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Le due facce dell'impegno
La responsabilità dell'intellettuale vista da Raymond Aron e da Albert Camus

da Il Sole24Ore del 20/01/2002



 Albert Camus


l premio Nonino 2002 è stato assegnato a Tzvetan Todorov. La consegna avverrà presso le Distillerie Nonino a Percoto, sabato 26 gennaio, alle ore 11.00. Saranno presenti, tra gli altri, i componenti della giuria Adonis, Emmanuel Le Roy Ladurie, Claudio Magris, Ermanno Olmi e V.S.Naipaul. Pubblichiamo qui, quasi integralmente, un'anticipazione dell'intervento di Todorov.

 

A un intellettuale si chiede sempre: lei è impegnato? Bisogna essere impegnati? Sono domande prive di interesse. Impegnarsi è la cosa più facile del mondo. Tutti lo fanno per una causa o l'altra. Ognuno è felice di mettere abilità ed entusiasmo al servizio dei propri ideali. Sotto questo aspetto, l'intellettuale non ha nulla di specifico. Altra faccenda è la responsabilità. Diversamente dai comuni mortali, nel dire e nello scrivere, l'intellettuale - scrittore, scienziato, filosofo - propone un'interpretazione del mondo. E quando si trasforma in uomo d'azione, ha un obbligo morale di coerenza con le proprie teorie. Questa è la sua responsabilità. Ma la responsabilità può essere intesa in vari sensi, come illustra il paragone tra i destini di due grandi intellettuali francesi, Raymond Aron e Albert Camus. Dai contemporanei, non li distingue "l'impegno", l'adesione a certi valori condivisi e la lotta per difenderli, ma l'attenzione alla verità. Non sono più appassionati degli altri, sono più veri. E Camus si distingue da Aron per come concepisce il rapporto con la verità. Per lui, si tratta di una verità rispetto a sé, quindi di una coerenza interna. Per Aron, la verità risulta da una migliore conoscenza del mondo, va cercata nell'oggettività, non nella soggettività. A più riprese Camus rinuncia a posizioni che prima aveva difeso, e ogni volta il cambiamento è dettato dall'esigenza di rimanere onesto con se stesso al costo di rompere con gruppi consistenti di lettori. Nel 1944, alla Liberazione, è favorevole all'epurazione ma si accorge presto che sebbene le cause astratte, collaborazionismo e resistenza, siano opposte e meritino giudizi contrastanti, gli uomini hanno qualità e debolezze simili. Nel praticare l'epurazione, ci si rende complici di atteggiamenti che per altri versi si dice di voler combattere. Allo stesso modo, finita la guerra, va di moda essere di sinistra e lodare le virtù del sistema sovietico. Per Camus invece, chi condanna la violenza in generale e la soppressione delle libertà, non può smettere di farlo quando quella violenza si rifà a un lontano ideale socialista. Camus si trasforma allora in aspro critico del totalitarismo comunista anche se la pubblicazione nel 1951 dell'Uomo in rivolta porta alla rottura con gli amici esistenzialisti o marxisti. Infine durante la guerra d'Algeria, sente di non riuscire a conciliare il principio di giustizia universale con il proprio attaccamento affettivo alla terra natia; piuttosto che mentire a una parte di sé, conclude di dover tacere, a costo di deludere numerosi lettori coinvolti nella lotta anticolonialista. La sua cerchia si indigna per queste "dimissioni da intellettuale" che rifiuta il proprio ruolo, che è quello di impartire lezioni. Ma per Camus, essere responsabile significa tacere quando non si pensa che la propria posizione debba diventare quella degli altri. L'intera esistenza di Camus è mossa dal bisogno di essere vero verso se stesso anche se, ai propri occhi, è ancora lontano dal riuscirci.



di Tzvetan Todorov



al canto suo Aron, animato da una passione propriamente politica, desidera incidere sulla vita pubblica. Al contempo però aderisce al seguente postulato: l'azione politica deve essere una risposta a circostanze particolari, non un costrutto teorico o l'espressione di sentimenti personali. Quindi occorre innanzitutto una conoscenza, la più completa possibile, delle circostanze. In ciò Aron si colloca all'opposto degli intellettuali di sinistra del tempo, pronti a discutere di qualunque argomento in nome di pochi grandi principi. Filosofo di formazione, vuol parlare della propria società e per prima cosa studia economia. Marx non è il pensatore a lui più affine ma visto che Marx c'è, Aron ne diventa uno dei massimi conoscitori. In seguito, pur di poter commentare le relazioni internazionali, studia la storia della diplomazia e della guerra. Perché una raccomandazione sia credibile, occorre prima accertarsi che il commentatore non confonda i propri desideri con la realtà, che parli davvero del mondo così com'è. Le due vie verso la responsabilità - essere vero verso se stesso, aspirare alla verità riguardante il mondo - non si contrappongono ma sono complementari, così come la morale e la politica; la scelta dell'una o dell'altra dipende da inclinazioni personali, non da una gerarchia assoluta. Ma una volta scelta una via, non sempre si è teneri con i fautori dell'altra. Camus non commenta la scelta di Aron ma non perde occasione di esprimere riserve nei confronti del l'appello - rivolto costantemente, in Francia, a scrittori o scienziati - a prendere posizione su questioni politiche. Oggi, lamenta, Racine dovrebbe scusarsi di scrivere Berenice invece di difendere l'editto di Nantes. Aron, invece, commenta a più riprese le posizioni di Camus, spaziando dal l'approvazione (sulla condanna del totalitarismo comunista o sul rifiuto delle ideologie) alla condiscendenza (gli argomenti filosofici di Camus rimangono un po' "puerili" o "banali") ma il suo giudizio diventa interessante soprattutto durante la guerra d'Algeria. Camus rifiuta di abbracciare la causa dell'indipendenza algerina e confessa di preferire una riconciliazione tra francesi e algerini, all'interno del quadro politico esistente, pur sapendola improbabile. Perciò dopo il 1956 sceglie il silenzio. Aron giudica severamente questa posizione (o meglio questa assenza di posizione pubblica): Camus ha rinunciato a guardare le cose come stanno, non ha dato prova di realismo come esige invece Aron. C'è un momento, tuttavia, in cui Aron cambia atteggiamento. Durante la Guerra dei sei giorni, nel 1967, sente di provare una simpatia incondizionata per la causa israeliana. Per giustificare la propria posizione, non ricorre come suo solito a un accumulo di informazioni né a un'argomentazione logica. No, questa volta - il caso è talmente eccezionale nella lunga carriera di Aron che vale la pena sottolinearlo - fornisce una sola ragione: . Aron accenna di nuovo all'"esperienza" di Camus con l'Algeria e la rivendica ora per sé. . L'ultima frase fa pensare. Credo che Camus abbia taciuto e Aron abbia obbedito al suo demone. Ammiro di più il gesto di Camus. Facendo un'eccezione nel momento in cui impegna la propria solidarietà, Aron apre una breccia nella propria posizione, giustifica a priori ogni accecamento: è sempre possibile invocare una solidarietà insopprimibile. In quel momento si trova interamente nell'impegno e non nella responsabilità. Quando Aron ha reagito a una situazione non con la ragione ma con il sentimento (il suo "demone"), la responsabilità oggettiva ne è uscita malconcia. Camus ha taciuto, aveva capito di non poter scegliere senza rinnegarsi: è rimasto fedele alla via della responsabilità soggettiva. Ma Camus e Aron hanno entrambi pensato e agito per tutta la vita controcorrente, a dispetto delle conseguenze e in accordo con le proprie convinzioni profonde, con ciò che credevano essere la verità. In questo rimangono splendidi esempi di persone responsabili. (Traduzione di Sylvie Coyaud)


 

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