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DALLA BIOLOGIA IL NUOVO SOCIALISMO

Da: Luca Guglielminetti
Categoria: Commento generico
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 30 Aug 2002
Ora: 11:16:22

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Un nuova frontiera scientifica pare che si sia aperta per il socialismo. Dopo la sociologia marxiana, si apre uno nuovo scenario - questa volta - dalla biologia. Umberto Galimberti, fornendo un primo commento su La Repubblica di una giornata di fine luglio, naturalmente non parla di socialismo. Raccontando della scoperta americana sulla gratificazione cerebrale che si attua dallo svolgimento di azioni altruistiche, cooperative e solidaristiche, scrive della conferma delle idee di Aristotele e di Eugenio Scalari (!).

La ricerca svolta ad Atlanta dalla Emory University e diretta da Gregory Berns, ha individuato l’analoga l’irrorazione della stessa parte del cervello che avviene di fronte ai vari piacere della vita anche quando si compiono azioni altruistiche. Per la chimica del cervello non c’è differenza se ci stiamo sacrificando per un altro o se stiamo soddisfando il più egotico desiderio: il piacere è biologicamente uguale.

Se quindi la virtù è ‘naturale’ e non ha bisogno di ricompense, va bene dar ragione ad Aristotele, ma il tema è però stato dibattuto per qualche decina di secoli da filosofi e letterati e quindi non si comprende bene perché, l’esimio commentatore, abbia compiuto il curioso salto temporale fino a Scalari. Il quale, avrà pur scritto che “la morale è un istinto” nel suo libro <<Alla ricerca della morale perduta>>, ma non ci sembra il miglior esempio comparativo sul terreno dell’etica. Non per voler infierire a tutti costi col fondatore del quotidiano indipendente, ma forse neppure Karl Kraus, direttore del "Die Fackel" nella Grande Vienna, avrebbe accettato un sua ‘assimilazione aristotelica’, se non per puro spirito di ironica irriverenza.

In ogni caso, a parte la digressione su Scalari filosofo, la scoperta in questione, per ammissione degli stessi ricercatori, conduce alla conclusione che: “a livello di ‘piacere cerebrale’ il comportamento altruistico eccederebbe di molto il comportamento egoistico e, se no fosse per il tipo di società che abbiamo inventato, il comportamento cooperativo sarebbe da tutti preferito a quello competitivo”. Il motivo di una tale scelta risederebbe nella capacità dell’uomo a considerare il domani. Al contrario degli animali, gli uomini sono in grado di rinunciare ad un vantaggio immediato per un bene a più lungo termine e in una situazione di crisi tendono a collaborare per la sopravvivenza invece di azzannarsi tra loro.

Galimberti, a questo proposito, si permette di una nota polemica con l’attuale “american way of life”. Il modello della competizione esasperata, ci segnala, potrebbe voler condurre l’uomo a diventare un “organismo geneticamente modificato”. A noi non preoccupa tanto questo, in fondo l’uomo ha subito mutazioni genetiche nei millenni per diventare com’è oggi, il punto invece, alla vigilia del vertice ONU di Johannesburg, è capire quanto i capi della terra traggano maggior piacere ad operare in via cooperativa per superare i problemi di ambiente, fame e povertà, piuttosto che da cavalcare in via egoistica i propri interessi nazionali, industriali e militari. (l.g.)

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