
A cura di Carlo
Sibona
Speciale
Karl Popper
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Biografia
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ra i maggiori filosofi della scienza del secolo
XX, Popper ha esercitato grande influenza per la sua concezione fallibilistica della conoscenza e del metodo scientifico. Fin dalla sua prima opera (Logik der Forschung, 1935), sulla base di un'asimmetria tra verificazione e falsificazione, per la quale un numero per quanto elevato di conferme non è mai sufficiente a verificare in modo conclusivo un'asserzione universale (prototipo delle leggi scientifiche), mentre un solo esempio negativo basta a invalidarla, P. ha ravvisato nella 'falsificabilità' la caratteristica delle teorie scientifiche (caratteristica che le distingue dalle teorie metafisiche) e nel metodo ipotetico-deduttivo il procedimento tipico della conoscenza scientifica: piuttosto che per generalizzazioni induttive (a cui si riduce per P. il verificazionismo neopositivistico) questa procederebbe tramite ipotesi che vengono sottoposti a 'severi' tentativi di falsificazione, consistenti nel saggiarne la validità mediante il controllo delle conseguenze empiriche.
La continua applicazione di tale metodo, implicante o la temporanea 'corroborazione' (termine che P. ritiene compromesso con l'epistemologia induttivistica) delle ipotesi o la sostituzione delle teorie falsificate dall'esperienza con nuove teorie, è per P. espressione del carattere mai definitivo del sapere scientifico, ma al tempo stesso garanzia della crescita della conoscenza e del suo indefinito avvicinarsi alla verità.
Critico tanto dell'empirismo quanto del convenzionalismo, P. ha sostenuto la priorità delle assunzioni teoriche rispetto ai dati osservativi, che avrebbero la funzione di controllo delle teorie (razionalismo critico), difendendo una teoria della conoscenza per prova ed errore che è successivamente sfociata in un a concezione evoluzionistica in cui la conoscenza e la stessa attività scientifica sono considerate continue con l'evoluzione naturale (epistemologia evoluzionistica).
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'anti-dogmatismo che informa le tesi epistemologiche popperiane è stato esteso da P. anche alle scienze sociali e alla filosofia politica. Particolarmente note sono le sue obiezioni al marxismo considerato come un esempio di 'storicismo' (The poverty of
historicism, 1944-45), cioè quel tipo di dottrine metafisiche che pretendono di prevedere il futuro corso della storia sulla base di leggi specificamente storiche, diverse da quelle delle scienze naturali e non soggette a falsificazione.
Sul piano della filosofia politica, la concezione fallibilistica della conoscenza ha condotto P. a una critica del totalitarismo (che avrebbe le sue radici in Platone, Hegel e Marx) a difesa di una 'società aperta' (The open society and its
enemyes, 1945) dove ogni soluzione politica sia sottoposta al vaglio della critica e dove sia possibile sperimentare, mediante sistemi democratici, nuove soluzioni in grado di correggere gli errori delle precedenti, causati anche dall'evoluzione della società.
Tra le altre opere: Conjectures and refutations, 1963 - in Italia nel 1972. Objective
knowledge. An evolutionary approach, 1972 - in Italia nel 1975. Unented
Question: an itelectual autobiography, 1976 - in Italia nel 1976). The self and its
brain, 1977- in Italia nel 1981. Postscript to "The logic and scientific
discovery", 1982, '83 - in Italia nel 1984.
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