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Postdemocrazia |
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Colin Crouch, Postdemocrazia Laterza, 2003 pp. 144
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Se usiamo solo due concetti – democrazia e non-democrazia – non possiamo spingerci molto lontano nella discussione sullo stato di salute della democrazia. L’idea di postdemocrazia ci aiuta a descrivere situazioni in cui una condizione di noia, frustrazione e disillusione fa seguito a una fase democratica; quando gli interessi di una minoranza potente sono divenuti ben più attivi della massa comune nel piegare il sistema politico ai loro scopi; quando le élite politiche hanno appreso a manipolare e guidare i bisogni della gente; quando gli elettori devono essere convinti ad andare a votare da campagne pubblicitarie gestite dall'alto. Non una situazione di non-democrazia ma la descrizione di una fase in cui ci siamo ritrovati, per così dire, sulla parabola discendente della democrazia. Molti sintomi segnalano che questo sta accadendo nelle società contemporanee avanzate, dimostrando che ci stiamo dunque allontanando dall'ideale più elevato di democrazia per andare verso un modello postdemocratico. Per proseguire questo discorso dobbiamo esaminare brevemente l'uso che si fa in generale del termine «post». L'idea di «post» viene sbandierata con facilità nel dibattito contemporaneo: postindustriale, postmoderno, postliberale, postironico. Nonostante ciò può avere un significato molto preciso, in cui praticamente ci sia l'idea di una parabola storica in cui si muove ciò a cui viene collegato il prefisso «post». Ciò è vero a prescindere dalla cosa di cui si parla, per cui cominciamo a parlare in astratto di post-X. Il periodo 1 è pre-X, e avrà certe caratteristiche associate con l'assenza di X. Il periodo 2 è il culmine di X, in esso molte cose ne sono toccate e trasformate rispetto allo stato corrente nel periodo 1. Il periodo 3 è post-X. Questo comporta che qualcosa di nuovo sia venuto ad esistere e abbia ridotto l’importanza di X superandolo in qualche misura; alcune cose, quindi, avranno un aspetto diverso rispetto ai periodi 1 e 2. Tuttavia, X avrà comunque lasciato il segno, in giro se ne vedranno ancora tracce evidenti. Ancor più interessante, il declino di X significherà che alcune cose iniziano di nuovo ad avere l’aspetto che avevano nel periodo 1. I periodi «post» sono dunque presumibilmente molto complessi. (Se questa spiegazione vi sembra troppo astratta, provate a sostituire ogni occorrenza di «X» con «industriale» e avrete così un esempio molto chiaro.) |
La postdemocrazia può essere considerata in questo modo. Da una parte, i cambiamenti associati ad essa ci portano oltre la democrazia, verso una forma di sensibilità politica più flessibile rispetto alle contrapposizioni che hanno prodotto i pesanti compromessi di metà Novecento. In certa misura siamo andati oltre l'idea di governo del popolo per sfidare l'idea di governo tout court. Questo si riflette nel cambiamento di senso nel concetto di «cittadinanza» di cui abbiamo parlato prima: il crollo della deferenza verso il governo, soprattutto nell'approccio alla politica da parte dei mass media; l'insistenza sulla totale apertura da parte dei governi; la riduzione dei politici a qualcosa di più simile a bottegai che legislatori, ansiosi di scoprire cosa vogliono i loro «clienti» per restare a galla. Il mondo politico, quindi, reagisce a sua volta alla posizione subalterna e scomoda in cui questi cambiamenti minacciano di relegarlo. Incapace di tornare alle precedenti posizioni di autorità e rispetto, incapace di discernere se non a fatica le richieste che arrivano dalla popolazione, ha fatto ricorso alle ben note tecniche contemporanee di manipolazione politica, che gli assicurano la superiorità di conoscere l'opinione del pubblico senza che questo sia in grado di controllare il processo a proprio beneficio. Inoltre imita i metodi di altri mondi dotati di un’identità più certa e sicura: l'industria dello spettacolo e la commercializzazione dei beni.
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