Società postfordista

[Web e Politica]

I manovali della conoscenza
Sul lavoro autonomo di seconda generazione

di Enrico Ingignoli

Due sono gli obiettivi di questo documento.
Il primo è quello di presentare i principali punti di intersezione il tra cambiamento organizzativo del lavoro, il postfordismo, e lavoro indipendente; il secondo, oltre a metterne in luce alcune problematiche, evidenzia il profilo di un gruppo relativamente omogeneo di lavoratori che va a comporre il nuovo proletariato urbano post -industriale, in altre parole quello dei nuovi " braccianti della cultura", o se si preferisce i manovali della conoscenza e dell'innovazione sociale ed economica del Paese.


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I LAVORATORI AUTONOMI
di Sergio Bologna

http://impresa-stato.mi.camcom.it/im_46/bologna.htm

ANDREA FUMAGALLI
DIECI TESI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

LESSICO POSTFORDISTA
Vai all’ipertesto web di presentazione
(nel sito della Feltrinelli)


 




Il quadro interpretativo

Quello di lavoro atipico è un termine a cui si riferivano gli studiosi negli anni ottanta per dar conto del mutato scenario nei rapporti di lavoro in Italia. Tipico era soltanto il lavoro dipendente di durata indeterminata e a tempo pieno, il resto era vagamente post - industriale e veniva assimilato i pony express. Si è passati in pochi anni dal compattamento dei rapporti di lavoro ad una loro frantumazione, cioè la crescente articolazione delle forme di prestazione .
Gli studiosi delle discipline sociali e del lavoro oggi riservano il termine atipico principalmente alla forma di rapporto di lavoro di tipo coordinato e continuativo: il rapporto di collaborazione definito spesso come una peculiarità nazionale.
Il rapporto di lavoro coordinato - continuativo , senz'altro vantaggioso per i committenti, si è incuneato , fra il lavoro subordinato e quello autonomo. Attualmente fra il lavoro indipendente- autonomo e il lavoro dipendente- subordinato esistono una infinità di sfumature, una parte flessibile inserita, tra chi nel lavoro aspetta o segue istruzioni per ogni mossa che fa e chi decide da solo tutti i passaggi.
Oggi possiamo parlare di lavoro autonomo di seconda generazione.
E' stato evidenziato che il rischio esistenziale è stato liberamente sottoscritto dalle nuove generazioni all'interno di un "patto che esautora lo stato sociale "dalle funzioni di garanzia sulla sussistenza del lavoratore. I giovani lavoratori non qualificati tenderebbero così a privilegiare il lavoro atipico ,rinunciando ai magri guadagni del lavoro salariato di basso livello (S. Bologna 1997). Altri sostengono invece che non c'è un rifiuto totale nei confronti della grande impresa ma un rifiuto della sua organizzazione funzionale; in questo caso la ricerca di autonomia non sostenuta da particolari competenze può rivelarsi una tigre di carta sebbene vi sia un punto di incontro con la flessibilità ricercata dal basso e una flessibilità imposta dall'alto. Un equilibrio solo apparente soprattutto, per quanto riguarda una attività lavorativa a carattere prevalentemente eterodiretto.
I concetti organizzativi a cui si fa maggiormente riferimento, all'interno della dinamica della flessibilità, che sono il retroterra del cambiamento organizzativo ,rispetto gli asseti del fordismo tradizionale ,sono quelli downsizing e di outsourcing, da considerarsi più come appendici del modello fordista che come veri e propri modelli organizzativi.
Il primo è una strategia di ristrutturazione normalmente accompagnata dalla riduzione del personale, riaccorpa le funzioni interne , intensifica il lavoro per accelerare i tempi di risposta alle oscillazioni del mercato.
Il secondo esternalizza fasi intere della produzione, riduce i costi di aggiornamento professionale, di solito elimina la componente sociale del salario, estende i contratti precari. Questa strategia non è priva di contraddizioni anche dal un punto di vista dell'impatto su altre realtà organizzative, ad esempio impone alle imprese fornitrici i metodi organizzativi introdotti dalla casa madre, impone infine la consegna in tempi rapidi cioè il just in time (con l'esito di un netto aumento del traffico stradale e dei costi sociali ad esso legati ).
Il declino dell'industria ,per alcuni studiosi è ,in parte legato ad una deformazione statistica ,laddove la crescita di attività e di servizi corrisponde all'esternalizzazione delle funzioni precedentemente svolte al suo interno. Comunque l'esito di questo processo può essere definito come una ridefinizione spazio- temporale, ma anche sociale della collaborazione lavorativa. Una svolta storica che ha colto impreparato anche tutto il mondo sindacale, abituato a ragionare termini di "classe operaia " contrapposta a quella del "mondo degli interessi degli imprenditori".
Il nuovo mondo della produzione, con buona probabilità, porta con sé una domanda inespressa di : un'attenzione individualizzata .
La chiave di lettura del cambiamento in atto è quella del grande incremento del lavoro autonomo; infatti solo così si può dar conto dell'essenzialità del fenomeno e cogliere alcuni tratti distinivi. Il lavoro autonomo infatti è prima di tutto un approccio individuale al mercato del lavoro,che mette in luce la problematica stessa della ricerca della dimensione individuale del lavoro.
In termini di rapporti con il mercato del lavoro l'approccio individuale origina una serie numerosa di posizioni , di asimmetrie più o meno marcate, più che al datore di lavoro ci si riferisce ad una committenza.
La distinzione essenziale all'interno della tematica del lavoro autonomo e quella fra clientela e committenza ristretta due logiche solo in parte sovrapponibili .
Il libero professionista è di fatto qualificato per il numero di clienti che raccoglie e spesso anche per l'ampiezza territoriale della sua rete di clienti, alla base vi sono consolidate strategie professionali e a seconda delle professioni anche tutele che garantiscono la loro indipendenza, autonomia ed egemonia professionale. A rischio, diremmo noi esistenziale, è il lavoratore monocommittente il quale ,per un certo periodo, dipende dal suo "datore "e dalla forza economica di questo , rappresentado per lui un fattore di flessibilizzazione dei costi produttivi e ,sovente, un elemento di riduzione ( impropria ) del costo del lavoro.
Il rischio maggiore in questa situazione, è la competizione sul prezzo del lavoro svolto, il che equipara il lavoratore autonomo ai dipendenti irregolari, precari anche dal punto di vista della sicurezza e della continuità dell'impiego
Chi giudica positivamente i cambiamenti della struttura sociale ed economica del Paese sostiene che oggi l'individuo gode di maggiori libertà, libertà superiori al precedente modello fordista, però corre il rischio di assimilare troppo questa visione ad altre libertà, di consumo facoltà di scelta, cioè a tutti i livelli del vivere civile. Oppure fa riferimento a modalità di lavoro autonomo parzialmente o totalmente autodiretto, come i notai, i liberi professionisti tradizionali o lavoratori in proprio assimilabili alla figura dell'imprenditore.
I critici dei cambiamenti in atto evidenziano invece le nuove servitù che inchiodano l'individuo contemporaneo al bisogno, fonte di ogni dipendenza ; infatti la natura del problema sta proprio nell'approccio individuale al mercato del lavoro, al venire meno del controllo colletivo, di certe garanzie che si inserivano nella dinamica di regolazione della domanda e dell'offerta di lavoro .In altri termini dal punto di vista del rischio intrinseco del lavorare autonomamente, esso può essere scelto oppure subito. E' il caso del lavoro autonomo parzialmente o totalmente eterodiretto, specie se svolto fianco a fianco e con le stesse mansioni ,al tradizionale lavoratore dipendente salariato, in questo caso al rischio si accompagna la precarizzazione.
Lo scontro in atto è soprattutto fra una retorica del lavoro autonomo e una retorica del lavoro dipendente come vero lavoro garantito.

Lavoro autonomo e capitale sociale

Per Coleman è possibile distinguere le risorse di cui dispone un individuo in capitale fisico , capitale umano e capitale sociale. Il capitale fisico si riferisce ai beni strumentali tangibili, il capitale umano si riferisce alle capacità, alle abilità che le presone hanno acquisito nel tempo; il capitale sociale è invece costituito dall'insieme delle risorse relazionali che l'individuo in parte eredita ma che largamente costruisce da solo.
In una società dove gli individui dipendono sempre più gli uni dagli altri maggiore è l'importanza che assume il capitale sociale nel contesto produttivo. E' fatto di una interazione dinamica fra le persone esso si può creare mantenere oppure distruggere. Il capitale sociale assume la caratteristica del bene pubblico ,quando i suoi benefici non sono fruibili solo da chi lo ha creato ma sono estendibili ad altri. Se un gruppo ristretto di genitori di bambini costituisce una certa associazione a favore dell'infanzia, i beneficiari non saranno solo i creatori dell'associazione ma anche una parte della comunità. Nel contesto dei mercati il capitale sociale assume oggi rilevanza maggiore che in passato.
Una caratteristica essenziale del fordismo è che esso tendeva a differenziare maggiormente l'economia della società: riduceva l'importanza di fattori quali l'imprenditorialità individuale, il contesto istituzionale locale, e quindi riduceva l'importanza del capitale sociale nello sviluppo economico. Nell'ultimo ventennio con la crisi dell'assetto fordista, la rilevanza della flessibilità nei mercati ,alla quale si sono accompagnate maggiori aperture dell'impresa verso l'esterno nei confronti di piccole , medie o microimprese individuali, il capitale sociale diventa la condizione di sviluppo e innovazione. La grande impresa ha esternalizazato molte delle sue funzioni relative alla comunicazione, innovazione , formazione e aggiornamento del personale al fine di ridurre i costi. La conseguenza è stata la nascita di una complessa rete di microimprenditorialità ( vedi ad esempio anche il popolo dei consulenti ) fatta anche di espulsi dall'impresa stessa, coinvolti nelle logiche di ristrutturazione cui abbiamo sopra accennato ,in apertura di questo documento In altre parole il capitale sociale è diventato la condizione che fa la differenza fra il capitale economico e quello umano.
Il capitale sociale si autoalimenta durante l'attività professionale, si esprime attraverso l'instaurarsi di relazioni fiduciarie che possono tradursi in rapporti economici; assume valore di produzione proprio quando le reti comunicative nei mercati diventano vettori di produzione e di innovazione economica e sociale, in questo senso è un bene pubblico. La politica oggi, alla luce dei cambiamenti nel mondo della produzione in generale, dei servizi alla persona ma anche all'impresa ,deve essere più consapevole rispetto al fatto che il capitale di cui stiamo parlando può essere favorito mantenuto o distrutto.

Il profilo del manovale della cultura

Trattando del lavoro autonomo di seconda generazione , Sergio Bologna, (dal quale ho ricavato la maggioranza degli spunti riflessivi che seguono), nota come: lo statuto del lavoro salariato ha raggiunto un grado di formalizzazione compiuto ,mentre lo statuto del lavoro autonomo deve essere ancora creato.
In particolare, per quanto riguarda il contenuto de lavoro autonomo di seconda generazione, l'elemento che maggiormente differenzia il lavoro autonomo ,da quello salariato è da riferirsi alle operazioni relazionali e comunicative da esso richieste; il capitale sociale, come del resto abbiamo già avuto modo di sottolineare. Nella società dei salariati tali operazioni non sono considerate operazioni a valore aggiunto, ma semplici costi aggiuntivi del lavoro indipendente. Un lavoro socialmente invisibile ,quindi analogo a quello delle donne, prima del femminismo, non inscritto cioè nel bilancio economico della società.
Il lavoro autonomo non avrà mai cittadinanza finchè la sua componente relazionale continuerà ad essere considerata una diseconomia esterna del postfordismo.
Il sistema bancario, in generale non rappresenta un servizio al quale il lavoratore autonomo può rivolgersi perchè il tasso di profitto della microimpresa molto difficilmente attrae l'investimento finanziario. Si è creata la situazione paradossale per cui la forma estrema di liberismo economico che il lavoro indipendente oggi rappresenta venga interamente risucchiato nelle provvidenze di stato, per quanto riguarda il sostegno finanziario ai suoi investimenti a capitale fisso: crediti agevolati prestiti a fondo perduto agevolazioni fiscali. Da questo punto di vista la legge 44 per il Mezzogiorno rappresenta un esempio interessante.
Ne il committente, ne lo stato possono però del tutto disinteressarsi del patrimonio di mezzi di produzione detenuto oggi dal lavoratore autonomo pena il declino economico del paese. Tenendo conto che i problemi maggiori per il lavoratore autonomo della conoscenza, si incontrano nella fase di consolidamento della microimpresa, le agevolazioni fiscali previste per le spese di documentazione sono del tutto insufficienti a coprire i costi dell'aggiornamento delle conoscenze, occorre quindi una defiscalizzazione della formazione permanente. Convegni e seminari di studio, organizzati dalle associazioni di categoria o da istituti dedicati , oramai hanno raggiunto un rapporto critico tra costo di frequenza e qualità dell'informazione. In questa situazione si assiste addirittura ad un fenomeno di clandestinizzazione delle conoscenze e i lavoratori autonomi diventano dei piccoli personaggi alla Molière, gelosi e avari dei loro microscopici segreti conoscitivi. Anche in questo caso serve una maggior socializzazione della conoscenza, soprattutto quella conoscenza che finanziata dallo Stato dovrebbe essere patrimonio pubblico. Anche se Internet oggi consente l'accesso alle informazioni su vasta scala in Italia buona parte del patrimonio bibliografico, di istituzioni pubbliche come le università non è accessibile soprattutto per la sua parte più preziosa, ossia le per le ricerche di recentissima uscita, materiale indispensabile al lavoratore autonomo in quanto è in permanenza sul mercato . Per il lavoratore salariato l'ingresso nel mondo del lavoro equivale più alla fuoriuscita dal mercato, nel senso della continua ridefinizione dei propri confini esistenziali. Anche il rispetto dei tempi di pagamento delle fatture, prima ancora del rapporto tra entità del compenso pattuito e tempi di consegna, diventa un problema di restituzione di una cittadinanza negata. Se il salario era la forma economica di riproduzione della forza lavoro, il non salario, la fattura, cancella di colpo il problema della riproduzione della forza lavoro, come problema costitutivo dei rapporti sociali, quindi dei rapporti contrattuali tra datore di lavoro e lavoratore. Solo la tutela giuridica del rispetto dei tempi di pagamento di una prestazione, può portare il lavoratore non salariato all'interno di quella civiltà della garanzia della sopravvivenza della forza-lavoro.
L'importanza eccessiva data nella nostra cultura sulle reti di relazioni, di conoscenze personali e l'enfasi su certe doti personali rischia di prolungare indefinitivamente l'economia del lavoro indipendente di farla regredire culturalmente all'epoca dello schiavismo, quando si guardavano gli attributi muscolari, per valutare un uomo era adatto al lavoro.
Dal punto di vista invece della rappresentanza, per quanto riguarda il lavoro autonomo ,si è giunti alla stazione di partenza. Solo l'istituto del mutuo soccorso sembra corrispondere alle forme storiche della rappresentanza del lavoro e tutela degli interessi, che non prevedono il conflitto nelle sue forme storicamente determinate. Impossibilitati a praticare il conflitto e il negoziato sul piano del rapporto di lavoro, la coalizione degli interessi dei lavoratori autonomi si sfoga nella protesta contro lo stato e quindi la questione fiscale, assume il rilievo che nell'Ottocento aveva la questione sociale.
I lavoratori autonomi vengono spesso accusati di non avere senso della solidarietà nazionale.
L' accusa è spesso formulata da quei gruppi, o caste ,che godono di privilegi sociali, privilegi di cui non godrebbero se i mercati fossero davvero globalizzati , cioè privi di quelle frontiere giuridiche e regolamentazioni nazionali.
La principale risorsa all'ingresso, per quanto riguarda il lavoro autonomo è il sistema di istruzione di base e quello superiore. A tale proposito sono state condotte delle ricerche in paesi ex socialisti, in particolare per quanto riguarda i territori tedeschi della ex DDR , esse hanno individuato nel miglior funzionamento dell'istruzione di base, uno dei fattori che rendono più competitivi i lavoratori autonomi dei paesi ex socialisti , rispetto i loro colleghi occidentali.
Le conoscenze specialistiche conoscono un rapido grado di obsolescenza con l'evolversi delle tecnologie moderne , quindi la solida istruzione di base, diventa un fattore decisivo per consentire e permettere di passare da un lavoro all'altro, con uno stile cognitivo di tipo adattativo .
E' importante sottolineare anche la dimensione ergonomica dei lavoratori indipendenti. Una ricerca in tal senso è stata condotta anch'essa a Berlino e mette in evidenza un quadro inquietante. Solo una minima percentuale degli intervistati ha affermato di non avere nessun problema ne fisico ne psichico, nell'attività svolta. In realtà la maggioranza è in situazioni ergonomiche precarie che sono quasi sempre frutto di situazioni economiche limitate. Questo comporta problemi fisici come il mal di schiena, forte tensione psicofisica dovuta a posizioni e ritmi pesanti durante tutto l'arco della giornata. Chi offre servizi di assistenza alle persone soffre di una pressione psichica anche quando non lavora e un'altra percentuale, ha problemi con l'ambiente di lavoro, in parte dovuti a un ambiente rumoroso e mancanza di tranquillità.
La crescita e l'affermarsi del lavoro autonomo può essere inteso anche come un salto di civiltà ,rispetto la spersonalizzazione delle capacità professionali in epoca fordista, la professionalità e l'identità sono di nuovo un attributo della persona . Il manovale della conoscenza è libero di autosfruttarsi .
Difficilmente gli viene riconosciuta la portata del suo contributo, almeno in termini di innovazione data alla grande industria pubblica e privata scarsamente innovative.


 

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