
IL 30 MAGGIO 2002 LO SCRITTORE È MORTO NELLA SUA CASA DI MONTEPULCIANO. AVEVA 76 ANNI
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Zolla, un dinamitardo fra i miti dell´Occidente
(*)
UANDO scomparve la scrittrice Cristina Campo, cui fu legato da un lungo sodalizio di affetto e di studi, scrisse di lei: "La morte la colse di sorpresa. Non vi era preparata. Nessuno pensa mai alla propria morte". Era un tema che Elémire Zolla non aveva mai evitato, su cui si era interrogato a lungo con la levità di un saggio taoista, negli ultimi anni in cui una serie di malattie lo avevano costretto a non muoversi più dalla sua bella casa di Montepulciano accanto alla moglie, l´estetologa Grazia Marchianò. Ieri se n´è andato anche lui. Ha trovato l´ultima e definitiva delle Uscite dal mondo cui aveva dedicato un bellissimo libro per Adelphi. Era nato a Torino nel `26, da una famiglia cosmopolita, fatta di un padre italo-francese (il pittore Venanzio Zolla) e da una madre inglese. Non amava particolarmente la città, che però fece nascere in lui un certo gusto per l´occulto; ci era tornato ragazzo dopo aver abitato felicemente all´estero. Per lungo tempo anche la cultura italiana gli fu estranea, come lo sarebbero sempre stati i "padri" del nostro Novecento, da Croce a Gramsci. La sua formazione era britannica, e divenne quasi automaticamente anglista alla scuola di Mario Praz, di cui ereditò la cattedra alla Sapienza di Roma: alle lezioni andava il giovane Roberto Calasso, che infatti poi pubblicò o ripubblicò gran parte delle sue opere per l´Adelphi, da Lo stupore infantile alle Uscite dal mondo alla Storia dell´alchimia. Fu per un breve periodo romanziere di successo, quasi un enfant gâté della Roma anni `50, dove sposò la poetessa Maria Luisa Spaziani, un attimo prima che nella sua vita facesse irruzione Cristina Campo; introdusse in Italia la scuola filosofica di Francoforte; ma la vera vocazione, il cuore del suo lavoro, fu esplorare religioni e miti (non solo nei libri, anche nella realtà del viaggio di scoperta). Da studioso anticonformista delle culture tradizionali e naturalmente da intellettuale scomodo fu però ben presto messo ai margini dal mondo intellettuale italiano - la cosa non durò in eterno, ma quanto bastava - con l´accusa di essere un intellettuale di destra. Lui che aveva scritto, con grosso successo, L´eclissi dell´intellettuale alla fine degli anni 50 (e vinto anche un premio Strega con un romanzo dal titolo Minuetto all´Inferno) non era per nulla diventato "reazionario" all´improvviso: aveva semplicemente preso atto della fine delle stagioni dell´impegno, spiazzando i suoi amici che in quel momento nell´impegno si tuffavano. Di lì in poi il suo lavoro venne guardato con diffidenza. Le incursioni nella mistica ebraica o musulmana, l´attenzione per i maestri del sufismo ma anche per i filosofi zen giapponesi ne fecero un personaggio sospetto, uno che parlava bene di Tolkien e che non era in sintonia con nessuno. Troppo aristocratico, troppo ironico. Ennio Flaiano gli dedicò un epigramma simpatico: "Elemire Zolla / preferisco la folla", lui vide nel `68 una cospirazione demoniaca e nel `71 pubblicò un libro che fece molto scandalo, dal titolo Che cos´è la tradizione. Era un´accusa radicale alle ideologie totalitarie, soprattutto quelle di stampo "progressista", in cui vedeva una sorta di deriva "satanista" dell´Illuminismo. Zolla non era affatto un reazionario, semmai un liberale, e soprattutto un uomo mite. Nel `69 aveva avviato per la Nuova Italia una rivista importante e "strana", Conoscenza religiosa, destinata a durare fino all`83, accogliendo saggi di Borges e Quinzio, e naturalmente di Cristina Campo. Studiava i mistici (importante l´antologia ora ripubblicata da Adelphi sui Mistici dell'Occidente) ma si teneva lontano dal misticismo. Lui non era un mistico. Semmai si sentiva un monaco che non aveva mai fatto i tre voti canonici di povertà, obbedienza, castità. Era uno spirito libero molto critico nei confronti dell´Occidente ma anche attentissimo al nuovo mondo delle realtà virtuali. Ha scritto moltissimo (oltre che per Adelphi per Marsilio, Mondadori, Red, senza contare le meravigliose edizioni di singoli saggi che si faceva stampare da un grande tipografo come Tallone). Non si è mai lasciato incasellare. Pochi anni fa, alla mia ennesima domanda sulle sue posizioni politiche rispose forse per l'ennesima volta che la distinzione tra destra e sinistra, per quanto lo riguardava, non serviva a molto,
"se non alla contesa politica più bassa". "E´ una deformazione che nasce dal parlamentarismo francese: il partito dominante denomina destra il male e sinistra il bene. Poi di volta in volta qualcuno capovolge i termini. Ma non si possono suddividere gli scrittori tra destra e sinistra".
Mario Baudino
(Copyright La Stampa)
(*) da La Stampa
del
31/5/2002 Sezione: Cultura
Pag. 21 |
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La mitica generazione dei nuovi dinamitardi d'Occidente
OLTO di quanto scritto da Elemire Zolla, forse non pare, ma oggi è incarnato. Incarnato nella generazione più giovane, quella che rischia. Sì, rischia perché non avendo le prospettive dei padri, rischia di trovarsi senza lavoro fisso, senza fissa dimora, senza pensione né paura di morire. Ma quando non si ha paura di rischiare e di morire, al contrario di Zolla, o di Cristina Campo, la svolta oggi non avviene sul piano mistico delle idee. Semmai capita qualcosa di simile a quanto scriveva Max Weber:
"Gli antichi dei, disincantati e perciò trasformati in potenze impersonali, sorgono dalle loro tombe e riprendono la lotta fra di loro aspirando a conquistare il dominio sulla
vita".
Molti delle ultime generazioni, possono sembrare zombi, ma gli dei non li praticano con la mistica, ma nella carne, cercando appunto di riconquistare il "dominio sulla vita". Le folli corse in auto di notte a fari spenti, gli eccessi di alcolici e stupefacenti, il rifiuto del lavorare, non come bestie, ma in quanto solo bestie, certamente li connota come 'bassi'. Come 'bassa' è la considerazione per la contesa politica espressa da Zolla e la Campo, così anche a questa generazione è chiaro che destra e sinistra oggi mancano di connotazioni sufficientemente chiare e si pongono al di sopra o fuori dalla politica in senso stretto: cioè fuori dalla politica partitica. Nel senso che la politica, come condivisione di spazi pubblici condivisi, si svolge fuori dalle sedi di patito, fuori dalle sezioni e dalla maggior parte dei circoli politico-culturali.
In fondo molto di Zolla, fra cui la distonia tra l'intellettuale e lo sciamano, oggi si aggira nelle nostre città, e l'espressione di Flaiano : "Elemire Zolla / preferisco la folla", oggi suona, seppur debolmente in quanto molto deprivato culturalmente (della cultura classica), "Noi/ pratichiamo la folla" e forse anche un po' la follia.
Se di miti si deve parlare, o rispecchiarcisi, i libri di Zolla, come quelli di un Guénon o un Eliade, e come i molti altri della 'tradizione', sono di una natura molto diversa da quelli di Kerény o di Hillman, ad esempio. Qual'è la differenza? L'approccio esclusivamento "letterario" ed "esoterico" dei primi e quello più "scientifico" od "essoterico" dei secondi. Sarà perché l'illuminismo e l'uso della ragione non riusciamo a percepirli come "cospirazione" o come "demoniaco", ci pare che la differenza tra un mistico "liberale" e un socialista "liberale" risieda nella dimensione sociale della conoscenza, o gnosi. Il rimprovero a questa cultura, sicuramente emarginata per molti anni in Italia, risiede non più tanto nel fatto di essere "di destra"
tout-court, quanto piuttosto per il disprezzo che esprime verso il "basso", la piazza dove tumultuose e sporche si muovevano l'altro ieri le classi, ieri la massa, oggi una somma di individui in relazioni varie tra loro. La cultura di sinistra, con le rare eccezioni italiane costituite da Furio Jesi o Ugo
Volli, ha, a sua volta, respinto o rimosso la "macchina mitologica". Solo in casi isolati di "socialismo eretico" ha colto nel segno. Come trapela in tutta l'opera di Camus, dove si percepisce la contiguità tra l'estrema solitudine e indifferenza dell'individuo e tutto il senso a partecipazione a tutto ciò che lo circonda con spirito di libertà ed eguaglianza.
In fondo l'unico rimprovero che ci sentiamo di muovere a
Elémire Zolla è solamente questo: non aver visto che gli dei non animano solo il fondo della propria anima, o quella di una cerchia chiusa, ma agiscono sempre in chiunque e ovunque in forme diverse, anche nella bassa piazza della politica che rifiuta l'unità del tutto, ma si divide politeisticamente, per non dire - dato il tema - semplicemente pluralisticamente, almeno in parti opposte, come lo yin e yan della tradizione taoista. Quello che vediamo noi, ed è profondamente socialista e liberale contemporaneamente, è il principio di scissione originario del più semplice organismo biologico vivente che si riproduce, forse nell'universo taoista, ma sicuramente in modo evidentemente percepibile in noi stessi, nella politica, all'interno degli schieramenti e dei singoli partiti, correnti, e giù, giù in fondo fino a quando chiacchieriamo al bar con un amico e siamo sempre in due.
Se il titolo del suddetto articolo ci sintetizza Zolla come dinamitardo dei miti dell'Occidente, oggi assistiamo all'esplosione concreta di quella bomba. Gli "dei dell'estasi" non sono un meccanismo in fondo al nostro cervello o cuore, ma sono carne lacera, che aspira a ricompattarsi per domare la vita. Lui ha fatto un po' l'aristocratico ed è morto in casa sua pur preferendo la folla, noi facciamo un po' gli anarchici e ci sentiamo di morire in piazza, perché la nostra nostalgia non sarà un mito morto da consumarsi in casa propria, ma una città viva, come la Lugano Bella: un'utopia o una riforma dotate di bellezza sociale, da condividere (con la forza impersonale degli antichi dei) con altri negli spazi pubblici e privati.
(Luca Guglielminetti)
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