Vincenzo Aiello

L'uccello addormentato

 

II PARTE

 

  


Vincenzo Greco era stato come al solito gentile al di là della sua gridata condanna all'onanismo perpetuo. Ma si sa questo per un cattolico è un viatico obbligato: checché ne dicano in proposito i preti con loro chiara condanna dell'autoerotismo. Stava per mettersi a letto: il sonno era sparito da tempo. Ora passava le sue notti a leggere Camilleri, Nathan Never, et cetera. Ma più di tutti gli piaceva Daniel Pennac che aveva sempre rifiutato di leggere per lo stesso pregiudizio che gli faceva allontanare da sé ogni testo della Tamaro. Poi aveva avuto modo di leggere un risvolto di copertina e aveva capito che Benjamin Malaussene era la sua copia francese: lui nella sua Belleville multietnica; Tonino nella sua penisola sorrentina multicampanilistica. Sì, perché un capro espiatorio si era sempre sentito; ed in fondo anche Tonino viveva nei legami omopolari spuri di una famiglia allargata: con in testa la sua Zia Julia. "Ah, la sua curva dei seni... ".



Ore 10.30. Mattinata della Domenica. "Vuoi svegliarti... E' quasi mezzogiorno, così perderai anche la S. Messa". Era il richiamo della madre di Tonino, Francesca, che era in piedi già da 5 ore: a lottare con i suoi 63 anni, un sordità latente e già qualcosa di lentamente irreparabile al cuore. I genitori di Tonino - l'altro, il padre, Ciro, era pensionato di invalidità, come amava ripetere un "invalido vero" - erano in quell'età che nulla lascia alle speranze e molto concede alle vuote malinconie. C'era poi da mettere in conto questo figlio che ancora doveva prendere una strada - "eppure non gli mancava nulla" - e che aveva questa strana malattia dello scrivere: poi era scontroso, bisticciava con tutti. Non finiva mai di ripetere che non si sarebbe mai abbassato con nessuno.


Era tempo di penitenza, di conversione, di quaresima - "la penitenza gradita a Dio è l'amore non il dolore" - e bisognava indossare l'abito nuovo. "L'uomo nuovo è come un vestito che deve coprire il singolo. Il singolo deve indossare l'immagine di Dio che è Cristo e la chiesa". Il martire tedesco ci indicava la strada per Gerusalemme, per il Golgota, per ricevere lo Spirito. Nelle chiese locali invece la pastorale era bacchettona ed inturgidita: il Vaticano II sembrava passato invano o meglio era stato riadattato per le nuove esigenze. I parroci erano dei piccoli podestà. Il tutto era aggravato dallo loro elezione diretta popolare: privilegio che in Italia conservavano solo 9 parrocchie. Molte di queste si trovavano in Penisola sorrentina. Beh, non c'è niente di peggio di un parroco eletto - non scelto - dal popolo: con regolari campagne di promozione della propria immagine e richiesta di voti ai partiti locali che più contano. "Non sei di Apollo, né di Cefa, né di Paolo: ma di Dio".


"Entra pure caro Tonino, come stai? va tutto bene?". "Sì, eccellenza, non possiamo lamentarci: siamo in piedi". In preparazione al Giubileo del 2000 la maggior parte delle Chiese particolari italiane - le Diocesi - avevano approntato una Visita pastorale: tempo forte di Dio. La turnazione ecclesiastica aveva fatto concidere l'inizio della Quaresima con la venuta del Pastore - "che è in Sorrento-Castellammare" - nella parrocchia di S. Maria della Misericordia. Tonino conosceva l'Arcivescovo - S.E. Monsignor Ilario Pollio - dai tempi della Fuam che aveva frequentato insieme ad Ubaldo e dove i nostri avevano anche ricoperto delle cariche di servizio: erano stati consiglieri nazionali. Poi aveva avuto modo di avere numerosi altri incontri. Un giorno si era presentato dal suo pastore con una sua amica giornalista per fargli un'intervista. "Vorremmo farLe solo alcune domande sulla situazione occupazionale della cittadina a più alta vocazione industriale - Castellammare di Stabia - della Sua Diocesi che versa in uno stato di comatoso sviluppo... ". "Ma tu sai che Noi non diamo nessun tipo di comunicato alla stampa: facciamo finta che non ci siamo proprio visti... Ok? Molti saluti a Don Tarcisio ed alle catechiste... Ciao...". Quell'episodio lo aveva confortato nell'idea che il Suo Pastore - "nella sua grande prudenza" - aveva in testa altre cose che la promozione della fede e la conversione delle anime. Ma se n'era fatto una ragione...


Ora S.E. Ilario Pollio era davanti a lui, era riuscito ad ottenere un colloquio privato. Pollio era un uomo oramai sul viale del tramonto, ma ancora bene in sella per un'entrata al Concistoro. La Sua dottrina, intervallata, da un noioso periodare, gli era da tutti riconosciuta. Quadrato, sistematico, gesuitico: ecco le caratteristiche che contribuivano a disegnarne un più preciso ritratto. In questi ultimi tempi era oggetto degli attacchi più scriteriati della stampa locale: "la cattiveria di Monsignor Ilario Pollio" titolava un noto foglio locale - "a diffusione mirata": per i gonzi aggiungeva sempre Tonino - ed intratteneva il "lettore" di paese sugli ultimi spostamenti dei parroci. Considerati dalle comunità locali di appartenenza come "punitivi". Ma ora davanti a lui il servo di Dio Pollio gli sembrava un mite ometto che cercava di fare i conti con gli anni e con un trascendente che giorno dopo giorno gli si rilevava sempre più fosco.


Tonino era appena rientrato e l'odore della primavera che si portava addosso aveva assunto ancora più significato: l'aveva appena rivista. Lui era sulla sua Fiat 500 rossa; lei come al solito a piedi con il foulard che fermava i lunghi capelli e le labbra rosse ed invitanti di sempre. Ivana aveva accennato ad un saluto ironicamente convenzionale: era sulle striscie pedonali, Tonino gli aveva concesso il passaggio. Un breve rossore andava colorando il suo viso: poi subito via nella vita ritmata "perché la gente - che odiosa parola - parla".
Tonino le voleva ancora bene - in questo era assurdamente sadomasochista - ed invece di preoccuparsi di trovare altri lidi per le sue voglie, passava interi pomeriggi a pregare per lei: per la sua libertà. Che pezzo d'idiota: se lo avesse saputo Vincenzo...

Era al fine ritornato il mercoledì: usciva in edicola "Area metropolitana" il settimanale dove il nostro trentino pubblicava le sue corrispondenze. Oggi avevano dato molti buchi alla concorrenza de "Il Mattino" che continuava ad essere governativo nonostante la sua vecchia ed endemica democristianità: sì anche con il centro-sinistra al potere. "Area" si era affermato per avere da subito puntato sulla cronaca giudiziaria. Tangentopoli aveva riavvicinato il terzo ed il quarto potere che ora andavano a braccetto: i giornali erano sempre più fotocopie dei comunicati dei Palazzi di Giustizia. Ma i potenti quelli veri erano ancora a piede libero. In un momento in cui finita la contrapposizione ideologica si assisteva ad una pericolosa assenza di politica oltre al periodico ritirarsi nel privato disimpegno, c'era da registrare anche un qualcosa di più pericoloso: l'instaurarsi di un postmoderno, globalizzato, neo "homo homini lupus". I deboli erano sempre più senza tutela, i programmi del governo dell'Ulivo erano stati messi nel dimenticatoio dalla cinica furbizia dei giochi politici di basso cabottaggio. Insomma la famosa Politica non riguadagnava terreno neanche di un centimetro: non si era fatta neanche una riforma seria. La Bicamerale stava partorendo un grosso pasticciaccio brutto. Le riforme erano quindi solo delle porte aperte.
Tonino amava molto i letterati siciliani: Pirandello, Capuana, Verga, Tomasi di Lampedusa, Bufalino, Camilleri... Ma soprattutto amava l'uomo di Racalmuto: Leonardo Sciascia. Ne apprezzava lo stile ironico, tagliente ed il senso civile che promanava dalle sue pagine: apparentemente senza redenzione. Ancora una volta il grande siciliano aveva ragione: ancora una volta il termine riforme era una grande porta aperta dove un po' tutti entravano ed uscivano a piacimento. Protraendo l'inganno dell'abate Vella: mistificando la verità con gli Arcana iuris. Il popolo era fregato nel nome della 'gggente.

Dalla brochure di "Meta Porte Aperte" atto terzo. "La manifestazione storico-artistica che porterà il gradito visitatore nell'antico abitato della cittadina metese si terrà il 4, 5, 6 ottobre. Gli interessati potrannno usufruire della guida gratuita dei ragazzi di Progetto ambiente".
Era già ottobre. Ed ottobre nel calendario dei progettual-ambientalisti metesi era il mese della loro manifestazione pubblica più importante: "Meta Porte Aperte". Tutti gli abitati extra moenia della città di Sorrento, infatti, erano sorti attorno a casali rurali oppure ad edificazioni religiose quattrocentesche. Meta conservava tanti piccoli centri storici minori sei-settecenteschi con numerosi palazzi nobiliari fatti erigere con i capitali derivanti dai commerci navali dei capitani metesi e frutto di una cantieristica a conduzione familiare leader nel mediterraneo, prima dell'entrata in gioco della navigazione a vapore. Il cantiere di Alimuri era famoso in tutto il mondo: e dai suoi scali uscirono brigantini a palo, feluche ed altri legni che fecero la fortuna della penisola sorrentina nel mondo. Ora di tutto questo erano rimaste solo le antiche abitazioni dei capitani: abbellite da semplici ma preziosi portali di piperno, con gli androni interni disegnati da ariose volte a botte stuccate e con lavatoi in piperno. Il tutto fioriva in giardini contorniati da mura di tufo: gli agrumeti murati.


"Se non si capisce che lo sviluppo delle zone del meridione è già in pectore nella tutela e nella valorizzazione delle sue testimonianze del passato allora non andiamo da nessuna parte. Il nostro territorio non potrà più sopportare altre ondate di abusivismo selvaggio. Il nostro piano paesistico - attuazione della fondamentale legge Galasso - parla chiaro!". Elio La Matina era il sociologo del gruppo: quello che aveva la società civile nel sangue e l'impegno come pane quotidiano. Era un metese di origine siciliana ed era una strana crasi tra Vittorini, Gramsci, ed un sindacalista di Calvino. Era lui l'anima del gruppo, quello che organizzava le passeggiate ecologiche alla Punta della Campanella, che teneva i rapporti con le altre associazioni e con la componente politico-partitica. Elio ora aveva una ragazza di Milano Tiziana che aveva conosciuto ad un campo estico del WWF: una coppia perfetta. Lui ateo praticante; lei cattolico-osservante. Come avrebbe detto il presule Pollio: "La diversità è ricchezza".


Ma ora per Tonino anche "Progetto Ambiente" era lontano. Neanche "Sosta vietata" il periodico mensile, che dirigeva, organo dell'associazione che avevano fondato per propalare le tematiche ambientalistiche riusciva a convincerlo a reiterare un impegno che giorno dopo giorno appariva sempre più vacuo. Da un po' di tempo si era chiuso in un mutismo sociale preoccupante. Non riusciva più a comunicare con alcuno: proprio la sua forza di sempre - la spontaneità nei rapporti umani - stava evaporando come le sue illusioni. Si destava sempre più tardi al mattino e le sue più pressanti preoccupazioni riguardavano una caotica e pesante alimentazione e la nervosa e distratta lettura di qualsiasi foglio o pagina dove comparisse un carattere di scrittura. Si andava spegnendo giorno dopo giorno: non gli bastava più neanche Dio. "La Speranza è una virtù d'attesa" , ma quando i mandorli non fioriscono, allora si temporeggia facendone a meno.



Era la sua ultima passione. Ma forse passione non è il termine esatto. Scrivere a giornali, riviste, case editrici. Partecipare a concorsi letterari banditi da giornali. Era sempre stato il suo sogno quello di fare il giornalista. Ma come aveva letto in quel testo di Morganti pubblicato dalla Einaudi - "Come si diventa giornalista" - la cosa era molto difficile: soprattutto in tempi di esuberi, di piani editoriali e di multimedialità avanzante. Il libro in questione, poi, era la storia di una raccomandazione... Ma almeno la scrittura gli dava tranquillità, l'impressione di vivere una vita normale: almeno il tempo passava e forse la sera si poteva sperare in un Morfeo amico. Intanto le stagioni si rincorrevano inesorabilmente e la ggente incominciava a chiedersi come mai un ex ragazzo dalle premesse così brillanti si era potuto ridurre così, in quelle condizioni. "Tanta grazia di Dio sprecata".



Nei momenti di forte malinconia depressiva ricorreva a molti palliativi. Il primo della lista era il caffé. Sì, va bene, il lettore del Nord penserà al solito armamentario del napoletano da vendere con il paccotto ai turisti. Invece chi ha vissuto almeno un po' a Napoli o nella sua Provincia sa benissimo che effettivamente questa strana sostanza fa parte della nostra vita: davanti ad un caffé si sono decisi amori, si sono rafforzate alleanze camorristiche, si sono rinsaldate amicizie politiche. Per Tonino il caffé era come la droga: quando aveva ripreso a correre gli consentiva di non sentire la fatica; ora di non pensare. "Ed intanto ci abboffano di caffé", come cantava il nostro cantautore principe, oramai anche lui venduto alle discoteche con nenie sanremesi dal ritmo mediterraneo e con sempre più bypass al cuore. Dopo la nera sostanza - preferita anche dal cugino d'oltr'Alpe Rabdomant - nella lista dei palliativi veniva la rilettura sistematica di tutto ciò che aveva scritto nella sua oramai non più breve esistenza. Sì, perché Tonino aveva anche un'altra patologia grave: quella per la Memoria. Grave disfunzione contratta ai tempi del Fuam quando insieme ad Ubaldo organizzavano tavole rotonde sull'antisemitismo anche all'interno della Chiesa cattolica: come al solito - i laici cattolici - con qualche anno di anticipo sulle prudenti gerarchie ecclesiastiche. "Di memoria si può anche morire", aveva scritto in un articolo di colore Michele Serra su un numero de "La Repubblica". Ma era uno che predicava bene e razzolava male. L'ultimo suo libro - il "Ragazzo mucca" - era un inno alla memoria ed ai ricordi.



Rileggere, poi, tutto quello che aveva scritto nella sua vita non era un'impresa da tramandare ai posteri. In fondo si trattava solo di una raccolta di poesie scritte sull'onda emozionale del rapporto con Ivana e di una raccolta di aforismi. Chissà perché il nostro Tonino non riusciva a scrivere che breve, sintetico. Aveva un rapporto con la scrittura di religioso rispetto: per la parola, per ogni parola. I siciliani, ancora i siciliani. Pur essendo napoletano non riusciva a pensare che agli abitanti di Trinacria. Come alle espressioni di Camilleri: "fare voci", "c'è cosa", "è cosa cognita", "addrummuto". Quando leggeva un testo di Camilleri si tuffava in quella stessa atmosfera che aveva provato alla Valle dei Templi o davanti alla scalpata cattedrale di Noto. Gli arabi, i normanni, i greci, i romani: "l'identità è fatta di stratificazioni di differenze".



"E allora sembra che Alleanza nazionale sia uscita dal gruppo di maggioranza e faccia gruppo a sé. Ma la cosa ancora deve essere ufficializzata. Nel prossimo Consiglio comunale - quello sul bilancio - ci sarà la consacrazione della rottura". Un esempio di "fare voci" o di "c'è cosa?" . La politica locale è fatta solo di scontri personalistici e basta. Lo aveva bene imparato. Ora non credeva neanche più a quello. Per un momento era stato anche sul punto di candidarsi: sì, quelle candidature di testimonianza. Si era fermato in tempo: in una piccola realtà provinciale l'unica cosa trasparente è lo spaccio di droga in piazza e d'altro canto, "la calunnia è un vento leggero". Sì, quella campagna elettorale che aveva riportato in sella i soliti padroni del mattone; i sacerdoti della rete fognaria. Tutta la cricca dei lavori pubblici che decideva, lottizzava, imponeva nomi e uomini di paglia nelle commissioni e negli enti pubblici del parastato. Del resto "piccola città, bastardo mondo".


Ma in tutto questo baillamme istituzionale c'era un qualcuno che si impegnasse seriamente, che fosse coscienza critica, sale e lievito? Nessuno... Interessante a questo punto descrivere il modus vivendi del più affollato Centro parrocchiale: il S. Sebastiano che accoglieva nel suo grembo tutta la popolazione del Piano. Il Gran maestro della comunità parrocchiale era da tutti descritto come uomo pio e dalla profonda spiritualità. Nel corso degli anni il presbitero Michele Campo aveva costruito un popolo di Dio a sua immagine e somiglianza. Era lui che decideva matrimoni, fidanzamenti, amicizie... Chi non ci stava poteva anche andarsene: pacta sunt servanda. Durante le elezioni poi il collateralismo non era più esplicito come un tempo, ma certamente la Parrocchia S. Sebastiano aveva i suoi candidati. Già i candidati, "falsi ministri, aspiranti al potere in un clan".

(continua)

   

 

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