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Ricostruiamo quel partito

Da: Roberto
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.255.70.4
Data: 18 set 2003
Ora: 16:08:24

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Difficile costruire la “ casa socialista” con chi milita coi comunisti o coi fascisti Le divergenze parallele di SDI e NPSI

Leggendo l’articolo di Gianni Nonnato “De Michelis e le divergenze parallele” tratto da L’Avanti! della domenica, che allego qui di seguito e dal quale ho preso visibilmente spunto, mi sono saltate in mente diverse riflessioni sulla situazione politica attuale e sul presupposto, a parole, della maggior parte degli eredi del PSI (sia di coloro che militano nel centrosinistra che di coloro che militano nel centrodestra) di ricreare quel partito che segnò e migliorò nel profondo il nostro paese. Nell’articolo “originale” mi ha colpito particolarmente un periodo nel quale l’autore mette in risalto la cultura di libertà e di tolleranza che ha sempre caratterizzato i compagni socialisti, evidenziando l’assenza di demonizzazioni delle scelte, pur non condivise, di una certa schiera di successori del PSI, cioè di coloro che stanno a fianco di uomini politici del calibro di Alemanno e Bossi. Questa schiera, il Nuovo PSI, come è evidente, si trova in un limbo della politica da sempre definito “nemico”; basti ricordare la reazione dei missini che andarono a sfilare davanti a palazzo Chigi alla notizia del coinvolgimento di Craxi in “Mani Pulite”, o ai leghisti che sfoggiarono in Parlamento finissimi guanti bianchi e cappi (dalla sottintesa funzione…). A queste considerazioni sul Nuovo PSI, ne vanno aggiunte altre riguardo allo SDI e al suo coinvolgimento in quella azione politica, che pian piano sta andando in porto, diretta da Romano Prodi e sostenuta dai COMPAGNI che prevede l’unione dei partiti di sinistra sotto un’unica bandiera, quella dell’Ulivo. Non basterebbe scrivere altro, è già sufficiente il titolo che ho usato per riferirmi ai vari D’Alema, Rutelli, Fassino…E’ proprio vero: “non guardare della pagliuzza nell’occhio del vicino, se non ti accorgi della trave nel tuo” , riferendomi alla conosciuta parabola cristiana. Se il Nuovo PSI si è appostato nelle file del “nemico”, lo SDI sta portando avanti un progetto di alleanza con il Nemico con la N maiuscola e senza virgolette; con coloro con i quali ci scontrammo apertamente durante tutta la storia del partito, con coloro che lanciarono monetine al nostro leader autonomista davanti all’hotel Raphael, con coloro che ora si professano “democratici” ma che non ritrattano le loro origini anzi, ne vanno fieri. Discorso di D’Alema alla festa nazionale de La Margherita: alla provocazione di un uomo del pubblico che gli dava del “comunista”, il diessino ribatte : “Io non rinnego le mie origini!”. Bene da questo punto la considerazione che viene più spontanea è: perché se loro non rinnegano le loro origini comuniste, noi, da sempre professatori dell’anticomunismo, dovremmo accompagnarci a braccetto con quei partiti dalle chiare idee filoleniniste? L’unica risposta che mi sovviene è: il potere; non fraintendetemi, è la stessa voglia di potere che spinge il Nuovo PSI a militare nel centrodestra, dove si trova, seppur in condizione di poco rilievo, alla guida del paese. Questi partiti per un certo verso sono molto “simpatici”: da una parte il Nuovo PSI che dichiara l’intenzione di voler ricomporre il vecchio PSI partendo dall’unione con lo SDI, ma nel contempo vuole portare a termine il “mandato” con la CDL; dall’altra lo SDI che, anch’esso dichiara la propria volontà nell’importante riunificazione, ma intanto se la fila con quelli che sono i post-comunisti, a mio parere più comunisti che post. Così operando, in un contesto bipolare, De Michelis e Boselli stanno creando le condizioni per avanzare una nuova teoria: quella delle “divergenze parallele”. In conclusione, cari compagni socialisti, se per ricostruire il partito che ci appartiene dobbiamo aspettare che si mettano d’accordo ai piani alti, dove è sovrana la voglia di potere e non più il cuore, sarà meglio mettersi la coscienza in pace; ma il consiglio che vi do è: non aspettate i loro fragili compromessi concordati nei palazzi, bensì datevi da fare nella vostra città, nel vostro comune, fategli vedere a tutti quelli che ancora anno coraggio di farsi chiamare compagni come si costruisce un partito, prendete esempio da Bettino Craxi e dalle sue prime azioni politiche a Milano. Un partito si costruisce dalle fondamenta, e le fondamenta del nostro paese sono i comuni, grandi e piccoli che siano, che rappresentano veramente il popolo Italiano.

Difficile costruire la “casa socialista” con chi milita a destra De Michelis e le divergenze parallele Gianni Nonnato

Ad ogni appuntamento elettorale riemergono le amare considerazioni circa la diaspora socialista. Quadri del vecchio PSI e PSDI sono approdati in varie aree politiche, sia del centrosinistra che del centrodestra. Molte di queste scelte non le abbiamo mai né capite, né condivise, ma, soprattutto in forza della nostra cultura della libertà e della tolleranza, non le abbiamo nemmeno demonizzate. Abbiamo, però, sempre voluto sottolineare che molte di queste scelte personalistiche sono state il frutto di una radicale revisione dei propri passati convincimenti e che, ormai, a costoro non avrebbe mai più interessato la ricostruzione di una unica “casa socialista”. Molti ex PSI e PSDI, però, dopo il trauma delle delusioni, sono rimasti in un’area politica “grigia”, un po’ per inerzia, un po’ per riflessione, un po’ per tentare una difficile azione di cerniera, ma non hanno mai definitivamente abbandonato l’ idea di contribuire a creare una più ampia unità dei socialisti. Lo SDI ha sempre lavorato per questo obiettivo ed ha sempre rivolto appelli in tutte le direzioni convinto che per la politica e per la democrazia il socialismo riformista possa rappresentare un elemento indispensabile. È in questa direzione che Boselli ha sempre rivolto particolare attenzione e qualche segnale, finalmente, si sta registrando nel mondo del sindacato, in particolare nella UIL e nella CGIL, i cui legami con la nostra tradizione sono forti e datati. Ma anche da altre espressioni organizzate, in particolare “Socialismo è Libertà”, si sta registrando una concreta spinta verso un consolidamento del movimento socialista. Nell’ultimo incontro della Direzione nazionale è stata ribadita la disponibilità ad aprire, in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, la lista dello SDI a tutti coloro che, avendo una rappresentatività, ne volessero far parte. Ma è stata manifestata concreta disponibilità alla realizzazione, anche, di una nuova lista che nasca da significativi processi aggregativi. Bene ha fatto, tuttavia, la Direzione nazionale a ribadire che qualsiasi processo di unificazione deve partire dalla consapevolezza delle nostre radici che ancor oggi esprimono la loro vitalità nel PSE e nell’Internazionale socialista. Chiarendo, altresì, che fuori da questo campo non si rafforza certo l’identità socialista, anzi la si perde! Uno dei sostenitori della lista unica dei socialisti per le elezioni europee è Bobo Craxi che, però, oggi, è espressione organica del Nuovo PSI, a sua volta organico nel centrodestra in cui militano anche quel tal Gianni Alemanno e camerati che sono stati ripresi dalla TV nella non nobile azione di lanciare le monetine a suo padre davanti all’Hotel Raphael di Roma nel non lontano 1993, oltre che i leghisti del cappio. A Bobo Craxi ed al Nuovo PSI noi dobbiamo dire che non possiamo concorrere alla costruzione di una lista collocata in un limbo della politica, collocata nel PSE in Europa ed indifferente o equidistante dai Poli in Italia. Noi non vogliamo certo mettere in discussione la sua buona fede, né quella di coloro che con lui hanno fatto la scelta di allearsi con la destra, ma sosteniamo che l’unico atto di coraggio e di coerenza (nominale) che esercitano è quello di volersi definire ancora socialisti. Abbiamo, tuttavia, fin troppo chiaro che ci risulta inconcepibile definirsi socialisti e nello stesso tempo stare in una alleanza proprio con quella “nuova destra” di cui già al Congresso di Palermo del 1981, Bettino Craxi, ne delineava i contorni. Alle proposte confusamente unitarie di Bobo Craxi si contrappongono, però, le più chiare dichiarazioni strategiche di Gianni De Michelis che non pensa certo all’unificazione, ma che si pongono come obiettivo la divisione ed il fallimento dello SDI (Gazzettino del 26.7.2003). Bel modo di lavorare alla ricostruzione. Fare, allora, l’unità con chi pretende di definirsi sinistra, ma di restare contemporaneamente organico alla nuova destra diventa cosa molto ardua. Lo SDI è consapevole delle difficoltà e dei disagi del percorso riformista caratterizzato dal processo di maturazione post-comunista, ma è altrettanto consapevole che militando a destra non si contribuisce a migliorare ed a qualificare quella sinistra di cui si dice di voler essere parte. Così operando, in un contesto bipolare, tra l’altro, De Michelis sta creando le condizioni per avanzare una nuova teoria: quella delle “divergenze parallele”.

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