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La Malfa, cent’anni di inquietudine

Da: dal Corriere della Sera
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.156.35.138
Data: 11 mag 2003
Ora: 15:40:57

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INEDITI Nell’anniversario della nascita affiorano in lettere e appunti riservati i complessi rapporti con Gronchi e Moro, Fanfani e Nenni

La Malfa, cent’anni di inquietudine

di STEFANO FOLLI

Ha scritto Arthur Schlesinger, il noto storico americano che fu il braccio destro di John Kennedy: «Se la coalizione di centrosinistra fosse riuscita (in Italia, ndr) , l’alleanza tra i cattolici progressisti e i socialisti democratici avrebbe potuto offrire un modello ad altre nazioni, alla Germania dopo Adenauer, alla Francia dopo De Gaulle e perfino alla Spagna dopo Franco. Il consolidamento del centrosinistra sarebbe stata anche la miglior garanzia al tentativo comunista di ridar vita ai fronti popolari». Queste erano le speranze con cui si guardava a Roma, nella Washington kennediana del ’61-62. Il biennio fu decisivo per gettare le basi del primo governo «organico», come si diceva allora, di centrosinistra. Sarebbe nato solo nel novembre del ’63, guidato da Aldo Moro. Prima di quella data l’incontro tra la Dc di Fanfani e Moro e i socialisti di Nenni e Lombardi fu lento, contraddittorio, contrastato. La svolta era nelle cose, almeno dal governo Fanfani del marzo ’62 (Dc, Psdi, Pri e l’appoggio esterno del Psi): ma il modo di arrivarci non era affatto scontato. Il ruolo cruciale svolto in quegli anni da Ugo La Malfa emerge oggi con ricchezza di dettagli dalla pubblicazione (negli Annali della Fondazione che porta il nome dello statista repubblicano) degli appunti inediti e delle lettere che si riferiscono a quel cruciale periodo della vita italiana. La Malfa scriveva tutto, i colloqui e i pensieri, nel suo stile nervoso e frammentario, senza pretese stilistiche. Grazie al lavoro del curatore Paolo Soddu, se ne ricava un quadro vivace e talvolta imprevisto. Ci sono tutti, protagonisti e comprimari della svolta. A partire dalla caduta del governo Tambroni. Simpatie e antipatie sono sempre scandite e chi ha conosciuto La Malfa non se ne sorprende. Tra le antipatie, Giovanni Gronchi, allora presidente della Repubblica e quasi nemico personale. Dopo un colloquio del novembre ’60, si legge: «Argomenti futili su cui si fonda il suo perenne velleitarismo. Ha detto che lui non tiene alla rielezione (per chi ci crede), che Segni sarebbe il candidato, ecc. ecc. Colloquio inconclusivo in cui gli ho tolto ogni speranza». Ben altro tono dopo un colloquio con Fanfani, interlocutore privilegiato di quegli anni: «Gli ho detto che noi dobbiamo fortemente premere da sinistra. E che egli deve stare attento a quello che fa la sua destra». Ma è «interessantissimo», annota La Malfa, il rapporto con Moro. Il quale «teme l’azione della destra e di Tambroni. Teme che la Chiesa, che si sta adattando alla situazione gradualmente, possa reagire, teme una scissione a destra e l’iniziativa di Gronchi. Gli ho detto che i pericoli e i rischi vi sono da tutte le parti. Ma il rischio di rompere con i socialisti è molto più serio del rischio di rottura a destra. (...) D’altra parte, o si affronta la destra o si è risucchiati prima o poi dalla destra (...). Ho ricordato anche a Moro l’atteggiamento di Enrico Mattei» (dicembre ’60). L’apertura a sinistra è un momento nobile della politica, di forte idealità, e si coglie l’entusiasmo di La Malfa, la sua volontà di fare presto prima che la situazione si logori. Ma il progetto deve misurarsi con le ambizioni degli uomini. Annota nel luglio del ’61: «Ho riferito a Nenni che, secondo una dichiarazione di Bernabei, nel colloquio di Gronchi con Saragat, avvenuto di recente, Gronchi avrebbe spinto Saragat a fare la crisi in ottobre, per togliere l’iniziativa a me, promettendogli l’appoggio per la candidatura alla presidenza della Repubblica». Nella lunga partita a scacchi entra la politica estera. L’11 dicembre ’61 La Malfa scrive a Fanfani, presidente del Consiglio, e gli dà un consiglio: «La conclusione, che appare negativa, dei colloqui De Gaulle-Adenauer ai fini del negoziato con la Russia, forse varrebbe una nuova cauta riaffermazione della vicinanza della posizione italiana a quella degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, non a quella di De Gaulle». Il gollismo gli appare del tutto negativo, la smentita all’«organizzazione sovranazionale» a cui «gli europeisti seri hanno finora aspirato». D’altra parte, sottolinea, «dovendo accettare l’Europa delle patrie, è meglio avere un’Europa delle patrie con l’Inghilterra, la cui politica internazionale è più seria e avveduta, che senza l’Inghilterra». Nel febbraio ’62, in pieno semestre bianco, le manovre e i diversivi che facevano leva sulla minaccia di elezioni anticipate (soprattutto a opera di Gronchi), sono superati. Tra un mese nascerà il nuovo governo Fanfani. Il centrosinistra sembra a portata di mano, ma gli ostacoli sono ancora numerosi. «Mi ha cercato Nenni per dirmi che la sua impressione era buona e che De Martino gli aveva consigliato di vedere Saragat per il programma. (...) Ho fatto presente che si poteva impegnare Saragat per il programma, ma bisognava dargli come contropartita delle assicurazioni sulla presidenza (della Repubblica, ndr) . Sul programma Nenni chiedeva un impegno per le nazionalizzazioni e per le regioni». La Malfa è d’accordo e si spende da par suo per aiutare i socialisti a fare l’ultimo salto (vedi l’appunto pubblicato qui sotto). Ma presto comincerà l’era delle disillusioni. Già nel maggio del ’63, quindi prima del centrosinistra organico, La Malfa annota: «Colloqui con Nenni e Lombardi. Ho detto chiaramente che la situazione economica e monetaria vuole provvedimenti immediati. Ho chiesto se erano disposti a fare i sacrifici necessari per tale situazione». Nel giugno, colloquio con Fernando Santi e altro allarme: «Ho spiegato che il Psi si trovava di fronte a una drammatica alternativa... Stessero comunque attenti alla politica di programmazione economica». Affiorano i toni accorati e profetici, tipicamente lamalfiani. A Francesco Compagna dice: «Con De Gasperi il centrismo si è logorato in 7-8 anni; con Fanfani e Moro il centrosinistra si sarebbe logorato in meno di due anni». Una previsione fin troppo lucida: La Malfa vede in anticipo i guasti del «non governo». Anni dopo ne parlerà in un famoso libro-intervista scritto con Alberto Ronchey.

© Corriere della Sera

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