Da: Claudio Sabelli Fioretti
Categoria: Commento generico
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 26 Nov 2001
Ora: 10:18:55
Il regalo più bello che si può fare a una persona che ci lascia è raccontarlo come era veramente. Io non conoscevo benissimo Maria Grazia Cutuli. L'avevo incontrata a qualche cena quando era la ragazza di un mio caro amico, uno che non c'entra nulla con il mondo del giornalismo. Adesso leggo le paginate che la descrivono e non la riconosco. Innanzitutto scopro che aveva decine di "più cari amici" e di "più care amiche". E ricordo invece che c'era tantissima gente che ne parlava con fastidio. Era una precaria, si dava da fare come poteva investendo il suo danaro e il suo tempo libero per fare le cosa che tanti di noi facevano in souplesse, forti dello stipendio che correva e della tredicesima che automaticamente scattava.
Questa sua forza di carattere e questa sua testardaggine venivano presi, soprattutto da parte delle colleghe donne, per rampantismo. Ho sempre avuto in gran fastidio i "garantiti" che sopportano a malapena i "precari". Ho fatto per molti anni, molti, il precario e non sopportavo i "garantiti" con le loro certezze, con le loro sicumere, lo loro superficialità di giudizio. Adesso mi tocca leggere che "Maria Grazia Cutuli era un esempio per tutti noi". La morte fa diventare tutti belli, buoni e bravi. Avrei preferito leggere: "Maria Grazia Cutuli averbbe dovuto essere un esempio per tutti noi. Ma non lo era. Anzi, ci rompeva tanto le scatole". Leggo Michele Serra sulla Repubblica, nella sua rubrica L'Amaca:"Questa ragazza Maria Grazia, per nostro supplemento di dispiacere, si porta via, insieme al coraggio di giornalista, il coraggio di ogni donna che lavora. Spero non sia troppo maschile lo sguardo ammirato e solidale che le rivolgo, senza mai averla conosciuta (forse una volta, tanti anni fa, a Epoca), immaginandola alle prese con la doppia fatica che le donne, ben più degli uomini, sanno sopportare: quella pubblica e quella privata. Il piglio professionale e la cura sentimentale, l'ambizione e la seduzione, il talento e la custodia degli affetti, le rinunce, i dubbi, l'aura della maternità che incombe anche quando è rimandata o declinata. Niente so di Maria Grazia, ma so molto della forza che è necessaria alle ragazze per crescere in mezzo a noi maschi, così abituati a farla facile, a partire e a tornare a casa, così avvezzi al saluto, alla valigia, così sicuri che nessuno vorrà mai recriminare sulle nostre assenze, sulla nostra ansia di carriera. Mando un fiore a Maria Grazia, sono felice che sia partita, sono molto triste che non sia tornata."
Ottimo pezzo. Che contiene un falso, dovuto al troppo facile buonismo che ha assalito Michele davanti alla tastiera del computer: la donna che deve fare due fatiche, la retorica della donna in bilico fra pubblico e privato. E così Michele ci consegna un'immagine sbagliata di Maria Grazia che invece era una giornalista, anzi, un giornalista, come tutti. Un uomo a tutti gli effetti, dal punto di vista professionale.
Insomma, si è scritto troppo di Maria Grazia, usando a man bassa tutti i luoghi comuni di circostanza. Ricordate la morte di un altro collega, Russo, morto in Georgia dove era andato per Radio Radicale? Sembrava quasi un morto da nascondere. Era di Radio Radicale e non del Corriere della Sera, era un uomo e non una bella ragazza, era morto in una zona e in un momento in cui i riflettori erano spenti e non nell'Afghanistan che riempie ore di tv e pagine di giornali. Ha avuto un centesimo dello spazio che sta avevndo invece Maria Grazia Cutuli perché era meno presentabile. Questo gran parlare di Maria Grazia, questo farla diventare il simbolo dell'Inviato Speciale, lei che era redattore ordinario, questo consegnarcela solo dopo morta amica, amata, stimata, benvoluta, ricercata da tutti non le rende onore. Restituisce di lei una immagine stereotipata che non meritava proprio perché era una dura che giorno dopo giorno aveva conquistato lo spazio cui aveva diritto. Questo è giornalismo di maniera. E lei non era giornalista di maniera.
[_disc3/_borders/disc3_aftr.htm]