Ombre Cinesi

 Italia-Inghilterra:
tra Nanni Moretti e Ken Loach




VEDI: DOPO IL 13 MAGGIO: Due Politiche,una Cultura
di Walter Falcialtore

 

 


Ken Loach

 


"Terra e libertà è il film più serio e impegnativo fatto finora su uno dei capitoli cruciali della storia moderna ed è attraversato dalle contraddizioni di oggi" (Corriere della Sera, Tullio Kezich, 21/9/95)

Da Cineporto

 

 

 

 

 

La società anglosassone non rinuncia a misurare l´Italia "con il metro della giustizia, efficienza e trasparenza", che - come noto - non è il nostro forte. L´ammirazione per il dinamismo del paese ("nella piccola città di Montebelluna si producono il 90% delle scarpe da sci dell´intero universo") si fonde con l´allarme per l´arretratezza civile. Certo è che se poi riesportiamo intellettuali come Ginsborg (Italy and Its Discontents, una estensione fino al 2001 della sua storia dell´Italia contemporanea) lo storico inglese, che insegna all´Università di Firenze e che è assurto di recente alle cronache politiche per aver animato la "lega per la difesa della democrazia italiana", anche qualche inglese penserà che ci sia un "allarme democratico" in Italia. Ma non è passato inosservato a Londra, neppure il protagonismo autarchico con il quale il vincitore di Cannes si è lanciato nell´agone politico italiano. Time Out, la bibbia dello spettacolo londinese, ha approfittato della presentazione del film di Moretti per lanciarsi in un attacco al pericolo che Berlusconi rappresenterebbe per le arti.

Il punto però è molto antico e critico per la cultura di sinistra: le arti, gli artisti, devono vivere degli oboli dei governi, pubblici e di stato? 
E' di sinistra che dei film, tra l'altro - nel caso di Moretti - tutt'altro che sociali o impegnati politicamente, come gran parte delle cinematografia italiana, siano vissuti essenzialmente di finanziamenti pubblici? 
"Giustizia, efficienza e trasparenza" nella politica cinematografica di Veltroni non c'è ne stata molta, e francamente, la fine che faranno i suoi 'amici' registi ci interessa poco (non hanno che da imparare da Ken Loach e sfornare film che coprano almeno le spese di produzione). Ma, a parte questo, presto o tardi, gli inglesi si accorgeranno che Nanni Moretti non è Ken Loach. Si accorgeranno che la nostra arretratezza civile risiede proprio nel fatto che a fianco delle scarpe da sci, esportiamo solo qualche film di Moretti e Benigni.

Il problema per noi, non è dove vada a finire l'arte di stato, sotto il governo Berlusconi, ma sapere se ne possediamo una che sia in gradi fornire una critica stringente nei confronti della cultura dominante. Quel che è certo, risiede nel fatto che il "modello Moretti", l'intellettuale che sul lavoro inquadra il proprio ombelico e la domenica sale sul palco della piazza, non porta alcun pro alla sinistra e alla sua cultura. Le sue stanze autarchiche sono i luoghi del qualunquismo e del conformismo, non meno di quelle della casa del Grande Fratello. Mentre noi abbiamo bisogno che l'arte e la cultura, al di là delle dichiarazioni politiche dei loro artefici, si misurino - con il loro spirito anarchico e anticonvenzionale - sul piano della capacità di analizzare il presente (che è la sola vera condizione per poter progettare il futuro), ri-visionando le realtà sociali attuali o passate .

In un'intervista alla domanda: "Chi sono i suoi maestri?", Ken Loach risponde: "Dal punto di vista letterario sicuramente William Shakespeare. Il suo nome precede quello di tutti gli altri. Non voglio suggerire paragoni - me ne guardo bene - ma lui mi ha influenzato in tutto il mio lavoro. Poi ci sono altri nomi, come quello di George Orwell e di altri grandi scrittori socialisti". Altro che bombo, nutella, preti, palombelle e figli: siamo su un altro pianeta, lontana anni luce dal mondo anglosassone e non per colpa di Berlusconi!

 

  Luca Guglielminetti

 

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