlia di quella borghesia notabile paesana, per intenderci quella che è presente negli inchini dello struscio ma soprattutto nelle dicerie e per lei i motivi di 'nciucio erano rilevanti. Era affetta da una particolare patologia delle ghiandole della crescita che l'avevano trasformata in un Moby Dick peripatetico. Ma ora c'era Ubaldo che aveva dato nuovo lustro alle sue voglie; non solo sessuali. Il Matrimonio ecco cosa voleva Roberta, in fondo tutti gli elementi concordavano: bravo giovine con un'avvenire brillante nel foro locale; famiglia rispettabile e con un buon patrimonio in fondi rustici. Eppoi era chiaro che Ubaldo non poteva che essere il suo uomo: a Roberta non mancava del resto nulla di ciò di cui Ubaldo aveva bisogno: una seconda mamma che gli organizzasse la vita, che gliela scandisse. Certo lui non avrebbe voluto una presenza costante. Quando Ubaldo aveva i suoi momenti di disperazione, non voleva nessuno nei dintorni: quando Ubaldo si nascondeva voleva farla in barba anche a Dio.


"... In quel momento entrò il Gargiulo che proruppe in insolenze biecamente irrispettose della dignità dei presenti. Fattogli notare che il suo comportamento stava tracimando dai normali canoni consentiti dal buon senso e dal buon gusto e visto che il Gargiulo non smetteva di profferire verbi offensivi all'indirizzo dei presenti, la situazione ebbe a degenerare. Fu allora che lo Aversa gli intimò di smetterla e di porre fine alle sue insolenze. Ma il Gargiulo non trovò di meglio che iniziare un'azione violenta nei riguardi de lo Aversa. La colluttazione durò - dicono i testimoni citati in fondo - per lo spazio temporale di circa 10 minuti. Il tutto finì dopo il provvidenziale intervento delle forze dell'ordine che in maniera precisa intervennero a sedare gli animi... ".
"Penso che così vada bene. Come Lei sa la querela avrà il suo corso d'ufficio: ora è indispensabile non avere alcun contatto con la controparte oggetto dell'aggressione in parola. Siamo noi che dovremo dettare il ritmo della vicenda processuale. Detto fra noi è inaudito che simili accadimenti possono ancora essere posti in essere nelle nostre cittadine che hanno avuto sempre la nomea di luoghi deputati al divertimento. Sì, è proprio vero: non c'è più religione".
Una querela da scrivere era manna per uno che era ancora praticante procuratore e che non aveva ancora possibilità di adire le giurisdizioni superiori. Erano 200.000 lire: soldini che gli avrebbero permesso di comprare due nuovi titoli della "Collezione Valla" che da tempo desiderava allineare negli scaffali della biblioteca familiare. Se tirava la cinghia avrebbe potuto anche farci uscire qualche serata al Pub America. Conosceva il gestore che concedeva alla sua comitiva di amici sconti non richiesti, ma che venivano segretamente apprezzati. Ora basta lavoro: era temo di pranzare poi avrebbe dato un'occhiata al "Sole 24 ore". No, non leggeva più "Il Manifesto", nè gli altri giornali di sinistra. In fondo D'Alema e soci assomigliavano sempre di più ai democristiani. La destra del Berlusca era invotabile, lo stesso si dica per questi nuovo seguaci del Centro. Ora avevano i soldi in Svizzera che bisogno c'era ancora di rubare non lo capiva proprio. Il maggioritario aveva fatto implodere il partito unico dei cattolici: ma nei due blocchi contrapposti che si erano creati dopo la riforma elettorale erano sempre i moderati che la facevano da padroni. Facce gonfie, labbra piccole, epiteti sussurrati: facce da preti...


"Qualcuno risponda al telefono: non vedete che sono impegnato nella lettura!".
"Pronto, Maria, sono Tonino, c'è Ubaldo?". "Ubaldo, al telefono: c'è Tonino". "Che vuoi!", "Volevo solo salutarti: come gira la parallasse?". "Oraria, e a te?". "Solite cose. Ho solo dei problemi al fegato, sai che non reggo gli alcolici. Ma non ti ho chiamato per questo ma per sapere cosa fai stasera? Io vorrei andare a quella conferenza sulla Metafisica da Parmenide a Platone: la organizza lo"Stazio" in collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Marotta. Penso che sia una cosa da non perdere. Vieni anche tu". "E' un'iniziativa lodevolissima ma lo sai che oggi è lunedì, io e Roberta stiamo studiando l'inglese. Tonino stiamo per entrare in Europa e chi non sa il greco moderno è come se non esistesse. Come faccio sennò a parlare con tutto il mondo tramite Internet se non so la lingua. Sai, il bar "Vulcano" l'ha messo, e ieri ho parlato per ben due ore con una bambina australiana che stava facendo colazione: sai che cosa mangiano a Sidney al mattino?".



Tonino era più grande di Ubaldo di un anno. Si conoscevano fin da piccoli, anche se era stata una di quelle amicizie a distanza. Poi il Liceo. Stesso Corso, ma distanziati di un anno. Poi Tonino aveva fatto la maturità (non molto brillante in verità) e si era iscritto a Giurisprudenza. Ma Tonino si era perso nei suoi vent'anni: tra il pallone e le donne, senza ancora alcuna conoscenza di Dio. Ubaldo invece aveva doppiato la maturità con il massimo dei voti e si apprestava ad entrare in Università per riportare lo stesso successo. C'era uno studio da rilevare, il vecchio avvocato Tesauro suo padre, uomo di una destra silenziosa e dal volto pulito, aveva un'età tale da abbisognare di un aiuto sostanziale nell'esperimento del suo ruolo di avvocato. Si erano così incontrati senza volerlo: Ubaldo non aveva mai avuto amici ed era sempre più chiuso. Tonino viveva nel suo mondo fatto di Maradona, di veri amici e di innammoramenti impossibili. Insomma due bei soggetti.



"Ecco, questa gliela scrissi nel giugno del '94; era il Corpus Domini. Ascolta, te la recito, il titolo è "Fragole" ".


"Tra petali di rosa e motivi infantili,
litanie soffocate su strade già usate.
Strane transazioni nei gesti trasparenti,
di statici coloni e sagrestani.

E' sera ritrovo nelle tue fragole la ricompensa al lento andare".

L'aveva letta ad Ubaldo. In risposta aveva ricevuto il suo solito sorriso verticale e quasi strafottente. Lo stile non era quello giusto, era troppo basso e poi quelle sdolcinature patetiche. "Ma davvero stai ancora a pensare a quella... ".



Tonino non si era laureato. Era oramai un trentino per dirla con Camilleri. Lavorava? , qualcosa con le assicurazioni, l'occupazione che aveva ereditato dal padre pensionato. Che faceva durante la giornata? Scriveva per un settimanale provinciale di cronaca giudiziaria e di camorra. No, non era cambiato. Credeva ancora terribilmente nell'amore. Ivana però lo aveva lasciato di sasso. Lei voleva un buon partito, voleva sposarsi in fretta per emanciparsi da una famiglia che la costringeva nello stretto abito mentale di una frazione collinare di paese. Aveva creduto di trovare questo principe azzurro in Tonino che in realtà alto e biondo lo era veramente. Ed in quel periodo anche in una forma fisica di un certo rilievo. Otto anni di differenza. Forse troppi. No, non è che Ivana non lo avesse amato, nei primi tempi. Ma Tonino aveva, subito dopo i primi mesi, rivelato il suo carattere alquanto stravagante: fatto di citazioni di Isaia e di impegno, "perché cazzo qui si drogano tutti e nessuno muove un dito".


Ora i capelli biondi li stava perdendo quasi tutti e si era ingrossato di nuovo. A calcio non giocava più da tempo e neanche a tennis. Troppo grasso e gli amici non volevano più incrociare con lui la racchetta, "mi mandi fuori palla! Torna quando hai ripreso almeno a palleggiare". Ora pensava alla vita quella vera, quella fatta di cose reali e poco spiritualistiche. L'Italia stava per entrare in Europa e un lavoro certo con la licenza liceale classica non lo trovava mica. O meglio poteva sempre mettersi a fare il cameriere per 10 ore al giorno ad un milione al mese. A mancare non gli mancava niente. Certo era in affitto e viveva con i genitori ma i soldi per uscire la sera con gli amici quelli c'erano sempre. Il punto interrogativo era il futuro: sì, proprio l'idea stessa del futuro, che mancava, che era un non luogo.



"Tu capisci quindi che il compilatore del libro profetico si attiene ad una tradizione pastorale abbastanza consolidata nella koinè culturale di un paese della Mesopotamia del V° secolo e che quindi ci troviamo di fronte ad uno stereotipo narrativo abbastanza comune... ".
Ad Ubaldo, quando mollava i codici, non erano certo le occupazioni a mancare. Negli ultimi mesi la vecchia passione per gli studi biblici era riemersa inaspettata. Doveva soddisfarla e costringeva Roberta a lunghe ed estenuanti lectiones divinae che somigliavano più a seminari di diritto romano che ad occasioni per rilevare la presenza salvifica della Dei verbum.
Tonino d'altro canto aveva disdettato l'invito a quel forum giuridico-religioso. La sua nuova malattia era la cronaca: lì solo, forse, poteva esserci un barlume di verità. Per il resto leggeva quando poteva qualsiasi autore e genere letterario. Da poco aveva scoperto un nuovo fumetto di fantascienza ambientato in un Altrove abbastanza futuristico che aveva come protagonista un personaggio dotato di una controversa psicologia: che amava i libri e il verde in un tempo che non contemplava più - in natura - nessuno dei due elementi. Nathan Never, si chiamava e lo aveva ben digerito in lunghe letture estive nel solito luogo dove amava prendere i bagni: "La Solara" al Capo di Sorrento, nei pressi dei resti di una villa romana risalente al II° secolo dopo Cristo.


Perché era la loro seconda passione. Sì, dico, per i Beni ambientali, architettonici ed archeologici. Non erano certo le suggestioni a mancare in quel loro Sud fatto di Hotels e di campeggi, di verde e di abusivismo. Sorrento era infatti incastonata su un costone tufaceo e da meta settecentesca del Grand Tour era diventata col passare degli anni dormitorio privato autorizzato per gruppi di inglesi e tedeschi che facevano tappa a Pompei, Capri e nella rilanciata Napoli di Bassolino. Unico nucleo storico di età greca e sicuramente romana, Surrentum, era diventata un'immensa scenografia a cielo aperto: dove lo struscio, la pizza e i dolci alla Pasticceria "Springtime" erano il dover essere o meglio il dover fare. La cittadina delle sirene viveva quindi dei raid serali degli odiati cugini dell'entroterra stabiese e camorristico, e del turismo da mordi e fuggi degli anglosassoni.



"Ho quindi contattato con l'aiuto decisivo del prof. Augello , nostro ex docente di filosofia presso il liceo Stazio, lo scrittore Michele Prisco che voi tutti conoscete: da quando entrò trionfalmente nel circuito letterario nazionale dopo la sua maturazione nei cosiddetti ragazzi di Via Monte di Dio... Poi in questo ciclo di conferenze (3) da noi organizzate ho pensato a quel sociologo che scrive per la Laterza: sì bravo, Elio, proprio Cassano, quello che ha scritto quel testo sul "pensare meridiano". L'unico che ci ha dato disdetta è Erri De Luca che ha molte date impegnate perché è da poco uscito il suo ultimo libro per i tipi della Feltrinelli. Che stronzo. Tutta questa gente di sinistra che dopo avere fatto Lotta continua, il muratore ed i commenti ai libri della Bibbia, poi finisce alla cassa a contare i guadagni e a scrivere sui quotidiani dei Vescovi".
Erano nel loro "covo" in una delle umide botteghe al piano di servitù del seicentesco Palazzo Della Porta. Era il luogo dove si riunivano settimanalmente i ragazzi di "Progetto ambiente" che coprivano una fascia d'età dai 14 ai 30 anni. Naturalmente i due fuoriquota erano Ubaldo e Tonino che dopo la loro fuoriuscita dalla FUAM (federazione universitaria amici di Maria) avevano trovato audientia in questa piccola nicchia di società civile (?) che si occupava di tutela dei beni culturali, artistici ed ambientali e promuoveva la partecipazione democratica al governo della città.
Ubaldo aveva appena finito di intervenire nell'Assemblea degli aderenti. Era stata sua l'idea di organizzare nell'ambito del programma di iniziative culturali finanziate dall'informagiovani metese un ciclo di conferenze sul tema: "Quale mezzogiorno". Chiamando a raccolta intellettuali e letterati per potere disegnare un quadro dell'odierna temperie meridionale tra l'Europa dei parametri e il sud delle guerre di camorra.

Tonino ascoltava quasi assente: era stufo di presenziare a momenti pubblici. La sua idea di cultura ora esulava da quelle pompose tavole rotonde che si organizzavano in provincia per potere movimentare un panorama sociale e culturale altrimenti asfittico. La cultura a suo giudizio doveva essere spesa nel quotidiano, nei rapporti umani. Soli non ci si poteva salvare (Lorenzo Milani). Ma il Dio dominante ora era "il" scarta e vinci, come lesse su un cartellone di un bar di un quartiere di Palermo dopo la vincita di 1 miliardo da parte di un pensionato. Una ventina di anni addietro una comunità civile soleva rallegrarsi per un cavalierato, una laurea; oggi i complimenti più fragorosi giungevano dopo una meritata vincita al gratta e vinci, oppure alla ruota della fortuna. Anche il linguaggio era cambiato: la lingua madre era quella di Costanzo e di Ezio Greggio. Zavoli era considerato un residuato bellico...



"Allora sabato ci si trova tutti a casa di Massimiliano per uscire: diciamo che verso le 21.00 si dovrebbe partire. La meta? Beh, o al Pub America oppure in quel nuovo locale collinare di Vico Equense dove fanno le grigliate di capretto, daino ed agnello. Tu sei dei Nostri?".
Il gran cerimoniere del sabato borghese era Ubaldo. Ma a Tonino di uscire non andava proprio e dava regolare "sola" agli amici. Il sabato amava frequentare un gruppo di Azione Cattolica presso la nuova parrocchia dove era approdato: Mortora. Poi dopo il gruppo o a casa o al
massimo a sacrificare al Dio del fine settimana: pizza e birra alla "Capanna" di Antonio 'O pizzaiuolo. Che differenza c'era poi tra la grigliata di Bonea e la pizza di Mortora, neanche lui lo sapeva. Forse era proprio l'indifferenza la sua nuova realtà. "L'indifferenza è una morte precoce".



Aveva esagerato come al solito. Dopo una superba pizza con pomodorini e rucola - residuo l'ultima di un passato socialista: di quegli anni '80 che erano stati ben fotografati dal Pool di Milano - si era scagliato su una porzione oleosa di patatine fritte che gli amici di AC avevano deciso di ordinare per completare la serata. Sì, la pizza e le patatine insieme: era come quando a Passo Godi durante un Campo Scuola parrocchiale i suoi occhi curiosi erano caduti su un cartellone di iniziative estive della Pro Loco: "ore 21.00: Sagra degli antichi piatti tradizionali; ore 23.00: Cocomero party". Anche nell'alimentazione l'offerta era a 360°. La logica del libero mercato era penetrata anche qui. La vita era una telepromozione...



Si era deciso di allungare la serata fino al "Bar del Capo", ultimo baluardo dove potere trovare le sigarette anche la Domenica mattina. Ma era il caffè il loro obiettivo bisognava affogare il coacervo alimentare della "Capanna". Entrò per primo. Al banco cassa c'era Greco ("il mio migliore amico") come al solito impegnato a vergare scritture contabili. "Ancora senza femmina... ! Ma vuoi finire a masturbarti anche questo sabato?". Ellenico, come amava apostrofarlo Tonino, era l'unica persona nella sua vita che aveva per aiutarlo sacrificato i suoi interessi. E per uno che gestiva un'attività commerciale nella perla della Costiera sorrentina non era poco. La mentalità dell'Ascom locale soleva infatti dividere le persone in buone o cattive a seconda della capacità dei portafoglio o delle carte di credito: "gente buona o malamente", "che nen fatto bene mai a nisciuno".

(continua)

   

 

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