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La politica è una musica per flauto

Da: dal Corriere della Sera
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 26 Sep 2002
Ora: 16:04:05

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LIBRI: "il mito di Atene alle origini della democrazia" di Antonio Castronovo, ed. La Mandragola, pagg. 177

Questo libro può rivelarsi prezioso ai sociologi della politica e della cultura. Il tema è quell’invenzione del mondo antico, ancor oggi il regime politico sovraccarico di difetti e carenze, sia funzionali che di principio, rispetto al quale non si dà però nulla di meglio, che è la democrazia: fiorita dapprima in Atene al tempo di Solone, affermata con le riforme di Clistene, apparsa come nuova e già antica nel quinto secolo con Pericle, di cui, come dice Plutarco, «ogni opera, non appena conclusa, già sapeva d’antico in quanto a bellezza». E tuttavia, in questi 272 aforismi, spesso brillanti, talvolta criptici, la democrazia non è mitizzata. È una conquista storica, non un nec plus ultra. L’autore è consapevole che tratta di una delle più grandi invenzioni della storia dell’umanità: «Il governo degli uomini da parte degli uomini», l’idea che il principio di sovranità scaturisca dalla collettività umana. Fu questa idea a crescere a dismisura e a fare della democrazia ateniese un’entità di squisita natura politica: era sorta l’idea che la contrapposizione delle attitudini non doveva per forza nascere da antagonismi economici ma dal gioco supremo e rarefatto della politica. Il rapporto tra uomini è quello del giudizio, della deliberazione, prima ancora che scontro tra classi». Ma da ciò, nessuna idealizzazione agiografica. In effetti, «politica e tragedia sono due diversi quartieri della stessa città». Castronuovo chiarisce, a mio parere conclusivamente, il significato profondo del concetto aristotelico di politéia, che di regola viene tradotto come «costituzione», pensando a un testo giuridico, scritto, perfezionistico, come «legge del Paese», mentre politéia sta a indicare qualche cosa di meno formale ma più importante; non le singole leggi legiferate, ma, come forse Montesquieu fra i moderni poté intuire, lo «spirito» delle leggi, il comune sentire che, al di là della lettera, le rende vincolanti come voce della comunità, simili al suono dei flauti dei Coribanti che nel Critone Socrate dice di sentire dentro di sé. Siamo al di là della democrazia come procedura, secondo le regole del formalismo giuridico, di cui nessuno può negare l’importanza. Oltre che procedura, la democrazia richiama anche, sia pure come concetto limite, un contenuto di eguaglianza, che non è, come s’è grossolanamente detto, «omologazione», ma garanzia di pari opportunità sul piano della vita comunitaria.

Franco Ferrarotti

© Corriere della Sera

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