Da: da La Stampa
Categoria: Articolo stampa
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Data: 21 Jan 2002
Ora: 10:03:11
IL LIBRO (IN CUI LUI E´ PROTAGONISTA) TROVATO DA STEFANIA: SI INTITOLERA´ «DA PARIGI AD HAMMAMET» Craxi scrisse anche un giallo politico
inviato ad HAMMAMET
PERCHÉ Craxi venisse quasi tutti i pomeriggi in questa capanna di frasche e canne che si era costruita da solo sulla spiaggia, come fanno i bambini, ormai lo si può solo immaginare. Tanti i pretesti: le chiacchiere con i pescatori del villaggio di Salloum originari di Pantelleria (poco distante dalla residenza allestita per Mussolini), le buste con i dinari da consegnare ai più poveri, una telefonata dalla famiglia che abita nel bunker costruito dagli italiani durante la seconda guerra mondiale, «venga président, abbiamo il pesce fresco». Altri i motivi veri. Guardare l´Italia attraverso il mare calmo come un lago. Pensare le proprie paure, e dar loro forma letteraria. Un giallo politico. Stefania l´ha ritrovato tra le carte del padre, e la fondazione Craxi lo pubblicherà nei prossimi mesi. Lei non ne parla, ma chi ha letto il dattiloscritto (con molte correzioni a mano) assicura che i personaggi sono riconoscibilissimi. Ad esempio i due pm Di Pietro e Colombo. Al centro della trama, certo intrigante, forse un po´ ingenua come lo è l´immaginazione nei pomeriggi troppo lunghi, c´è l´ossessione del Craxi morente: essere ucciso, cadere in un attentato. Con un paradosso: sono ambienti occidentali a volerlo morto, sarà un´agente del Kgb, una russa, a salvargli la vita.
Titolo, scritto di suo pugno: «Da Parigi ad Hammamet». Ieri Stefania è tornata nella capanna sulla spiaggia, nella casa dei pescatori. Anche lei ha pensieri cui dare forma, un testo da preparare, ma il tempo è poco, domani c´è la commemorazione di Craxi nella biblioteca della Camera, parleranno Berlusconi e Casini, e neanche loro sono stati avvertiti di cosa dirà la figlia di Bettino. Che ha invitato tutti i leader di partito, anche Rutelli che la portò in tribunale per un insulto al ristorante, anche Fassino cui lei aveva fatto sapere tramite l´Ansa: l´appello a venire ad Hammamet vale per i socialisti, e solo per loro. «Verità e giustizia» chiederà Stefania, per il padre e per le vittime di quella che considera la «canea giustizialista» dell´ultimo decennio. Nel pieno della battaglia tra politica e magistratura, anche una commemorazione può diventare tema di scontro. Perché verità e giustizia significano commissione d´inchiesta su Tangentopoli, e forse anche amnistia. E ad ascoltare Stefania ci sarà il presidente del Consiglio. Pure il suo intervento è molto atteso. Berlusconi è l´argomento di cui, nelle notti di Hammamet passate a discutere, i socialisti parlano a voce più bassa. «Ci ha liberati dai comunisti, ora dovrebbe fidarsi di noi, che abbiamo il know-how della politica» è l´opinione di un ex ministro. Qui, nella capanna sulla spiaggia, Berlusconi non è mai venuto. Ad Hammamet era stato prima, quando il premier era Craxi. «Negli anni dell´esilio non è tornato» dice Stefania. Si è fatta viva spesso la signora Veronica, al telefono, con la sua amica Anna. E Berlusconi venne al funerale, pianse nella cattedrale di Tunisi e poi al cimitero, al contrario di Amato, che non ha ancora visitato la tomba di Bettino; si è limitato a scriverne un ricordo che ha mandato nei giorni scorsi a Stefania (ne nascerà un altro libro, con pagine di Soares, González, Arafat). Chi veniva ad Hammamet quando Craxi era ancora vivo finiva prima o poi per sedersi su questo gradino di marmo, a prendere il caffè della signora Fatma, a mangiare i biscotti delle sue figlie, o a guardare le corse dei fuoristrada, che dieci giorni l´anno a settembre vengono a turbare la quiete della spiaggia. A riportare indietro gli ospiti provvedeva Nicola Manzi, l´autista degli anni del Raphael e di quelli di Hammamet, strano autista che viaggia a 30 all´ora ma pianta insalata e piselli per la famiglia di Fatma, pota gli ulivi della villa di Bettino, si alternava con i parenti al suo capezzale, e non racconta i segreti di cui è custode. Tanto meno l´ossessione dei sicari, alimentata non solo dalle paure di Craxi. Nell´ottobre del ´94 i servizi segreti tunisini lo avvertirono che contro di lui era pronto un attentato. Una storia oscura, che Massimo Franco riferisce nel suo libro «Hammamet» citando il racconto di Bettino e del figlio Bobo: un giovane italiano era stato arrestato in Tunisia e aveva confessato di attendere «l´arrivo di complici e armi da ambienti israeliani» prima di passare all´azione. Da allora ai poliziotti di guardia alla villa si aggiunsero gli agenti dei corpi speciali, e con loro un timore e un presagio di morte che non se ne sono andati più.
Aldo Cazzullo
LA STAMPA
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