Angelini,
Giovanna, L'altro socialismo. L'eredità democratico-risorgimentale da
Bignami a Rosselli.
Milano, Franco Angeli, 1999, pp. 224, lire 32.000
Indice
Da "Liberta' e Giustizia" a "Giustizia e Libertà" -
Parte prima: I protagonisti e i principali ideali - 1 Enrico Bignami e la
"democrazia socialista" - 2 Osvaldo Gnocchi-Viani e la svolta
della "Plebe" - 3 Giovanni Bovio e i socialisti - 4 Carlo
Rosselli e le radici autoctone del socialismo liberale - Parte seconda:
Tra pensiero e azione - 5 Operaismo e cultura alternativa - 6 L'altro
socialismo e la questione femminile - 7 L'impegno emancipazionista di
Ersilia Majno
(*) Corrado
Del Bò ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia
della Politica all'Università di Pisa.
Dalle
recensioni di SWIF (Sito Web Italiano per la Filosofia)
http://lgxserver.uniba.it/lei/recensioni/index.htm
Università
degli Studi di Bari - Laboratorio di Epistemologia Informatica e
Dipartimento di Scienze Filosofiche

Carlo e Nello Rosselli (il fratello Nello è il primo a destra) con
i redattori di "Non Mollare" (1925)

Enrico Bignami, già collaboratore de Il proletario, sabato 4 luglio
1868 dà vita a 'La plebe' con uscita bisettimanale.
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Del bel libro di Giovanna Angelini L'altro socialismo. L'eredità
democratico-risorgimentale da Bignami a Rosselli ho sentito parlare per la
prima volta in un incontro tenutosi in una libreria milanese nel maggio
1999, nel corso del quale Pietro Adamo, Roberto Escobar e Giovanni
Scirocco hanno discusso di tre differenti autori (rispettivamente Camillo
Berneri, Albert Camus e Nicola Chiaromonte) accomunati dall'essere
"eretici" all'interno della sinistra. Eretici rispetto alla
sinistra ufficiale (quella marxista prima e marxista-leninista poi) lo
sono senz'altro anche i personaggi di cui Giovanna Angelini ricostruisce
il pensiero: Enrico Bignami, Osvaldo Gnocchi-Viani, Giovanni Bovio, Carlo
Rosselli, Ersilia Majno rappresentarono, infatti, "quella corrente
ideologica-politica che, nelle intenzioni dei suoi maggiori esponenti,
intendeva rappresentare l'alternativa italiana al marxismo, cioè un
socialismo "dal basso", democratico e liberale, in
contrapposizione all'immagine di un socialismo considerato statalista,
autoritario e illiberale" (p. 9). Il termine ‘corrente’ non è
qui scelto a caso, ma è, anzi, già una delle tesi, probabilmente la
tesi, che Giovanna Angelini vuol difendere nel suo lavoro: che quel
pensiero appunto "altro" rispetto al socialismo ufficiale debba
avere, nella storia del pensiero politico, piena dignità teorica e
storica e non si riduca a spunti estemporanei e tra loro slegati di
singoli corifei. A me sembra che, da questo punto di vista, l'autrice
riesca nel suo intento: la sua lettura diacronica di questi autori
consente, infatti, di mettere in evidenza una serie di legami personali,
politici e teoretici che costituiscono un filo rosso all'interno del
pensiero socialista italiano. In questo senso, è il dipanarsi stesso del
libro a dar conto del motivo per cui, per comprendere, per dirla con le
parole dell'autrice, "il frutto maturo" (p. 10) dell'altro
socialismo, vale a dire il pensiero di Carlo Rosselli (cui è dedicato il
capitolo centrale dell'opera, il quarto), è necessario fare un passo
all'indietro lungo mezzo secolo e recuperare certa tradizione
risorgimentale "alla sinistra di Mazzini" (p. 10). In questo
modo, possono emergere i due centri di riferimento fondamentali, uno
rintracciabile nell'associazione "Libertà e Giustizia" attiva a
Napoli attorno al 1860, l'altro riconducibile ai movimenti riformistici
operanti sempre in quegli anni in area milanese e raggruppati attorno alle
riviste il "Proletario" prima e la "Plebe" poi. Fu
questa, secondo Giovanna Angelini, la fase di elaborazione dei fondamenti
teorici dell'altro socialismo: è a quell'epoca che "il socialismo si
innestava come un ramo nuovo sul tronco del liberalismo e, facendo tesoro
dell'insegnamento mazziniano, lungi dall'accentuare la componente
individualistica della dottrina liberale, ne doveva estendere le conquiste
alle masse proletarie" (p. 13); un socialismo insomma che la
smettesse di considerare il liberalismo come ideologia della classe
dominante per recepirne le istanze più valide, integrandole con le
esigenze della giustizia sociale. Le figure di spicco, alle quali sono
dedicati rispettivamente il primo e il secondo capitolo del libro, furono,
da questo punto di vista, Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani: infatti,
mentre quello per primo raggiunse la consapevolezza della fine
dell'interclassismo mazziniano e della necessità di un approdo al campo
socialista, questo, oltre a realizzare sotto il profilo
pratico-organizzativo la saldatura tra socialismo del Nord e socialismo
del Sud, operò in direzione di un'impermeabilizzazione dell'altro
socialismo alla dottrina marxiana ed engelsiana. Senza scordare
l'originale tentativo di Giovanni Bovio di realizzare una mediazione
ideologica tra repubblicanesimo e socialismo (capitolo terzo), è, però,
solo con Carlo Rosselli che l'altro socialismo raggiunge una piena
consapevolezza teorica. Con un'analisi puntuale del testo condotta nel
già menzionato capitolo quarto, Giovanna Angelini mette in evidenza la
grande influenza, spesso dimenticata, che su Rosselli ebbe il suo maestro,
il docente di economia politica Riccardo Dalla Volta; costui, un liberale
doc particolarmente attento ai problemi della formazione delle libere
personalità non meno che alla questione di come migliorare la condizione
delle classi più povere, al quale, però, la storiografia successiva non
riuscì mai a perdonare l'incauta adesione al fascismo, fornì a Rosselli,
secondo l'autrice, "una solida impalcatura liberale [su cui] si
innestavano spunti revisionistici abilmente elaborati e proposti come
attacchi sistematici e non extra-sistematici a certi eccessi del
marxismo" (pp. 119-20). Le radici italiche del pensiero rosselliano
non si fermano qui e Giovanna Angelini ne dà conto a profusione
delineando quel quadro teorico elaborato da Rosselli in cui si saldavano
assieme l'antistatalismo, una concezione della lotta di classe per cui
l'antagonismo veniva a essere un fattore di "dinamismo di una
società e il suo potenziale di crescita" (p. 130), quella carica
volontaristica per cui "il socialismo era 'nel cuore degli uomini' e
non 'nei fatti, nel meccanismo intimo della società capitalistica'"
(p. 144), un'idea di liberalismo come metodo in grado di mettere in
continua discussione le verità acquisite. La distanza con il socialismo
marxista non poteva essere più grande: e la seconda parte del libro, in
cui l'autrice analizza l'esperienza del Partito operaio (capitolo quinto)
e la tematizzazione della questione femminile in Gnocchi-Viani (capitolo
sesto) e in Ersilia Majno (capitolo settimo), è dedicata a evidenziarla
ancora di più. In questo modo, con buona pace di coloro i quali pensano
che il pensiero socialista italiana sia stato solo marxista, si giunge a
scoprire che nel nostro Paese è esistito ed è stato teoreticamente
significativo un socialismo autenticamente liberale. A questo proposito si
può compiere qui un ulteriore e conclusivo rilievo: in questi anni di
ansia revisionista, non sarà probabilmente lunga l'attesa per assistere a
un suo recupero ideologico nell'agone politico. La responsabilità di
questa previsione, che pure la stessa Giovanna Angelini sembra suggerire
tra le righe, ricada, però, tutta sul recensore.
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