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Da: dalla Gazzetta Politca
Categoria: Liberalsocialismo
Nome remoto: 81.208.106.78
Data: 12 gen 2006
Ora: 13:31:08
Perché il Partito d'Azione
L'alternanza tra i due schieramenti non consente di coltivare aspettative ragionevoli di ripresa del sistema. È richiesta una nuova leadership competente, illuminata, interessata soltanto al bene comune
Il M.i.l.l.e.si è rivolto ai grandi borghesi, ai rappresentanti più illustri della società civile, professionisti, intellettuali, imprenditori, dirigenti dello Stato e dell'impresa, ed ha sollecitato, ad iniziativa di persone illuminate e di buona volontà, nell'interesse generale della società italiana, la ricostituzione del Partito d'Azione. La sollecitazione ha provocato molte adesioni e qualche perplessità. Perché il Partito d'Azione, malgrado abbia lasciato un segno profondo nella coscienza degli italiani che hanno partecipato alle sue vicende o che ne hanno sentito parlare in famiglia o nella comunità sociale di riferimento, appare datato, inadeguato ad affrontare una società molto diversa da quella faticosamente emersa dalla guerra. Il Partito d'Azione ebbe vita brevissima, tre anni, dal '43 al '46, movimentata e piuttosto litigiosa nel suo ambito, non raccolse il successo perseguito dalle eccellenze che lo costituivano, la guida del Paese, si sciolse prematuramente e i componenti si dispersero.
I due grandi partiti di massa Pochissimi proseguirono in altri schieramenti la politica attiva. Quasi tutti tornarono alla professione, all'insegnamento, alla produzione intellettuale. Ciò nonostante, a sessanta anni dallo scioglimento, il segno è profondo e il ricordo è vivido. Due anni fa c'è stato il tentativo prematuramente fallito, a mio avviso molto diverso ancorché analogo nella pretesa, di Libertà e Giustizia. Nel Partito d'Azione si intrecciavano gli orientamenti liberali, ma prevaleva l'anima socialista. Le istanze di libertà della persona concorrevano con le esigenze di ricostruzione del Paese, a cui non potevano rimanere estranee logiche di centralità delle scelte, di programmazione, di assistenza personale e territoriale. I due grandi partiti di massa si confrontavano contendendosi la guida del Paese. Con ambedue i partiti si confrontava il Partito d'Azione che si proponeva a sua volta alla guida del Paese. Le dimensioni e lo scarso appeal popolare non avrebbero consentito al piccolo manipolo degli azionisti alcuna legittimazione da parte dell'elettorato. Ma il riconoscimento della qualità delle persone e il superiore interesse pubblico da esse perseguito avrebbero supplito provocando il conferimento di forze da parte degli stessi partiti di massa. Ma sia De Gasperi che Togliatti ebbero una diversa idea delle esigenze del Paese e ritenendo adeguatamente qualificato il personale politico a loro disposizione non si avvalsero delle intelligenze confluite nel Partito d'Azione. Il Paese ne ha subito le conseguenze nell'immediatezza e in seguito. Il quadro politico è oggi radicalmente diverso. L'economia del Paese è cambiata due volte divenendo prima industriale, da agricola che era, quindi postindustriale. La globalizzazione dei mercati ha imposto nuovi comportamenti e nuove regole. Ma i due schieramenti che sostanzialmente costituiscono dal 1994 il sistema dei partiti non offrono al Paese né la visione di lungo periodo né le prospettive di una solida economia industriale o postindustriale. La politica economica è carente. La contesa politica si qualifica per l'assenza di afflato ideale, di proposta concreta, operativa, utile per gli interessi della comunità. Le società pubbliche rispondono a criteri metaeconomici se non diseconomici. Gli esiti delle amministrazioni straordinarie delle imprese in crisi sono gelosamente custoditi negli archivi del ministero ad esclusione di esperti e studiosi. Le collusioni di sistema vengono agitate a scopo di propaganda elettorale e mai disvelate. Le lottizzazioni di qualsiasi bene pubblico sono assurte a sistema. Tutela e certezza del diritto sono chimere agognate da creditori e pretendenti insoddisfatti. Venticinque anni di contenzioso civile non sono una rarità. Burocrazia e persecuzione dell'investitore sono la cifra dello sviluppo (mancato). Sanità, previdenza, ricerca tecnologica e scientifica sono in stato comatoso da decenni.
Opposizione di critica e proposta L'alternanza tra i due schieramenti alla guida del Paese, già sperimentata nel corso dell'ultimo decennio, non consente nemmeno in prospettiva di coltivare aspettative ragionevoli di ripresa del sistema. È richiesta una nuova leadership competente, illuminata, interessata soltanto al bene comune. Un nuovo Partito d'Azione adeguato al nuovo quadro politico. Il bene comune richiede un intervento sulle disfunzioni e sui disservizi tale da archiviare definitivamente sistema della cooptazione, lottizzazione e collusioni, proponendo nuovo personale politico competente e dedito. Devono essere vinte le clientele, le abitudini di voto scientificamente coltivate dalla propaganda dell'uno e dell'altro schieramento. Sono richieste maturazione e partecipazione. I cittadini che più hanno a cuore i destini del Paese devono riconoscersi, confluire in un partito destinato a svolgere in Parlamento il ruolo della opposizione che manca nel sistema italiano, quale che sia il risultato delle elezioni. Opposizione di denuncia, di critica, di proposta, di pungolo delle istituzioni e della collettività. Nel frattempo ai cittadini, nell'inerzia della politica, compete il ruolo di supplenza disegnato dai grandi liberali del passato. L'iniziativa personale è iniziativa liberale, predicava Guido Calogero. Libertà della persona, ricerca del bene comune, rispetto delle regole sono la cifra di una moderna società egualitaria, finalità dello Stato che non si sovrappone alla persona, che non prevarica la sfera privata, ma ne integra ed esalta le potenzialità. Libertà personali ed esigenze della collettività declinate nelle categorie della legalità, dell'economia di mercato, della concorrenza, della competenza, dell'impegno, ed espresse tanto sul piano sociale quanto sul piano istituzionale, sono gli ingredienti di un moderno liberalismo che non preveda la persona ad esclusione della collettività e viceversa. Il Paese ha bisogno sia del liberalismo conservatore, sia del liberalismo progressista, la cui effettiva alternanza alla guida del Paese sia garanzia di democrazia consentendo ai cittadini di scegliere in dipendenza delle congiunture, dei programmi, del personale politico. Liberalismo conservatore e liberalismo progressista erano entrambi espressi nel Partito d'Azione e sono entrambi disattesi negli schieramenti in campo. Ai grandi borghesi compete ora il compito difficile ma non impossibile di saldare l'antica frattura.
( Ugo Scuro )
Segretario Generale M.I.L.L.E. - Movimento per l'Italia Libera nella Libera Europa
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