Da: da La Stampa
Categoria: Articolo stampa
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Data: 26 Jan 2002
Ora: 15:34:48
DIBATTITO SULL´«EMERGENZA DEMOCRATICA»: IL COMPITO DELL´OPPOSIZIONE
Meno apocalisse, più politica
NO, l'Italia non ha la «normalità» di una democrazia funzionate per le ragioni che Massimo L. Salvadori ha spiegato ancora una volta ieri su questo giornale. E lui non appartiene certo a quel «partito dell'Apocalisse» che mira alla denigrazione reciproca delle parti politiche e quindi alla delegittimazione dell'intero sistema. Eppure anche dalle sue severe e realistiche parole emerge un senso di impotenza politica che caratterizza molti intellettuali di sinistra in queste settimane, non appena vanno oltre la denuncia dell'«emergenza democratica». Per cominciare, manca completamente una analisi convincente delle ragioni per cui il centro-sinistra ha incredibilemnte mancato la sua occasione storica di governo. Anche nel contenere il fenomeno Berlusconi. Solo su questa base, infatti, è possibile ricostruire un discorso positivo per ricuperare l'elettorato di centro; incalzare con argomenti politicamente vincolanti il governo; interagire con la stampa internazionale che descrive l'Italia in termini sprezzanti e catastrofici. Non è irrilevante ricordare che alcuni degli intellettuali, ora in trincea, sono gli stessi che a suo tempo hanno guardato con freddezza il governo Prodi, hanno criticato con sarcasmo il governo D'Alema e hanno liquidato con toni di sufficienza il governo Amato. Dal fastidio di ieri per il difficile mestiere del governo quotidiano sono passati con disinvoltura all'eccitazione apocalittica oggi. Eppure l'equilibrio politico e morale del paese reale è assai meno sbilanciato sulla destra di quanto non appaia dall'immagine oggi dominante. E' sorprendente come si crei l'illusione ottica di un paese ipnotizzato e dominato dalla figura di Berlusconi - soprattutto sulla stampa estera. Si tratta di un gioco di specchi che si autoalimenta anche grazie agli intellettuali di sinistra.
L'Italia di oggi viene identificata con quella di Berlusconi (addirittura con quello che dice ed esterna) cancellando l'esistenza di milioni di cittadini ed elettori che non si riconoscono in questo governo. Ma ecco il punto: questi cittadini non sono affatto rappresentati da una opposizione che, narcististicamente ripiegata sulla propria crisi depressiva, non è in grado di replicare puntigliosamente alle singole iniziative del governo, mettendo a frutto le proprie risorse di competenza e di esperienza.
Nessuno nega la centralità e la gravità del conflitto di interesse del Presidente del Consiglio che si proietta come un ombra su tutta la restante attività del governo. Ma è irrealistico pensare che la questione possa risolversi in un'unica grande battaglia parlamentare, più o meno sostenuta da mobilitazioni di piazza, con la rimozione politica di Berlusconi. In una specie di giudizio di Dio - come direbbe proprio lui. Nel frattempo il governo sta guadagnando sul terreno decisivo dell'Europa. L'incontro tra il ministro degli esteri tedesco e Berlusconi, di qualche giorno fa, è stato sintomatico. Il disarmato imbarazzo con cui il combattivo, ambizioso e deciso europeista Fischer si è lasciato pubblicamente trattare da Berlusconi - quasi fosse un vecchio compagnone - non è stato semplicemente un pezzo di bravura mediatica del Cavaliere. Ha fotografato l'atteggiamento d'arrembaggio con cui il ceto politico di centro-destra italiano sta entrando nei meccanismi istituzionali europei. Non già per «distruggere l'Europa» come grida la sinistra, ma per sistemarvisi, per prendervi posto, per contare in un processo che comunque è irreversibile. Anche qui, allora, invece di ripetere che la destra è «contro l'Europa», provocando l'enfatica retorica di Berlusconi, occorre incalzarla con richieste precise, circostanziate sui suoi propositi in termini di meccanismi di governo europeo, di divisione delle competenze, di allargamento ecc. E' un lavoro duro, fatto di conoscenze e di competenze, che non è congeniale a molti intellettuali nostrani. Ma quando tra qualche settimana vedremo Giscard d'Estaing che sorridente stringe la mano a Fini, rappresentante italiano nella Convenzione europea, servirà gridare all'emergenza democratica? Oggi al centro-sinistra spetta il compito di costruire in Italia una opposizione democratica seria - facendo ciò che non ha saputo fare il centro-destra, quand'era all'opposizione. Questo non significa affatto accettare di abbassare gli stardard della moralità politica. Ma oltre a stigmatizzare a gran voce, il centro-sinistra deve valorizzare la propria competenza ed esperienza di governo a fronte del dilettantismo ed avventurismo di molti rappresentanti del centro-destra. Soltanto così ricupererà il consenso dei cittadini e degli elettori.
Gian Enrico Rusconi
STAMPA
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