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Fortuyn e la sensibilità gay: il caso Ceronetti

Da: Luca Guglielminetti
Categoria: Liberalsocialismo
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 11 May 2002
Ora: 17:23:33

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Fortuyn e la sensibilità gay: il caso Ceronetti

Guido Ceronetti, ieri su La Stampa parte anche dalle sue origini culturali socialiste, cioè citando Emilio Lussu, per affrontare un'ardua difesa del leader xenofobo olandese Fortuyn, ucciso da un “fondamentalista ambientalista” del suo stesso partito.

Il crepuscolare dandy torinese, con le raffinate armi del pensiero debole e della mistica gnostica, ha sempre svolto sul giornale dalla famiglia Agnelli il ruolo arcadico dell’agnello sacrificale che urla e si immola sull’altare del mostruoso mondo attuale: quello della macchine, della tecnologia e della modernità. Un mondo certo non esente da colpe, ma verso il quale la cultura che esprime Ceronetti, anche alla luce di quanto ha scritto ieri, non ha nulla di costruttivo da dare. Sebbene sia utile, come ha fatto, sostenere che la cultura e la politica di sinistra spesso sanno solo gettare discredito sui fenomeni politici come quello Fortuyn, Le Pen o Haider, non essendo capaci di interpretarli, la sua conclusione, invece, è pura follia. Dà infatti completa comprensione di un fenomeno, la xenofobia, che in fondo, ci dice, non è così pericoloso. Non uccide: è soltanto paura, panico, spesso più che giustificati, perché gli uomini sono deboli di fronte al diverso. Lui che è molto sensibile lo capisce bene, lo comprende e finisce col giustificarlo.

La cultura da ‘ipersensibile’ che ha sviluppato Ceronetti, omette però un dato significativo nell’analisi del caso olandese. Un fatto che ci viene suggerito per la sua assenza, quasi una rimozione nelle righe di quell’articolo di fondo. Parliamo della omosessualità del leader xenofobo: una forma di ipersensibilità, non dissimile dall’ambientalismo più coatto, che lo accomuna a Ceronetti e probabilmente al suo assassino. L’essere gay, nel secolo scorso, per gli uomini d’arte, cultura, ma anche d’impresa (di immagine come la moda), era quasi un obbligo antropologico o sociale per evidenziare agli altri il tratto ipersensibile della propria personalità. Oggi constatiamo che questa ipersensibilità trova anche giustificazione e consensi in politiche paranaziste. Già sapevamo della diffusione di ‘certe sensibilità’ in Hitler e nei più alti gradi nazisti, ma qualche domanda viene proprio da porsela oggi, a costo di non essere politically correct.

Siamo a favore di tutti i diritti agli omosessuali, per riconoscere le coppie gay e la libertà di sposarsi, etc. Sproniamo la sinistra affinché non perda mai occasione di schierarsi per le libertà e i principi libertari, ma occorre sapere che senza utopia o progetto di società i paletti della cultura e della politica diventano labili. Non è solo il sonno della ragione a generare mostri , ma anche il sonno dell’immaginazione. Quest’ultimo genera paura senza risposte che possono essere prodromi ai mostri di domani. Dinnanzi alla loro possibile venuta, i vari Ceronetti in giro per l’Europa gongolano all’idea di espiare un sacrificio ancora maggiore verso i crimini della modernità, ma chi non è omosessuale e cristiano deve prendersi la responsabilità di segnare con l’immaginazione spazi nuovo o più ampi e con la prassi norme più strette o rispettate.

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