Da: da la Gazzetta Politica
Categoria: Articolo stampa
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Data: 25 Feb 2003
Ora: 19:28:29
Nuova destra e nuovo Labour
Mentre nel resto d'Europa cadono le sinistre, il governo laburista di Tony Blair miete consensi e si rafforza. La sua "terza via" socialista in economia abbandona le rendite di posizione, puntando su criteri di meritocrazia
Perseveriamo sulla via indicata da La Gazzetta Politica che ha avviato un importante confronto sulla questione: "Il socialismo democratico è finito con il Novecento? I suoi valori sono stati assunti dai no global o dalla Chiesa Cattolica?" Alla prima domanda si può, a mio parere, rispondere con un "sì": almeno se si intende come "socialismo democratico" un modello politico storicamente individuato e legato a determinati referenti sociali. Restano vivi, invece, i valori e gli obiettivi. E qui arriva la risposta alla seconda domanda: i valori del socialismo democratico sono stati assunti dai no global o dalla Chiesa Cattolica? Assolutamente no. Anzi, il movimento di Porto Alegre è la negazione delle idealità socialiste perché le proietta nel regno della demagogia e le disancora dalla democrazia liberale. Riguardo ai cattolici, poi, non è di oggi la coincidenza di alcuni valori fondanti con quelli socialisti. Ma non è di oggi anche la distanza su questioni importanti che riguardano la libertà e i diritti civili.
La Terza via di Tony Blair Veniamo nel merito. Nel 1999 Anthony Giddens, direttore della London School of Economics e stretto consigliere di Tony Blair, scrisse il manifesto dei nuovi laburisti: una terza via fra le ingiustizie del liberismo e le rigidità della socialdemocrazia. Tra i suoi cardini vi sono l'uguaglianza e il sostegno agli svantaggiati, ma anche la "società civile attiva", il "welfare positivo", "nessun diritto senza responsabilità". In buona sostanza, l'impianto della socialdemocrazia tradizionale ne risulta demolito. Lo statalismo viene bruscamente ridotto; non esiste più alcun primato dei beni collettivi (per fare un esempio, le imprese pubbliche); la leva keynesiana, che incentiva ad ogni costo la domanda di beni, finisce in soffitta; cade il principio di una tassazione progressiva con aliquote pesanti e rigide; viene messo in discussione il welfare generalista che protegge i cittadini dalla culla alla tomba per la sola ragione di essere cittadini; viene abbandonato il ruolo "istituzionale" dei sindacati, ruolo grazie al quale essi sono stati promossi al livello di soggetti di governo attraverso la concertazione.
La Terza Via, insomma, finisce per lasciarsi alle spalle i dogmi del "tassa e spendi", dell'alto debito pubblico e dell'inflazione come costi endemici del sistema. E abbandona la teoria secondo cui il settore pubblico interviene in modo pervasivo perché interprete del bene collettivo, mentre il settore privato viene guardato con diffidenza, sempre da controllare e imbrigliare. Abbandona la teoria dello strapotere e del diritto di veto dei sindacati, delle rendite spesso parassitarie di lavoratori pensionati o di disoccupati. Il nuovo laburismo, insomma, punta sulla meritocrazia e sulla responsabilità dell'individuo (per fare un esempio: chi non accetta di aderire ai programmi di formazione perde il sussidio previsto a sostegno della disoccupazione). Ma non basta: mira alla vitalità e al controllo della comunità rispetto alla questione della violenza: uno degli slogan di Blair è "duri con il crimine, duri con le cause del crimine".
Un modello che resiste Per qualcuno, la svolta inglese segna il trionfo di una "nuova destra" camuffata sotto le insegne del laburismo. In realtà, i valori della socialdemocrazia restano intatti: resta infatti il sostegno a chi ha meno opportunità, resta l'attenzione alle fasce più deboli, resta la valorizzazione del ruolo pubblico in settori come la sicurezza e la politica internazionale, resta l'impegno a rendere il mercato equo e non selvaggio. Cambiano, e profondamente, i metodi e i protagonisti. Il risultato è che il laburismo inglese è l'unico modello di impronta socialista che resiste saldamente nei consensi raccolti e nel progetto politico proposto. Mentre infatti cadono le sinistre in Italia, in Francia, in Olanda (per non parlare della Germania), Tony Blair in Gran Bretagna è stato riconfermato nel 2001, e il suo Labour Party ha tenuto anche in occasione delle recenti elezioni amministrative.
Si può ipotizzare, quindi, che il socialismo è moribondo quando non sa cambiare la sua identità, i suoi programmi e i suoi interlocutori sociali. È d'altronde lo stesso processo europeo ad imporre un mutamento profondo, ad esempio quando esige il rispetto di determinati parametri economici (un'inflazione sotto controllo, i conti dello Stato in ordine) e l'assenza di protezionismi o aiuti statali alle imprese in un mercato libero e globale.
Le socialdemocrazie bocciate Gli elettori, che si esprimono con il linguaggio diretto dei voti, mandano segnali chiarissimi. E bocciano le socialdemocrazie. Spesso, anzi, premiano la destra anche estrema. Il perché lo spiega Alain Touraine: "In questa fine secolo… poiché la vita economica è regolata a livello mondiale, lo Stato nazionale, invece di essere un ascensore sociale, diventa uno strumento difensivo per i salariati". E tra i salariati, continua Touraine, i meno istruiti e qualificati si sentono minacciati dai cambiamenti. Una parte di loro si abbranca alla vecchia socialdemocrazia o ai sindacati; un'altra se la prende con chi sta sotto (vale a dire con i disoccupati, i giovani, gli stranieri in cerca di lavoro) e vota a destra, anche verso movimenti xenofobi e anti-solidali. Ora il punto è: si vuol capire questa lezione, o si preferisce la rendita degli indignati di professione? La sinistra italiana, egemonizzata dagli ex comunisti, dai girotondini e soprattutto da Sergio Cofferati, è chiaramente sulla seconda linea. Per questa ragione, in Italia l'interlocutore più diretto di Tony Blair è… Silvio Berlusconi, il quale si spinge addirittura a dire che la sua Forza Italia è "un partito di centrosinistra". Sempre per questa ragione, gli elettori che furono della sinistra socialista e laica guardano altrove, o se ne rimangono a casa.
( Sergio Talamo)
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