Da: da La Stampa
Categoria: Articolo stampa
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Data: 24 May 2002
Ora: 18:00:05
CONVIENE dirlo con chiarezza: più di tanti non ne possiamo accogliere. Anche se i numeri, ahimè, sono spietati. Ci mostrano un continente asiatico che in mezzo secolo ha quasi triplicato la sua popolazione, e che di questo passo - secondo i World Population Prospects dell'Onu - entro il 2050 toccherà la soglia di 7 miliardi di persone. Ci allarmano con le stime riguardanti i nostri dirimpettai mediterranei, la cui popolazione nel 2030 sarà il doppio (320 milioni), come ha ricordato qualche giorno fa il presidente Ciampi. Del resto già oggi per ogni bambino che ha la ventura di nascere al Nord, ne vengono alla luce otto nel Sud del mondo. Ma anche qui in Europa stiamo stretti. E in Italia, dove ogni chilometro quadrato è diviso fra 196 abitanti (in Egitto ce n'è 63). Poi, certo, siamo sempre più vecchi, e non facciamo figli: al ritmo attuale noi italiani diventeremo 50 milioni nel 2015, 38 milioni nel 2050. Significa che c'è ancora un po' di posto. Regoliamolo, ma senza illuderci di poterlo dilatare all'infinito, com'è nella logica delle sanatorie, quelle del centrosinistra non meno di quelle che s'appresta a varare il centrodestra. E dedichiamoci piuttosto a definire il perimetro d'una nuova identità, la nostra, ma insieme anche la loro, un'identità italiana per gli immigrati regolari. Abbiamo due ottime ragioni per procedere lungo questa via. Perché la libertà o è di tutti o è un privilegio: esistevano davvero le libertà politiche in Italia prima che le donne (nel 1946) potessero votare? E perché altrimenti divamperà l'incendio: come diceva Diderot, «c'è un sistema eccellente per prevenire la rivolta dei servi contro i padroni, ed è che non vi siano servi». Ma gli extracomunitari, sia pure in regola con visti e permessi, girano ancora come servi nelle nostre città. Dopo 2.500 anni, siamo tornati al punto da cui abbiamo cominciato: a una democrazia di cittadini e schiavi, come nell'antica Atene. Sicché è venuto il tempo d'estendere anche a loro i nostri diritti di cittadinanza; e a nostra volta di specchiarci in italiani con la pelle scura, trasformando in regola l'eccezione dei pugili Kalambay e La Rocca, o del cestista Myers. Dopotutto la Germania ha appena modificato la sua Costituzione, per introdurvi un principio di tutela verso gli animali, il riconoscimento della loro dignità. Possiamo farlo anche per i nostri immigrati.
micheleainis@tin.it
Michele Ainis
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