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Il Novecento delle ribelli

Da: da la Gazzetta politica
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 21 Feb 2003
Ora: 11:18:16

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Il Novecento delle ribelli

Cinzia Romano racconta le protagoniste del secolo che ha visto la rivoluzione dell'universo femminile in Italia

Dieci ritratti di donne del Novecento per raccontare il secolo del "grande cambiamento" nell'universo femminile: è la scommessa del programma di Cinzia Romano Le ribelli del Novecento, nato da un'idea di Silvana Mazzocchi, in onda su Raisat Album dal 12 Febbraio. Sullo sfondo delle lotte per l'emancipazione, i diritti di cittadinanza, la parità e l'autonomia, la vita di Matilde Serao, Maria Occhipinti, Paola Borboni, Sibilla Aleramo, Lina Merlin, Micol Fontana, Maria Montessori, Tina Modotti, Armida barelli e Laura Conti. Parliamo dell'attualità dei percorsi delle protagoniste al femminile della storia moderna d'Italia con l'autrice del programma, Cinzia Romano, professione giornalista.

Come ha scelto le sue 10 ribelli? Per fortuna ci siamo accorte che ce n'erano molte, potevamo sceglierne tante, e questo ci ha fatto molto piacere, e le abbiamo selezionate andando a guardare nei vari settori delle attività umane, scegliendo donne famose, ma anche non famose, che in qualche modo avessero lasciato un segno. Ci siamo poste il problema di andare ad affrontare il tema donne e istruzione, donne e lavoro, donne e scienza, nei vari campi dell'emancipazione. Abbiamo raccontato la vita di donne che avessero in comune il tratto della ribellione e delle trasgressione al destino che in qualche modo a inizio secolo era segnato per loro.

Si tratta di donne che hanno avuto esperienze sentimentali e umane spesso estreme, soprattutto nel rapporto con gli uomini e la sessualità. C'è un legame tra la ribellione al sistema e l'impossibilità di sottostare ai legami sentimentali tradizionali ? Io credo che questo è stato inevitabile, parliamo di donne del novecento, nate con il secolo, come la Borbone, ma in alcuni casi in quello precedente e nonostante questo capaci di vivere ai loro tempi con la stessa intensità di oggi. Il destino della donna era legato ad un ruolo familiare molto forte, per cui, ad esempio, l'istruzione non serviva perché la donna "non deve lavorare, deve stare in casa, con un marito e fare figli". Questo l'orizzonte femminile di quegli anni, tutto il resto erano delle stravaganze. E quindi tutte queste donne che in qualche modo hanno detto "no" a un percorso segnato sono donne che hanno rivoluzionato e vissuto anche in maniera trasgressiva la propria vita personale. Sibilla Aleramo per poter scrivere e vivere con dignità la propri avita di donna deve abbandonare il marito e il figlio. Una donna straordinaria come Maria Montessori per imporsi come scienziata e fare il suo percorso è costretta a partorire il figlio ma non può riconoscerlo, lo riprenderà a vivere con sé quando ha già quindici anni e quando lei è già una scienziata famosissima. In qualche modo è quasi obbligato questo mischiare vita pubblica con atteggiamenti trasgressivi nella vita privata. Per loro lo strappo è inevitabile.

In questi mesi si discute molto della proposta di legge per l'abrogazione della legge Merlin come delle modifiche alla legislazione vigente in materia di divorzio e di aborto. Sono a rischio in Italia le conquiste storiche del femminismo? Stiamo vivendo una fase di involuzione? Io credo che le conquiste delle donne vengano messe sempre in discussione. E guai quando le donne e il movimento delle donne pensano che alcune conquiste sono acquisite per sempre. Oggi si ridiscute in termini negativi di alcune leggi e conquiste di civiltà perché su alcuni campi, come in quello della prostituzione, gli uomini, che sono poi maggiori fruitori e clienti delle prostitute non si sono mai interrogati seriamente sul loro rapporto con l'altro sesso. Al punto che accettano forme mostruose, che vanno oltre la prostituzione, per cui assistiamo alla mercificazione di ragazze ridotte in schiavitù. Io credo che questo segni un'involuzione e una incapacità degli uomini di affrontare il problema e di guardarsi dentro, come di affrontare temi che li riguardano molto da vicino, che riguardano sia gli uomini che le donne. E per questa incapacità maschile, io temo, potremo fare tutti i progressi del mondo, ma senza una forma di consapevolezza vera su questi temi non riusciremo a superare veramente il problema. Oggi, a differenza del secolo scorso, non esistono percorsi preclusi alle donne per il solo fatto di essere donne.

Ma se le ragazze di oggi non hanno una consapevolezza forte che tutte le conquiste sono state strappate con le unghie e con i denti da altre donne e loro non continuano a rivendicarle con forza, io temo che altre conquiste e altri ruoli saranno messi in discussione perché tutto ciò che riguarda la libertà femminile viene continuamente messo in discussione. Riguardo all'interruzione di gravidanza e al divorzio ciò che si mette in realtà in discussione, è la libertà femminile sul proprio corpo, sul proprio destino sulla propria vita. In qualche modo con questa trasmissione vogliamo fare un tuffo nella memoria perché crediamo che un Paese deve avere la memoria del proprio passato per vivere l'oggi e costruire il futuro. Io e Silvana Mazzocchi, che ha avuto questa idea, riteniamo che le donne per vivere in maniera piena il loro presente e costruire un futuro migliore devono avere la cognizione forte di ciò che sono state. Queste dieci donne, che potevano essere 20, 30 o 50, perché tante ce ne sono state, hanno aperto una strada, una strada che le donne devono continuare a percorrere.

Una generazione di giovanissime che hanno come modello Elisabetta Canalis piuttosto che Sibilla Aleramo cosa si è persa, da dove viene? Penso che anche le ragazze ai tempi di Sibilla Aleramo avessero ben altri modelli, io credo che oggi questo stereotipo delle veline, sicuramente esiste, ma non so fino a che punto sia maggioritario, perché, se esiste il mito delle veline esiste una maggioranza di donne che accedono all'istruzione superiore e universitaria con risultati molto brillanti, migliori di quelli dei loro coetanei maschi . C'è una parte di loro che guarda alle veline ma c'è sicuramente una parte che guarda ad altro e comunque per tutte loro è importate avere una cognizione del passato per non arretrare nel futuro. C'è l'uno e c'è l'altro, come c'è sempre stato.

Quindi lei crede nel ruolo formativo della televisione, e in questo senso un programma come il suo può essere uno strumento di educazione al non conformismo? Non ho questa pretesa, credo che in ogni campo sia fondamentale mantenere la conoscenza e la consapevolezza del passato, e che bene facciano i mezzi di comunicazione di massa ad occuparsi di questo, cioè a dare memoria alle nuove generazioni che sicuramente guardano in maniera diversa alla televisione che non è più l'unico strumento, ma uno degli strumenti. Oggi sicuramente la tv ha un ruolo diverso rispetto a quando era l'unica agenzia culturale e formativa di questo paese, e però la diversità dell'oggi credo che debba far sì che in tv ci siano tuttora dei momenti di riflessione e approfondimento su alcune questioni. La televisione forse ha dato poco spazio al sapere, alla cultura, alle lotte delle donne, uno spazio che va recuperato perché una parte importante di questo paese, "l'altra metà del cielo", ha bisogno non solo di ritrovarsi, ma di conoscersi anche attraverso la televisione.

In fondo è questo che ci ha spinto: non a caso in questa trasmissione parliamo sì di donne protagoniste, ma le inseriamo anche in un ambiente, in un contesto storico, perché i più giovani magari non sanno, non conoscono. E perché poi dovrebbero necessariamente sapere? Diamo uno spicchio, più che di conoscenza, di memoria di sé. Queste donne hanno segnato il percorso di questo Paese. Ricostruiamo il loro percorso, ricordiamo la loro rivolta, perché sono state grandi donne ma per diventare grandi e per lasciare un segno si sono ribellate, non hanno accettato il loro destino. In qualche modo abbiamo voluto dare una maggiore conoscenza dell'universo femminile alle giovani ma anche un ricordo alle donne che, come noi, quelle battaglie le hanno vissute. Questo è un Paese che senza la lotta delle donne non avrebbe conosciuto leggi come quella sul divorzio e sull'interruzione di gravidanza che è stata confermata da un referendum dove il voto e la libertà femminile sono stati determinante anche per sovvertire un sistema di valori la cui immutabilità molti uomini davano per scontata.

A quale personaggio è più affezionata? Io le ho amate molto tutte quante, per un verso o per l'altro sono tutte molto simpatiche, trasgressive, sono tutte anche abbastanza contraddittorie. E però vivono la loro contraddizione anche accettandola, esibendola. Di loro, di tutte quante loro, mi piace l'umiltà, il loro sapersi mettere in gioco, in discussione, difficile sceglierne una. Un grande piacere è stato parlare con Micol Fontana, che è l'unica a essere ancora con noi. Una donna partita con il destino tradizionale femminile, quello della sartina, che è riuscita con le sue sorelle a imporre il made in italy nel mondo e a scalzare l'impero delle maison francesi. Oggi santifichiamo i famosi stilisti degli anni ottanta, ma io penso che senza le tre sartine, le sorelle Fontana, tutte le griffe di oggi non esisterebbero.

Se dovesse indicare il nome di una ribelle di questi ultimi anni? Le ribelli di oggi sono delle donne sconosciute, cui io non so dare un nome ma che nel mondo rivendicano i propri diritti, ad esempio conducendo le battaglie contro le mutilazioni sessuali, o come le ragazze indiane che lottano contro i matrimoni combinati, le donne che ancora vivono in condizioni di schiavitù e sudditanza. Loro oggi stanno percorrendo un cammino di ribellione . In un paese che viene considerato tra i più evoluti del mondo arabo, la Giordania, ancora viene praticato il delitto d'onore, per cui se una ragazza viene violentata, spetta al marito, al padre e al fratello vendicare l'onore leso non uccidendo il violentatore ma la donna vittima di violenza. Donne a noi sconosciute, e che tendiamo a pensare lontane da noi, ma che devono ancora percorrere un cammino per conquistare libertà che ci sembrano scontate. Per molte di loro sono invece molto lontane, anche quando vivono in un Paese come il nostro, perché, essendo isolate nella loro comunità di appartenenza ancora devono sottostare a regole arcaiche. Io credo che le differenti culture vadano rispettate ma non quando ledono diritti fondamentali della persona e l'integrità fisica di una donna è uno di questi diritti. Forse sono loro le protagoniste di questa nuova ribellione.

Matilde Serao, giornalista e scrittrice, autrice di Dal vero, Cuore Inferno e Piccole anime, diresse con il marito il Corriere di Roma, con lui fondò Il Mattino di Napoli, e da sola creò il Giorno nel 1904. Non aderì mai a nessun movimento femminista, mala sua vita controcorrente e la sua carriera in un mondo lavorativo consacrato agli uomini, rimangono un esempio di indipendenza e vivacità intellettuale.

Maria Occhipinti, popolana, senza istruzione, nel 1945 diventa leader a Ragusa del movimento Non si parte! che raccoglieva la protesta delle donne contro la chiamata dei loro uomini a combattere nell'esercito del Regno del Sud. Ricorda nella sua biografia: "Mi domandavo chi avesse inventato queste tradizioni e perchè la donna fosse considerata un essere da sottomettere e dominare".

Paola Borboni, attrice simbolo del Novecento, visse all'insegna dell'anticonformismo e seppe interpretare un ruolo di primo piano, quello di diva per eccellenza, dentro e fuori dal palco, con leggerezza e ironia fino all'ultimo. "Se mi guardo ancora allo specchio - dichiarò - non è per vanità: è per controllare la dentiera".

Sibilla Aleramo, scrittrice e pioniera del femminismo, costretta a un matrimonio riparatore a soli 15 anni, abbandonò marito e figlio per poter vivere liberamente la sua vita e la sua arte. Fu protagonista della scena letteraria fiorentina e italiana, vicina a D'Annunzio, Marinetti, ma anche Quasimodo e Campana. "Donna-poeta" si raccontò nel romanzo Una donna e diresse nel 1899 la rivista L'Italia Femminile.

Lina Merlin, parlamentare socialista, cinque volte agli arresti alla vigilia del fascismo, licenziata dal suo impiego di insegnante per non aver voluto giurare fedeltà al regime, si dedica completamente all'attivismo politico. Passerà alla storia del costume italiano per aver voluto la chiusura della "case di tolleranza" dichiarando: "Non voglio e non posso abolire la prostituzione, ma soltanto abolire la schiavitù di alcune donne".

Micol Fontana, sartina in un piccolo centro del parmense, partirà con le sorelle Zoe e Giovanna alla volta della capitale dove darà vita alla più blasonata maison d'alta moda del paese. Stilista di fiducia di star hoollywoodiane e potenti del mondo, intrecciò rapporti con le principali industrie italiane fino a diventare, con il suo atelier, un simbolo del made in Italy.

Maria Montessori, medico (tra le prime laureate in medicina in Italia) e pedagogista, rivoluzionò il metodo tradizionale di insegnamento rifondandolo sul rispetto del bambino come persona autonoma e la rinuncia ai metodi repressivi e costrittivi, in nome di quella liberazione dell'infanzia che ritenenva "la vera questione sociale del nostro tempo".

Tina Modotti, emigrante, operaia, attrice, fotografa nel Messico degli anni venti, antifascista, militante del Movimento Comunista Internazionale, perseguitata ed esule politica, rivoluzionaria in Spagna. Vicina a Edward Weston, amica di Frida Khalo, compagna del rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella e di Vittorio Vidali. Pablo Neruda scrisse il suo epitaffio tombale.

Armida Barelli, fondatrice, su ispirazione del cardinale Andrea Ferrari, dei circoli della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, di cui per tutta la vita si sentì "sorella maggiore", contribuì a creare un nuovo tipo di confronto tra la chiesa cattolica e le donne. Fondò insieme a Padre Agostino Gemelli, e curò come amministratrice fino alla morte, l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Laura Conti, medico e parlamentare nel Pci, attivista per Legambiente, fu tra i primi nel nostro paese a promuovere un dibattito sugli orientamenti dello sviluppo e l'ecologia, in nome di una nuova economia basata sulla riproduzione dei grandi cicli ambientali e la condivisione del patrimonio ambientale. Sposò la battaglia contro il nucleare in Italia e fece suoi i temi del conflitto tra donne e scienza.

( Rdz )

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