Da: da Il Nuovo
Categoria: Articolo stampa
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Data: 15 Mar 2003
Ora: 15:44:06
Paolo Pillitteri scava nell'omicidio del socialdemocratico. Con Il conformista Moravia ne diffuse un'interpretazione sbagliata. La vera storia è un'altra.
di Andrea Marini
MILANO - Una sera dell’estate del 2000, un critico cinematografico (prestato per qualche anno alla politica) si siede comodamente in poltrona a casa sua. In tv un vecchio film: Il conformista di Bernardo Bertolucci. Datato 1970.
Da anni e anni quel critico non lo rivedeva. Vi presta più attenzione del previsto. La ragione? Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Moravia, si ispira alla tragica fine del liberal democratico, del socialdemocratico, del padre degli azionisti (chiamatevelo come volete) Carlo Rosselli. Un grande personaggio della nostra storia, relegato nei libri di liceo ad un ruolo marginale, come al solito per leggerezza o magari per precisa volontà di ministri e insegnanti.
Ma torniamo al critico cinematografico, che poi è Paolo Pillitteri, conosciuto dai più in quanto cognato di Bettino Craxi, ma buon sindaco di Milano e autore virtuoso di saggi sul cinema e anche di romanzi.
Bene, Il conformista indifferente e il delitto Rosselli (edizioni Bietti, 324 pagine, 14 euro) è al contempo un saggio storico, un romanzo giallo, una rivalsa politica.
Pillitteri si rivede il film fino in fondo. Cerca nel disordine della sua immensa libreria il romanzo di Moravia. Recupera alcuni dei suoi preferiti testi sacri di Rosselli. E si arrabbia. Una rabbia che gli durerà qualche mese, visto che il suo ultimo lavoro è appunto in libreria in questi giorni.
“Metti che nel film c’è qualcosa che all’improvviso accende l’interesse politico – racconta Pillitteri – dà motivazioni all’opacità e spiega il libro. Nel senso che spiega soprattutto il suo autore, il grande guru, il pontifex maximus delle lettere italiane. Spiega anche la sua impunità, durata fino ad ora, nell’aver dipinto in modo ripugnante i protagonisti principali de Il conformista , ovvero suo cugino primo Carlo Rosselli e la moglie Marion”.
La rabbia verso Moravia trasuda nelle pagine del libro. I fratelli Rosselli, Carlo e Nello, furono assassinati nel 1937 dai Cagoulards, ritenuti “sicari fascisti”.
“Il delitto – prosegue l’autore – si fa risalire a Mussolini, Ciano, Anfuso. Ignorando che tutti costoro furono assolti dai tribunali dell’Italia libera. Da documenti e riletture più attente, il delitto Rosselli ha ben altre matrici”.
Ma quali? Cosa c’è dietro questo “pezzo di storia trasformata in giallo”? Risponde Pillitteri: “Sullo sfondo ci sono l’occhiuta Ovra di Bocchini, dei suoi spioni nella Parigi dei fuoriusciti e del Fronte Popolare, degli scontri ideologici tra Togliatti, uomo di punta dello stalinano Comintern, e Carlo Rosselli, autore di quel “Socialismo Liberale” del 1930 per cui fu definito da Togliatti “fascista dissidente” e “ideologo reazionario”.
Insomma se Rosselli, fondatore del movimento “Giustizia e libertà”, era l’unica e prima possibilità del socialismo liberale – fenomeno politico di cui oggi tanto si parla, soprattutto in casa Ds – secondo Pillitteri le possibili responsabilità del pci staliniano non sono affatto secondarie.
L’autore approfitta dello spazio letterario per ripercorrere le difficili tappe del socialismo liberale dal dopoguerra ad oggi. Nomi, cognomi, indirizzi battaglie politiche. Ma alla fine si torna al delitto e a chi lo ha reso noto al grande pubblico e cioè Moravia. L’attacco di Pillitteri è brutale: “I tanti voltagabbana, fra cui il Moravia, accolto nei salotti trendy del Regime e in crociere di lusso, divennero i guru al servizio del Principe Gramsciano, ricambiati di onori e glorie pur di occultare i se stessi di prima, infangando impunemente la memoria dei martiri di famiglia”.
Questa storia di un libro, di un film, di un uomo è da leggere. Domandandosi infine che fine abbia fatto, ai giorni nostri, la memoria di Moravia. Probabilmente si è davvero ridotta al lumicino. E Pillitteri sicuramente ha di che goderne.
(14 MARZO 2003, ORE: 12.30)
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