Da: da il Corriere della Sera
Categoria: Articolo stampa
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Data: 04 Jan 2002
Ora: 11:23:22
E’ più vicina la nascita di un museo della lingua italiana. Il primo passo è costituito da una mostra («L’italiano, gli italiani - Percorso sulla storia della lingua italiana») in programma, per la primavera del 2003, a Firenze. Il futuro museo della lingua italiana verrà istituito, nel capoluogo toscano, tra il 2004 e il 2005. Un percorso tra codici, opere d’arte e mass media. Da Dante a personaggi come Totò a Fantozzi fino a Internet. Ci sarà spazio, oltre che per il cinema, la fotografia e il teatro, anche per i dialetti e i vocaboli presi in prestito da altri idiomi. L’evento si deve alla società «Dante Alighieri» che si avvale del patrocinio della presidenza della Repubblica. La mostra si articolerà in tre momenti: l’italiano scritto e l’italiano parlato; l’italiano nel tempo; l’italiano e le altre lingue.
L’appuntamento è per il 2003, forse in primavera. Due le sedi fiorentine previste: la sala delle Reali Poste agli Uffizi (ma chissà che non sia pronta la nuova ala del museo) e la Sala d’Armi di Palazzo Vecchio. La mostra si intitolerà «L’italiano, gli italiani - Percorso sulla storia della lingua italiana» e sarà a tutti gli effetti un altro anello della catena di eventi culturali sollecitati dal Quirinale, come il museo dell’Unità d’Italia al Vittoriano, per raccontare ai nostri connazionali come e dove affondano le radici della Patria italiana. Sullo sfondo c’è il vero, ambizioso progetto: fondare le basi del futuro museo della lingua italiana, da istituire sempre a Firenze tra il 2004 e il 2005 in una sede ancora da definire. Il marchio di fabbrica dell’iniziativa appartiene alla Società Dante Alighieri, che dal 1893 si occupa, recitava il regio decreto, «della tutela e della diffusione della lingua e della cultura italiane nel mondo»: le sedi sparse nei continenti (l’attività principale è l’insegnamento della nostra lingua) sono 412. Dopo Uzbekistan e Kazakistan, anche la Mongolia da poco ne ha chiesta una per i corsi d’italiano destinati agli studenti di canto lirico.
Il presidente della Dante Alighieri, ambasciatore Bruno Bottai, e il segretario generale Alessandro Masi hanno avuto col Quirinale nelle settimane scorse incontri di lavoro e scambi di lettere. Dice Bottai: «La sensibilità del presidente su questo tema è anche accentuata dal fatto che Ciampi è toscano. E un buon toscano sa che la nostra lingua è un motivo d’orgoglio sia per gli italiani che vivono in Italia sia per quelli all’estero. Per questo il sostegno del Capo dello Stato non si ferma alla mostra ma all’azione della Dante Alighieri in generale». Conferma il segretario Masi: «Tutto nasce da una forte collaborazione col Quirinale che ben sa quanto l’indivisibilità della nostra nazione sia soprattutto un dato culturale».
E veniamo ai contenuti. Il progetto della mostra è già pronto da tempo: il primo impianto risale addirittura ai primi anni ’90, quando la Dante Alighieri era presieduta dall’etruscologo Massimo Pallottino e la vicepresidenza era affidata al grande linguista Giovanni Nencioni, allora anche presidente dell’Accademia della Crusca e oggi studioso ultranovantenne ancora attivo e appassionato (Bottai ammette: noi abbiamo ereditato il loro sogno). Per la verità la mostra era già stata ad un passo dalla realizzazione due anni fa e venne pensata per le Scuderie papali al Quirinale. Ma per una serie di contrattempi il tutto è slittato al nuovo millennio e al dopo-Giubileo. Il gruppo di studio è coordinato dal linguista Luca Serianni e il percorso è stato immaginato da Giuseppe Antonelli, Matteo Motolese, Lucilla Pizzoli e Stefano Telve. La società ha appena stampato in proprio un documentatissimo volume di 700 pagine ( La lingua nella storia d’Italia ) che di fatto è già un piano di catalogo.
Tre le scansioni della mostra: Italiano scritto, italiano parlato; L’italiano nel tempo; L’italiano e le altre lingue. I momenti narrativi saranno articolati in quattro passaggi: esposizione di scritti e codici originali, una sezione dedicata a opere d’arte legate al tema della lingua, una parte documentaria composta da riproduzioni anche tridimensionali di testimonianze difficilmente trasportabili (epigrafi e lapidi), infine un labirinto virtuale fatto di fotografie, immagini tv, brani di film, registrazioni di rappresentazioni teatrali di prosa e d’opera lirica, giochi interattivi, aree di ricerca on line, angoli di lettura tradizionale in tutto simili a biblioteche.
Troverà ampio spazio (proprio come accadrà con le bandiere dei Comuni nel futuro museo dell’Unità nazionale) il capitolo dedicato ai dialetti. Lo scopo scientifico è dichiarato: dimostrare che tutti i dialetti derivano allo stesso modo dal latino parlato e spiegare che esiste una pari «dignità genetica» poiché «l’affermazione del fiorentino è dovuta a fattori storici». Spezzoni di tg regionali aiuteranno a distinguere e capire il colore fonetico delle varie cadenze. Anche il cinema italiano spiegherà come i bisogni quotidiani possano via via modificare le ferree leggi di una lingua spesso scritte a tavolino. Risentiremo l’immortale lettera alla malafemmina di Totò e Peppino De Filippo, i congiuntivi storpiati da Villaggio-Fantozzi, l’italiano arcaico inventato ne L’armata Brancaleone . Infine si seguirà il percorso evolutivo di molte parole dal latino all’italiano nonché il fenomeno del prestito di vocaboli da altre lingue da parte dell’italiano (il più ovvio per tutti: computer) fino all’esame dei rapporti che si sono susseguiti per ragioni storiche nei secoli (spagnolismi, gallicismi, anglo-americanismi). Si approderà ovviamente al villaggio globale, alle sue leggi di comunicazione scritta e orale che comunque risalgono a una lingua.
Il materiale esposto dovrebbe soddisfare le tipiche esigenze di una mostra destinata al grande pubblico. I visitatori potranno vedere la riproduzione del graffito della catacomba romana di Commodilla, una delle primissime tracce in volgare esistenti (IX secolo), del Placito di Capua del 960 (ritenuto l’atto fondativo della nostra lingua), di due lettere di mercanti toscani del ’200: e sono solo alcuni esempi. Ci sarà una raccolta di antiche grammatiche (quella di Leon Battista Alberti e l’altra di Giovan Battista Fortunio). Per la Divina Commedia di Dante è stata scelta un’edizione veneziana del 1555 in cui già ci si interroga sui suoi «vocaboli più oscuri», ma si vedrà anche il codice della Commedia di Dante di mano del Boccaccio e da lui donata al Petrarca. In quanto all’arte ecco Botticelli («S. Agostino nello studio»), Luca della Robbia («Insegnamento della grammatica»), il ritratto di Pietro Aretino di Tiziano, la Dama col Petrarchino di Andrea del Sarto.
Nel frattempo la Dante Alighieri prosegue la sua attività tra qualche novità positiva. La domanda di insegnamento di italiano nel mondo nel 2001 è cresciuta del 12% rispetto al 2000 e in diverse aree dell’ex Est come la Croazia, la Russia, la ex Jugoslavia, l’Ungheria - rivela il segretario Masi - si sta riscoprendo l’italiano addirittura come lingua di scambi economici. Le sorprese non finiscono mai: si sa, siamo italiani.
Paolo Conti
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