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KOESTLER Un profeta contro il comunismo

Da: da il Corriere della Sera
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 09 Apr 2002
Ora: 13:36:19

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Esce lo «Yogi e il Commissario», una raccolta di saggi degli anni Quaranta in cui l’autore di «Buio a mezzogiorno» analizza la crisi del socialismo reale

KOESTLER Un profeta contro il comunismo

A più di cinquant’anni dalla sua prima, fuggevole comparsa italiana, torna in libreria per i tipi di liberal libri, con una lucida introduzione di Renzo Foa, Lo Yogi e il Commissario di Arthur Koestler: una raccolta di articoli scritti tra il ’42 e il ’45 che, come dirà vent’anni dopo lo stesso Koestler, costituiscono prima di tutto «la testimonianza del cammino di un pellegrino perplesso» dalle grandi illusioni degli anni Trenta sino ad una «età dell’ansia» nella quale siamo, per tanti aspetti, tuttora immersi. Molto, ma molto di più di un libro politico, e non solo perché vi si affrontano una quantità di temi che con la politica strettamente intesa poco hanno da spartire. Anche, e forse soprattutto, in queste pagine l’autore di Buio a mezzogiorno stringe d’assedio silenzi, reticenze, «mezze verità» che tanti di noi continuano a portarsi appresso, nonostante le dure repliche della storia, le revisioni e persino le abiure. Stiamo parlando, naturalmente, di chi, come Koestler, è stato comunista, seppure in tempi di pace e comunque in frangenti infinitamente meno drammatici. Perché proprio chi è stato comunista sente, o dovrebbe sentire, un debito particolarissimo verso questo straordinario intellettuale (e uomo d’azione) del Novecento, capace come nessun altro di rappresentare assieme la grandezza delle speranze e l’orrore degli esiti del comunismo, dopo aver condiviso integralmente quelle e aver impietosamente vivisezionato questi. E capace anche come nessun altro, vorremmo aggiungere, di fotografare con dolore non disgiunto da ironia uno stato d’animo che in molti sopravviverà di gran lunga all’età del ferro e del fuoco: «Nel combattere contro i comunisti», scrive nel ’41 in Schiuma della terra l’ex comunista e anticomunista Koestler, «si è sempre imbarazzati dai propri alleati». Ma qui c’è dell’altro, molto altro. Perché Lo Yogi e il Commissario ? Perché un ipotetico «spettroscopio sociale», annota (genialmente) Koestler, individuerebbe alle estremità dello spettro proprio questi due tipi ideali. Da una parte il Commissario (il commissario politico, il rivoluzionario di professione), convinto che il cambiamento vada introdotto «dall’Esterno», che «tutti i malanni dell’umanità, costipazione e complesso edipico compresi, possano essere e saranno guariti dalla Rivoluzione», che «questo fine giustifichi tutti i mezzi». Dall’altra lo Yogi, convinto, esattamente al contrario, che «niente possa essere migliorato da un’organizzazione esterna, e tutto da uno sforzo individuale interiore», che l’idea di violenza vada respinta sempre e comunque, che «il tributo imposto ai contadini indiani dagli usurai non possa essere abolito da una legge finanziaria, ma unicamente attraverso mezzi spirituali». Sia il Commissario sia lo Yogi, con i loro dilemmi, si trovano inevitabilmente di fronte un loro pendio, lungo il quale sono dannati a precipitare. «Un pendio porta all’Inquisizione e alle Purghe; l’altro alla passiva sottomissione alle baionette e agli stupri, ai villaggi privi di fognature, ai parti nella sporcizia e al tracoma. Lo Yogi e il Commissario possono dichiararsi pari». Ma non lo fanno. Si attraggono e si respingono quasi secondo un moto pendolare, provocando «migrazioni di massa», in particolare tra gli intellettuali. Cosicché, osserva Koestler, se «il Diciannovesimo Secolo ha portato a una sorta di generale spostamento verso il Commissario, l’estremità infrarossa», «il clima attuale favorisce la direzione opposta», quella che porta verso lo Yogi, «l’estremità ultravioletta». Può darsi, anzi, è pressoché certo che la storia (anche la storia degli intellettuali) abbia provveduto a rimarcare l’inesattezza del giudizio: nel ’42, quando Koestler scrive questo articolo, il Commissario sta facendo molti più proseliti che in passato. A colpire il lettore è però il modo tutto particolare, modernissimo, in cui Koestler tiene insieme (diciamolo con parole antiche) il disincanto e un impegno che non viene messo affatto in discussione dalla consapevolezza che il Dio del Commissario è fallito. «Personalmente, vorrei che si potesse scrivere un onesto romanzo ultrarosso senza un finale ultravioletto», scrive: «Ma non si può. Chi si attacca ciecamente al passato sarà lasciato indietro, ma chi si abbandona troppo facilmente sarà portato via come una foglia secca». A dare ulteriore drammaticità a questo ragionare, e a complicarlo, c’è, ovviamente, la guerra. La guerra per come la vive chi, è il caso del pur disincantato uomo di sinistra Arthur Koestler, «ha sognato e lavorato per un’Europa unificata, affratellata, socialista»; ha vissuto il fallimento della Seconda e della Terza Internazionale; sa che in campo ci sono le democrazie, ma anche che a sconfiggere il fascismo in Grecia sono le truppe di un dittatore di nome Metaxas, e che Stalin è un tiranno sanguinario, non lo zio Joe. Koestler non ha dubbi sulla vittoria: si interroga, invece, sul dopo. La pace, scrive, la faranno i conservatori: «Non risolverà in nessun modo i problemi delle minoranze nel complicato puzzle europeo, non troverà un rimedio alla malattia insita nel sistema capitalistico, ma porterà la salvezza a milioni di uomini le cui vite sembravano condannate, e assicurerà loro un minimo di libertà. In breve, sarà una nuova edizione, forse leggermente migliorata, del vecchio ordine prehitleriano, un post-scriptum del Diciannovesimo Secolo alla prima metà del Ventesimo, la cui storia è stata scritta in modo abominevole». Adesso sappiamo che le previsioni del pessimista Koestler erano sin troppo ottimistiche. Ma lo sentiamo vicino, quasi amico, quando esorta a ricordare «ogni mattina che ci svegliamo senza una sentinella della Gestapo sotto la porta», che «quel post-scriptum del Diciannovesimo Secolo ci ha salvato la pelle». E prevede che i suoi amici di sinistra gli tireranno per questo «pietre e insulti».

Il libro di Arthur Koestler, «Lo Yogi e il Commissario», esce oggi da liberal libri (pagine 182, euro 13).

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