Pagina 9 - n.1/2002
Critica Sociale

Liberalsocialisti, Liberaldemocratici (5)

Una divisione da ricomporre

MASSIMO TEODORI


Claudio Martelli mi ha chiesto di parlare del partito democratico americano. Cercherò di dire pochissime cose facendo subito una premessa, credo che l'esperienza dei partiti americani sia un'esperienza che serva pochissimo a una discussione sulle vicende italiane e sulle vicende europee.


Il sistema politico americano è una cosa strutturalmente diversa che è assai difficile trasportare; poi soprattutto il problema non è di parlare del partito democratico americano, ma il problema è di parlare del partito americano, nel senso che il partito democratico è come il partito repubblicano, uno dei due partiti americani, ma sono, come modelli di partito, assolutamente equivalenti. Il partito americano che cos'è? In realtà il partito americano è diverso da come noi siamo abituati a parlare di partito politico. 

Perché non esiste il partito politico americano? Perché il partito americano nel modello del bipartitismo, in realtà è un partito elettorale, è esclusivamente o prevalentemente un partito elettorale. Non è un partito ideologico, non è un partito che ha un suo apparato di idee, ma ha una tradizione storico-politica.

Perché è un partito elettorale? E' un partito che è modellato non dall'ideologia, non dalla storia, non dalle idee ma è modellato dal sistema elettorale; il sistema elettorale tutto fondato sui collegi uninominali dall'ultima carica locale fino al presidente, è il partito che ha modellato il sistema politico e lo ha modellato nel senso del bipartitismo. Il bipartitismo non nasce prima del sistema elettorale ma nasce dopo e si modella dopo il sistema elettorale. Tutte le competizioni sono di carattere uninominale a cominciare dalla più grande che è quella per il Presidente della Repubblica e queste competizioni uninominali portano necessariamente alla polarizzazione su due candidati.

E' per la scelta dei due candidati che nascono i partiti; i partiti non sono delle organizzazioni burocratiche ma nascono esclusivamente e storicamente in ragione della scelta dei candidati per le elezioni uninominali: i candidati sono i membri del congresso, i membri dell'assemblea di Stato, i sindaci, i governatori fino al presidente. Il partito in quanto tale non esiste, e non esiste soprattutto il partito nazionale. 

Negli Stati Uniti si dice partito democratico e partito repubblicano. Non è vero, il partito democratico e il partito repubblicano sono soltanto quelle coalizioni di partiti locali, di personaggi e di forze le quali si raggruppano per le elezioni presidenziali ogni quattro anni intorno a una determinata candidatura. Quindi la scienza politica americana quando parla di partiti, è solita parlare non del partito democratico e del partito repubblicano ma è solita dire che esistono cinquanta sistemi di partiti, perché a livello degli Stati e a livello locale esistono varie organizzazioni partitiche. L'organizzazione partitica non è quella nazionale, ma è quella Stato per Stato, o meglio ancora città per città, soprattutto nelle città metropolitane. Ed è solita usare anche un'altra espressione: esistono cinquanta sistemi di partito, cioè uno per ogni Stato, oppure esistono due coppie di partiti, e sono due coppie di partiti all'interno delle istituzioni, i democratici nel Congresso e i repubblicani nel Congresso, ed esistono i democratici nel Senato e i repubblicani nel Senato.

Questo significa che il partito americano è innanzitutto elettorale, e poi partito istituzionale, cioè che vive delle istituzioni. 

Per questo la democrazia americana si è soliti dire che non è una democrazia di partiti, come sostanzialmente è nella tradizione e nella storia europea, ma è una democrazia elettorale, perché tutto lo scontro politico si risolve nello scontro elettorale, nel momento della formazione delle candidature e nel momento del funzionamento all'interno delle istituzioni rappresentative cioè Congresso federale e i vari Congressi degli Stati o comitati di carattere locale.

Tradizionalmente, quindi, il partito democratico e il partito repubblicano - possiamo parlare del partito democratico come il partito che maggiormente ha un po' più di organizzazione di quello repubblicano, però è un problema di quantità non di qualità - fino agli anni '60 che cosa hanno fatto questi partiti funzionando soprattutto a livello federale e a livello locale? Hanno funzionato come selezione delle candidature, perché avere un'investitura a una candidatura in un collegio per la Camera dei rappresentanti o per il Senato, o per il governatorato, o per il sindaco significa in sostanza, in un sistema come quello americano in cui si vince o si perde, avere già fatto metà della corsa per la elezione a una determinata carica rappresentativa.

Le elezioni di ogni ordine e grado nella democrazia americana sono molto maggiori di quanto lo siano nelle corrispondenti strutture istituzionali europee. Perché lì sono molte di più? Perché in realtà lì sono eletti non solo i membri delle assemblee rappresentative legislative a livello locale, statale e federale, ma anche tutti i membri degli esecutivi sono a elezione diretta. Non solo sono a elezione diretta i membri dell'esecutivo, dal presidente, dal governatore al sindaco, ma sono eletti anche quelli che noi chiameremmo i ministri, gli assessori, il capo delle scuole locali, il capo della sanità, il capo della finanza e via di seguito: sono tutti esecutivi nazionali e locali a elezioni dirette.

 

I partiti hanno funzionato in passato e seguitano a funzionare come la macchina che seleziona i candidati e in questo senso il partito è esclusivamente un partito elettorale. 

Situazione che è in parte mutata nell'ultimo quarto di secolo facendo ancor più diminuire la funzione del partito, e quindi rendendo il partito ancora più debole di quanto lo fosse in passato, per il cambiamento di due questioni fondamentali: la prima questione sono le elezioni primarie aumentate per la selezione dei candidati. Mentre prima erano sostanzialmente le macchine di partito, i congressi di partito, le assemblee di partito che dal basso verso l'alto selezionavano il candidato - e solo il candidato -, adesso gran parte di questa selezione è stata trasferita ad elezioni primarie nelle quali possono votare tutti coloro che sono non i membri di partito ma quelli che sono registrati sotto l'etichetta di partito. Il voto non è automatico, ma è volontario e bisogna registrarsi e quando ci si registra in America ci si registra o sotto la sigla democratica o sotto la sigla repubblicana o sotto la sigla indipendente.

Le elezioni primarie che sono aumentate moltissimo negli ultimi venti o trenta anni, servono a selezionare non solo il candidato presidenziale una volta ogni quattro anni, servono anche a selezionare i candidati per il collegio della Camera, per il collegio del Senato, per il governatorato e via discorrendo. Le elezioni primarie hanno tolto gran parte al potere dei partiti la selezione dei candidati. Quindi, i partiti che erano già una macchina molto debole ma importante sono diventati una macchina ancora più debole perché una parte di questa selezione è oggi fatta attraverso le elezioni primarie.

Il secondo fattore che ha indebolito ulteriormente disgregando i partiti, è stato quello della grande importanza che hanno acquistato i mezzi di comunicazione di massa.

Elezioni primarie e mezzi di comunicazione hanno avuto l'effetto che qualsiasi persona, in realtà, si mette in contatto con i propri elettori nelle elezioni primarie e attraverso i mezzi di comunicazione di massa scavalcando completamente quel tanto di organizzazione dei partiti. E sono stati questi due elementi che hanno distrutto definitivamente anche quel tanto di organizzazione di partito che esisteva fino ad oggi.

Questa è la struttura: una democrazia essenzialmente elettorale e una democrazia in cui i partiti non funzionano. E i partiti hanno anche uno scarsissimo rilievo per quanto riguarda la loro funzione nelle istituzioni, nel senso che all'interno del Senato e all'interno della Camera dei rappresentanti in realtà non esiste disciplina di partito, non esistono quelli che si chiamano da noi i gruppi parlamentari, c'è un grande sforzo per far votare gli eletti secondo una etichetta in maniera omogenea che non sempre arriva a buon esito. 

In realtà il parlamentare americano membro della Camera dei rappresentanti o membro del Senato, è un parlamentare veramente autonomo il quale però ha un fortissimo rapporto non con il suo partito ma col suo elettorato. Il senatore davvero ha dei rapporti strettissimi con il suo Stato; il membro della Camera dei rappresentanti ha davvero fortissimi rapporti con la "costituence" della Camera.

Il partito americano in questo senso può essere utilizzato a scopo di riflessione comune per quello che riguarda il futuro della nostra democrazia? Credo molto.

C'è un ultimo elemento che voglio buttare giù che è un altro elemento costituente di questo meccanismo politico americano, ed è il finanziamento.

Come voi sapete il finanziamento della politica negli Stati Uniti non è un finanziamento pubblico ma è un finanziamento privato in cui hanno acquistato molto peso i gruppi economici, sociali e di altro tipo i quali hanno costituito dei canali attraverso cui finanziano. Ma chi è finanziato attraverso la via privata diretta? Sono finanziati i candidati e non sono finanziati i partiti.

I partiti non hanno alcun finanziamento e questo è l'altro lato che rende il partito una struttura molto aleatoria tanto è vero che intorno ai candidati della presidenza, si costituiscono i comitati elettorali che non coincidono affatto con l'organizzazione di partito che non esiste nazionalmente. Ogni candidato ha il suo comitato elettorale per la presidenza il quale può avere rapporti di qualsiasi tipo all'interno della tradizione del proprio partito o fuori dalla tradizione.

Anche la questione del finanziamento, che è un finanziamento non pubblico ma privato, è un finanziamento volontario e diretto e non indiretto attraverso lo Stato, contribuisce a dipingere questa struttura del partito americano.

In conclusione, credo che di questa esperienza americana forse quello che ci può servire è una riflessione sul rapporto fra meccanismo elettorale e meccanismo politico nel momento in cui anche nel nostro Paese ci si avvia inevitabilmente - senza possibilità di inversione di rotte - verso un meccanismo che è più o meno bipolare, ma che del bipolarismo ha molte caratteristiche spurie. Perché i candidati del collegio uninominale sono molto poco radicati nel territorio, molto poco espressione delle costituence, come invece lo sono fortemente nel sistema non solo americano ma anche inglese - nel sistema anglosassone c'è il rapporto fra candidato eletto e la sua costituence -.

Io credo che se il sistema italiano, come peraltro alcuni altri sistemi europei con delle varianti si avvia verso un legame molto stretto col sistema elettorale uninominale che porta prevalentemente a un bipolarismo quindi a una bipartizione, a una scelta fra A e B, allora forse qualcosa della lunga esperienza della democrazia americana che è essenzialmente democrazia di elezioni e di istituzioni e non democrazia di partiti, può realizzarsi anche da noi. Questo è il punto fondamentale. Non esiste una democrazia di partiti in America ma esiste invece una fortissima democrazia elettorale e una fortissima democrazia istituzionale, nel senso che tutte le divisioni e gli scontri politici si risolvono nel momento elettorale e nel momento istituzionale.

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