La
rotativa dell’Avanti! (peso
480 quintali, cm 300 x 600 x h.220 ca.) costituisce un
reperto di notevole interesse non solo come cimelio di
archeologia industriale, ma anche come significativo pezzo
di storia sociale e politica italiana.
Nel
1919, a
seguito dell’assalto fascista del 15 aprile che distrusse
la tipografia dell’Avanti! in via San Damiano a Milano, la
“Società Editrice Avanti!” riuscì a raccogliere i
fondi per l’acquisto di una nuova rotativa. Nello stesso
anno venne costruita su ordinazione dalla ditta tedesca
Vomag di Plauen che fu, fino al 1940, la più famosa impresa
costruttrice di rotative in Europa. Quando fu montata a
Milano, in via Settala, nella nuova sede dell’Avanti! e
della tipografia inaugurate il 9 ottobre 1921, era
giustamente considerata un modello all’avanguardia nel suo
campo. La tiratura del quotidiano, che si imponeva come il
primo giornale italiano a diffusione nazionale, superava, a
volte, anche le trecentomila copie.
In
quegli anni (era il periodo immediatamente successivo al
“biennio rosso”) la rotativa fu inevitabilmente di nuovo
al centro di scontri e conflitti: il 2 agosto 1922, dopo lo
sciopero generale per l’eccidio di Minervino Murge,
l’Avanti! venne nuovamente incendiato e devastato da
squadre fasciste. Il tipografo Ambrogio Franchini venne
ucciso proprio ai piedi della rotativa e Pietro Nenni,
allora redattore capo, rimase leggermente ferito. Il
giornale tornava ad uscire il 18 agosto del 1922 e
continuava le pubblicazioni sino al 31 ottobre 1926, allorché
il regime lo costringeva a chiudere definitivamente.
Mentre durante il ventennio fascista la rotativa Vomag
continuava a stampare per un’altra società, iniziava per
l’Avanti! il periodo dell’esilio e della clandestinità,
sino all’uscita milanese del primo numero della nuova
serie, il 26 aprile del 1945.
Tornata
di proprietà della “Società Editrice Avanti!”, la
vecchia rotativa fu trasferita a Roma, in via della
Guardiola, e continuò a stampare l’Avanti! fino al 1977,
anno in cui venne dismessa per far posto alle macchine
tipografiche di nuovo tipo.
Nel
1995, in
piena crisi PSI, venne segnalato alla Fondazione Micheletti
il rischio di una definitiva rottamazione della rotativa
rimasta ormai abbandonata. Nell’ottobre dello stesso anno
partì il primo appello per il suo recupero.
Nel
1996, grazie al contributo della Confederazione sindacale
CGIL-CISL-UIL di Brescia, tutti i componenti smontati della
rotativa Vomag vennero recuperati dalla Fondazione
Micheletti per il Museo dell’Industria e del Lavoro
“Eugenio Battisti” e depositati nei magazzini comunali
di via Rose.
Per
avere ulteriori informazioni sulla rotativa e sulla campagna
di sottoscrizione nazionale al fine di restaurarla e
rimonatarla, è possibile consultare il sito www.rotativavanti.it |