Da: G. Sartori dal Corriere
Categoria: Articolo stampa
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Data: 17 Mar 2003
Ora: 09:41:58
Il forum sull’acqua
LA TESTA SOTTO LA SABBIA
di GIOVANNI SARTORI
Non ho ancora capito bene se il genere umano deriva dallo struzzo, oppure se finirà struzzificato, facendo lo struzzo. Darwin, sul punto, non mi sa illuminare. Ma ormai propendo per la seconda tesi: finiremo tutti male, tutti con la testa sotto la sabbia. Proprio perché ai problemi di sopravvivenza della terra, e sulla terra, non vogliamo proprio pensare. Ogni tanto ci viene imposto nelle grandi città di andare a piedi; e in quel giorno forse ci ricordiamo che respiriamo un’aria sempre più avvelenata; ma il giorno dopo riprendiamo lietamente la macchina, forniamo il nostro doveroso contributo alla gassificazione, e ce ne dimentichiamo. Ogni tanto ci accorgiamo che piove troppo (alluvioni), o che piove troppo poco (siccità). Così a Milano sta piovendo troppo poco, mentre l’estate scorsa Palermo ha dovuto affrontare una gravissima crisi idrica. Ma poi piove giusto e ci rimettiamo tutti tranquilli. Chiedo perdono agli struzzi, ma oggi sul problema dell’acqua li devo proprio disturbare. Perché sappiamo che per una settimana è riunito a Kyoto il Forum mondiale dell’acqua. Il fatto è di tutta evidenza: il mondo è sempre più pieno di assetati. Dice Gorbaciov: l’acqua è un bene raro per un miliardo di persone. Altri dicono un miliardo e mezzo. E una previsione moderata (ce ne sono di peggiori) teme che tra venticinque anni la carenza idrica affliggerà 3 miliardi di persone. Dunque, manca l’acqua. Perché? Non sia mai detto che è perché siamo troppi, perché «il mondo scoppia» (è un mio titolo) di sovrappopolazione. No; è perché siamo malvagi. Non è che l’acqua manca; è, piuttosto, che non viene equamente distribuita. Nadine Gordimer, premio Nobel per la letteratura, scrive che il Forum di Kyoto «tenterà di far sì che l’uso delle risorse idriche non privilegi le piscine dei ricchi lasciando al secco i rubinetti dei poveri». Speriamo che i 10 mila delegati di Kyoto (basteranno?) siano meno sprovveduti della brava Gordimer (brava come scrittrice, non certo come acquologa). Ma la statistica che imposta i loro lavori è, purtroppo, distorcente: che «l’11 per cento della popolazione, quella che controlla l’84 per cento della ricchezza prodotta, consuma l’88 per cento dell’acqua». Insomma, l’acqua c’è, ma se la pappano i ricchi. Che sciocchezza. Il grosso dell’acqua dolce del mondo sta nell’Antartide, poi in Groenlandia, Alaska e Islanda. Che cosa ne facciamo? La trasportiamo in Africa, in India e in Cina? Come? Se un islandese ha venti volte più acqua di un italiano, non è una ingiustizia; è semplicemente perchè l’acqua viene distribuita dalla natura e dalle piogge così. Il discorso serio sull’acqua è quello di Lester Brown, presidente dell’Earth Policy Institute, pubblicato sabato sul Corriere . Dal quale trascrivo questa conclusione: che l’opzione di rendere più efficiente l’irrigazione per l’agricoltura e di pompare più acqua dalle falde acquifere non risolve i problemi e anzi (nel caso del prosciugamento delle falde acquifere) li aggrava; e quindi che la sola opzione praticabile è di «stabilizzare la popolazione». Se più di due milioni di persone muoiono ogni anno di sete o di acqua cattiva, è perchè dove non c’è acqua non ci dovrebbero essere persone. Signori struzzi, svegliatevi. E non date retta alle frottole che ci vengono regolarmente dispensate dai carrozzoni dell’Onu. Come questa: che per risolvere il problema dell’acqua di 9 miliardi di persone basterebbe «investire da 50 a 100 miliardi di dollari». Pfui.
Giovanni Sartori
© Corriere della Sera
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