Da: da Il Resto del Carlino
Categoria: Articolo stampa
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Data: 07 Apr 2003
Ora: 10:09:21
«Fu Togliatti a condannare a morte il 'fascista dissidente' Carlo Rosselli»
MILANO — Cognato di Craxi, socialista, è uno degli ex tutto della Prima repubblica: ex sindaco di Milano, ex deputato, ex potente. Oggi Paolo Pillitteri è tornato al giornalismo e guarda alla politica, dice, da «osservatore partigiano ma non fazioso». E scrive libri. L'ultimo s'intitola Il conformista indifferente e il delitto Rosselli (Bietti) e la sua tesi è clamorosa, almeno per quei pochi italiani per i quali il passato non comincia l'altro ieri. «Il circolo» ha organizzato una presentazione per oggi alle 18.30 all'Archivio di Stato di Milano, con l'autore, i giornalisti Mario Cervi, Mario Giordano e Ugo Finetti e l'editore Francesco Gironda. E adesso la parola al «Pilli». La vulgata è: i fratelli Carlo e Nello Rosselli, socialisti liberali, antifascisti in esilio, furono assassinati nel '37 dai Cagoulards ispirati dal Sim fascista. Vero o falso? «Tutti e due. Nel senso che gli autori materiali del delitto facevano davvero parte della Cagoule, un gruppo terrorista francese di estrema destra, su cui, peraltro, non si sa molto. E' invece molto discutibile che i mandanti siano stati Mussolini, Ciano e il suo consigliere Anfuso». Se non loro, chi? «I comunisti, naturalmente. Era in corso la guerra di Spagna, che fu anche un sanguinoso regolamento di conti a sinistra. Stalin ordinò la purga. Obbiettivo: gli antifascisti non comunisti. Esattamente come i Rosselli». In pratica, cosa avvenne? «Il Sim, il servizio segreto italiano, fu effettivamente contattato dai Cagoulards. Ma i vertici della Cagoule (e forse anche quelli del Sim) erano infiltrati dall'Nkvd, il "nonno" del Kgb, che realizzò un delitto perfetto, facendone ricadere la colpa sul nemico. I Rosselli furono vittime dei fascisti, è vero. Ma anche dei comunisti. Quando Togliatti, questo boss del Comintern, definì il socialista liberale Carlo un "fascista dissidente" o un "ideologo reazionario", lo condannò a morte». La sua ricostruzione è affascinante, ma le prove latitano... «Perché non si sono mai cercate, per esempio negli archivi di Mosca. Ricordo però che Anfuso fu assolto, dopo la guerra. E non solo nell'Italia libera: anche in Francia». Il titolo del libro riprende quello di un film di Bertolucci, «Il conformista», tratto dall'omonimo romanzo di Moravia. Perché? «Sono loro che mi hanno ispirato. Moravia, che conosceva bene i Rosselli perché erano suoi cugini, li dipinge nel "Conformista" come dei debosciati velleitari e deviazionisti, e il tutto mentre lui, prima di scoprirsi comunista, scriveva lettere servili a Ciano e faceva la bella vita. Idem Bertolucci, da vero "intellettuale organico" di gramsciana memoria. Un tipico esempio delle mistificazioni della verità attuata in Italia dalla cultura egemone comunista o post. Che tuttora impera». Perché, quando governavate voi, non avete fatto nulla per scuoterla? «No, ci abbiamo provato, ma è mancato il successo. E, dopo il '92, anche il tempo». Perché non ci prova Berlusconi? «Forse non gli interessa, o forse pensa che, dopo la caduta del Muro, alla lunga le cose cambino. Ma temo che si sbagli».
di Alberto Mattioli
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