Da: da Il Corriere della Sera
Categoria: Articolo stampa
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Data: 07 Mar 2002
Ora: 11:53:13
Per la serie Soliti Problemi con Nomi Insoliti, oggi vorrei parlarvi della trascendenza. Non fuggite subito. Vi prometto che rimarremo sulla Terra. E cosa c'è di più terra terra della politica, di questi tempi? Partiamo dalla legge sul conflitto di interessi. E' una buona legge? Certo che no. Chiunque si sia fermato a pensare più di trenta secondi ha capito che il controllato (il presidente del Consiglio) controllerà il controllore (il Parlamento). E il controllore-controllato non potrà nemmeno far finta di controllare, perché non ha poteri (se non quelli di segnalazione). Domanda: perché, allora, molte persone intelligenti e oneste fingono di non capire, oppure si arrampicano sugli specchi (pericoloso: si scivola)? Per una questione di trascendenza, appunto. Cosa pensano, i Trascendenti? Che esista un bene superiore, successivo, prevalente: e a questo è legittimo sacrificare qualcosa. L'obiettività, magari. Qualche principio qui e là. Cosa pensa, il Trascendente Governativo (che, ripeto, può essere un'ottima persona)? Pensa che questo governo di centrodestra possa finalmente introdurre alcune riforme indispensabili. Ritiene che, col tempo, produrrà un ricambio di classe dirigente. Spera che, finalmente, una certa sinistra sottile e scivolosa s'allontanerà dal potere. Poiché questi sono buoni obiettivi - ragiona il Trascendente - i metodi per raggiungerli non contano. Non conta che questa legge sul conflitto d'interessi sia una forma d'umorismo. Non contano le marachelle che il capo e i suoi amici possano aver combinato, delle quali si sta discutendo nei tribunali. Conta il bene successivo, superiore, prevalente. Non è un caso che molti dei più appassionati difensori di Silvio Berlusconi vengano da sinistra, o addirittura dal Pci: perché la Casa della Trascendenza è lì. Ricordate? In nome di un valore successivo (una società più giusta), si tacevano misfatti, si trafficava con l'Europa dell'Est, si inneggiava all'amicizia di una dittatura come l'Urss. Quelle amicizie e quei misfatti, invece, democristiani e socialisti li denunciavano con sdegno. Dovevano opporsi! E, per opporsi, trascendevano. Il bene superiore diventava l'anticomunismo. In nome di quello si poteva trafficare, rubare, o peggio. I terroristi odiavano tutto ciò. E per vederne la fine (obiettivo trascendente) erano disposti a sparare. Non c'è bisogno di aggiungere altro. La storia, purtroppo, la conoscete. Ecco: forse in Italia dovremmo scendere di qualche gradino. Occupiamoci dei nostri comportamenti; la trascendenza lasciamola alla fede. Ormai, infatti, è diventata uno schermo e una scusa. Non solo nelle grandi vicende politiche, ma anche nelle piccole decisioni quotidiane. Il bene superiore - eletto tale dalla nostra coscienza, notoriamente elastica - diventa un pretesto. Io devo mantenere la famiglia! Quindi evado le imposte. Io voglio punire lo strapotere delle multinazionali! Perciò copio il programma del computer. Io devo fare il bene della mia azienda! Quindi cerco di pagare chi viene a mettere il naso nei libri contabili. Io voglio diventare un bravo avvocato! Perciò copio il tema del concorso, e se mi condannano faccio ricorso. Mio figlio deve trovare un lavoro! Quindi lo raccomando sfacciatamente a destra e a sinistra. Io ho il diritto di divertirmi! Perciò bevo, salgo in auto, corro come un pazzo (e magari mi ammazzo). Eccetera. Questo rimandare a un bene superiore, usandolo come alibi, è classico della nostra cultura e della nostra morale. Non sorprende nemmeno più, ormai. Anzi, no. Sorprende ancora gli italiani che sono stati a bagnomaria in culture diverse, come quelle anglosassoni, tedesche o scandinave. Culture secondo cui si viene giudicati - dagli altri, e prima ancora dalla propria coscienza - per quello che si fa, non per quello che si spera. Culture non migliori della nostra: diverse, semplicemente. Culture dove i fini non sempre giustificano i mezzi, anzi quasi mai. Perché i mezzi si possono controllare e giudicare. Mentre i fini, si sa, sono lontani e opinabili. Qui mi fermo, perché non vorrei trascendere.
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