Da: Ist. Fernando Santi
Categoria: Commento generico
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 27 Jan 2003
Ora: 14:30:55
CENT'ANNI DI EMIGRAZIONE Contributo alla discusione al Seminario FIEI di Porto Alegre 2003 Porto Alegre, Gigantino (Palasport Portale da CUT) 24/01/2003
Terzo mondo ieri ed oggi Eduardo Galeano lo scrittore di “Le vene aperte dell’America Latina” il 17 giugno 2002 ha scritto sul quotidiano messicano La Journada: “I paesi appartengono ai loro creditori: i debitori devono loro obbedienza e, a riprova della loro buona condotta, praticano un socialismo al contrario: si privatizzano i guadagni e si socializzano le perdite”. E’ evidente il riferimento al ruolo di Stati Uniti, WTHO, FMI e Banca Mondiale nei paesi resi poveri ed indebitati e verso quella realtà geopolitica che, con larga accezione e con qualche approssimazione, viene chiamata ancora il terzo mondo. Terzo mondo era, una volta, dopo l’intesa di Bantung, una realtà politica che, non volendo identificarsi con i due blocchi politici contrapposti, si fece terza , non allineata. Oggi terzo mondo spesso è divenuto sinonimo di paesi in via di sviluppo, di sud del mondo contrapposto ad un nord del mondo che Willy Brand avrebbe voluto divenisse solidale e cooperativo e che invece approfondisce sempre più le distanze fra chi possiede ed usa le risorse e chi è tagliato fuori. Il Forum Sociale Mondiale è esperienza relativamente recente rispetto alle lotte per una giustizia sociale a dimensione planetaria, obiettivo storico dei socialisti portato avanti sul piano internazionale e perseguito attraverso il sostegno attivo all’autodeterminazione dei popoli ed alla liberazione nazionale dal colonialismo. L’ONU attuale è anche il risultato di quelle lotte.
Forum Sociale Mondiale “a larghe maglie” L’irrompere sul campo di gioco di una molteplicità di protagonisti collettivi portatori di diritti violati o mai riconosciuti è una salutare risposta alla mancanza di regole del gioco condivise ed una chiara volontà di contare nelle decisioni che direttamente o indirettamente li riguardano. E un merito ed una necessità l’alleanza “a maglie larghe” che ritroviamo nel Social Forum in Italia ed in quello mondiale di Porto Alegre. Entità di diversi tipo e dimensione, spesso con radicamento per lo più locale hanno evitato fino ad ora di darsi una direzione centralizzata ritrovandosi però insieme su documenti importanti che lasciano al margine le diversità di sostanza che pur esistono fra tutti noi che condividiamo gli obiettivi generali ( critica del liberismo, impegno per la pace, valore del metodo democratico) Si tratta di un processo politico analogo che possiamo ritrovare proprio nella storia recente di un partito composito, radicato fra i lavoratori del Brasile, forte di esperienze innovative, sopratutto nello Stato di Rio Grande do Sud, e che tuttavia ha costruito una coalizione vincente che con Lula governa oggi il paese. La circostanza che fra le persone e le associazioni che aderiscono al Forum Sociale Mondiale vi siano diverse analisi sia del contesto mondiale che delle soluzioni da dare ai problemi rende più facile il compito di chi, non “per esserci”, vuole essere presente ad un evento, ma intende perseguire, invece, intese basate esclusivamente sulla convinta condivisione dell’analisi e delle soluzioni.
La globalizzazione dell’emigrato italiano La globalizzazione, se si procede attraverso una analisi di lunga durata dei processi sociali è fenomeno che, di ciclo in ciclo, possiamo riscontrare in avvenimenti ben più distanti nel tempo dagli attuali. La peculiarità della globalizzazione attuale è che l’ordine mondiale, dopo la fine della globalizzazione fondata sul bipolarismo è costruita ad immagine e somiglianza soltanto degli Stati Uniti. Nessun paese può, tuttavia, da solo, avere la responsabilità del governo mondiale e pur tuttavia questo è quello che sta accadendo. Il senso di vulnerabilità che l’attacco terroristico ha determinato nel popolo e nel governo americani tocca anche gli italiani e gli oriundi italiani di quel paese con una oscillazione fra interventismo a tutti i costi e fughe isolazionistiche. La pace è uno dei punti del documento del FSM. Si tratta di capire, ad esempio, se ed in quale misura, negli USA, si sia in presenza di comunità italiane consapevoli in qual misura integrate con le aspirazioni ed i comportamenti Wasp, ad oggi decisivi, e come sia possibile che quelle stesse comunità possano contribuire a far crescere una volontà di pace svolgendo, nel 2003, un ruolo analogo a quello della comunità nera d’America all’epoca della guerra del Vietnam. Questo auspicabile comportamento collettivo per potersi attivare ha anche bisogno di una concomitante iniziativa, soprattutto culturale, in grado di contrastare una idea dell’italiano all’estero, che nel CGIE e dal governo si mira a consolidare, secondo la quale l’italiano è stato ed è diverso da qualsiasi altro migrante. L’emigrato italiano come costruttore di grandi opere, del quale ci si dimentica sempre che è a causa del carattere né libero né democratico delle strutture politiche, economiche e sociali italiane che esso è stato costretto a lasciare il suo paese. Alla base precarietà esistenziale, povertà, squilibri demografici, attrazione dei grandi e forti poli di sviluppo, di volta in volta, alla guida della globalizzazione nelle diverse epoche.
Emigrazione italiana ed identità nazionale Tra il 1860 ed il 1973 sono emigrati dall’Italia circa 24 milioni di persone. E’ il lavoro temporaneo e quindi precario nelle grandi aree urbane nordamericane con il sistema degli ingaggi di sfruttamento, la costruzione di grandi ferrovie e strade l’ambiente in cui cresce e si evolve socialmente la manovalanza italiana appena sfuggita all’altro sfruttamento, quello del latifondo italiano meridionale. Le campagne razzistiche contro gli italiani nel 1924 nascono in quel clima di sfruttamento e di lavoro precario. La morte dei compagni Sacco e Vanzetti è nel 1927. In Brasile, nella zona dove si svolge il nostro seminario i latifondisti del caffè sostituiscono i neri già schiavi, con gli italiani. Il fascismo in Italia nel frattempo faceva emigrare nel tardivo impero africano i contadini piemontesi e veneti che non erano partiti per l’Argentina. Oggi gli italiani all’estero non sono più costretti a cambiare il cognome per integrarsi al preesistente mondo anglosassone, per lavorare e per mandare i figli a scuola. Mutuo Soccorso, leghe socialiste società garibaldine e di sinistra, a suo tempo, hanno dato l’identità ed il radicamento sociale del quale sono state prime protagoniste, nella cura della famiglia, le donne emigrate.
Identità multiple ed identità nei valori democratici I valori democratici, che nel nostro paese oggi identifichiamo fondamentalmente con la nostra costituzione repubblicana, possono costituire un forte elemento d’identità in grado di orientare i comportamenti degli italiani ed oriundi all’estero nelle società d’accoglienza verso un ruolo attivo sui temi unificanti del FSM, perché emergano sempre nell’azione collettiva non meno che nei comportamenti individuali la difesa delle libertà, la riaffermazione dei diritti umani la tutela della pace la solidarietà internazionale. Una sostegno alla lotta per gli obiettivi fondamentali del Forum passa attraverso una presa di distanza dei singoli ma soprattutto delle organizzazione delle comunità italiane all’estero rispetto alle politiche poste in essere con l’ attuale globalizzazione. L’identità nazionale si è costruita ed è evoluta nelle distinte aree geografiche in modi peculiari. Quello che appare è una grande permeabilità, una estrema fluidità, una persistente stratificazione o come oggi si usa dire un evidente metissage. Occorre analizzare i rapporti dei nostri migranti con la loro identità. E’ noto come vi sia una compresenza di identità multiple, plurime, una pluralità di appartenenze, nazionali, regionali municipali, familiari, il fatto che per alcuni anche vi sia una doppia identificazione dei luoghi ( la casa al paese in Italia e la casa dove si è lavorato per una vita) comporta una forte necessità di orientamento, di confronto. Il riferimento forte è soprattutto a quanti italiani o oriundi italiani sono stati colpiti come cittadini statunitensi, di fatto o di diritto, dall’irrompere sulla scena mondiale di un terrorismo “ a tutto campo” che le istituzioni della comunità mondiale devono combattere con i mezzi necessari, Ad essi il governo americano ha annunciato una guerra “preventiva” che potrebbe durare per generazioni. Il movimento per la pace negli Stati Uniti è all’inizio, è composito e , per ora, apparentemente minoritario. Dove sono i milioni di italiani d’America di fronte a scelte drammatiche che direttamente li coinvolgono? Quale è il modo più giusto di rapportarci alla loro condizione ricercando un dialogo ed una intesa sui temi oggetto del Forum?
Il “sistema - mondo” di Wallerstein Immanuel Wallerstein che ha partecipato attivamente al Forum di Porto Alegre, nel suo notissimo “Geopolitcs and geoculture” vede negli anni ottanta come esperienza dominante quella di una formidabile ristrutturazione sistemica che rimanda ad un insieme di trasformazioni materiali dei rapporti sociali in vigore, alla modernizzazione dei sistemi produttivi con il passaggio ad una economia più flessibile, alla feticizzazione del mercato all’inasprimento della disuguaglianza nello sviluppo dl capitalismo mondiale. Il tutto sottolinea Wallerstein, il sistema-mondo cioè, è governato dalle forze economiche e produttive prevalenti degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non sono più una superpotenza economica, si avviano al capolinea della espansione economica, non sono più possibili spostamenti della congiuntura verso nuovi, instabili assetti mentre all’orizzonte si profilano solo transizioni di portata storica? Gli Stati Uniti sono oggi solo una grande potenza militare? Se nel primo caso una risposta univoca non è facile tuttavia si deve convenire che un paese che annuncia di voler dichiarare guerra contemporaneamente a due paesi fra loro distanti quali l’Irak e la Corea del Nord anche a prescindere dal parere delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e fra i molti dissensi e distinguo di paesi amici ed alleati è certamente forte militarmente. Se si condivide questa analisi si tratta di capire quale ruolo debba avere una Europa con poteri reali, proprie dinamiche internazionali e presenze nelle istituzionali sopranazionali, vincolanti i singoli paesi dell’Unione,per una azione mirata ad un ordine mondiale solidale.
Quale intesa fra soggetti collettivi, partiti, sindacati, movimenti? La globalizzazione non è “neutra”. Essa, così come qualsiasi processo sociale, assume carattere e contenuti che possono essere ben diversi, a seconda dei valori che la ispirano, delle forze che la guidano, delle finalità che si perseguono. Il FSM deve aprire un confronto con le forze politiche che si riconoscono nell’Internazionale socialista sulla base delle posizioni unificanti che il movimento assume? E’ preferibile un confronto duro immaginabile specialmente ma non solo sui temi della guerra e della pace, che faccia fare passi in avanti nella costruzione di un fronte più esteso e consapevole ancorchè articolato oppure deve valere il detto “ognuno per sé e Dio per tutti”? Noi pensiamo che il confronto serio e ravvicinato vada avviato. Ai molti movimenti sorti nel sociale, nella la lotta per la terra, per la casa in Brasile, ai lavoratori emarginati, pagati in nero, che vivono dentro una crisi, sociale endemica e nella esclusione sociale, che temono giustamente la costituzione di una Area di libero commercio delle Americhe strumento della globalizzazione soprarichiamata, non abbiamo niente da insegnare e tuttavia pensiamo si possa trarre dalla esperienza e dalla cultura della CGIL stimoli perché i sindacati democratici dei paesi del Cono Sud, tradeunionisti organizzatori di forza- lavoro dipendente inventino con loro, forme di aggregazione nuove, concorrano a costruire, a seconda del caso, un blocco sociale in grado di cambiare, la direzione politica o i contenuti della stessa, rinnovando al contempo la loro organizzazione. La difesa e l’estensione dei diritti sindacali è l’altro obiettivo interconnesso (“... sosteniamo le lotte dei sindacati e del settore informale" dal documento finale del FSM del 2001). Le ricette non vanno certamente esportate tuttavia è legittimo indicare la strada delle riforme, la strada di Ignazio Lula che appena eletto blocca l’acquisto di strumenti di guerra e apre la guerra delle istituzioni nuove contro la fame la povertà. Il ribellismo che spesso abbiamo visto in azione nel Sud America è la risposta storicamente inadeguata quanto generosa al populismo ed al caudillismo, nelle diverse forme realizzato. Il documento del FSM 2001 al punto 16 afferma ”Noi vogliamo rafforzare il nostro movimento attraverso azioni e mobilitazioni comuni per la giustizia sociale…”. Quest’anno sarebbe importante che avanzasse l’idea di un movimento che, che contestasse questa globalizzazione e che confidando sulle sue buone ragioni, scegliendo al suo interno fra diverse opzioni ricercasse un confronto di merito con le organizzazioni riformatrici della sinistra e non. Le organizzazioni sindacali internazionali devono essere pronte ad una piattaforma d’iniziativa costruita e in qualche modo governata insieme ad un movimento che pure, giustamente rivendica il permanere del suo profilo autonomo. A partire dalla Carta dei principi cui fanno riferimento i diversi Forum. Chi promuove la globalizzazione economica attuale non promuove anche la globalizzazione della democrazia e dei diritti umani; l’unilateralismo americano non le rende compatibili. La promozione dei diritti è compito fondamentale che spetta alle forze democratiche e di progresso. Riformare continuamente il sistema operando attivamente in tutte le fasi della sua evoluzione diviene essenziale.
Il mondo migliore possibile di fronte al gradualismo ed al riformismo Rispondere come pure è stato fatto da molti nei Forum precedenti che il miglior mondo possibile è il socialismo ci restituisce una aspirazione tanto a lungo coltivata ed assecondata ma non ci da certezza che il ciclo economico attuale si concluda con il faccia a faccia fra capitalismo che come anticipato da Schumpeter cadrebbe nel suo punto più alto o al massimo della sua espansione spaziale secondo la teoria di Wallerstein, ed il socialismo che nel frattempo dovrebbe essersi attrezzato per subentrare in una alternativa di sistema . Nel frattempo per quanti si pongono il problema di agire per cambiare profondamente gli elementi fortemente negativi che caratterizzano questa globalizzazione dominata dagli Stati Uniti va anche preso in esame il ruolo che hanno oggi, in una economia globalizzata , nelle aree sviluppate, i migranti e quello che potrebbero avere per contribuire al cambiamento. L’uso che si fa dei migranti intesi nelle leggi quasi esclusivamente come forza-lavoro, è paradigmatico della indifferenza ai diritti umani dei nuovi cittadini ed è finalizzato alla alterazione significativa del mercato del lavoro a fini di profitto. L’irregolarità di impiego accresce ulteriormente lo sfruttamento. Alla ciclica tendenza alla caduta del tasso di profitto si risponde attraverso un supersfruttamento del lavoro. I migranti abbassano il costo del lavoro e ciò non incentiva alla innovazione tecnologica. In molte situazioni l’arrivo dei migranti è alternativo all'innovazione.In questo quadro illuminante è la depersonalizzazione del processo lavorativo. Questa depersonalizzazione è vissuta in modo particolare dai migranti. Soprattutto per i lavoratori originari del sud del mondo, il processo di estraneazione del lavoratore dal processo produttivo e dal frutto del proprio lavoro è una esperienza culturale nuova e difficile. Inoltre all'alienazione sul lavoro si somma l'alienazione sociale relativa alla discriminazione e alla non conoscenza di codici linguistici e culturali. Va anche considerato la peculiarità nuova, per molti immigrati, del perdurare, la separazione tra lavoro e comunità. In Italia il numero dei lavoratori dipendenti immigrati è gradualmente cresciuto e la regolarizzazione è avvenuta grazie ai provvedimenti di regolarizzazione, non invece a seguito di ingressi regolari. Si delineano modelli occupazionali regionali: quello del terziario di basso livello delle metropoli, quelli industriali del nord-est. Al sud vi sono lavori agricoli, di pastorizia e pesca, e lavori stagionali. La competizione etnica è limitata in Italia perché gli immigrati hanno sostituito forza lavoro locale cui era venuto meno il ricambio delle nuove generazioni. Nell'insieme gli immigrati stanno prendendo i lavori più faticosi e dequalificati, ma anche lavori di operai specializzati; nell'insieme gli immigrati giocano oramai un fabbisogno strutturale nella economia italiana prevenendone una crisi.Il ruolo dei migranti cresce in Italia anche nel settore del lavoro indipendente. Culturalmente stimolante l’idea di una rimozione totale della barriere alla circolazione delle persone. Alcuni ritengono che ciò porterebbe ad un riequilibrio naturale delle problematiche demografiche e della crescita mondiale. Si tratta di proposte che, forse, non tengono conto della impossibilità di controllare, dall’inizio, tutte le possibili variabili di una scelta radicale di tale natura. Un mondo diverso è certamente possibile e noi tutti dobbiamo insieme costruirlo. Restiamo convinti, tuttavia, che si apra davanti a noi una lunga marcia e che le apparenti scorciatoie finiscano solo per ritardare il raggiungimento degli obiettivi che ci si è proposti. Il post - fordismo, la fine della fabbrica verticale, richiede sia ai partiti che ai sindacati, soggetti storici della rappresentanza di un mondo del lavoro che è profondamente trasformato, sia a soggetti quale i Forum sociali che sono sorti sulla legittimazione che deriva direttamente dai loro utenti sociali diffusi e sparsi, la necessità di un dialogo attento più mirato a governare le trasformazioni che a chiamarsi fuori dal contesto nel quale siamo profondamente inseriti.
[archivio/_borders/disc3_aftr.htm]