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Amato rilancia il «modello Colbert»

Da: da Il Corriere della Sera
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 11 Apr 2002
Ora: 17:02:09

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PAMPHLET / L’ex premier: la sinistra è andata alla ricerca dei suoi messia. Ma se ci si riduce all’immagine di un leader si perde in partenza. Serve invece una solida équipe

Amato rilancia il «modello Colbert»: ci sono le risorse per seguire l’esempio francese

ROMA - La sinistra italiana deve ripartire da Jean-Baptiste Colbert, il capo dell'amministrazione statale francese sotto Luigi XIV. Giuliano Amato getta un sasso nello stagno del dibattito politico-culturale e lo fa con «Tornare al futuro. La sinistra e il mondo che ci aspetta», un pamphlet che l'editore Laterza manda in libreria in questi giorni. Il colbertismo è sinonimo di statalismo? Certo, commenta il Dottor Sottile, ma non è quella la chiave per recuperarne la lezione. «Colbert voleva rendere forte e potente il suo re dal punto di vista militare. Per farlo aveva bisogno di navi e, dunque, di denaro». Ma non poteva indebitare la Francia. «E così pensò a un sistema produttivo interno che gli consentisse di esportare molto, portare la bilancia commerciale in attivo e con l'avanzo comprarsi le sue navi». Nacque la potenza industriale transalpina. Dagli opifici direttamente costruiti a cura e a spese del governo agli incentivi dati ai privati che passavano dalle campagne all'industria fino alla politica di acquisizione di tecnici, ingegneri e progettisti che trasformarono il Paese. Qualche secolo dopo, si chiede Amato, non vogliamo essere almeno all'altezza di Colbert? «Abbiamo risorse umane e culturali molto più diffuse. Capacità, qualità, infrastrutture molto più qualificate di quelle di cui disponeva lui». E quindi possiamo concepire un piano altrettanto ambizioso. «Nessun'ombra di statalismo - avverte il Dottor Sottile - ma l'esigenza da parte della classe dirigente di un impegno a tutto campo». Ma qual è la nuova missione nazionale di cui dovrebbe farsi carico la sinistra? Amato risponde individuando le priorità: formazione, servizi alle famiglie, nuovo welfare, riorganizzazione del lavoro, liberalizzazione dei mercati. «Un mio vero pallino - scrive l'ex premier - è vedere anche in Italia, dopo l'orario di lavoro, le luci accese dei centri di formazione». Bill Clinton ne fece una delle sue battaglie più importanti, invece da palazzo Chigi «non sono riuscito a fare abbastanza, le burocrazie hanno prevalso, sapevano che bastava aspettare un po' e me ne sarei andato». Questo, continua, «è il nostro colbertismo: a lui servivano navi, a noi serve far studiare i nostri giovani». Altro che articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per realizzare questi obiettivi Amato sostiene che la sinistra ha un asso nella manica: l'aver saputo esprimere una vera classe dirigente. Una capacità non si improvvisa, ma «solo chi ha una lunga tradizione alle spalle può riuscirvi». Purtroppo la sinistra troppo spesso si è messa a inseguire i modelli degli avversari. «E' andata alla ricerca dei suoi messia, da contrapporre agli anticristo che emergevano nel campo avverso». Il Dottor Sottile si guarda bene dal fare qualsiasi riferimento alle scelte (passate e future) di leadership dell'Ulivo, ma il lettore malizioso potrà gustare questa frase: «Se ci si riduce all'immagine di un leader si perde in partenza. Io non entrerei mai in una clinica nella quale c'è soltanto uno splendido primario. Preferirei, piuttosto, un ospedale dove di sicuro c'è un buon primario, ma c'è anche una solida équipe». Se si dota di un progetto e di una visione comune l'Ulivo, dunque, ha molta strada davanti a sé. Ma non deve ascoltare le sirene del movimentismo. «Ho trovato singolare la sete con cui molti miei amici si sono tuffati nella fontanella rappresentata dal movimento anti-global. Ma davvero serviva Agnoletto per far scoprire alla sinistra la povertà nel mondo, l'Aids che sta devastando mezzo continente africano?».

Dario Di Vico

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