Lettere di corsa

In tempore sum et de tempore loquor
Augustinus

Lettera 1


Caro Frobisher,

anche quest’anno è terminata a Torino – finalmente! – l’ennesima sagra del libro (solennità strapaesana, nonostante tutto, come garantito dalla sempre rimarchevole presenza di scrittori e scribacchini locali presso le varie presentazioni/tavolerotonde/faccia-a-faccia-con-l’autore allestite in occasione della Fiera lingottiana). La ventesima, per l’esattezza. Un bel giro di boa, non c’è che dire, per un evento che è sempre più supermercato e sempre meno fatto di cultura (mettici pure la q maiuscola o minuscola, come preferisci) o, semplicemente, di editoria; attività che risulta – anche, ma non solo, in questa sede – totalmente appiattita, immiserita, mortificata sul dato commerciale. Perché in definitiva (oh il segreto di Pulcinella!) ciò che sta primariamente a cuore all’editore – e intenderei designare con questo pomposo appellativo tutti, ma proprio tutti i partecipanti all’inveterata manifestazione subalpina: dall’infimo ciclostilatore in proprio (o poco più) ai più gargantueschi tycoon nostrani della carta stampata – è esattamente ciò che interessa all’erbivendola, al norcinajo, al droghiere: vendere, vendere purchessìa. Grandi classici o ciofèche dell’ultim’ora, gazzetterìe da gossip-book o polverosa zavorra d’Accademia, buona solo a fini concorsuali. “Compratelo, leggetelo, ve lo consiglio caldamente”: lo slogan viene ricantato in tutte le chiavi da critici ed entertainer che all’occasione non mancano di trasformarsi puntualmente – et voilà – in imbonitori più o meno grossolani, giusta il temperamento e l’abilità di ciascuno, recitando a soggetto. Tutto fa, tutto può far brodo; il che, in tempi di vacche magre come quelli che corrono, non sarà una ricca grascia, ma ci si deve pure accontentare.
Mi dai del qualunquista? E sia. Ma basta avventurarsi, come per una sorta di moto inerziale siamo costretti anno dopo anno a fare, mischiandoci a scolaretti e giornalisti, sgomitando tra saltimbanchi e contradaioli di Grub Street  in mezzo alle bancarelle – pardonnez-moi: volevo dire “agli stand” – per rendersi conto di quanta roba, di quante porcherie si stampino, nonostante crisi e recessione conclamate. Nihil obstat, d’altra parte. Ed ecco le badiali rovine del patrimonio archeologico-industriale subalpino subitamente trasformarsi in uno scenario di singolare eclettismo, illuminarsi di mille slucciolii fosforescenti, risuonare degli accenti concitati del grilloparlante ateo frammisti alle monotone litanie dell’ultima mummia ecclesiastica riesumata (o dell’ultimo predicatore New Age, cadavere più fresco ma non meno maleolente). C’è spazio per tutti, signori, venghino: qui, nel nome abusato del pluralismo, trovan spazio gli ospiti di Sodoma e gli ulema vaticani, e turchi e bbadanài. Tutti insieme, spassionatamente. Anche se non sempre – anzi, quasi mai – il leone ruzza con l’agnello in rinnovellata, edenica serenità. Non illudiamoci, dunque. L’armonia non può regnare nell’agorà. Figuriamoci allora al di fuori dei suoi confini: rimbecchi e stilettate tra gli operatori (culturali o ambientali, non si è ancora capito) di questa sempre più povera e deficitaria Torino capitale del Libro – forse ancora per poco: http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/fieradellibro/200705articoli/2955girata.asp – si sprecano. Ma a che pro ostentare tanto curiale sussiego in nome di una spuria autorevolezza (peraltro conquistata a suon di quattrini, a quel che si sente dire) o – viceversa – protestare il proprio rispetto per il denaro pubblico (e il denaro privato? quello è evidentemente meno rispettabile, come sanno bene i “professionali” che, pur vivendo dei miserrimi proventi del lavoro editoriale, entrano a Librolandia previo pagamento di biglietto scontato: quando si dice i privilegi di casta... ) ? Forse, dopo tutto, potrebbe aver ragione il pupazzo che proclama a gran voce la superiorità ‘culturale’ del similcioccolato spalmabile sul vieto feticcio cartaceo: gli “scrittori”, dal canto loro, sembrano essersene già accorti, gli spudorati: http://www.gigipadovani.it/1/archives/cat_photo_gallery.html .

Cordialmente,

l'Olonese


 

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