Una persona intelligente non può vivere in una società come
la nostra senza desiderare di cambiarla.
(Orwell)

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un saggio apparso per la prima volta nel 1946
sulla rivista "Gangrel", George Orwell, l'autore di capolavori
come 1984 e La Fattoria degli animali, sosteneva che sono almeno quattro
i motivi che inducono a praticare la scrittura come mestiere: 1) Il puro
egoismo. Il desiderio cioè di apparire intelligenti, di diventare
famosi, di essere ricordati dopo la morte, di prendersi una rivincita
nei confronti di coloro che ci mortificarono quando eravamo adolescenti.
Caratteristica, secondo Orwell, condivisa con scienziati, artisti,
politici, avvocati, militari, uomini d'affari (in breve con tutti coloro
che appartengono alle classi dominanti); 2) L'entusiasmo estetico, ossia
una sviluppata sensibilità verso la bellezza esteriore delle parole; il
piacere procurato dalla loro combinazione, dall'impatto di un suono
sull'altro, da una scrittura fluente, dal ritmo di una buona storia; 3)
L'impulso storico. Il desiderio, in sostanza, di raccontare le cose come
sono, d'indagare la realtà, di ricostruire i fatti tramandandone la
testimonianza ai posteri; 4) Il fine politico (intendendo il termine
"politico" in senso lato). Il desiderio cioè di spingere il
mondo in una certa direzione, d'influenzare le opinioni altrui imponendo
un proprio modello di società ideale. E nessun libro, secondo Orwell,
è genuinamente libero da tendenze politiche. L'idea che l'arte non
dovrebbe avere nulla a che fare con la politica sarebbe di per sé un
atteggiamento politico.
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indole," aggiungeva, "porrei senz'altro i primi tre motivi
davanti al quarto. In un'epoca di pace avrei scritto libri pieni di
lirismo, puramente descrittivi, rinunciando così a una piena
consapevolezza politica. Stando così le cose, sono stato costretto a
diventare una sorta di scrittore di pamphlets a sfondo politico. I
cinque anni trascorsi nella polizia coloniale in Birmania e l'aver in
seguito conosciuto la povertà e il senso di fallimento hanno
rinfocolato il mio naturale odio per l'autorità, rendendomi conscio
dell'esistenza di una classe lavoratrice e facendomi comprendere la vera
natura dell'imperialismo. Tuttavia queste esperienze non furono
sufficienti a darmi un preciso orientamento politico. Nemmeno l'avvento
di Hitler e lo scoppio della guerra civile spagnola bastarono a
chiarirmi le idee. (…) Gli sviluppi della guerra civile spagnola e
altri eventi accaduti negli anni 1936-37 spostarono l'ago della
bilancia: finalmente sapevo da che parte schierarmi. Ogni riga che ho
scritto a partire dal 1936 è scritta, direttamente o indirettamente,
contro ogni forma di totalitarismo e a favore del socialismo
democratico, come lo intendo io. (…) In tutti questi anni ho sempre
cercato di non rinunciare a fare arte pur scrivendo di politica. (…)
Non potrei mai scrivere un libro o un articolo giornalistico se ciò non
rappresentasse per me anche un'esperienza estetica. (…) La fattoria
degli animali è stato il primo libro nel quale ebbi la piena
consapevolezza di essere riuscito a fondere i propositi politici con
quelli artistici".
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