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Re: Immigrati: Carlos Fuentes ci riporta alla Spagna del ...

Da: dal Corriere della Sera
Categoria: Articolo stampa
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Data: 27 May 2002
Ora: 14:32:12

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LONDRA - Carlos Fuentes ci riporta alla Spagna del ...

LONDRA - Carlos Fuentes ci riporta alla Spagna del 1492, quando si stava scoprendo l’America e rompendo la convivenza tra arabi, cristiani ed ebrei. L’Inquisizione riduce alla clandestinità le famiglie israelite. Per sopravvivere gli ebrei nascondono la fede e diventano marrani, per secoli sinonimo di disprezzo. Intanto l’ultima guerra ributta in mare quei «mori» che avevano incantato l’Andalusia. Erano gli anni in cui Fernando de Rojas, sangue ebraico, scriveva un’opera urbana: La Celesti na . Dialoghi nei quali l’ansia delle persecuzioni cancella il nome di Dio. Degli ebrei non si parla. Protagonista solo la città: traffico, commerci, le donne, i soldi, gli amori. E’ il racconto orale che Carlos Fuentes terrà venerdì prossimo all’università Cattolica di Milano: una conferenza dal titolo La Celestina: arabi, ebrei e cristiani in Spagna, insomma, gli stranieri di ieri, gli stranieri di oggi.

Di Fuentes è uscito da poco in Italia, per Il Saggiatore, Le relazioni lontane , Messico e Parigi protagonisti nell’avventura di due personaggi dallo stesso nome ma dagli incubi diversi.

Sono passati cinquecento anni. La Celestina sembra una metafora dei giorni che attraversiamo...

«L’opera d’arte è sempre metafora della realtà. I sentimenti verso le diversità non cambiano da un secolo all’altro. Per mantenere comodità e sviluppo gli "stranieri" sono indispensabili negli Stati Uniti e in Europa. Ma non ci somigliano, non piacciono come non piacevano allora. Allora li hanno soffocati. Discriminati come oggi».

Quando scrive, Fuentes si chiude nello studio di Londra. Guarda il giardino che gocciola pioggia. Cibo insipido, amici discreti, poche telefonate. «Nessuno mi chiama, nessuno mi conosce». Non è vero, ma l’aria è diversa dalla sua casa messicana, festa mobile, amici dalle notti lunghe, pietanze dai sapori forti. Ecco perché lavora qui ad un romanzo che racconta i prossimi dieci anni del Messico, paese dove la costituzione della Repubblica presidenziale non prevede il vicepresidente. Se chi comanda muore, cosa succede? I protagonisti vengono dal passato e si avventano nel futuro con la stessa violenza.

Ma la gente non sa cos’è il passato. Sta perdendo la memoria...

«È un progetto di pochi: uccidere la memoria per abituare la gente a vivere alla giornata con gli ingredienti che i pochi distribuiscono secondo le convenienze. Piaceri e dolori, niente ricordi. Curioso che succeda nelle società che si dicono conservatrici, invece non conservano niente. Società kleenex, usa e getta e l’obbligo di comprare subito kleenex e abitudini nuove».

L’oblio insinuato nelle nuove generazioni è legato al lento allontanarsi dalla cultura tradizionale? Meno libri, più tv e internet, e al posto dei giornali le stelle comete dell’informazione on line.

«I lettori spariscono come sono spariti ogni volta che la cultura si affida a nuove tecnologie. Ma sono momenti provvisori. Quando è nato il fonografo i teatri di musica non hanno chiuso. La prosa non è stata messa in crisi dal cinema. E il cinema dalla tv. La televisione non si è arresa a internet. Vengo dalla Fiera del Libro di Varsavia. Ho firmato per ore copie di Gli anni con Laura Diaz . Ne hanno vendute 30 mila, sempre ragazzi a fare domande. Il modo di avvicinarsi al libro non è più lo stesso. Succede ciò che è successo con Gutenberg. Cambiando la stampa, è cambiata la diffusione della cultura, strappata alla sacralità di copisti e pergamene. Negli Usa, grazie alla tv on line, hanno venduto 10 milioni di copie di classici in 10 anni. Sempre giovani curiosi».

A volte le statistiche comprendono bestseller lontani dall’opera d’arte. Il critico americano Harold Bloom, specie di sacerdote venerato, spiega che certi libri creano lettori ignoranti, diseducandoli anziché arricchirli. «Quando ho letto Harry Potter e la pietra filosofale , frasi topiche come proverbi, ripetizioni, banalità, mi sono cadute le braccia pensando: vende co me i detersivi moltiplicando gli analfabeti». È così?

«Non è così. 1936: negli Stati Uniti volano milioni di copie di un romanzo intitolato Avversità . Diventa un film famoso con Fredric March, ma sempre nel ’36 si conferma il genio di un altro scrittore, William Faulkner, con As salonne, Assalonne , storia dell’America nascosta che nutre la violenza guardando il passato. La tragica modernità di Faulkner oggi continua a conquistare lettori, mentre non mi viene in mente come si chiamava l’autore allora fortunato. Nella storia della letteratura contano solo i long seller».

Nel ’69 il suo saggio Nuovo romanzo latino americano punzecchiava gli scrittori che si disinteressavano dei problemi politici. Veniva discusso anche il suo amico Octavio Paz, premio Nobel troppo chiuso nel paradiso della letteratura. Gli scrittori devono a mantenere l’impegno sociale di trenta anni fa?

«La funzione è cambiata. Nelle società chiuse dalle dittature o governate da potenti che diffidavano della democrazia, se non parlava lo scrittore, visto come grande borghese, tutti tacevano. Oggi l’America Latina è diversa. Sono democrazie fragili, è vero, ma esiste il controllo dei sindacati e non veri bavagli per partiti e movimenti. Poi le tv satellitari attraversano il continente e la voce dello scrittore diventa meno interessante. Può intervenire in politica come cittadino, per difendere la libertà del linguaggio, forse influenzando la società intellettualmente elegante, ma il carisma del passato non serve più».

Si sta votando in Colombia fra attentati, decine di vittime al giorno, paura. Chi vuol diventare presidente non parla nelle piazze: solo discorsi teletrasmessi per «arrivare vivo alle urne». Un paese di scrittori straordinari, lettori raffinati: come può essere ridotto così?

«Questa descrizione corrisponde a Bogotà, capitale a 2.600 metri d’altezza. Sotto, nelle foreste, continuano i cento anni di solitudine raccontati da García Márquez. Il candidato Uribe ha fondato un non-partito che intende distribuire un milione di fucili a tutti i contadini che vivono nelle regioni della coca. Può voler dire una guerra totale allargata a Venezuela, Nord del Brasile, Ecuador».

La lezione di Carlos Fuentes si terrà nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano, in Largo Gemelli, venerdì prossimo alle 11.30. Il romanzo di Fuentes, «Le relazioni lontane», è edito da Il Saggiatore (pagine 348, euro 15,50) .

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