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Viaggio al termine della notte cinese

Da: dal Corriere
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 05 Jun 2002
Ora: 09:52:04

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DISSIDENTI Esce «La montagna dell’anima», capolavoro del premio Nobel: un lungo percorso alla ricerca delle radici in una terra offesa da confucianesimo e marxismo

GAO XINGJIAN Viaggio al termine della notte cinese

di RENATO FERRARO

La Cina che tutti sogniamo, la Cina magica delle leggende e dei cantastorie, la Cina che il comunismo e poi il consumismo hanno quasi obliterato, la Cina spirituale, libera e individualista del Tao e dello Zen, la Cina che sopravvive in segreto nel cuore di quei cinesi - e sono tanti - non piegati da millenni di confucianesimo e qualche decennio di totalitarismo leninista. Questa è la Cina in cui ci accompagna Gao Xingjian, lo scrittore pechinese esule a Parigi, premiato nel 2000 con il Nobel per la letteratura. La montagna dell'anima è il titolo del romanzo ed è il luogo sacro verso il quale l'autore ci conduce, senza mai giungervi perché non è in nessun posto ed è ovunque, «è nel profondo di ciascuno di noi». Da oggi in libreria, La montagna dell'anima è il terzo volume delle opere complete di Gao Xingjian, che la Rizzoli ha cominciato a pubblicare l'anno scorso con i racconti Una canna da pesca per mio nonno e una raccolta di lavori grafici a inchiostro di china. La definizione di romanzo fiume si addice alla Montagna dell'anima non solo per la lunghezza. È il romanzo di un fiume, lo Yangtze, il Fiume azzurro, che la narrazione segue attraverso foreste e montagne e attraverso presente e passato, e nelle cui acque si riflettono natura e uomini, passioni, violenze, sogni, e l'intera storia dell'Impero di mezzo. Ed è un fiume romanzesco, in cui il «flusso della lingua» crea situazioni e personaggi, e trasporta il lettore nella Cina delle magie e degli incantesimi, dei rituali e delle superstizioni, dei briganti ed eremiti, dei mandarini crudeli e dei burocrati comunisti ottusi, dei signori feudali e delle Guardie rosse. La struttura fluida della narrazione procede per onde, rivoli, correnti, secondo il gioco dello Yin e dello Yang, diverso dalla nostra logica meccanica occidentale. In patria il sessantaduenne Gao Xingjian è persona non gradita da quando nel 1989, dopo la tragedia di Tienanmen, condannò il regime e rese la tessera del partito. Comunque «uomo contro» egli era apparso fin dai suoi esordi letterari, dei quali aveva dovuto fare un falò all'inizio della Rivoluzione culturale senza per questo sottrarsi a sei anni di «rieducazione» in campagna. Riabilitato dopo il crollo del maoismo nel 1979, era subito finito nel mirino della campagna contro «l'inquinamento borghese», per un saggio sulle tecniche del romanzo moderno che definiva spazzatura tanto il realismo socialista quanto la nuova scuola al servizio delle riforme. Figlio di un’attrice e laureato in Letteratura francese, traduttore di Ionesco e dei surrealisti, Gao ebbe nei primi anni Ottanta un periodo di celebrità a Pechino come autore di teatro. Fermata d'autobus , vietato dopo poche rappresentazioni nell'83, è un remake di Aspettando Godot , e Godot è il socialismo con le sue promesse mai mantenute. Nell'85 L'uomo selvaggio , cronaca di una caccia a Yeren, l'uomo delle foreste cugino dello Yeti, attacca la cultura repressiva confuciana, a favore delle più spontanee tradizioni taoista e buddhista. «Senza Confucio, la sua ideologia del conformismo e le sue tecniche di controllo sociale - ci disse allora Gao - la Cina si sarebbe sottratta a tirannidi e sottosviluppo». Yeren riappare in La montagna dell'anima , come proiezione degli impulsi e desideri ricacciati dall'ipocrisia confuciana non nel fondo delle foreste ma nel profondo dell'inconscio, da dove causano gli scoppi di brutalità fisica e sessuale riferiti ogni giorno dalla stampa cinese. Sesso e violenza, deliri e passioni sono temi ricorrenti del romanzo, insieme con la descrizione dei disastri ambientali e sociali prodotti dalla dittatura, cui s'aggiungono i guai prodotti dalla corsa all'arricchimento. La tela del racconto è un viaggio di dieci mesi e 15 mila chilometri, in autobus, in bicicletta, a piedi, fatto nel 1987 lungo il corso del Fiume azzurro, dalle sorgenti al mare. Angosciato dal clima politico di Pechino, Gao Xingjian aveva preso la fuga verso la Cina interna dove era vissuto da piccolo, abitata da minoranze etniche che conservano costumi e ricordi di ere primordiali o almeno dell'epoca precomunista, colorita e fantasiosa: «Cercavo la pace, cercavo la libertà, cercavo l'essenza della cultura cinese. Cercavo me stesso». La cronaca del viaggio è il tenue filo conduttore. L'intreccio è ridotto al minimo, i personaggi privi d'un nome, talvolta semplici ombre. Le immagini s'accumulano componendo poco alla volta un affresco, la struttura è aperta a ogni direzione che prenda la parola: nel presente o indietro nel passato, con salti di secoli o millenni, verso il mondo esterno o giù nell'anima. C'è un «io» narrante che diviene un «tu» narrato, e un «lui». C'è una «lei» che poi, si apprende, è stata creata da «te»: «Tu hai fatto appello a lei come io ho fatto appello a te... Mentre io, nel corso del lungo viaggio ero immerso nelle fantasie, tu, riflesso del mio io, facevi un viaggio interiore». Gao ha l'ossessione dell'Ego, «questo mostro che mi tormenta». Anche le donne, confessa, lui che di donne è vorace, sono «fantasmi di cui mi servo per illudermi». Il mondo è caos, e l'Ego «il caos supremo». Affascinato dal buddhismo Chan cinese, matrice dello Zen, lo scrittore si chiede se la pace possa essere raggiunta attraverso l'annientamento dell'io cosciente, come insegnava Buddha. A cavallo fra cultura della Cina e cultura moderna occidentale, fra classicismo e sperimentalismo, Gao Xingjian dà prova di un virtuosismo prodigioso nel costruire un'opera estremamente complessa e che eppure risulta al lettore facile e scorrevole, nella traduzione, a sua volta virtuosistica, di Mirella Fratamico, che ha dovuto trasferire la pittura con ideogrammi sonori in frasi ingabbiate da regole grammaticali e sintattiche ignote alla duttile ed evanescente lingua cinese.

Il libro di Gao Xingjian, «La montagna dell’anima», esce oggi da Rizzoli (pagine 644, euro 21,50)

© Corriere della Sera

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