Speciale droga

[SPECIALE]

Intervista con Piera Piatti, Presidente della LENAD
(Associazione Nazionale Genitori Contro La Droga)

1. All'interno del film "Traffic", vincitore di 4 premi Oscar, il personaggio che presiede alla commissione antidroga si trova ad affrontare il problema di una figlia tossicodipendente. Questa situazione lo allontanerà dalle sue precedenti dichiarazioni paternalistiche fino ad arrivare all'affermazione: "dichiarare guerra alla droga è un po' come dichiarare guerra all'interno della famiglia". Secondo lei, è una frase puramente ad effetto o ha un qualche fondamento nella realtà?
Risposta

Così com'è formulata la domanda è senza senso. Se invece si vuole affermare che la famiglia di un tossicodipendente, volente o nolente è in guerra, allora la questione ha un solido fondamento che svela una realtà incontrovertibile. Perché al di là di vere, presunte, opinabili responsabilità del nucleo familiare, un figlio drogato è una bomba nella casa: cadono muri, certezze, misteri, ambizioni, complicità, progetti, finzioni, aspirazioni. E se non si decide senza cedimenti di combattere tutti insieme contro la droga e non contro il drogato la partita è persa.

2. Le campagne di prevenzione alla droga a cui abbiamo assistito negli ultimi anni hanno secondo lei un qualche impatto deterrente sui giovani oppure i meccanismi psicologici che si instaurano nella tossicodipendenza devono essere sciolti con altri metodi e contenuti? Risposta

Ricordo molti anni fa la definizione di droga in Israele: "la droga è un crimine contro la società e contro se stessi". Si può fare prevenzione in un paese come il nostro? Non esiste disapprovazione generalizzata del fenomeno, politici di primo piano, giornalisti, attori, intellettuali, ecc, vantano gli spinelli della loro giovinezza, a scuola si finge di non vedere chi si addormenta sul banco e perché. Un paese dove le discoteche, considerate un benefico svago, sono notoriamente luoghi di libero scambio, dove di fronte a reati ogni giorno più violenti si tende a negare o a minimizzare il ruolo non secondario e spesso scatenante della cocaina e dove infine il Ministro della Sanità dichiara pubblicamente la sua comprensione per sostanze e assuntori. Prevenzione? Denaro sprecato!

3. Con quali modalità le famiglie vengono coinvolte nelle diverse terapie di recupero del tossicodipendente, e quanto hanno loro stesse bisogno di un supporto psicologico e terapeutico? Risposta

La famiglia, se davvero un programma è terapeutico, ha un ruolo essenziale come riferimento e sostegno al lavoro dei terapeuti e come contenitore affettivo dei bisogni del tossicodipendente. Perché la famiglia possa assolvere il pesantissimo compito che le viene affidato, occorre dedicarle un aiuto qualificato e costante nel corso di tutta la terapia. Ai gruppi che seguono i giovani in trattamento si devono affiancare specifici gruppi di appoggio e formazione per i genitori e per le mogli e/o conviventi dei giovani.


Link

Il siti della LENAD
www.lenad.it



Traffic
 di Olivia Abate

 

 

 

Torna al Caffè

Home page

Copyright©1997-2001  Kore Multimedia