Da: La Redazione del Caffè
Categoria: Bestiario stampa
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Data: 07 Oct 2001
Ora: 16:01:43
Nel contesto post 11 settembre anche la vicenda di Erika ed Omar, ritornata alla ribalta, assume i contorni e i toni della crociata. Lorenzo Mondo su La Stampa di oggi scrive a proposito della coppia omicida che:
“Dovranno, un poco alla volta, prendere le distanze da molti che si presentano formalmente come loro protettori, e dalle stesse leggi, che non si curano della loro anima. Non possono che stupirsi, nell’intimo, per queste leggi, che si ostinano a considerarli «minori», mentre con il loro comportamento hanno voluto affermare una torva qualità di adulti. E come aggrapparsi decentemente al rimedio estremo dell’incapacità di intendere e di volere? Farsi passare per matti, una coppia strabiliante di matti? Ma dovranno rifiutare anche il soccorso di una cultura dell’irresponsabilità e dell’impunibilità. Quella che non perde occasione per inventare, anche davanti all’intollerabile, l’alibi del «disagio», i crimini della famiglia, della società, dell’universo mondo.
Prendendola così larga, non esistono persone che non soffrano di qualche disagio, e si contano a milioni quelli che possono imputare al contesto sociale meno generiche sofferenze. Senza che si sognino di strangolare la vecchietta della porta accanto o di far saltare le torri di New York.”
Proprio in quanto è condivisibile la critica alla cultura dell’irresponsabilità e dell’impunibilità, stupisce assai l’indiretta richiesta che i loro protettori e le leggi si debbano occupare della loro anima e che le leggi per i minori non siano all’altezza dei delitti di tipo “adulto”. Che la legge non debba occuparsi di recuperare le anime, speravamo fosse un concetto giuridico assodato nella famosa cultura occidentale, almeno dopo l’Illuminismo. Così come una legislazione penale minorile ha ben senso di esistere a fronte del fatto che osservando il lunghissimo pregresso di sentenze per crimini interfamigliari non c’è mai stata equanimità tra le sentenze nelle quali erano i genitori ad uccidere i figli e quelle nelle quali erano i figli ad uccidere i genitori. E non dimentichiamo che per una coppia con comportamento non “minorile”, esistono moltitudini di adulti che giocano, psicologicamente e irresponsabilmente, agli eterni bambini. (Il padre di Erika si è probabilmente salvato dal massacro, perchè nel quadro delle tranquille attività della famiglia, era intento a fare una partita di calcetto...).
Senza dunque bisogno di scomodare una banalità come quella che non tutti i disagiati compiono delle stragi, si può anche solo semplicemente notare come in questo clima emergenziale la “dura lex, sed lex” venga, a gran voce, richiesta di modifica in senso illiberale o, peggio ancora, fondamentalista teologico nostrano.
Non c’è da stupirsi se un editorialista laico come Lorenzo Mondo, si lascia andare al clima ‘teologico’ che urgentemente ci chiede di dividere Bene e Male, per identificarli con chiarezza nell’imminenza del conflitto. Ma la sua analisi evidenzia la debolezza della nostra cultura laica e giuridica, come quando si chiede a terroristi e mafiosi di pentirsi. Lamentarsi dei “cretini che solidarizzano su Internet con i due tenebrosi eroi”, ricorda la superficialità di un Berlusconi che a Genova, accanto a Ciampi la sera dell’uccisione di Carlo Giuliani, non riusciva a definire diversamente che “inconvenienti” i mali della globalizzazione che i manifestanti denunciavano.
Di fronte a queste capacità di analisi, forse la prudenza con la quale si sono mossi degli Stati Uniti, dopo l’11 settembre fino ad oggi, al confronto è una grande lezione. Per quanto sia alto l’allarme sociale di fronte a fatti come quelli di Erika ed Omar o quelli di New York e Washington, non c’è proprio bisogno degli isterismi catto-fondamentalisti dei nostri opinionisti ‘laici’.
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