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Un computer indiano sfida il «digital divide»

Da: da La Stampa
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 17 Jan 2002
Ora: 11:07:32

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di Andrea Cairola

Quattro informatici indiani hanno inventato un computer portatile e a basso costo utilizzabile anche dagli analfabeti e pensato per informatizzare le masse rurali del Sud del mondo. L'oggetto che nelle intenzioni rivoluzionerà il mondo di Internet forse più dei computer di ultima generazione dal design innovativo sfornati da Silicon Valley, ha l'aspetto di un palmare, è dotato di un sistema di riconoscimento vocale, adotta il sistema operativo gratuito Linux, garantisce l'accesso a Internet e costerà solo 9000 rupie, circa 180 euro.

L'alternativa al computer tradizionale si chiama SIMputer, acronimo di Simple, Inexpensive, Multi-lingual computer. Ovvero un computer semplice ed economico, gli aggettivi che descrivono la filosofia che anima i quattro informatici del prestigioso Istituto indiano per le scienze, alla ricerca di un modo di sconfiggere il «digital divide», il divario tecnologico tra i ricchi e i più poveri.

Gli utenti di Internet superano i 400 milioni. Tanti, ma rimangono l'esigua minoranza degli abitanti del pianeta, solo il 6%. Quasi la metà dei navigatori web vive nel Nord America Mentre in India, dove la popolazione supera il miliardo, solo 5 milioni di persone hanno accesso a Internet. Questi dati illustrano il divario tecnologico, il circolo vizioso di miseria e ignoranza che nell'era di Internet rende i poveri ancora più condannati alla miseria per la mancanza di alfabetizzazione informatica.

L'indiano Amartya Sen, premio Nobel per l'economia, spiegò al mondo che il sottosviluppo dipendeva anche dalla mancanza di accesso agli strumenti di base. L'intenzione del Simputer è quella di dare alle masse dei diseredati un oggetto che permetterà di superare le tradizionali barriere che impediscono all'abitante di una capanna alla periferia di Bangalore di entrare nella grande rete.

I principali ostacoli alla diffusione delle tecnologie sono la mancanza di elettricità (e il Simputer va a batterie), il limiti linguistici (e il ritrovato è in grado di tradurre simultaneamente in più lingue, compresi i dialetti) e l'analfabetismo: il Simputer usa un sistema di riconoscimento vocale e una tecnologia touchscreen per immagini, senza bisogno della tastiera.

Il progetto di realizzare un computer accessibile ai diseredati nacque a Bangalore nel 1998. La Simputer Trust è una fondazione senza fini di lucro che unisce le competenze dell'Istituto indiano per le scienze con le capacità imprenditoriali della Encore Software. «Era veramente tragico osservare che, anche se l'India si ritiene all'avanguardia nel campo informatico, - ha detto Vinay Deshpande, amministratore del Simputer Trust - non aveva fatto nulla per rendere le tecnologie informatiche accessibili alle masse».

La fondazione promette il lancio del Simputer per marzo di quest'anno. Il progetto prevede il coinvolgimento di organizzazioni non governative che distribuiranno i Simputer nei villaggi, secondo i consolidati schemi del microcredito, il sistema di miniprestiti che, inventato proprio nel subcontinente indiano, rivoluzionò le tecniche di aiuto allo sviluppo in tutto il mondo.

Riferendosi al Simputer Yunus Muhammad, il carismatico «banchiere dei poveri» che inventò il microcredito, ha dichiarato: «sarà una lampada di Aladino nelle mani dei poveri».

www.simputer.org

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