Da: da La Gazzetta del Sud
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 25 Mar 2002
Ora: 09:25:48
di Mario Arpino
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Al secondo tentativo, sono finalmente riuscito a leggere fino in fondo a pag. 27 – proclama incluso – il pamphlet diffuso dalle sedicenti Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente dopo l'omicidio di Marco Biagi. In passato avevo avuto altre occasioni di leggere per esigenze professionali questo tipo di comunicati dei brigatisti, e confesso di averlo fatto sempre di malavoglia e con fatica, considerata la densità dello scritto, la ripetitività dei concetti, la morbosa pedanteria delle teorizzazioni. Tuttavia, estratto ciò che mi poteva riguardare come responsabile della compagine militare, non avendo dirette responsabilità nel settore, compiuti gli adempimenti di rito mi dedicavo ad altro, senza approfondire più di tanto. Questa volta, con la mente libera di chi può scegliere cosa fare dopo 45 anni trascorsi non senza impegno al servizio dello Stato, ho cercato di raccogliere un po' meglio i pensieri, ed ho trovato utile andare a confrontare lo scritto delle Br con alcune mie letture di un quarto di secolo fa, quando, in piena guerra fredda, un giorno alla settimana tenevo agli allievi dell'Accademia Aeronautica semplici lezioni su geopolitica e politica dei blocchi. Ebbene, ne sono rimasto sconvolto. Per filo e per segno, ho ritrovato tutti i concetti, a volte addirittura intere frasi riportate dai diligenti e studiosi estensori che si firmano Br su alcuni polverosi manualetti che giacevano dimenticati nella mia modestissima biblioteca domestica. Volete sapere i titoli? Eccoli. «Lenin, Stato e Rivoluzione - Il marxismo sullo Stato», Ed. Progress, Mosca, 1976. «Lenin, Sulla coesistenza pacifica», Ed. Progress, Mosca, 1977. «Lenin, Sull'internazionalismo proletario», Ed. Progress, Mosca, 1978. La collezione era commercializzata da Editori Riuniti, Roma, e ricordo di aver acquistato i preziosi libelli per pochi spiccioli presso una libreria Rinascita. Ora non so, e forse nessuno lo sa, se gli assassini siano proprio delle Brigate Rosse, se appartengano a qualche filiazione successiva o se siano privati cittadini. È però chiaro, al di là di ogni eufemismo, che provengono dalla stessa scuola dell'odio. Quella scuola che, dai tempi in cui Lenin scriveva, ha prodotto nel mondo 85 milioni di morti. Anzi, 85 milioni più Uno.
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