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Due sono gli obiettivi di questo documento.
Il primo è quello di presentare i principali punti di intersezione il tra
cambiamento organizzativo del lavoro, il postfordismo, e lavoro
indipendente; il secondo, oltre a metterne in luce alcune problematiche,
evidenzia il profilo di un gruppo relativamente omogeneo di lavoratori che
va a comporre il nuovo proletariato urbano post -industriale, in altre
parole quello dei nuovi " braccianti della cultura", o se
si preferisce i manovali della conoscenza
e dell'innovazione sociale ed economica del Paese.
Link
I LAVORATORI AUTONOMI
di Sergio Bologna
http://impresa-stato.mi.camcom.it/im_46/bologna.htm
ANDREA FUMAGALLI
DIECI
TESI SUL REDDITO DI CITTADINANZA
LESSICO
POSTFORDISTA
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all’ipertesto web di presentazione
(nel sito della
Feltrinelli)
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Il quadro interpretativo
Quello di lavoro atipico è un termine a cui si riferivano gli studiosi
negli anni ottanta per dar conto del mutato scenario nei rapporti di
lavoro in Italia. Tipico era soltanto il lavoro dipendente di durata
indeterminata e a tempo pieno, il resto era vagamente post - industriale e
veniva assimilato i pony express. Si è passati in pochi anni dal
compattamento dei rapporti di lavoro ad una loro frantumazione, cioè la
crescente articolazione delle forme di prestazione .
Gli studiosi delle discipline sociali e del lavoro oggi riservano il
termine atipico principalmente alla forma di rapporto di lavoro di tipo
coordinato e continuativo: il rapporto di collaborazione definito spesso
come una peculiarità nazionale.
Il rapporto di lavoro coordinato - continuativo , senz'altro vantaggioso
per i committenti, si è incuneato , fra il lavoro subordinato e quello
autonomo. Attualmente fra il lavoro indipendente- autonomo e il lavoro
dipendente- subordinato esistono una infinità di sfumature, una parte
flessibile inserita, tra chi nel lavoro aspetta o segue istruzioni per
ogni mossa che fa e chi decide da solo tutti i passaggi.
Oggi possiamo parlare di lavoro autonomo di seconda generazione.
E' stato evidenziato che il rischio esistenziale è stato liberamente
sottoscritto dalle nuove generazioni all'interno di un "patto che
esautora lo stato sociale "dalle funzioni di garanzia sulla
sussistenza del lavoratore. I giovani lavoratori non qualificati
tenderebbero così a privilegiare il lavoro atipico ,rinunciando ai magri
guadagni del lavoro salariato di basso livello (S. Bologna 1997). Altri
sostengono invece che non c'è un rifiuto totale nei confronti della
grande impresa ma un rifiuto della sua organizzazione funzionale; in
questo caso la ricerca di autonomia non sostenuta da particolari
competenze può rivelarsi una tigre di carta sebbene vi sia un punto di
incontro con la flessibilità ricercata dal basso e una flessibilità
imposta dall'alto. Un equilibrio solo apparente soprattutto, per quanto
riguarda una attività lavorativa a carattere prevalentemente
eterodiretto.
I concetti organizzativi a cui si fa maggiormente riferimento, all'interno
della dinamica della flessibilità, che sono il retroterra del cambiamento
organizzativo ,rispetto gli asseti del fordismo tradizionale ,sono quelli
downsizing e di outsourcing, da considerarsi più come appendici del
modello fordista che come veri e propri modelli organizzativi.
Il primo è una strategia di ristrutturazione normalmente accompagnata
dalla riduzione del personale, riaccorpa le funzioni interne , intensifica
il lavoro per accelerare i tempi di risposta alle oscillazioni del
mercato.
Il secondo esternalizza fasi intere della produzione, riduce i costi di
aggiornamento professionale, di solito elimina la componente sociale del
salario, estende i contratti precari. Questa strategia non è priva di
contraddizioni anche dal un punto di vista dell'impatto su altre realtà
organizzative, ad esempio impone alle imprese fornitrici i metodi
organizzativi introdotti dalla casa madre, impone infine la consegna in
tempi rapidi cioè il just in time (con l'esito di un netto aumento del
traffico stradale e dei costi sociali ad esso legati ).
Il declino dell'industria ,per alcuni studiosi è ,in parte legato ad una
deformazione statistica ,laddove la crescita di attività e di servizi
corrisponde all'esternalizzazione delle funzioni precedentemente svolte al
suo interno. Comunque l'esito di questo processo può essere definito come
una ridefinizione spazio- temporale, ma anche sociale della collaborazione
lavorativa. Una svolta storica che ha colto impreparato anche tutto il
mondo sindacale, abituato a ragionare termini di "classe operaia
" contrapposta a quella del "mondo degli interessi degli
imprenditori".
Il nuovo mondo della produzione, con buona probabilità, porta con sé una
domanda inespressa di : un'attenzione individualizzata .
La chiave di lettura del cambiamento in atto è quella del grande
incremento del lavoro autonomo; infatti solo così si può dar conto
dell'essenzialità del fenomeno e cogliere alcuni tratti distinivi. Il
lavoro autonomo infatti è prima di tutto un approccio individuale al
mercato del lavoro,che mette in luce la problematica stessa della ricerca
della dimensione individuale del lavoro.
In termini di rapporti con il mercato del lavoro l'approccio individuale
origina una serie numerosa di posizioni , di asimmetrie più o meno
marcate, più che al datore di lavoro ci si riferisce ad una committenza.
La distinzione essenziale all'interno della tematica del lavoro autonomo e
quella fra clientela e committenza ristretta due logiche solo in parte
sovrapponibili .
Il libero professionista è di fatto qualificato per il numero di clienti
che raccoglie e spesso anche per l'ampiezza territoriale della sua rete di
clienti, alla base vi sono consolidate strategie professionali e a seconda
delle professioni anche tutele che garantiscono la loro indipendenza,
autonomia ed egemonia professionale. A rischio, diremmo noi esistenziale,
è il lavoratore monocommittente il quale ,per un certo periodo, dipende
dal suo "datore "e dalla forza economica di questo ,
rappresentado per lui un fattore di flessibilizzazione dei costi
produttivi e ,sovente, un elemento di riduzione ( impropria ) del costo
del lavoro.
Il rischio maggiore in questa situazione, è la competizione sul prezzo
del lavoro svolto, il che equipara il lavoratore autonomo ai dipendenti
irregolari, precari anche dal punto di vista della sicurezza e della
continuità dell'impiego
Chi giudica positivamente i cambiamenti della struttura sociale ed
economica del Paese sostiene che oggi l'individuo gode di maggiori
libertà, libertà superiori al precedente modello fordista, però corre
il rischio di assimilare troppo questa visione ad altre libertà, di
consumo facoltà di scelta, cioè a tutti i livelli del vivere civile.
Oppure fa riferimento a modalità di lavoro autonomo parzialmente o
totalmente autodiretto, come i notai, i liberi professionisti tradizionali
o lavoratori in proprio assimilabili alla figura dell'imprenditore.
I critici dei cambiamenti in atto evidenziano invece le nuove servitù che
inchiodano l'individuo contemporaneo al bisogno, fonte di ogni dipendenza
; infatti la natura del problema sta proprio nell'approccio individuale al
mercato del lavoro, al venire meno del controllo colletivo, di certe
garanzie che si inserivano nella dinamica di regolazione della domanda e
dell'offerta di lavoro .In altri termini dal punto di vista del rischio
intrinseco del lavorare autonomamente, esso può essere scelto oppure
subito. E' il caso del lavoro autonomo parzialmente o totalmente
eterodiretto, specie se svolto fianco a fianco e con le stesse mansioni
,al tradizionale lavoratore dipendente salariato, in questo caso al
rischio si accompagna la precarizzazione.
Lo scontro in atto è soprattutto fra una retorica del lavoro autonomo e
una retorica del lavoro dipendente come vero lavoro garantito.
Lavoro autonomo e capitale sociale
Per Coleman è possibile distinguere le risorse di cui dispone un
individuo in capitale fisico , capitale umano e capitale sociale. Il
capitale fisico si riferisce ai beni strumentali tangibili, il capitale
umano si riferisce alle capacità, alle abilità che le presone hanno
acquisito nel tempo; il capitale sociale è invece costituito dall'insieme
delle risorse relazionali che l'individuo in parte eredita ma che
largamente costruisce da solo.
In una società dove gli individui dipendono sempre più gli uni dagli
altri maggiore è l'importanza che assume il capitale sociale nel contesto
produttivo. E' fatto di una interazione dinamica fra le persone esso si
può creare mantenere oppure distruggere. Il capitale sociale assume la
caratteristica del bene pubblico ,quando i suoi benefici non sono fruibili
solo da chi lo ha creato ma sono estendibili ad altri. Se un gruppo
ristretto di genitori di bambini costituisce una certa associazione a
favore dell'infanzia, i beneficiari non saranno solo i creatori
dell'associazione ma anche una parte della comunità. Nel contesto dei
mercati il capitale sociale assume oggi rilevanza maggiore che in passato.
Una caratteristica essenziale del fordismo è che esso tendeva a
differenziare maggiormente l'economia della società: riduceva
l'importanza di fattori quali l'imprenditorialità individuale, il
contesto istituzionale locale, e quindi riduceva l'importanza del capitale
sociale nello sviluppo economico. Nell'ultimo ventennio con la crisi
dell'assetto fordista, la rilevanza della flessibilità nei mercati ,alla
quale si sono accompagnate maggiori aperture dell'impresa verso l'esterno
nei confronti di piccole , medie o microimprese individuali, il capitale
sociale diventa la condizione di sviluppo e innovazione. La grande impresa
ha esternalizazato molte delle sue funzioni relative alla comunicazione,
innovazione , formazione e aggiornamento del personale al fine di ridurre
i costi. La conseguenza è stata la nascita di una complessa rete di
microimprenditorialità ( vedi ad esempio anche il popolo dei consulenti )
fatta anche di espulsi dall'impresa stessa, coinvolti nelle logiche di
ristrutturazione cui abbiamo sopra accennato ,in apertura di questo
documento In altre parole il capitale sociale è diventato la condizione
che fa la differenza fra il capitale economico e quello umano.
Il capitale sociale si autoalimenta durante l'attività professionale, si
esprime attraverso l'instaurarsi di relazioni fiduciarie che possono
tradursi in rapporti economici; assume valore di produzione proprio quando
le reti comunicative nei mercati diventano vettori di produzione e di
innovazione economica e sociale, in questo senso è un bene pubblico. La
politica oggi, alla luce dei cambiamenti nel mondo della produzione in
generale, dei servizi alla persona ma anche all'impresa ,deve essere più
consapevole rispetto al fatto che il capitale di cui stiamo parlando può
essere favorito mantenuto o distrutto.
Il profilo del manovale della cultura
Trattando del lavoro autonomo di seconda generazione , Sergio Bologna,
(dal quale ho ricavato la maggioranza degli spunti riflessivi che
seguono), nota come: lo statuto del lavoro salariato ha raggiunto un grado
di formalizzazione compiuto ,mentre lo statuto del lavoro autonomo deve
essere ancora creato.
In particolare, per quanto riguarda il contenuto de lavoro autonomo di
seconda generazione, l'elemento che maggiormente differenzia il lavoro
autonomo ,da quello salariato è da riferirsi alle operazioni relazionali
e comunicative da esso richieste; il capitale sociale, come del resto
abbiamo già avuto modo di sottolineare. Nella società dei salariati tali
operazioni non sono considerate operazioni a valore aggiunto, ma semplici
costi aggiuntivi del lavoro indipendente. Un lavoro socialmente invisibile
,quindi analogo a quello delle donne, prima del femminismo, non inscritto
cioè nel bilancio economico della società.
Il lavoro autonomo non avrà mai cittadinanza finchè la sua componente
relazionale continuerà ad essere considerata una diseconomia esterna del
postfordismo.
Il sistema bancario, in generale non rappresenta un servizio al quale il
lavoratore autonomo può rivolgersi perchè il tasso di profitto della
microimpresa molto difficilmente attrae l'investimento finanziario. Si è
creata la situazione paradossale per cui la forma estrema di liberismo
economico che il lavoro indipendente oggi rappresenta venga interamente
risucchiato nelle provvidenze di stato, per quanto riguarda il sostegno
finanziario ai suoi investimenti a capitale fisso: crediti agevolati
prestiti a fondo perduto agevolazioni fiscali. Da questo punto di vista la
legge 44 per il Mezzogiorno rappresenta un esempio interessante.
Ne il committente, ne lo stato possono però del tutto disinteressarsi del
patrimonio di mezzi di produzione detenuto oggi dal lavoratore autonomo
pena il declino economico del paese. Tenendo conto che i problemi maggiori
per il lavoratore autonomo della conoscenza, si incontrano nella fase di
consolidamento della microimpresa, le agevolazioni fiscali previste per le
spese di documentazione sono del tutto insufficienti a coprire i costi
dell'aggiornamento delle conoscenze, occorre quindi una defiscalizzazione
della formazione permanente. Convegni e seminari di studio, organizzati
dalle associazioni di categoria o da istituti dedicati , oramai hanno
raggiunto un rapporto critico tra costo di frequenza e qualità
dell'informazione. In questa situazione si assiste addirittura ad un
fenomeno di clandestinizzazione delle conoscenze e i lavoratori autonomi
diventano dei piccoli personaggi alla Molière, gelosi e avari dei loro
microscopici segreti conoscitivi. Anche in questo caso serve una maggior
socializzazione della conoscenza, soprattutto quella conoscenza che
finanziata dallo Stato dovrebbe essere patrimonio pubblico. Anche se
Internet oggi consente l'accesso alle informazioni su vasta scala in
Italia buona parte del patrimonio bibliografico, di istituzioni pubbliche
come le università non è accessibile soprattutto per la sua parte più
preziosa, ossia le per le ricerche di recentissima uscita, materiale
indispensabile al lavoratore autonomo in quanto è in permanenza sul
mercato . Per il lavoratore salariato l'ingresso nel mondo del lavoro
equivale più alla fuoriuscita dal mercato, nel senso della continua
ridefinizione dei propri confini esistenziali. Anche il rispetto dei tempi
di pagamento delle fatture, prima ancora del rapporto tra entità del
compenso pattuito e tempi di consegna, diventa un problema di restituzione
di una cittadinanza negata. Se il salario era la forma economica di
riproduzione della forza lavoro, il non salario, la fattura, cancella di
colpo il problema della riproduzione della forza lavoro, come problema
costitutivo dei rapporti sociali, quindi dei rapporti contrattuali tra
datore di lavoro e lavoratore. Solo la tutela giuridica del rispetto dei
tempi di pagamento di una prestazione, può portare il lavoratore non
salariato all'interno di quella civiltà della garanzia della
sopravvivenza della forza-lavoro.
L'importanza eccessiva data nella nostra cultura sulle reti di relazioni,
di conoscenze personali e l'enfasi su certe doti personali rischia di
prolungare indefinitivamente l'economia del lavoro indipendente di farla
regredire culturalmente all'epoca dello schiavismo, quando si guardavano
gli attributi muscolari, per valutare un uomo era adatto al lavoro.
Dal punto di vista invece della rappresentanza, per quanto riguarda il
lavoro autonomo ,si è giunti alla stazione di partenza. Solo l'istituto
del mutuo soccorso sembra corrispondere alle forme storiche della
rappresentanza del lavoro e tutela degli interessi, che non prevedono il
conflitto nelle sue forme storicamente determinate. Impossibilitati a
praticare il conflitto e il negoziato sul piano del rapporto di lavoro, la
coalizione degli interessi dei lavoratori autonomi si sfoga nella protesta
contro lo stato e quindi la questione fiscale, assume il rilievo che
nell'Ottocento aveva la questione sociale.
I lavoratori autonomi vengono spesso accusati di non avere senso della
solidarietà nazionale.
L' accusa è spesso formulata da quei gruppi, o caste ,che godono di
privilegi sociali, privilegi di cui non godrebbero se i mercati fossero
davvero globalizzati , cioè privi di quelle frontiere giuridiche e
regolamentazioni nazionali.
La principale risorsa all'ingresso, per quanto riguarda il lavoro autonomo
è il sistema di istruzione di base e quello superiore. A tale proposito
sono state condotte delle ricerche in paesi ex socialisti, in particolare
per quanto riguarda i territori tedeschi della ex DDR , esse hanno
individuato nel miglior funzionamento dell'istruzione di base, uno dei
fattori che rendono più competitivi i lavoratori autonomi dei paesi ex
socialisti , rispetto i loro colleghi occidentali.
Le conoscenze specialistiche conoscono un rapido grado di obsolescenza con
l'evolversi delle tecnologie moderne , quindi la solida istruzione di
base, diventa un fattore decisivo per consentire e permettere di passare
da un lavoro all'altro, con uno stile cognitivo di tipo adattativo .
E' importante sottolineare anche la dimensione ergonomica dei lavoratori
indipendenti. Una ricerca in tal senso è stata condotta anch'essa a
Berlino e mette in evidenza un quadro inquietante. Solo una minima
percentuale degli intervistati ha affermato di non avere nessun problema
ne fisico ne psichico, nell'attività svolta. In realtà la maggioranza è
in situazioni ergonomiche precarie che sono quasi sempre frutto di
situazioni economiche limitate. Questo comporta problemi fisici come il
mal di schiena, forte tensione psicofisica dovuta a posizioni e ritmi
pesanti durante tutto l'arco della giornata. Chi offre servizi di
assistenza alle persone soffre di una pressione psichica anche quando non
lavora e un'altra percentuale, ha problemi con l'ambiente di lavoro, in
parte dovuti a un ambiente rumoroso e mancanza di tranquillità.
La crescita e l'affermarsi del lavoro autonomo può essere inteso anche
come un salto di civiltà ,rispetto la spersonalizzazione delle capacità
professionali in epoca fordista, la professionalità e l'identità sono di
nuovo un attributo della persona . Il manovale della conoscenza è libero
di autosfruttarsi .
Difficilmente gli viene riconosciuta la portata del suo contributo, almeno
in termini di innovazione data alla grande industria pubblica e privata
scarsamente innovative.
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