NOTE BIOGRAFICHE AUTORI LIBRO IL VENTENNIO IN CELLULOIDE |
Recensione di Roberto Roggero Sabato 28 gennaio, alle ore 16, presso il Palazzo Ducale di Genova verrà presentato per i tipi della Settimo Sigillo l’interessante lavoro di Alberto Rosselli e Bruno Pampaloni Il ventennio in celluloide, un libro che, anche se in maniera divulgativa, analizza dal punto di vista storiografico e tecnico i film prodotti durante il fascismo. Nella quarta di copertina è sottolineato che i due autori non hanno preteso “di fare della critica cinematografica né, tanto meno, proporre e utilizzare nuove formule o parametri interpretativi per i film prodotti durante il Ventennio”, ma di rivistare il percorso del cinema italiano di quell’epoca come conseguenza inevitabile di un periodo storico, dunque politico, sociale ed economico (includendo pertanto anche i film realizzati durante l’epilogo della Repubblica Sociale Italiana). Rosselli e Pampaloni sono attenti a raccontare i film del Ventennio utilizzando analisi comparative con altre cinematografie (in particolare quelle soggette al regime nazista o sovietico e al governo francese di Vichy) e mediante una documentata analisi delle leggi e dei regolamenti adottati dal fascismo per favorire e promuovere la “macchina cinema”. Una “macchina” che, nelle intenzioni, doveva diventare un prodotto realizzato in maniera industriale in grado, pertanto, di competere con il vero punto d’arrivo per ogni cinematografia di propaganda dell’epoca: il cinema americano. In questo senso - e per sgombrare il campo dai dubbi - gli autori non intendono certo dimostrare una qualsiasi affinità ideologica tra il cinema fascista, nazista o sovietico e quello americano, ma dimostrano piuttosto bene come nelle intenzioni dei gerarchi, e particolarmente di Vittorio Mussolini, fosse ben chiaro che il mezzo più rapido e decisivo per affermare il sistema di valori di un intero paese, democrazia o regime dittatoriale, restava il cinema. In tale prospettiva devono essere viste le due sezioni in cui è volutamente ripartito il volume: la prima sulla descrizione e sul divenire cronologico dell’industria e delle tipologie produttive italiane del periodo trattato, la seconda sezione, invece, dedicata espressamente ai criteri operativi, ai mezzi e alle innovazioni tecnologiche utilizzati per la realizzazione delle suddette opere. E non solo. In questa parte è colta la maniacale attenzione rivolta al linguaggio, allo specifico filmico diremmo oggi, con toni in certi momenti davvero moderni. Risulta pertanto interessante il dibattito professionale all’interno della più importante rivista di settore, Cinema. Qui intellettuali, registi, tecnici, italiani e stranieri, danno vita ad una serie d’interventi la cui lettura è particolarmente coinvolgente. In alcuni momenti le aspre polemiche sui limiti o le mancanze della tecnica cinematografica fascista, paragonata con la grande industria americana, ricalcano i contemporanei dibattiti sulle inefficienze del cinema nazionale. Scorrendo poi i nomi di molti degli articolisti, Antonioni, Camerini, Germi, Lizzani, Rossellini, Soldati, Visconti, Zavattini, Alicata, Alvaro, Chiarini, Galvano della Volpe, Pannunzio, Pasinetti, Mario Verdone, Arnheim, si può certamente affermare che Cinema, al pari di Primato - come ha dimostrato Mirella Serri nel suo recente e discusso libro I redenti, gli intellettuali che vissero due volte. 1938 – 1948, edito da Corbaccio - è stata luogo di formazione per molti di quegli intellettuali che ritroveremo comparire nel dopoguerra come protagonisti del cinema e del dibattito democratico.
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