Il nuovo secolo si apre al segno dell'ottimismo: cresce la fede nel progresso e nella scienza; il governo Giolitti assicura lo sviluppo industriale e promette la pace sociale; il colonialismo italiano continua a coltivare sogni di gloria andando, dopo le sfortunate imprese d'Africa del secolo precedente, alla conquista della Libia.
Il movimento operaio continua nella sua lotta e Severino Ferrari (1856-1905), un poeta fedele agli ideali del socialismo umanitario religiosamente inteso a sostenere la fratellanza fra i popoli, celebra il suo "Primo Maggio" (1902) secondo lo stile floreale del nascente liberty.
Ben diverso il linguaggio dell'"Internazionale" (1888), il più celebre canto rivoluzionario europeo, scritto da Eugene Pottier e Pierre Degeyter; tradotto per la prima volta in Italia nel 1901. "E per la strada" è un canto popolare anonimo, nato nel 1908 in occasione dei grandi scioperi di contadini e braccianti nel Parmese, mentre l'"Inno delle tessitrici" sembra risalga agli scioperi del 1906, quando si rivendicavano le dieci ore giornaliere di lavoro.
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A TRIPOLI Sai dove s'annida più florido il suol Sai dove sorride più magico il sol Sul mar che ci lega coll'Africa d'or La stella d'Italia ci addita un tesor. Tripoli bel suol d'amore -ti giunga dolce questa mia canzon Sventoli il tricolore -sulle tue torri al rombo del cannon. Naviga o corazzata -Benigno è il vento, dolce è la stagion Tripoli terra incantata -sarà italiana al rombo del cannon. A te marinaio sia l'onda sentier Sia guida Fortuna -per te, bersaglier: va e spera, soldato -Vittoria è colà Hai teco l'Italia -che gridati- Va! (Corvetto - Colombino) PRIMO MAGGIO Oh ben venuto colle rose in testa, mese di maggio, mese degli amori! oh ben venuto primo maggio, festa della natura e dei lavoratori! La man cercò la man oltre la cresta dei monti, i fiumi algenti, i territori cotti dal sole! nella stretta onesta s'ergean le menti e s'addolciano i cori. Or la catena è salda: il vecchio mondo che a Cristo e al re dava puntello il boia serrar sente la spira al collo intorno. Di rose soffocatelo l'immondo! Di giustizia o d'amor, pur ch'egli muoia e tosto, il modo del morir che importa? (Severino Ferrari) L'INTERNAZIONALE Compagni avanti, il gran Partito noi siamo dei lavorator. Rosso un fiore in petto ci è fiorito, una fede ci è nata in cuor. Noi non siamo più nell'officina, entro terra, nei campi, in mar la plebe sempre all'opra china senza ideali in cui sperar. Su, lottiamo, l'ideale nostro fine sarà l'lnternazionale futura umanità. Un gran stendardo al sol fiammante dinanzi a noi glorioso va, noi vogliam per esso siano infrante le catene alla libertà. Che giustizia alfin venga, vogliamo: non più servi, non più signor; fratelli tutti esser dobbiamo nella famiglia del lavor. Su lottiamo! l'ideale... Lottiam, lottiam, la terra sia di tutti eguale proprietà, più nessuno nei campi dia l'opra ad altri che in ozio sta. E la macchina sia alleata, non nemica ai lavorator; così la vita rinnovata all'uom darà pace ed amor. Su lottiamo! l'ideale... Avanti, avanti, la vittoria è nostra e nostro è l'avvenir; più civile e giusta, la storia un'altra era sta per aprir. (Degeyter-Pottier, Trad. di Bergeret) E PER LA STRADA Poveri figli miei abbandonati, con dolore vi debbo oggi lasciare, con fulgide speranze d'ideali un dì, contenta, vi potrò abbracciare. Sì, combattiamo per un fulgido avvenir pei nostri figli siamo pronti anche a morir. E per la strada gridava i scioperanti: Non più vogliam da voi venir sfruttati; siam liberi, siam forti e siamo tanti e viver non vogliam di carcerati. E nelle stalle più non vogliam morir; è giunta l'ora, siam stanchi di soffrir. Ma da lontano giungono i soldati avanti tutti assieme coi padroni e contro i scioperanti disarmati s'avanzan sguainando gli squadroni. Essi non fuggono, forti del loro ardir: i figli del lavoro son pronti anche a morir. Eppur convien restar senza dolore, pronti a soffrir la fame e ogni tormento; bisogna far tacer pur anche il cuore, di madre il puro affetto e il sentimento. Sebbene oppressi e torturati ancor, noi combattiamo sempre, combatteremo ognor. E presto il dì verrà che, vittoriosi, vedrem la redenzion nell'albeggiare; muti staran crumiri e paurosi vedendo l'idea nostra trionfare. Così il lavoro redento alfin sarà e il sol del socialismo su noi risplenderà. (Anonimo) INNO DELLE TESSITRICI Presto, compagne, andiamo, il fischio già ci chiama mentre la ricca dama, stanca d'amoreggiar, comincia a riposar. Sono le cinque appena, ma già il padron ci vuole, ci aspettano le spole; corriamo a lavorar, il ricco ad ingrassar. Batti, telaio, in fretta contro l'affranto seno, cosl il padrone almeno, per questo mio penar, nell'or potrà sguazzar. Se mi si strappa il filo il Direttor m'insulta e poi con una multa ei mi dimezza il pan: non mangerò diman. Noi siamo ognor sfruttate, noi siamo ognor derise sol perché siam divise, perché non ci associam, perché non combattiam. Presto, compagne, in lega! Più nulla temeremo se unite noi saremo; non dovrem più soffrir, ché nostro è l'avvenir. Compagni socialisti alzate le bandiere: con le ribelli schiere pur noi vogliam pugnar il Diritto a conquistar. (Ernesto Majocchi) |
Dal CDrom "Storia del PSI" di Michele Ragone
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